La tragica vicenda di Marah Abu Zuhri, una ventenne palestinese giunta in Italia da Gaza per ricevere cure mediche e deceduta pochi giorni dopo il suo arrivo, solleva interrogativi dolorosi sulla crisi umanitaria nella Striscia e sulla complessità delle diagnosi mediche in contesti di emergenza. Marah è morta a Pisa il 15 agosto, meno di due giorni dopo essere atterrata in Italia, a causa di una crisi respiratoria acuta e un arresto cardiaco. Le sue condizioni al momento dell'arrivo erano estremamente critiche, segnate da un grave stato di malnutrizione e un marcato deperimento organico.

Il Viaggio della Speranza Interrotto
Marah Abu Zuhri faceva parte di un gruppo di palestinesi evacuati da Gaza nell'ambito di un'operazione umanitaria condotta dal Ministero degli Esteri, in collaborazione con i Ministeri della Difesa e dell'Interno e l'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'operazione, definita dalla Farnesina la "più grande operazione di evacuazione sanitaria fra quelle realizzate da gennaio 2024", ha portato in Italia circa 120 persone, tra cui 31 bambini gravemente feriti. La giovane era atterrata a Pisa nella notte tra il 13 e il 14 agosto a bordo di un C130J dell'Aeronautica Militare, partito da Eilat. Accompagnata dalla madre, Nabila, è stata immediatamente trasferita all'ospedale Cisanello di Pisa.
Condizioni Critiche e Diagnosi Incerta
Al suo arrivo, i medici dell'Unità Operativa di Ematologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (Aoup) hanno immediatamente riscontrato la gravità del suo stato. La professoressa Sara Galimberti, direttrice dell'unità, ha spiegato che Marah era "estremamente defedata" e in "condizioni di completo allettamento", una situazione che perdurava da "molto tempo" e non da pochi giorni. Si ipotizzava inizialmente una "leucemia acuta molto grave", un'ipotesi suggerita anche da referti provenienti da Gaza. Tuttavia, le indagini diagnostiche condotte a Pisa hanno escluso la presenza di leucemia. "Abbiamo dimostrato che non ce l’avesse", ha affermato Galimberti.

