Sebbene ci siano meno donne rispetto agli uomini con disturbo psicopatico di personalità, sono comunque presenti e spesso sfuggono alle definizioni tradizionali. La psicopatia, comunemente associata a figure maschili violente e carismatiche, presenta sfumature distintive quando si manifesta nel genere femminile, con modalità operative più subdole e psicologiche. Questo articolo esplora le caratteristiche, le differenze e i pregiudizi di genere che circondano la psicopatia femminile, avvalendosi di studi e ricerche per offrire un quadro più accurato.
Comprendere la Psicopatia: Oltre l'Archetipo Criminale
Generalmente, quando si descrive una persona psicopatica si pensa a un soggetto di genere maschile, dotato di scarsa empatia e scarso senso di colpa, con spiccate abilità nel mentire, manipolatore e spietato, costantemente alla ricerca di potere e controllo. Pian piano, negli anni, si è leggermente sfumata la convinzione che gli psicopatici siano criminali violenti con disturbo antisociale di personalità, ma ciò che non è cambiato è la convinzione che la psicopatia riguardi prevalentemente il genere maschile (Davis, 2024).
La psicopatia è un disturbo della personalità caratterizzato da tratti come mancanza di empatia, freddezza emotiva e comportamento manipolativo. Le persone con psicopatia spesso mostrano superficialità affettiva e difficoltà a conformarsi alle norme sociali. Questo disturbo è studiato principalmente in ambito psicologico e criminologico. I principali sintomi includono assenza di senso di colpa, tendenza alla menzogna, impulsività e incapacità di stabilire relazioni affettive profonde. Altri segnali possono essere la ricerca di stimoli forti e comportamenti antisociali. Questi tratti possono variare in intensità da persona a persona.

Quando sentiamo il termine psicopatico, la nostra mente elabora l’immagine di Hannibal Lecter, di Dexter, o di personaggi drammaticamente reali come Charles Manson o Ted Bundy. In realtà, questi archetipi sono piuttosto lontani dalla realtà perché non tutti gli psicopatici sono serial killer e la maggior parte dei criminali non sono psicopatici. "Un'anomalia diversa da tutte quelle finora riconosciute come dannose. La differenza più evidente? L’osservatore si trova di fronte a una maschera convincente di sanità mentale": queste sono le parole di Hervey Cleckley, considerato uno dei massimi esperti in materia. Nel 1941 pubblicò uno studio, The Mask of Sanity, in cui tentò di fornire una definizione sistematica del termine, fornendo per la prima volta un ritratto clinico di questo disturbo della personalità con un elenco di 16 criteri diagnostici (Vaugh & Howard, 2005).
Qualche anno fa, Jon Ronson, giornalista e ricercatore statunitense, nel libro "The Psychopath Test: A Journey Through the Madness Industry" ha affermato che quasi il 4% dei manager aziendali presenta tratti psicopatici. Questo vuol dire che la psicopatia non è un disturbo che riguarda solamente i criminali ma anche le persone con cui entriamo in contatto quotidianamente. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (A. Sanz-Garcia et al, 2021) ha affermato che 1 persona su 22 può avere questo disturbo: ognuno di noi potrebbe conoscere o incontrare una persona psicopatica senza rendersene conto.
Da un punto di vista strettamente clinico, la psicopatia nel DSM-5 fa parte della sezione III relativa ai "Modelli Emergenti e misure", viene considerata un pattern del disturbo antisociale di personalità (ASPD) e rientra, insieme ai disturbi borderline, narcisistico e istrionico, nel cluster B. La caratteristica che accomuna queste patologie è la costante modalità disfunzionale di rapportarsi con il mondo e la presenza di gravi e pervasivi deficit sia a livello emotivo che interpersonale. Il reale significato di psicopatia e la sua vera essenza sono racchiusi però nel termine maschera utilizzato da Cleckley. Le persone affette da questo disturbo possono ingannare, manipolare, sfruttare, minacciare, rubare o danneggiare fisicamente gli altri, sembrando, allo stesso tempo, amichevoli, affascinanti, adorabili o addirittura ben integrati nella società.
