Il confine tra realtà e sogno, veglia e sonno, è un terreno fertile per l'esplorazione dell'animo umano e della sua interconnessione con il mondo esterno. Questa dicotomia, spesso sottovalutata o liquidata come mera fantasia, nasconde in realtà le chiavi per comprendere la natura profonda della coscienza, l'influenza dell'inconscio e la costruzione della nostra percezione della realtà. Dalle conversazioni surreali ad Amsterdam ai labirinti psicologici dipinti da David Lynch, l'idea che i sogni siano uno specchio veritiero delle nostre interiorità e che il reale ci plasmi ben oltre la nostra volontà si fa sempre più impellente.
La Verità Nascosta nei Sogni: Oltre Cartesio e Kant
Una conversazione apparentemente banale con un venditore di funghi allucinogeni ad Amsterdam, in cui si discuteva del linguaggio dei sogni, ha aperto una prospettiva illuminante. L'idea che i sogni non possano mentire, che siano una manifestazione pura e non mediata delle forze interiori, scuote le fondamenta dell'epistemologia cartesiana. Se il "genio maligno" di Cartesio non è causa di inganni, ma piuttosto il reale stesso a esercitare una pressione inesorabile sul soggetto, allora la nostra percezione di noi stessi e del mondo è profondamente modellata da forze esterne. Il poeta Pietro Metastasio, in uno dei suoi scritti, esprime vividamente questa lotta interiore, dove la finzione artistica si confonde con la realtà emotiva, portando a un tormento che trascende l'arte stessa. Egli si interroga sulla saggezza e sulla tranquillità che derivano dall'arte, concludendo che non solo le sue opere, ma anche le sue paure e speranze sono menzogne, e che vive in uno stato di delirio.

La filosofia occidentale, da Cartesio in poi, ha teso a separare nettamente il soggetto pensante dal mondo esterno, ponendo il primo al centro dell'universo conoscitivo. Tuttavia, autori come Nietzsche e Foucault hanno messo in luce come la razionalità occidentale abbia deliberatamente escluso o marginalizzato categorie come il sogno e la follia, considerate perturbanti e incontrollabili. L'opera di David Lynch, in particolare, si propone di decostruire questa visione, mostrando come i sogni abbiano una logica propria e come rivelino le tensioni più profonde dell'inconscio. La figura di Laura Palmer, personaggio fittizio ma profondamente reale nell'immaginario collettivo, incarna questa idea: vive visceralmente i suoi incubi, riflettendo le paure recondite e i mostri della società americana.
Il Sogno come Spazio di Resistenza e Comprensione
L'essere svegli, il modo abituale dell'esistenza, è quello in cui percepiamo il mondo attraverso i sensi e lo interpretiamo con la ragione. Ma, contrariamente a quanto si crede, il soggetto non è mai veramente "sveglio" in questo stato. Non esiste un soggetto che non sia, in qualche modo, "dormiente" o influenzato da forze che trascendono la sua volontà cosciente. È piuttosto nello spazio del sogno, sia esso "sveglio" o "dormiente", che il soggetto trova il suo modo d'essere, un "sogno senza sonni". In questo stato, il reale agisce come agente modellante, e la conoscenza di sé passa attraverso la conoscenza del mondo in cui si è immersi. Le parole di Sant'Agostino, "Trascendi il corpo e conosci l'anima; trascendi l'anima e conosci Dio", suggeriscono un percorso di comprensione che va oltre l'immediato e l'individuale.
L' Arte Del Sogno - Come si preparano i sogni
Lo spazio di resistenza individuale, dove il mondo può essere fronteggiato e dove esiste una soggettività pura, si trova nel modo d'essere del sogno. Qui, il cervello rielabora liberamente le volizioni e gli stimoli ricevuti durante la veglia in maniera puramente creativa. Il mondo del sogno è un mondo partecipativo, libero dalla costrizione del reale, dove manca la memoria e l'identità nel senso convenzionale. Come suggerisce Wittgenstein, nessuno può dire "Io sto sognando" e al contempo dire la verità, poiché l'atto stesso di affermare l'identità nel sogno ne nega la natura sfuggente. Il "sonno della ragione genera mostri", ma il "sogno della ragione genera noi".
L'Impero dell'Inconscio e la Colonizzazione del Reale
La figura di David Lynch e la sua opera, in particolare "Twin Peaks", ci conducono nel cuore dell'idea che "we live inside a dream". Questa affermazione, pronunciata da David Bowie nel film "Fire Walk With Me", suggerisce una visione del mondo anti-cartesiana, dove non siamo padroni della realtà, ma semplici attanti in una storia più grande. Se viviamo dentro un sogno, i legami causali si aggrovigliano, e l'io cartesiano viene posposto rispetto al mondo. L'accettazione dell'onirico come descrizione del mondo è un atto profondamente empirista, un empirismo eretico che riconosce la natura fluida e partecipativa della nostra esistenza.
Pier Paolo Pasolini, un altro "grande sognatore", descriveva la vita come un "infinito piano sequenza, un film virtuale", un "cinema naturale e vivente". Il cinema, come la macchina dei sogni per eccellenza, attualizza visioni e attori che "subiscono" il flusso degli eventi. La vita, come i sogni, ci decentra, privandoci del controllo sulla nostra individualità, che elaboriamo coralmente rispetto al mondo. Ogni soggetto, come Laura Palmer, ha una sua "Loggia Nera", un campo di forze inconsce che lo plasma, forze che rappresentano il cosmo che si afferma sull'egocentrismo ipertrofico dell'Io.

