La Collina: Un Percorso di Rinascita e Autonomia per Giovani in Difficoltà nella Sardegna

Nel cuore della campagna cagliaritana, immersa tra vigne e ulivi, sorge una realtà che sfida le convenzioni del sistema penale e offre una concreta speranza di reinserimento sociale: la comunità "La Collina". Fondata nel 1994 da Don Ettore Cannavera, questa struttura rappresenta un faro di resilienza e un esempio tangibile di come un approccio umano e pedagogico possa trasformare vite segnate da errori e difficoltà. "La Collina" non è un semplice luogo di accoglienza, ma un vero e proprio cantiere di vita, dove giovani adulti, tra i 18 e i 25 anni, vengono accompagnati in un percorso di crescita, responsabilizzazione e, in ultima analisi, di riconquista della propria dignità e autonomia.

campagna sarda con vigne e ulivi

Le Origini: Una Visione Coraggiosa contro l'Inefficacia del Carcere

L'intuizione di Don Ettore Cannavera nasce da una profonda riflessione sull'inefficacia e sull'inutilità del carcere minorile. "Davvero non si può fare di meglio? È la domanda che mi sono posto mezzo secolo fa, quando ho deciso, per libera scelta, di dedicarmi al carcere minorile. Qualcosa di ancora più inutile e sciocco di quello per adulti. E ben più costoso," confessa Don Ettore. La sua esperienza diretta all'interno delle mura carcerarie lo ha portato a una conclusione radicale: il carcere, nella sua forma tradizionale, non offre ai giovani alcuna reale possibilità di essere rieducati. Da questa constatazione è germogliata un'idea audace e innovativa: creare una realtà alternativa, "utile ed economica, quindi intelligente". Ispirato dalla "pedagogia degli oppressi" di Paulo Freire e dalle posizioni dell'abolizionismo penale, "La Collina" è stata concepita come un modello di "giustizia riparativa" e di comunità terapeutica, un luogo dove il pensiero, la riflessione e la vita comunitaria si intrecciano per costruire un futuro diverso.

Il caso Modena - Don Ettore Rovatti (part 1)

Struttura e Percorsi: Dalla Dipendenza all'Autonomia

La comunità "La Collina" è un complesso articolato in quattro strutture dislocate sul territorio, pensate per accompagnare gli ospiti attraverso diverse fasi del loro progetto individuale. L'ingresso nella comunità è un processo graduale, concepito per permettere al giovane di familiarizzare con l'ambiente, le regole e le persone, e per consentire agli educatori di valutare un inserimento sereno e costruttivo.

  • La Collina 2: Questa è la prima struttura in cui i giovani vengono accolti. Qui, la vita è condivisa a stretto contatto con gli operatori, in un ambiente che favorisce il primo contatto con la vita comunitaria e l'apprendimento delle dinamiche relazionali. Gli ospiti alloggiano principalmente in camere singole dotate di bagno proprio, all'interno di un grande appartamento che include una cucina e un ampio soggiorno. Vi è anche una sala comunitaria attrezzata con una cucina professionale e un forno a legna, spazi pensati per promuovere la convivialità e la condivisione.

  • La Collina 1: Rappresenta la seconda tappa del percorso. Una volta acquisito un maggior senso di responsabilità e autonomia, i giovani accedono a questa struttura, dove la vita comunitaria continua, ma con una maggiore enfasi sulla responsabilizzazione individuale.

  • La Collina 4: Situata nel comune di Serdiana, questa struttura è completamente indipendente dalle altre. Qui, i giovani vivono in totale autonomia, gestendo attivamente le proprie finanze e le proprie necessità quotidiane, inclusi il pagamento dell'affitto, delle utenze e del vitto. Questo passaggio segna un traguardo fondamentale nel percorso verso l'indipendenza economica e sociale.

Inoltre, "La Collina" offre anche una serie di appartamenti nell'hinterland cagliaritano, dove gli ex detenuti possono trasferirsi al termine del loro percorso, diventando a tutti gli effetti conduttori e gestendo la propria vita in una dimensione sempre più autonoma e indipendente.

Mappa stilizzata della Sardegna con la posizione di Cagliari e Serdiana

I Ragazzi e il Loro Percorso: Responsabilità e Crescita

La comunità accoglie giovani adulti, tra i 18 e i 25 anni, la cui permanenza media si aggira intorno ai 18-24 mesi, a seconda della complessità del progetto individuale. È importante sottolineare che i percorsi intrapresi all'interno de "La Collina" hanno dimostrato esiti estremamente positivi, anche in casi di giovani con alle spalle reati di particolare gravità, come omicidi o sequestri di persona.

Il progetto individuale di ciascun giovane include un forte accento sul lavoro. Attraverso l'impegno lavorativo, i ragazzi imparano a sostenersi economicamente, provvedendo al pagamento di una quota mensile che copre i consumi e le spese del vitto. Questa responsabilizzazione si estende all'educazione alla gestione del lavoro, del tempo e del denaro, competenze fondamentali per una piena reintegrazione sociale.

