Il modo in cui una persona costruisce e organizza il proprio significato personale è un aspetto fondamentale della sua identità e del suo funzionamento psicologico. Questo processo, che inizia fin dalle prime relazioni di attaccamento, modella la percezione di sé, degli altri e del mondo circostante. Quando questo processo di organizzazione del significato personale devia verso pattern rigidi e inflessibili, possono emergere difficoltà significative, che si manifestano in differenti "organizzazioni di significato personale". Tra queste, le configurazioni ossessive e narcisiste presentano caratteristiche distintive e impatti profondi sulla vita dell'individuo e sulle sue relazioni.
Narcisismo: L'Eco del Mito e le Sue Manifestazioni Contemporanee
Il termine "narcisismo" affonda le sue radici nel mito greco di Narciso, un giovane di straordinaria bellezza che si innamorò della propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua, fino a consumarsi per questo amore impossibile. Questo antico racconto offre una metafora potente per comprendere le dinamiche del disturbo narcisistico di personalità. Le principali caratteristiche di tale disturbo, come delineate dall'American Psychiatric Association (APA, 2013), includono un'autoesaltazione marcata, un bisogno pervasivo di essere ammirati, una tendenza allo sfruttamento relazionale, un'incapacità empatica e l'elaborazione di grandiose fantasie di successo.
La persona affetta da disturbo narcisistico di personalità spesso non si presenta in terapia per il disturbo in sé, poiché manca di consapevolezza riguardo alla propria condizione. Piuttosto, è probabile che cerchi aiuto professionale per affrontare una serie di disturbi secondari, quali disturbi dell'umore, disturbi d'ansia o attacchi di panico, disturbi del sonno, somatizzazioni, uso di sostanze, o problematiche relazionali sia in ambito lavorativo che affettivo-sentimentale. È importante sottolineare che il narcisista è una persona che corre un rischio significativamente maggiore di suicidio, come evidenziato da studi come quelli di Pulay et al. (2008) e Ronningstam (2009).
La personalità narcisista è caratterizzata da un desiderio di controllo totale sull'ambiente circostante, sulle relazioni professionali e su quelle affettivo-sentimentali. Nonostante ciò, la persona con disturbo narcisistico di personalità è solitamente competente; essa tende a fondere la propria identità con le proprie capacità e realizzazioni, confondendo il "chi sono" con il "cosa sono in grado di fare".

Il narcisismo può manifestarsi in una moltitudine di modi all'interno di una relazione romantica, spesso creando problemi dalle conseguenze gravi. Gestire il narcisismo all'interno di una relazione di coppia rappresenta un processo complesso e sfidante. Quando è il partner a subire le dinamiche narcisistiche, il percorso terapeutico è spesso indiretto. La fase iniziale di tale terapia è focalizzata sull'aiutare il partner a definire i propri limiti e ad affermare i propri bisogni all'interno della relazione.
La persona che manifesta i sintomi del disturbo di personalità narcisista potrebbe decidere di intraprendere un percorso di terapia individuale solo quando percepisce che la sua relazione è a rischio di un danno irreparabile. Spesso, il narcisista si rivolge alla terapia con l'intento di controllare la situazione o per compiacere gli altri; tuttavia, in entrambi i casi, è frequente che abbandoni il percorso terapeutico non appena percepisce che l'altro sta tornando ad essere "comprensivo", ovvero meno sottomesso alle sue esigenze.
La letteratura scientifica, inclusi studi di Campbell et al. (2009) ed Ellison et al. (2013), indica che gli interventi terapeutici tradizionali spesso producono esiti infausti con questi pazienti, caratterizzati da un elevato tasso di interruzione del trattamento (Weinberg & Ronningstam, 2020) e dalla persistenza dei sintomi al termine del percorso (Jansson et al.). Le problematiche più significative che ostacolano il percorso terapeutico di questi pazienti sono strettamente connesse al loro intrinseco bisogno di controllo sulla relazione terapeutica. Il rischio di "drop-out", ovvero l'interruzione del percorso terapeutico, tende a ridursi quando il paziente percepisce di essere lui stesso a guidare il proprio cambiamento nella direzione desiderata.
