Le Relazioni Oggettuali nel Primo Anno di Vita: Una Prospettiva Spitziana

René A. Spitz, figura di spicco nel campo della psicoanalisi, ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio approfondito del neonato e del suo primo anno di vita. Attraverso un approccio innovativo, che combinava l'osservazione diretta con metodi della psicoanalisi sperimentale, Spitz ha offerto contributi fondamentali alla comprensione dello sviluppo psichico infantile, focalizzandosi in particolare sulle nascenti relazioni oggettuali. Le sue ricerche, pur radicandosi nel solco delle idee freudiane, si distinguono per un'originalità e un rigore empirico che hanno segnato un'epoca.

L'Osservazione Diretta e il Superamento del Metodo Ricostruttivo

Contrariamente al metodo tradizionale ricostruttivo, che tentava di inferire i processi di sviluppo infantile attraverso l'analisi di stadi successivi, Spitz propugnava l'importanza dell'osservazione diretta del bambino nei suoi primissimi mesi di vita. Questo approccio gli permise di sfidare opinioni consolidate, come quella che attribuiva al neonato una vita mentale complessa, già caratterizzata da conflitti, fantasie e sensi di colpa. Per Spitz, il neonato si trova in uno stato iniziale di indifferenziazione, dal quale emergono gradualmente le prime funzioni psichiche e le prime pulsioni, fondate su prototipi fisiologici preesistenti.

Neonato che dorme

Le sue ricerche, iniziate nel 1935, lo videro inizialmente come una figura isolata, ma nel tempo altri studiosi iniziarono a orientarsi verso metodologie simili. La pubblicazione, nel 1954, della prima versione del suo influente libro "Il primo anno di vita" in Francia, coincise con l'emergere di interessi scientifici che avrebbero poi plasmato il suo lavoro, come la teoria della comunicazione.

L'Eredità Freudiana e l'Originalità Spitziana

Sebbene Spitz riconoscesse apertamente l'influenza delle idee freudiane, in particolare dei "Tre saggi sulla sessualità", il suo lavoro è permeato da una profonda originalità. Come egli stesso affermava, il genio di Freud aveva concepito idee che i suoi discepoli cercavano di sviluppare. Spitz, tuttavia, non si limitò a una mera rielaborazione teorica; egli tradusse questi concetti in pratica, applicandoli all'ambito della ricerca e della psicologia sperimentale.

Appartenente culturalmente alla scuola ungherese, che annoverava anche Sándor Ferenczi, Spitz incarnò la psicoanalisi in ambito sperimentale, così come Ferenczi l'aveva incarnata in ambito terapeutico. La sua "devozione adulta" nei confronti di Freud si manifestava non nella critica fine a se stessa, ma nella proposta di alternative suffragate da prove sperimentali. Questo approccio critico, privo di toni provocatori o di ricerca di contrasti fini a se stessi, caratterizza il suo modo "adulto" di procedere, dimostrando una maturità intellettuale che lo distingueva da altri autori.

Spitz si definiva un fedele discepolo di Freud, ma pur mantenendo una costante attenzione alle componenti dinamiche dello psichico, ignorava la dimensione topica ed economica freudiana. Mentre Freud aveva introdotto il concetto di scelta oggettuale e di oggetto libidico dal punto di vista del soggetto, Spitz si concentrò maggiormente sulle relazioni oggettuali nascenti e sul loro sviluppo nel corso del primo anno di vita.

La Differenziazione del Neonato: Maturazione e Sviluppo

Secondo Spitz, la differenziazione del neonato ha origine da due processi interconnessi:

  1. Maturazione: Si riferisce allo svolgimento di funzioni innate, sviluppate filogeneticamente, che emergono durante lo sviluppo embriologico o si manifestano in stadi successivi della vita.
  2. Sviluppo: Rappresenta l'emergere di forme, funzioni e modi di comportamento risultanti dall'interazione tra l'organismo e il suo ambiente, sia interno che esterno.

Il termine "crescita" veniva evitato da Spitz per prevenire possibili confusioni. Alla nascita, l'Io, il simbolismo e il pensiero simbolico, nella concezione freudiana, non esistono ancora. È possibile individuare solo prototipi fisiologici di meccanismi di difesa, sui quali si baserà l'intera struttura psichica. Il "corredo congenito" del neonato, secondo Spitz, include sia il patrimonio ereditario (geni, cromosomi) sia le influenze ricevute durante la gravidanza e il parto. La nascita segna un passaggio fondamentale dal fisiologico allo psicologico.

L'Oggetto Libidico e le Fasi dello Sviluppo Relazionale

Nella psicoanalisi, l'oggetto libidico è definito come "quella cosa rispetto a cui o attraverso cui, l'istinto è in grado di raggiungere la sua meta". È un elemento variabile, non originariamente connesso all'istinto, ma ad esso assegnato per facilitare la soddisfazione. L'oggetto libidico può cambiare nel corso della vita e deve farlo per seguire i processi maturazionali. La mancata evoluzione dell'oggetto libidico può portare a frustrazioni e stasi pericolose per lo sviluppo.