Nonostante l'esclusione della leucemia, il quadro clinico di Marah rimaneva complesso. Presentava "diversi parametri alterati di tipo coagulativo ma anche proteine molto basse". I medici hanno prontamente avviato una consulenza nutrizionale e iniziato una "nutrizione ipercalorica ad hoc", oltre a un "supporto trasfusionale". La professoressa Galimberti ha sottolineato come la condizione di deperimento potesse essere legata a una "malattia probabilmente sottostante, misdiagnosticata o mai diagnosticata", ma non c'è stato il tempo di approfondire ulteriormente gli accertamenti a causa del rapido peggioramento delle sue condizioni.
Il Precipitare degli Eventi e il Decesso
Nel pomeriggio del 15 agosto, giorno di Ferragosto, le condizioni di Marah sono precipitate improvvisamente. La sua saturazione di ossigeno è peggiorata drasticamente. Il medico di guardia ha attivato il "rescue team", e la rianimatrice ha tentato di intubarla, ma la giovane è entrata in arresto cardiaco. Marah è morta a causa di una "crisi respiratoria acuta ed arresto cardiaco". La madre, Nabila, era presente in reparto al momento del decesso.
Malnutrizione negli anziani: grave problema di salute pubblica.
La Polemica sulla Causa della Morte
La morte di Marah ha rapidamente acceso un dibattito e una polemica, con diverse interpretazioni sulla causa del decesso. Mentre le autorità israeliane, in particolare il COGAT (Coordinamento delle attività israeliane nei territori), hanno insistito sull'ipotesi della leucemia come causa principale, escludendo la malnutrizione come fattore determinante, l'ospedale di Pisa ha dichiarato che le indagini non hanno confermato la leucemia e che non c'è stato il tempo di identificare altre patologie sottostanti.
L'associazione "Amici di Israele" ha contestato le dichiarazioni del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e di altre figure politiche, accusandoli di strumentalizzare la morte della ragazza per fini propagandistici e di voler "insensatamente" associare il decesso alla malnutrizione indotta dalla situazione a Gaza. Secondo questa posizione, Marah sarebbe morta a causa di una grave leucemia, e l'evacuazione medica sarebbe stata ritardata da proposte di date non accettate tempestivamente.
Dall'altra parte, le organizzazioni umanitarie e le Nazioni Unite hanno ripetutamente denunciato come le evacuazioni mediche siano ritardate e impedite da Tel Aviv, e hanno sottolineato la gravità della malnutrizione a Gaza. La professoressa Galimberti ha ribadito che la giovane era "estremamente defedata" e in "completo allettamento" da molto tempo, indicando una condizione che trascende una semplice patologia ematologica acuta.
Il Dolore di una Madre e la Richiesta di Dignità
La madre di Marah, Nabila, profondamente provata dal dolore, ha espresso il desiderio che sua figlia potesse riposare in Italia, chiedendo un luogo di sepoltura per evitare che Marah fosse "sola". Il Comune di San Giuliano Terme, vicino Pisa, ha offerto un'area nel proprio cimitero, con la madre che ha richiesto uno spazio dedicato alla fede musulmana per poter accogliere in futuro altri fedeli. Il sindaco Matteo Cecchelli ha promesso non solo un luogo di sepoltura, ma anche un "presidio per la pace", affinché la memoria di Marah non sia solo dolore ma anche impegno.
Nabila ha raccontato la difficile situazione familiare nella Striscia: il padre, le sei sorelle e il fratello sono rimasti a Gaza, vivendo in una tenda dopo la distruzione della loro casa. Prima della guerra, il padre gestiva un distributore di benzina e la madre un negozio di vestiti. Marah, studentessa dell'ultimo anno di liceo classico, aveva interrotto gli studi a causa della distruzione della sua scuola. La madre la descrive come una ragazza "solare che sognava una vita libera", il cui sogno è stato infranto dalla guerra.
La Fame di Gaza: Una Realtà Innegabile
La vicenda di Marah Abu Zuhri getta una luce cruda sulla realtà della fame e della malnutrizione che affligge Gaza. Nonostante le dichiarazioni del premier israeliano Netanyahu che negavano l'esistenza di una carestia, le organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite hanno documentato con allarme la situazione. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha segnalato che a luglio quasi 13.000 bambini e ragazzi a Gaza sono stati ricoverati in ospedale per malnutrizione acuta, con il 22% di essi affetti da malnutrizione acuta grave.

L'accesso agli aiuti umanitari rimane estremamente difficile. Il Programma Alimentare Mondiale ha riferito che a luglio, di 1.012 camion con 13.000 tonnellate di cibo pronti per essere distribuiti, solo 10 hanno raggiunto le destinazioni previste all'interno della Striscia. Le Nazioni Unite hanno contato almeno 1.760 palestinesi uccisi tra il 27 maggio e il 13 agosto, molti dei quali mentre cercavano di procurarsi aiuti umanitari. Le organizzazioni internazionali hanno denunciato l'uso della fame come arma di guerra.
La Decisione sull'Autopsia
La famiglia di Marah, per motivi religiosi e a causa dell'immenso dolore della madre, non ha autorizzato l'autopsia. L'ospedale di Pisa ha rispettato questa decisione, ma la salma è rimasta a disposizione dell'autorità giudiziaria, che avrebbe potuto decidere di effettuare un'autopsia medico-legale qualora lo avesse ritenuto necessario, sebbene non si ravvisasse un'ipotesi di reato. La decisione di non procedere con l'autopsia ha impedito di ottenere una risposta definitiva sulla causa esatta del decesso, alimentando ulteriormente le speculazioni.
La morte di Marah Abu Zuhri non è solo la tragedia di una singola giovane vita spezzata, ma diviene un simbolo doloroso delle sofferenze indicibili patite dalla popolazione di Gaza. La sua storia, portata in Italia nella speranza di salvezza, si è conclusa con un monito straziante sulla devastazione della guerra e sulla crisi umanitaria che continua a imperversare, lasciando dietro di sé un mare di dolore e interrogativi irrisolti.

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