Per superare il proprio disturbo, la persona con disturbo di personalità narcisista necessita di una crescita personale e di un'evoluzione delle proprie relazioni, che solitamente si interrompono in maniera rovinosa. Dovrà imparare a esplorare e riconoscere i propri sentimenti, bisogni e modelli di comportamento, al fine di gestirli e prenderne il controllo. Il narcisista deve sentire il bisogno di essere aiutato, un sentimento che emerge quando egli è "pentito", ovvero quando cerca di evitare il dolore causato dal riflesso del suo comportamento sugli altri. Pertanto, il terapeuta, per verificare l'effettivo pentimento del narcisista riguardo al male arrecato dai suoi comportamenti, gli assegnerà dei compiti specifici per molteplici ragioni. Attraverso lo svolgimento di questi compiti, il terapeuta potrà distinguere il narcisista pentito da quello meramente compiaciuto. Un compito frequente consiste nel chiedere al narcisista di scrivere quotidianamente delle lettere al terapeuta, giustificando la richiesta con la necessità di conoscerlo meglio. Successivamente, la persona che ha manifestato comportamenti narcisisti viene invitata a esplorare i vari ambiti della sua vita per sperimentarsi e trarre piacere nel dare piacere agli altri. Da questo momento in poi, ogni seduta può essere dedicata all'esplorazione del passato, solitamente documentato nelle lettere scritte inizialmente dal paziente al suo "caro dottore". Man mano che il percorso avanza, verranno scoperte le "miserie" vissute dalla persona, rendendo necessario un processo di ristrutturazione per aiutarla a percepire in modo funzionale ciò che ha esperito. Questa nuova visione del passato, unita alla consapevolezza di ciò che sta accadendo, indica che per evitare un futuro simile al passato, il cambiamento deve iniziare nel presente.
L'Organizzazione Ossessiva: Controllo, Perfezione e Paura dell'Imprevisto
L'organizzazione ossessiva del significato personale si manifesta attraverso un'intensa focalizzazione sul controllo, l'ordine e la perfezione. L'insorgere di comportamenti compulsivi o di pensieri intrusivi può essere considerato normale in determinate situazioni in cui la posta in gioco richiede il massimo sforzo per raggiungere un obiettivo cruciale, come una delicata situazione lavorativa che necessita di scrupolosità e precisione.
La persona con un'organizzazione ossessiva tende a soffrire di ruminazioni e incertezze decisionali. Le scelte che non rientrano nella routine vengono analizzate un numero infinito di volte, esaminando i pro e i contro a un livello di dettaglio tale da rendere quasi impossibile qualsiasi decisione. Questo fenomeno è strettamente legato al pensiero magico: l'ossessivo ha una forte necessità di controllare un ambiente mai totalmente prevedibile con la precisione da lui ritenuta necessaria. Per sopperire a questa impossibilità di predizione assoluta, sviluppa una serie di superstizioni, volte a garantirsi che accadrà ciò che desidera e non ciò che teme. Ad esempio, potrebbe pensare: "Se eseguo senza errori un complesso rituale per 19 volte, il giorno dopo mi andrà bene l'esame".
Il desiderato controllo sull'ambiente può essere ottenuto attraverso un vero e proprio pensiero magico, per cui gli eventi esterni e le azioni delle persone vengono fatti dipendere dall'esecuzione impeccabile di precise operazioni mentali. Il comportamento ossessivo esibisce caratteri rituali che, a seconda che siano rivolti al passato o al futuro, hanno una funzione di espiazione o di prevenzione. In entrambi i casi, l'esecuzione del rituale serve a diminuire l'angoscia; al contrario, qualsiasi impedimento provoca un immediato aumento dell'ansia interna e dell'aggressività interpersonale.
Tipico dell'ossessivo è l'atteggiamento perfezionistico: non accettando i limiti, gli errori e le debolezze umane, l'ossessivo pretende di acquisire nozioni e atteggiamenti perfetti per confermarsi valido e giusto (Reda, 1986). Questo atteggiamento perfezionistico, che si verifica anche nelle situazioni più banali, si accompagna a un'attenzione eccessiva ai dettagli, a scapito della visione globale, e a una sorta di incapacità a distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è, rendendo difficili le decisioni. In particolare, quelle basate su preferenze individuali (cosa mi piace di più?) o su una lettura di stati emozionali (amo o no Giuliana?) si pongono ai limiti della totale impossibilità.