Spitz distingue l'"oggetto libidico" dall'"oggetto" propriamente detto della psicoanalisi accademica. Le relazioni oggettuali, nel suo schema, coinvolgono un soggetto (il neonato) e un oggetto (la madre), sviluppandosi nel corso del primo anno di vita. Questo sviluppo attraversa diverse fasi:

  1. Stadio senza oggetto (o della non differenziazione): Paragonabile al "narcisismo primario" freudiano. Il neonato non distingue tra interno ed esterno; il seno materno è percepito come parte di sé. Questa fase è caratterizzata da una scarsa differenziazione psicologica e da una soglia percettiva elevata per proteggere il bambino dal bombardamento di stimoli ambientali.
  2. Stadio del precursore dell'oggetto: Le prime interazioni iniziano a definire i contorni di un oggetto esterno.
  3. Stadio dell'oggetto: Alla fine del primo anno, si stabilisce l'oggetto libidico vero e proprio.

Spitz si discosta da Otto Rank nel considerare il trauma della nascita come prototipo di future angosce, ritenendo, in linea con Freud, che tale trauma non lasci memoria a causa dell'assenza di contenuto psichico in quel periodo. Le sue osservazioni filmate di parti naturali hanno portato alla conclusione che la reazione del neonato alla nascita è determinata principalmente da fattori meccanici (difficoltà respiratorie) e da sollecitazioni manuali per indurre il respiro, piuttosto che da un trauma psicologico.

Diagramma delle fasi dello sviluppo relazionale secondo Spitz

La Percezione Neonatale: Oltre i Sensi Tradizionali

Nei primissimi giorni di vita, le manifestazioni del neonato che potrebbero sembrare emozioni sono in realtà stati di eccitamento con una connotazione di dispiacere, parte di un "ciclo azione-reazione-azione" nella relazione madre-figlio. Spitz non considera queste manifestazioni come vere percezioni finché gli stimoli non vengono resi significativi dall'esperienza.

Tuttavia, il neonato possiede manifestazioni innate, come il comportamento di "rooting", che sembrano attivate da un sistema sensoriale diverso da quello tradizionale, da lui definito "organizzazione cinestetica", una percezione "viscerale" ed estensiva che si esprime in forma di emozioni. Questa forma di percezione è definita "ricezione on-off". Spitz ipotizza l'esistenza di organi sensoriali "transizionali", interfacce tra quelli periferici e viscerali, come la regione orale (viso) e l'orecchio interno, coinvolti nel processo di ingestione del cibo e con funzioni anaclitiche.

L'esperienza inizia a modificare il comportamento verso la fine della prima settimana, con le prime risposte al condizionamento. Un esempio è la reazione del neonato all'essere preso in braccio: se tenuto in posizione orizzontale (come per l'allattamento), volge la testa verso il petto; in posizione verticale, ciò non avviene (con variazioni culturali). Studi dimostrano che fino al secondo mese il neonato non distingue lo stimolo (latte, tettarella, seno) finché non è nella sua bocca e non è affamato. La percezione è inibita se il sistema propriocettivo è impegnato in un'esperienza di dispiacere, illustrando il "principio del Nirvana" per cui la percezione esterna è disattivata durante la scarica di tensione.

Lo sviluppo del bambino nel primo anno di vita - Trattamento Osteopatico

Il Riconoscimento del Volto Umano e la Percezione Appresa

Intorno al secondo mese, la percezione neonatale cambia. Il bambino si quieta, apre la bocca e succhia se ci si avvicina mentre è affamato. La percezione dell'ambiente si basa ancora sulla tensione di una pulsione non gratificata. Due o tre settimane dopo, il neonato inizia a seguire con lo sguardo un volto umano. Questo stimolo visivo è probabilmente associato alla gratificazione dei bisogni, poiché compare ogni volta che l'adulto si avvicina. Durante l'allattamento al seno, il bambino fissa il volto della madre, un comportamento meno evidente se nutrito con biberon.

La questione di cosa significhi realmente la percezione nel neonato è centrale. Esperienze su individui nati ciechi che hanno riacquistato la vista suggeriscono che la percezione iniziale è indifferenziata e che la percezione, come la intendiamo noi, è appresa. Un paziente descrisse una visione iniziale di luci non discriminate, comprendendo la provenienza degli stimoli solo chiudendo e aprendo gli occhi. Altri pazienti non erano in grado di distinguere alcunché, evidenziando come la capacità di discriminazione visiva richieda un apprendimento.