La Triade Oscura e la "Tetrade"
La psicopatia, insieme al machiavellismo e al narcisismo, fa parte della cosiddetta Triade oscura della personalità (Paulhus & Williams, 2002), un termine che non rappresenta una diagnosi clinica ufficiale ma che indica tre tratti comportamentali accomunati da una serie di caratteristiche come, ad esempio, la volontà di sfruttare o ferire gli altri per perseguire i propri scopi, il basso livello di moralità e di nevroticismo ma anche le elevate abilità cognitive, il senso di superiorità e di auto-esaltazione.
Le persone caratterizzate da questa triade sono fredde emotivamente, non sono empatiche, cercano forti emozioni, amano strumentalizzare e manipolare l’altro, sono impulsive, non conoscono il significato di rimorso e paura. Una recente ricerca pubblicata su ScienceDirect (B. Bonfá-Araujo e colleghi, 2022) ha dimostrato che questo concetto di triade andrebbe modificato in tetrade quanto mancherebbe all’appello una quarta caratteristica: il sadismo. I tratti della personalità che compongono la triade sono profondamente radicati nella loro psiche e resistenti a qualsiasi cambiamento.

La Psicopatia al Femminile: Differenze e Sottigliezze
Sebbene ci siano meno donne rispetto agli uomini con disturbo psicopatico di personalità, sono comunque presenti. Se analizziamo la situazione delle carceri maschili e femminili, scopriremo che la popolazione carceraria maschile è molto più numerosa rispetto a quella femminile. Lo studio condotto presso il Dipartimento di Psichiatria Forense dell’Università di Tromsø (Norvegia), ci dicono che il 30% dei detenuti maschi risponde ad un profilo clinico psicopatico. Nel caso delle donne, si stima che la percentuale raggiunga il 17%. Ma c’è un altro dato da considerare, che, senza dubbio, è importante. Questo disturbo colpisce l’1% della popolazione e la maggior parte di loro si muove normalmente tra di noi.
Caroline Logan, psicologa forense presso l’Università di Manchester (Regno Unito) ha condotto uno studio interessante che descrive le caratteristiche e i comportamenti delle donne psicopatiche. Spesso le donne psicopatiche vengono identificate con la classica femme fatale. Il narcisismo è una delle caratteristiche distintive del disturbo psicopatico di personalità. Da parte loro, le donne psicopatiche agiscono in modo più nascosto. Raramente lodano o si vantano apertamente. Se lo psicopatico maschio ricorre alla violenza, ciò avverrà per norma comportamentale. Ad esempio, è comune durante l’infanzia che iniziano a manifestare il loro comportamento psicopatico torturando o attaccando gli animali. Nel caso delle donne psicopatiche, il problema funziona in altri modi. L’aggressività non è comportamentale, è psicologica. Mostrano, in media, una regolazione emotiva inferiore. Soffrono maggiore ansia, stress, depressione… Gran parte di quell’emotività ha un impatto a livello relazionale.
Narcisismo Discreto e Manipolazione Relazionale
Il narcisismo è una delle caratteristiche distintive del disturbo psicopatico di personalità. Nel caso degli uomini, è comune per loro esprimere apertamente il loro sentimento di superiorità: non esitano a vantarsi delle loro conquiste, imprese e virtù e a umiliare gli altri. Da parte loro, le donne psicopatiche agiscono in modo più nascosto. Raramente lodano o si vantano apertamente. Quello che fanno spesso è lodare gli altri, rafforzare l’autostima degli altri per controllare chi li circonda. Si percepiscono come superiori a chiunque, ma capiscono che se trattano il loro partner, amici o colleghi di lavoro in modo positivo e premuroso, possono guadagnarsi la loro fiducia e mettersi in una posizione molto favorevole per manipolarli a piacimento.
Aggressività Psicologica e Subdola
Se lo psicopatico maschio ricorre alla violenza, ciò avverrà per norma comportamentale. Ad esempio, è comune durante l’infanzia che iniziano a manifestare il loro comportamento psicopatico torturando o attaccando gli animali. Man mano che invecchiano, quella violenza può passare a scatenarsi verso le persone. Nel caso delle donne psicopatiche, il problema funziona in altri modi. L’aggressività non è comportamentale, è psicologica. Ad esempio, sono brave ad interpretare le emozioni e le debolezze. Sono molto brave nell’arte della manipolazione, del ricatto, del controllo, dell’umiliazione… Possono logorare psicologicamente le loro vittime in un modo devastante.