L'atteggiamento verso la realtà è quello di una continua ricerca per raggiungere certezza e ordine. Per ogni problema umano, secondo l'ossessivo, esiste un'unica soluzione perfetta: il punto sta nel trovarla. Infatti, l'ossessivo è sempre scontento di qualsiasi soluzione, preferendo rimandare la decisione e tornare indietro ad acquisire ulteriori dati oggettivi, che dovrebbero permettergli finalmente di trovare la risposta corretta al cento per cento. La rigidità si esprime anche con la ristrettezza degli interessi: il soggetto si limita ad occuparsi di poche cose, in modo molto specialistico, con la speranza di riuscire a farlo in modo perfetto. È impossibile, per esempio, avere un hobby, un'occupazione di tipo amatoriale, dilettantistico; superata una prima fase di esplorazione, ci si sente costretti a diventare professionisti ed esperti anche nell'area che dovrebbe essere di svago.

Le funzioni mentali, ovvero quei processi di pensiero che ci permettono di ricevere e interpretare gli stimoli esterni e farne seguire una risposta emotiva e/o comportamentale, sono profondamente influenzate da questa organizzazione. In un individuo con organizzazione di personalità ossessiva si manifestano caparbietà, ipercriticismo e una tendenza esasperata all'ordine e alla pulizia. I comportamenti ossessivi possono essere spiegati grazie all'esigenza degli individui con questo tipo di organizzazione di primeggiare su tutto e tutti, un bisogno che si realizza attraverso un atteggiamento perfezionistico, secondo il quale gli errori non sono ammissibili.
Così come le figure di attaccamento, anche le persone con tale configurazione di organizzazione cognitiva necessitano di avere un controllo sugli eventi, affinché possa essere eliminata qualsiasi possibilità che si presentino fenomeni imprevisti. Nello schema dell'ossessivo, lo scompenso si verifica quando egli prova delle emozioni così intense e forti da credere di non riuscire a controllarle. Solitamente ciò accade nei periodi della vita in cui si rende necessario prendere delle decisioni o effettuare una scelta importante.
La persona con questo tipo di organizzazione presenta una struttura "lassa" del sistema, ovvero costruzioni fluttuanti e difficilmente invalidabili, che si esprime in difficoltà a decodificare il mondo e se stessi e nella tendenza a costruire in modo "fantastico". La tendenza della madre ad assegnare costantemente un proprio significato ai bisogni primari (ad es.: fame-sazietà, caldo-freddo), indipendentemente dai segnali che invia e dai suoi reali bisogni, sviluppa nell'individuo una destabilizzante sensazione di inadeguatezza rispetto alle proprie capacità di riconoscere i propri stati interni.
Organizzazioni di Significato Personale: Un Quadro Complesso
Le organizzazioni di significato personale rappresentano una modalità di costruzione del proprio senso di unicità e individualità a partire dall'esperienza soggettiva. Il Sé viene considerato come un processo in continuo svolgimento, che prende originariamente forma all'interno della relazione primaria di attaccamento, la quale fornisce una sorta di impalcatura che guida lo sviluppo dell'identità personale nella matrice socio-culturale di appartenenza. Nella riflessione su di sé, nella quale continuamente si riordina il flusso di esperienza in modo coerente con i principi che regolano la propria organizzazione di significato personale, emerge un senso di sé unitario che si estende dal passato alle aspettative future, con le caratteristiche di unicità, coesione e continuità.
Quando le esperienze hanno una connotazione emotiva troppo intensa per le proprie ridotte capacità di regolazione emozionale, o risultano troppo discrepanti rispetto al senso di Sé, il senso di coesione può risultare alterato e l'organizzazione può irrigidirsi. Questo modello iniziale è stato elaborato sulla base dell'osservazione delle singole organizzazioni in condizioni psicopatologiche. Uno strumento per indagare le organizzazioni di significato personale è il MQOP - Mini Questionario sulla Organizzazione Personale (Nardi et al., 2012).