La quotidianità alla Collina è scandita da un ritmo ben preciso, volto a contrastare la noia e la staticità spesso associate alla vita in carcere. La sveglia suona presto, seguita da una frugale colazione comunitaria. Le attività lavorative sono varie e si adattano al periodo dell'anno: giardinaggio, pulizie, preparazione dei pasti, raccolta delle olive, cura del pollaio, e tutto ciò che è necessario per la gestione della struttura e dei suoi prodotti agricoli. Talvolta vengono attivati corsi di formazione professionale, con priorità alla frequenza scolastica.

Dopo il pranzo, vi è un momento dedicato al riposo e alla riflessione. Nel pomeriggio, si riprendono le attività domestiche: sistemazione delle stanze, lavatrici, preparazione della legna per il fuoco. Il lavoro del pomeriggio non è formalmente retribuito, poiché si inserisce in un progetto di "giustizia riparativa", invitando la persona a "mettersi a disposizione" per riparare il danno sociale collegato al reato commesso.

Giovani che lavorano nell'orto della comunità

La Vita Comunitaria: Un Contesto Aperto e Inclusivo

"La Collina" si distingue per la sua filosofia di apertura radicale. Non ci sono sbarre alle finestre, porte chiuse o cancelli bloccati; nemmeno telecamere. Alla persona accolta viene restituita la responsabilità e la possibilità di autodeterminarsi ogni giorno, attraverso la scelta consapevole di rimanere e la volontà di cambiare le proprie convinzioni e prospettive di vita, senza mai sentirsi abbandonata.

La comunità è un crogiolo di persone: volontari, personale tecnico-amministrativo, ex detenuti che hanno mantenuto i contatti, collaboratori agricoli, amici e la bibliotecaria, sempre disponibile a offrire consigli di lettura. A differenza del carcere, che opera come divisore simbolico e fisico, "La Collina" facilita il totale ricongiungimento della persona con le dimensioni familiari, comunitarie e sociali.

Volontari e operatori che interagiscono con i giovani in un ambiente sereno

Questo lavoro complesso si avvale della collaborazione della società civile, di rappresentanti politici e di simpatizzanti, che contribuiscono a smantellare lo stigma che ancora grava sui giovani detenuti. Le "serate culturali", organizzate due volte al mese, sono un esempio concreto di questa apertura: momenti di confronto e scambio su tematiche proposte dai partecipanti, aperte a tutta la comunità e alla cittadinanza. Durante queste serate, si può parlare liberamente, seguendo la regola del rispetto reciproco e dell'ascolto, affrontando anche esperienze passate in carcere o questioni personali.

Al termine delle serate culturali, apre "il negozietto", dove vengono venduti i prodotti dell'orto e del frutteto, l'olio e il vino. Sono i detenuti stessi che lavorano i campi e mantengono ordinati gli spazi della Collina, percependo un piccolo contributo mensile per le spese di vitto e alloggio.

Prodotti agricoli della comunità in vendita

Oltre "La Collina": Un Modello per la Salute Mentale e l'Inclusione Sociale

L'approccio pedagogico e riabilitativo de "La Collina" non è un caso isolato nel panorama sardo. L'isola ha visto nascere anche altri progetti innovativi nel campo del disagio psichico e dell'inclusione sociale, ispirati da principi di dignità e autonomia.

Un esempio significativo è il progetto "Finalmente a casa" nel Nuorese. Questo ambizioso programma, dedicato a persone con disturbi psichici lievi, riprende i principi della legge Basaglia e l'esperienza americana dell'abitare supportato. L'obiettivo è reintegrare i pazienti nella società attraverso percorsi di recupero che mettano al primo posto la dignità della persona e l'autonomia.

Illustrazione concettuale che rappresenta il passaggio da una struttura chiusa a una comunità aperta

Il progetto si fonda su tre assi fondamentali: lavoro, casa e socialità. I partecipanti, come Luca, Guglielmo e Matteo che condividono un appartamento nel Nuorese, vengono supportati nel pianificare e progettare la loro vita futura, guadagnandosi da vivere attraverso borse lavoro e svolgendo attività inerenti la cura dell'ambiente e la raccolta differenziata.

Il costo di questi progetti per la sanità pubblica è significativamente inferiore rispetto al ricovero in strutture tradizionali. Se un paziente psichiatrico ricoverato in una struttura sanitaria costa alla sanità sarda circa 52mila euro all'anno, i ragazzi del progetto "Finalmente a casa" ne costano appena 14mila in tre. Questo dimostra come un approccio incentrato sulla persona, sull'autonomia e sull'integrazione sociale sia non solo più umano, ma anche economicamente più sostenibile.

L'esperienza barbaricina rappresenta un unicum nell'intera isola, offrendo la possibilità di vivere in piena autonomia, gestendo la propria casa e guadagnandosi da vivere. Questo modello di assistenza psichiatrica, che vede i pazienti come persone da ascoltare, comprendere e curare nel rispetto della libertà umana, è un passo avanti fondamentale nel garantire i diritti di tutti i malati psichici e nel promuovere percorsi di inclusione sociale efficaci e duraturi.

Simbolo stilizzato di una casa con un cuore e un ingranaggio, a rappresentare casa, benessere e lavoro

Il progetto "La Collina", con la sua storia e la sua evoluzione, e le iniziative come "Finalmente a casa", dimostrano come in Sardegna si stia consolidando un approccio innovativo e profondamente umano nel trattamento del disagio giovanile e psichico, ponendo le basi per una società più inclusiva e solidale.

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