Disturbi Emotivi e Impatto Relazionale
Lo studio svolto presso il Center for Criminological and Psychosocial Research dell’Università di Örebro, in Svezia, indicano che le donne psicopatiche tendono anche a soffrire maggiormente di disturbi emotivi rispetto agli psicopatici maschi. Mostrano, in media, una regolazione emotiva inferiore. Soffrono maggiore ansia, stress, depressione… Gran parte di quell’emotività ha un impatto a livello relazionale. È comune, ad esempio, che le loro relazioni affettive siano violente e anche traumatiche. Inoltre, qualcosa che ha reso rilevante questo lavoro del Dr. Oliver F. Collins è che le donne psicopatiche spesso hanno subito abusi e violenze sessuali durante l’infanzia e l’adolescenza.
9 Segnali NASCOSTI di Manipolazione Psicologica
Le Donne Psicopatiche e la Violenza: Una Prospettiva Criminologica
Come abbiamo sottolineato all’inizio, la percentuale di donne psicopatiche che commettono atti violenti è molto più bassa che negli uomini. Tuttavia, i dati ci sono. Il 17% dei detenuti condannati per crimini di aggressione e/o omicidio soffre di un disturbo psicopatico della personalità. Lo psicologo Marvin Zuckerman evidenzia in modo speciale 64 casi. Si tratta di donne che per la gravità degli atti commessi sono entrate negli annali della criminologia sotto l’etichetta di “donne psicopatiche”. La cosa più sorprendente - oltre che triste - di questi rapporti è che il 44% di loro ha ucciso i propri figli.
È il caso di Nannie Doss, Blue Mountain, Alabama. Conosciuta anche come “Giggling Granny” (nonnina che ride), questa donna ha trascorso quasi 30 anni della sua vita uccidendo i membri della sua famiglia servendosi l’arsenico. Ha ucciso i suoi 4 mariti, sua madre, i suoi figli e anche i suoi nipoti. Questi dati, seppur relativi a casi estremi, evidenziano come la psicopatia femminile, pur manifestandosi in modo diverso, possa condurre a conseguenze tragiche.
Psicopatia, Sociopatia e Disturbo Antisociale: Distinguere le Differenze
Psicopatia e sociopatia sono spesso utilizzati come sinonimi ma in realtà indicano due disturbi molto diversi tra loro. Il mancato rispetto delle norme, delle leggi e dei costumi; il disprezzo per i diritti degli altri; la tendenza al comportamento violento e la mancanza di senso di colpa e rimorso sono senza dubbio elementi comuni ma le differenze sono evidenti e sostanziali. I sociopatici sono solitamente agitati e nervosi, vivono ai margini della società e raramente riescono a rimanere a lungo nelle relazioni, nel lavoro o negli ambienti. Sono volubili e presentano violente esplosioni emotive. Il sociopatico può far parte di un gruppo o creare un legame con qualcuno purché questo implichi la violazione delle norme ma le sue azioni sono meno pianificate e organizzate.
Esiste anche una sostanziale differenza tra psicopatia e disturbo antisociale, sebbene le due condizioni siano correlate e talvolta sovrapposte. Il disturbo antisociale di personalità è caratterizzato da una tendenza permanente a ignorare e violare i diritti degli altri, dall'impulsività e dalla mancanza di rimorso. La psicosi si riferisce all'incapacità di distinguere la verità dalla fantasia. Le persone affette da questo disturbo possono avere allucinazioni o deliri e ricevere una diagnosi concomitante di schizofrenia o disturbo bipolare, patologie che non sono riconducibili alla psicopatia.
Pregiudizi di Genere e Sottovalutazione della Psicopatia Femminile
I pregiudizi di genere giocano un ruolo fondamentale nella stima del disturbo psicopatico declinato al femminile. Secondo una recente ricerca pubblicata su ResearchGate (B. Gacono, 2024), le donne psicopatiche sono fino a cinque volte più comuni di quanto si pensasse in precedenza. L'errore deriverebbe sia dal fatto che gli studi hanno sempre esaminato criminali psicopatici di sesso maschile sia dalla credenza errata che vede tratti come la manipolazione, la freddezza emotiva, la mancanza di empatia come caratteristiche tipicamente maschili e quindi non ascrivibili al sesso femminile.