Non esiste un confine netto e preciso tra le diverse organizzazioni di conoscenza nella vita reale, in quanto gli individui presentano più spesso una organizzazione mista, in cui una modalità prevale solo in parte su un'altra (Reda, 1986).
L'Organizzazione Distanziante e la Paura dell'Abbandono
L'organizzazione distanziante, e il costrutto correlato di stile di personalità tendente a disturbi depressivi, caratterizza individui che avvertono la solitudine come condizione esistenziale, con un diffuso timore di perdita in diverse circostanze. Hanno un forte senso di inettitudine e di non amabilità, amabilità che ritengono possibile raggiungere solo impegnandosi fortemente. L'inadeguatezza personale e la solitudine sono i sentimenti che più rappresentano questo tipo di organizzazione della conoscenza. La costruzione della rappresentazione di sé e della realtà, tipica di questa tipologia di organizzazione cognitiva, si rifà ad esperienze di attaccamento nelle quali le continue richieste di accudimento e conforto ottengono costantemente risposte di indifferenza e di non ascolto.
Il pattern di attaccamento che risponde a tali esperienze negative è quello evitante, caratterizzato da una relazione bambino-madre fredda e distanziante, quasi come se il bambino non venisse accettato dai genitori. Esperienze di questo tipo, di non accettazione all'interno dell'ambito familiare, di allontanamento da parte della madre o addirittura di perdita di essa, predispongono il bambino ad avere un'immagine di sé negativa, causa diretta della situazione che sta vivendo. Ne consegue che, nella ricerca delle relazioni con gli altri, l'individuo cerchi costantemente di nascondere i propri aspetti peggiori, per guadagnare l'affetto altrui. Se non si verificano esperienze opposte a quelle sopra descritte, che siano in grado di modificare la concezione di sé e del mondo, si rafforza la convinzione che per mantenere vivo l'interesse degli altri su di sé sia necessario mettere in atto determinate strategie di adattamento. La paura del fallimento è sempre in agguato, conducendo allo sviluppo di un particolare atteggiamento noto come autosufficienza compulsiva, che consiste nella certezza di poter contare solo sulle proprie forze per affrontare gli ostacoli della vita.
Le persone che si trovano nella dinamica narcisista hanno difficoltà nella rappresentazione di scopi e desideri non inclusi nel sé grandioso e difficoltà a comprendere la natura dei propri bisogni affettivi. In aggiunta, il narcisista si trova in una continua oscillazione tra stati mentali diversi: a volte prevale lo stato grandioso, altre volte quello vulnerabile. Nello stato grandioso, il narcisista esperisce una coincidenza tra il suo sé attuale e il suo io ideale, garantita da una serie di operazioni cognitive e metacognitive quali: il senso di non appartenenza e la difficoltà di monitoraggio dei propri stati emotivi (alessitimia). Tuttavia, nello stato grandioso, la maggior parte dei narcisisti non presenta aspetti di frammentazione e non integrazione. Questa componente emerge in condizioni di minaccia dell'autostima e del proprio valore personale.
I narcisisti vivono nella costante paura di essere abbandonati perché il fallimento sociale significa essere scoperti nella propria indegnità, bruttezza, debolezza, inferiorità. Se gli altri vedono chi sono veramente, allora li abbandoneranno. Essi sono costretti a eccellere; questo però li porta a usare gli altri per realizzare il loro compito, facendo agli altri ciò che hanno ricevuto. Interrompono spesso una relazione, dopo un periodo breve, di solito quando l'altro incomincia a porre richieste relative ai suoi bisogni. Questo accade perché egli è in relazione con l'immagine idealizzata della donna-madre dalla quale vuole essere amato, mentre sarà, forse, ammirato.
L'Organizzazione Controllante e la Paura dell'Incertezza
L'organizzazione controllante, e il costrutto correlato di stile di personalità tendente a disturbi fobici, si riferisce a individui che sviluppano un senso di sé tendenzialmente fragile, che hanno una spiccata attenzione verso segnali fisici e sensoriali, colti con immediatezza. L'organizzazione fobica viene a crearsi all'interno di relazioni di reciprocità con figure di attaccamento rappresentate da genitori iperprotettivi e controllanti, che tendono a trasmettere messaggi di pericolo esterno, di debolezza-vulnerabilità del bambino, e che male tollerano la manifestazione delle emozioni da parte del bambino stesso. Il bambino che cresce in un ambiente di questo tipo tende, così, a costruirsi un'immagine di sé come debole e vulnerabile. Così, anche nell'adulto, si verifica l'oscillare fra due dimensioni essenziali: sicurezza e libertà. La predominanza della sicurezza porta a sentimenti di costrizione, mentre la predominanza della libertà viene invece percepita come solitudine.