La pandemia di Coronavirus, descritta da molti come un incubo, rappresenta un esempio lampante di questa perdita di controllo. Il soggetto umano, l'intera specie, ha perso il controllo sul suo destino, e la pandemia è la prova finale di quanto siamo succubi di processi di cui crediamo ingiustificatamente di essere padroni. Il Coronavirus segna l'entrata della specie umana nella sua "Loggia Nera", dove si nascondono tutti i mali che abbiamo evitato di vedere.
L'Isolamento e la Crisi del Soggiorno Onirico
L'esperienza dell'isolamento, come quella vissuta durante la pandemia, porta a una profonda crisi della percezione e dell'identità. La sensazione di non poter uscire dalla propria stanza, il confine tra il reale e l'onirico che si squarcia, può essere interpretata come un segno di collasso psichico. Nei sogni, continuiamo a vedere e interagire con altre persone, ma quando anche questo spazio viene minacciato, quando l'inconscio stesso sembra essere colonizzato e stuprato, si manifesta la vera natura del virus: rompere la normale narrazione dell'io, farla esplodere.

Il mondo che ci creiamo nei sogni è un compromesso tra ciò che desideriamo, le pulsioni senza significato e il mondo che consideriamo normale, così sedimentato in noi da diventare la condizione trascendentale del nostro avere un mondo. L'isolamento ci costringe a un'altra modalità d'esistenza, scuotendo la nostra percezione di essere soli e individuali. È nel sogno che valutiamo criticamente la veglia. Le testimonianze di persone in isolamento prolungato nelle carceri sono spaventose: allucinazioni, ansia, depressione, disorientamento cognitivo e perdita della capacità di discriminare le proprie esperienze da quelle altrui. L'isolamento prolungato "distrugge una persona", erodendo il senso del proprio corpo e la capacità di sentire il dolore.
La domanda "Ora sono sveglio o sto sognando? Qual è il mio modo d'essere?" diventa centrale. Se il pensiero critico si esercita nel sogno, allora il campo della filosofia e dell'epistemologia è quello onirico. La vita stessa diventa un "sogno senza sonni", un continuo interrogarsi sulla natura della realtà e della coscienza. Il monito "Ricordati che non devi morire", contrapposto all'invito a "Stare a casa", ci ricorda la fragilità della nostra esistenza e l'importanza di confrontarci con la nostra mortalità. Come ci insegna Marcel Proust, più "perdiamo" tempo, più questo scorre, più cerchiamo rifugio nella nostalgia o nel ricordo, combattendo uno scandire temporale psicotico. In questo contesto, il sogno emerge non come fuga dalla realtà, ma come strumento essenziale per comprenderla e per navigare le complessità dell'inconscio collettivo.
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