Clive Boddy (Boddy, 2005), esperto di psicopatia nel mondo aziendale e professore presso l’Anglia Ruskin University, sostiene che il numero di donne che soffrono di questo specifico disturbo psichiatrico potrebbe essere molto più alto di quanto si possa immaginare. Il motivo principale per cui le donne psicopatiche non vengono notate così tanto quanto gli uomini psicopatici, risiede in una esternalizzazione comportamentale molto più contenuta: il comportamento delle donne psicopatiche risulta sottile e meno evidente di quello maschile e riesce più facilmente a passare inosservato. Le donne psicopatiche vengono descritte da Boddy come inclini ad esprimere la violenza in forma verbale piuttosto che fisica, oltre a prediligere una violenza prettamente di natura emotiva e relazionale, attuando, inoltre, comportamenti subdoli per ottenere vantaggi personali.
Il problema principale risiede nella struttura della scala di valutazione utilizzata per identificare i tratti psicopatici, la scala di psicopatia auto-riportata di Levenson (LSRP), che era stata creata tenendo in considerazione unicamente il genere maschile. Questo perché, un tempo, gli studi sulla psicopatia venivano effettuati prettamente su un campione criminale detenuto in carcere, che non vedeva coinvolto il genere femminile. Per molto tempo si è creduto che il rapporto tra psicopatici maschi e psicopatiche femmine fosse di dieci a uno, ma secondo Boddy (Boddy, 2005) si tratterebbe quasi di un rapporto uno a uno. Non a caso, i risultati basati sul primo modulo della LSRP indicano che all’incirca il 23% degli uomini presenta tratti sufficienti per essere considerati problematici per la società, pur non essendo stati diagnosticati come psicopatici e, secondo gli studi di Boddy, tali tratti non sono così rari nelle donne.

Test e Strumenti per la Valutazione della Psicopatia
All’inizio del XVIII secolo, medici e psichiatri tentarono di capire perché molti criminali aggressivi e violenti non mostrassero i classici segni della follia. Le descrizioni di questi pazienti e i tentativi di creare per loro categorie appropriate sono considerati in letteratura il momento iniziale dello studio della psicopatia (Hare & Neumann, 2008). Il pioniere in tal senso fu il medico francese Philippe Pinel che, nel 1801, utilizzò per la prima volta il termine "mania senza delirio" per definire la condizione di alcuni pazienti che, pur adottando comportamenti estremamente violenti verso gli altri o verso se stessi, mostravano una perfetta comprensione del carattere irrazionale delle loro azioni che non potevano essere considerate deliranti (Arrigo & Shipley, 2001).
Dopo il fondamentale contributo di Cleckley alla psicopatia, si fa strada la necessità di "misurare" empiricamente la psicopatia per poter effettuare una diagnosi efficace e puntuale. Il test di Hare sulla psicopatia (PCL-R) e la Psychopathy Checklist Screening Version (PCL-SV) pubblicata da Hart, Cox e Hare nel 1995 sono due test tra i più utilizzati e affidabili in ambito clinico. Il test più noto è la Hare Psychopathy Checklist-Revised (PCL-R), utilizzato per valutare i tratti psicopatici. Consiste in un elenco di 20 criteri, ciascuno valutato su una scala da 0 a 2.
Basi Neurobiologiche e Fattori Ereditari
I tratti caratteristici di questo disturbo non appaiono per caso ma sono determinati da alcune basi neurobiologiche che possiamo considerare causa della psicopatia. Uno studio del 2021 condotto dall’Università di Turk in Finlandia ha esaminato la struttura e la funzione del cervello in un campione composto da detenuti psicopatici e volontari sani. Dopo aver esaminato con la risonanza magnetica l'attività cerebrale dei partecipanti, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che nei criminali psicopatici, la densità delle aree cerebrali coinvolte nel controllo cognitivo e nella regolazione delle emozioni era sostanzialmente compromessa.