Il tipo di relazione che una persona con questo tipo di organizzazione ha avuto con i genitori si fa ricondurre sia all'attaccamento evitante (pattern A), sia all'attaccamento ambivalente (pattern C). I genitori, apparentemente affiatati, sembrano invece non comunicare tra di loro; anzi, la loro attenzione si rivolge al bambino, al quale vengono imposte una serie di prescrizioni circa la vita sociale e affettiva, che proibiscono l'espressione delle emozioni, se non addirittura la percezione di esse. Se i comportamenti emotivi e spontanei vengono inibiti, quelli razionali e riflessivi vengono premiati, dando luogo alla costruzione di legami affettivamente freddi. I vissuti emotivi rimangono, così, ad un livello tacito di consapevolezza, con una predilezione del pensiero e delle capacità linguistiche, in quanto più facilmente controllabili e promotrici di scelte più sicure e certe. A proposito di emozioni, il disgusto è quella maggiormente provata da questa tipologia di individui, più che da quelli che rientrano nelle altre organizzazioni di personalità.
Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP) è caratterizzato da un pattern pervasivo di perfezionismo, ordine e controllo, che compromette flessibilità, spontaneità ed efficienza. Nonostante il DOCP sia meno noto rispetto al disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), può avere un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi ne soffre. È caratterizzato da modalità rigide e inflessibili di pensare, sentire e comportarsi. La mania del controllo tipica del disturbo ossessivo compulsivo di personalità porta ad esercitare un controllo eccessivo su sé stesse, sulle attività e, talvolta, sugli altri, con conseguenze che possono generare stress, difficoltà relazionali e sofferenza emotiva.
Secondo il DSM-5-TR, la diagnosi di DOCP richiede la presenza di almeno quattro dei seguenti criteri: eccessiva preoccupazione per dettagli, regole, liste, ordine, organizzazione o programmi, fino a perdere di vista lo scopo principale dell'attività; perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti; dedizione eccessiva al lavoro e alla produttività, non giustificata da necessità economiche; coscienziosità, scrupolosità e inflessibilità eccessive su moralità, etica o valori; incapacità di disfarsi di oggetti usurati o privi di valore; riluttanza a delegare o a collaborare se gli altri non adottano il proprio modo di fare le cose; stile di vita improntato alla parsimonia, con tendenza all'accumulo di denaro come riserva per future catastrofi; rigidità e testardaggine marcate.
Recenti studi hanno identificato due fattori principali che caratterizzano il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: il primo riguarda l'ordine e il controllo (che include perfezionismo, dedizione eccessiva al lavoro, coscienziosità eccessiva, riluttanza a delegare e rigidità), mentre il secondo si riferisce all'accumulo e all'indecisione (come l'incapacità di disfarsi degli oggetti e l'indecisione) (Riddle et al., 2016). La diagnosi è indicata quando questi pattern rigidi di personalità determinano una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree rilevanti della vita.
Tipi di Personalità. L'ossessivo compulsivo
L'Organizzazione Normativa e il Primato della Regola
L'organizzazione normativa, e il costrutto correlato di stile di personalità tendente a disturbi ossessivi, caratterizza individui che costruiscono il senso di Sé su un sistema astratto di regole e sulla capacità di adeguare il proprio comportamento alle regole stesse. Il senso di discrepanza tra il proprio sé e il sistema di regole genera attivazione emotiva. Si tratta di individui che necessitano di mantenere il controllo sui propri stati emotivi rifugiandosi in intellettualizzazioni e ragionamenti logici.
È utile ricordare che la classificazione di un soggetto in una categoria non va intesa come una diagnosi psicopatologica, né permette di prevederne comportamenti, scelte o motivazioni.
La Sovrapposizione e la Distinzione tra DOCP e Narcisismo
Il rapporto tra disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP) e tratti narcisistici è articolato e può generare confusione clinica. Mentre il narcisismo si basa su un bisogno di ammirazione, un senso grandioso di sé e una marcata sensibilità alle critiche, il DOCP è centrato su ordine, controllo, perfezionismo e rispetto rigoroso di regole e procedure. Nonostante queste differenze di fondo, alcune manifestazioni comportamentali possono sovrapporsi.
Entrambe le condizioni possono includere rigidità, testardaggine, difficoltà ad accettare errori o critiche e un elevato bisogno di avere ragione. In alcuni casi, i tratti ossessivi possono assumere una tonalità narcisistica: ad esempio, la persona può sviluppare un senso di superiorità legato alla propria precisione, affidabilità o correttezza morale. Tuttavia, a differenza del narcisismo, questa percezione di superiorità deriva più dalla conformità a standard elevati che da un bisogno di ammirazione o da fantasie di grandiosità.
Il narcisismo non è un criterio diagnostico del DOCP e le due condizioni devono essere differenziate nel contesto clinico, tenendo conto delle motivazioni psicologiche sottostanti e dell'impatto sul funzionamento interpersonale.
Comorbidità e Interconnessioni
Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP) raramente si presenta in forma isolata. È frequente che coesista con altre condizioni psicologiche, influenzando il modo in cui la persona vive i sintomi e la risposta al trattamento. Molte persone con DOCP presentano livelli elevati di ansia o preoccupazione cronica. La rigidità, il bisogno di controllo e il perfezionismo possono amplificare la vulnerabilità ansiosa, soprattutto nelle situazioni percepite come imprevedibili o fuori standard.
La forte autocritica, l'intolleranza agli errori e la difficoltà ad accettare l'imperfezione aumentano il rischio di episodi depressivi. Le crisi depressive tendono a emergere quando la persona sperimenta fallimenti percepiti, perdita di controllo o conflitti relazionali. In alcuni individui, il DOCP può coesistere con tratti evitanti - spesso legati al timore del giudizio - o, meno frequentemente, con tratti narcisistici, specialmente quando il perfezionismo è utilizzato come criterio di autovalutazione superiore. Questa sovrapposizione può rendere la diagnosi più complessa e richiedere un'attenta valutazione clinica. La presenza di comorbidità può complicare il percorso terapeutico, poiché amplifica rigidità, vulnerabilità emotiva e resistenza al cambiamento. Riconoscerle precocemente permette di impostare un intervento più mirato, integrato e realmente personalizzato.
Le principali caratteristiche del disturbo narcisistico di personalità sono: autoesaltazione, bisogno di essere ammirati, sfruttamento relazionale, incapacità empatica, fantasie di successo (APA, 2013). La persona col disturbo narcisistico non chiede aiuto per il suo disturbo, perché non è consapevole del disturbo che vive. Invece, la persona con tale disturbo potrebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta per: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia o attacchi di panico, disturbi del sonno, somatizzazioni, uso di sostanze, problematiche relazionali in ambito lavorativo e sentimentale. Il narcisista è una persona che più di altri rischia il suicidio (Pulay et al. 2008, Ronningstam 2009). La personalità narcisista tende al controllo totale su ambiente, relazioni professionali e affettivo-sentimentali. La persona con un disturbo di personalità narcisista solitamente è competente. In funzione delle sue capacità fonde la sua persona che confonde con ciò che è in grado di fare.