Nel corso dei decenni, gli studiosi hanno individuato nell’amigdala la base neuronale della psicopatia. Questo agglomerato di nuclei nervosi è infatti coinvolto in tutti quei processi che, una volta compromessi, danno origine al comportamento disfunzionale tipico della psicopatia. Oggi, alla luce delle scoperte effettuate tramite tecniche di neuroimaging, sappiamo quindi che la disfunzione dell’amigdala rappresenta uno dei sistemi neurali fondamentali coinvolti in questa patologia. (Blair, Morris e Frith, 1999). In particolare, un'anomalia nel funzionamento dell’amigdala sarebbe la causa di due tratti caratteristici della psicopatia. Il primo è relativo all’assenza di empatia: un'amigdala compromessa non permetterebbe il riconoscimento delle emozioni altrui. Il secondo invece riguarda la bassa reattività dimostrata di fronte a pericoli, minacce e a eventi nocivi, una caratteristica che determinerebbe quindi una profonda insensibilità alle punizioni e una scarsa rilevanza alle norme morali e sociali.
Esistono varianti genetiche che delineano una maggiore tendenza alla violenza, come, ad esempio, i geni CDH13 e MAOA. Tutti possiamo ereditare questo tipo di varianti dai nostri genitori ma questo non vuol dire che in futuro ci trasformeremo in psicopatici o criminali violenti. Nella maggior parte dei casi è necessario che intervengano altri fattori di rischio come la mancanza di attaccamento, gli abusi infantili, o particolari situazioni di stress e di ansia che possono provocare un cambiamento progressivo nel cervello e nel comportamento del bambino.
Caratteristiche Cognitive ed Emotive
Uno degli aspetti peculiari della personalità psicopatica è la capacità di sfruttare e manovrare le persone il più delle volte con esiti positivi: perché non ci accorgiamo di essere usati e strumentalizzati da queste persone? Perché sono così abili? Lo psicopatico presenta un deficit molto importante ovvero non riesce a decifrare i processi emozionali altrui. Questa incapacità e questa mancanza di reciprocità affettiva con gli altri rende ancora più efficace la sua capacità di persuasione. L’altro è semplicemente un oggetto da usare ed è proprio questa convinzione a sgombrare il campo da qualsiasi rimorso e senso di colpa per le proprie azioni.
Lo psicopatico è capace di distinguere il concetto di giusto da quello di "moralmente sbagliato"? La risposta è negativa: la letteratura scientifica ha infatti dimostrato che il giudizio morale espresso dallo psicopatico porta con sé una connotazione assolutamente utilitaristica. Concentrati sul traguardo da raggiungere, ovvero il vantaggio per sé, violano regole e norme sociali perché non riescono a valutare il costo morale del proprio comportamento. Il processo cognitivo dello psicopatico è inoltre caratterizzato da un bias rigido e inflessibile: questi individui vedono se stessi come forti, autonomi, vincitori, e gli altri deboli, sopraffatti e "degni" di essere sfruttati.

La psicopatia si manifesta durante l'infanzia o in età adolescenziale ma non può essere diagnosticata. I più piccoli ricevono infatti una diagnosi relativa al disturbo della condotta, caratterizzato da modello persistente di infrazione di norme comportamentali e violazione dei diritti altrui. Il disturbo della condotta si risolve nella maggior parte dei casi in età adulta ma esiste un sottotipo noto come disturbo della condotta con insensibilità emotiva che può evolvere in psicopatia.
Le decisioni sono una costante nelle nostre vite. Molte volte facciamo delle scelte basandoci su un complesso insieme di emozioni, esperienze passate e considerazioni morali. Tuttavia, per chi soffre di psicopatia, il processo decisionale può essere radicalmente diverso. La mancanza di empatia e la ridotta reattività emotiva influenzano profondamente il modo in cui uno psicopatico valuta i rischi e i benefici delle proprie azioni. Invece di considerare le potenziali conseguenze emotive o sociali per gli altri, uno psicopatico tende a concentrarsi esclusivamente sul proprio tornaconto immediato o sul raggiungimento di un obiettivo prefissato, ignorando deliberatamente le implicazioni etiche o dannose. Questa focalizzazione utilitaristica, unita a una visione distorta di sé e degli altri, porta a una propensione a prendere decisioni che, pur potendo apparire razionali dal loro punto di vista egoistico, sono spesso dannose e irresponsabili dal punto di vista sociale.
Monhonval, P., Linkowski, P., & Leistedt, S. (2011).Nesca, M., Thomas Dalby, J., & Baskerville, S. (1999).Logan, C. (2011). La femme fatale: The female psychopath in fiction and clinical practice. Mental Health Review Journal, 16(3), 118-127.
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