Il narcisismo può manifestarsi in vari modi all’interno di una relazione romantica. Il narcisismo può creare problemi dalle gravi conseguenze. Gestire il narcisismo all’interno di una relazione di coppia può essere un processo complesso e sfidante. Solo col partner che subisce, invece, si procede con un percorso di terapia indiretta. La prima fase è finalizzata ad aiutare a definire i limiti e ad affermare i propri bisogni all’interno della relazione. La persona che manifesta i sintomi del disturbo di personalità narcisista, può decidere di proseguire con un percorso di terapia individuale, quando avverte che può accadere qualcosa di irreparabile alla sua relazione. Molte volte il narcisista arriva in terapia per controllare e/o per compiacere, ma in entrambi questi casi capita che abbandoni quando avverte che l’altra persona torna ad essere “comprensiva”. Dalla letteratura (Campbell et al. 2009, Ellison et al. 2013) risulta che con questi paziente gli interventi tradizionali diano esiti infausti, un elevato tasso di interruzione (Weinberg & Ronningstam, 2020) e persistenza dei sintomi al termine del percorso (Jansson et al.). Le problematiche più significative che intralciano il percorso terapeutico di questi pazienti sono connesse al loro bisogno di controllo della relazione col terapeuta. Il rischio di drop-out (interruzione del percorso terapeutico) si riduce quando il paziente percepisce che è lui ad orientare il suo cambiamento nella direzione desiderata. La persona con il disturbo di personalità narcisista per superare il suo disturbo necessita di crescere come persona e di far evolvere le sue relazioni, che di solito si interrompono in maniera rovinosa. Dovrà imparare a esplorare e riconoscere sentimenti, bisogni e modelli di comportamento, per gestirli e prenderne il controllo. Il Narcisista, dovrà sentire il bisogno di essere aiutato. Questo si verifica quando il narcisista è “pentito”, ossia quando cerca di evitare il dolore provato dal riflesso del suo comportamento sugli altri. Pertanto, il terapeuta, per verificare che il narcisista sia effettivamente pentito del male che arrecano i suoi comportamenti, chiederà al narcisista di fare dei compiti, per molteplici ragioni. Dallo svolgimento dei compiti, il terapeuta potrà discriminare il narcisista pentito dal narcisista compiaciuto. Il terapeuta chiederà al narcisista, di scrivergli quotidianamente delle lettere. Giustificherà la richiesta dicendo al narcisista che le lettere servono per conoscerlo meglio. In seguito, si invita la persona che si comportava da narcisista ad esplorare i vari ambiti della sua vita in modo da potersi sperimentare e trarre piacere dando piacere. Da questo momento in poi, in genere, ogni seduta potrebbe essere giusta per esplorare il passato, solitamente descritto nelle lettere che il paziente in fase iniziale aveva scritto al suo “caro dottore”. Man mano che si va avanti, si scopriranno le “miserie” vissute dalla persona, per questo sarà necessario ristrutturare e far sì che percepisca in maniera funzionale ciò che ha esperito. La nuova visione del passato e la consapevolezza di ciò che stava avvenendo, indicano che per evitare un futuro come il passato, c’è bisogno che il cambiamento inizi dal presente.
La Distinzione Cruciale: DOC vs. DOCP
Una domanda frequente riguarda la differenza tra il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP). Nonostante la somiglianza nei nomi, si tratta di condizioni distinte, caratterizzate da modalità diverse. Il DOC è un disturbo d'ansia caratterizzato da ossessioni (idee intrusive, ricorrenti e vissute come inappropriate) e compulsioni (comportamenti ripetitivi o rituali volti a ridurre l’ansia derivante dalle ossessioni). Tra i sintomi comuni vi possono essere la paura dello sporco (rupofobia) o della contaminazione, il pensiero magico, o l’accumulo compulsivo, ma non tutti i casi li presentano. Il DOCP, al contrario, rientra nei disturbi di personalità e si manifesta come un pattern pervasivo e duraturo di perfezionismo, ordine, controllo mentale e interpersonale, rigidità e inflessibilità, che interferisce con la vita della persona. Non è caratterizzato necessariamente da ossessioni o rituali compulsivi come nel DOC. Alcuni studi di neuroimaging suggeriscono che pur esistendo punti di sovrapposizione tra DOC e DOCP, vi siano anche differenze nel funzionamento cerebrale: ad esempio, nel DOCP sono stati segnalati alterazioni del precuneo e dell’amigdala che suggeriscono circuiti distinti rispetto al DOC (Marincowitz et al., 2022). In sintesi: mentre il DOC è spesso definito da eventi più “episodici” di ansia elevata e rituali comportamentali pericolosi, il DOCP rappresenta una modalità di funzionamento della personalità - più stabile e duratura - che condiziona pensieri, emozioni e comportamenti nella vita quotidiana.
tags: #organizzazione #di #significato #ossessiva #e #narcisista