L'Atteggiamento Affettivo della Madre: Un Fattore Orientante Fondamentale

René A. Spitz sottolinea l'importanza cruciale dell'atteggiamento affettivo della madre nei primi mesi di vita del bambino, che funge da orientamento per il lattante. Questo comportamento materno è a sua volta influenzato dalla personalità del bambino, creando un processo circolare. Raramente si coglie la grandezza dell'importanza della madre nei processi di apprendimento e presa di coscienza del bambino, e ancor meno l'importanza primordiale dei suoi sentimenti.

La tenerezza materna offre al bambino una ricca gamma di esperienze vitali, la cui qualità è determinata dall'atteggiamento affettivo della madre. Il bambino, più dell'adulto, percepisce e reagisce in modo pronunciato alle manifestazioni affettive. Nei primi tre mesi, le esperienze del bambino sono prevalentemente affettive, poiché il sensorio, la capacità discriminativa e l'apparato percettivo non sono ancora pienamente sviluppati dal punto di vista psicologico e fisico.

Le differenze individuali tra le madri sono infinite, così come lo è la gamma dei loro sentimenti, risposte e comportamenti affettivi. Questa gamma è a sua volta influenzata dalle attitudini e dalla personalità del bambino, in un processo circolare. Il bambino nasce con un patrimonio congenito individuale che esercita influenze diverse sui sentimenti materni.

Madre che sorride al suo bambino

È importante notare che la cronologia delle risposte del bambino, come quella al sorriso, è approssimativa. Sebbene la media indichi il terzo mese, le risposte possono iniziare già a 26 giorni in bambini precoci, o ritardare fino a 6 mesi. Queste variazioni hanno un impatto significativo sulle reazioni materne.

Sebbene padre, fratelli e l'ambiente culturale abbiano la loro importanza, nella civiltà occidentale questi influssi raggiungono il bambino principalmente attraverso la madre o il suo sostituto. Per questo motivo, Spitz ha polarizzato il suo interesse sul problema dei rapporti madre-bambino, considerandolo il fattore ambientale primario e variabile nei primi tre mesi di vita.

Lo sviluppo nervoso nei primi anni è fondamentale per l'acquisizione di azioni e comportamenti. Esistono funzioni con maturazione fisiologica, parzialmente indipendenti dall'ambiente, e serie evolutive congenite. I due fattori interagenti sono quindi la madre, con la sua individualità già formata, e il bambino, con una individualità in via di formazione. Entrambi vivono in un ambiente socio-economico in cui i membri della famiglia sono i fattori determinanti primari, mentre fattori più ampi come il gruppo, la cultura, la nazione, l'epoca storica e la tradizione esercitano un'influenza di raggio maggiore.

Il Sorriso del Neonato: Un Segnale Sociale Precoce

Il sorriso, in particolare, assume un ruolo centrale nelle prime interazioni. Spitz osserva che il sorriso del neonato, sebbene inizialmente possa apparire come una risposta riflessa, si trasforma progressivamente in un segnale sociale. La risposta al sorriso, mediamente registrata intorno al terzo mese, è un indicatore cruciale dello sviluppo relazionale. La "realizzazione della Gestalt privilegiata", ovvero il riconoscimento del volto umano nella sua configurazione fronte-occhi-naso, è alla base di questa risposta.

Quando il bambino sorride in risposta a un volto, questo sorriso diventa un segnale di riconoscimento e di legame. Spitz distingue tra un sorriso come risposta a un oggetto specifico (la madre) e un sorriso che funge da segnale in risposta a una "Gestalt" visiva. La risposta del sorriso è così fondamentale che, se il bambino incontra un volto che non sorride, specialmente se questo è in movimento, può subire uno shock, specialmente se è particolarmente sensibile.

Volto stilizzato di un neonato con un sorriso

La risposta al sorriso non è immediata e incondizionata. Se la maschera viene mostrata di profilo, il bambino potrebbe non sorridere, indicando che la Gestalt tridimensionale del volto è importante per il riconoscimento. Questo suggerisce che il sorriso non è solo una reazione a un attributo effimero, ma a una configurazione più complessa.

Inoltre, il comportamento motorio gioca un ruolo. La madre che sorride e muove il viso è un esempio di come la combinazione di espressioni facciali e movimento sia essenziale per catturare l'attenzione e suscitare una risposta nel neonato. Il viso deve essere in movimento e visibile per evocare questa risposta.

Il concetto di "precursore" è fondamentale per comprendere questo stadio. Il sorriso, inizialmente, è un precursore della vera relazione oggettuale. Il bambino non riconosce ancora l'adulto come un'entità totale, ma piuttosto come un insieme di segnali. La madre, nella sua totalità, diventerà il vero oggetto solo in uno stadio successivo.

La risposta del sorriso è così significativa che, se la madre cessa di sorridere improvvisamente, il bambino può mostrare segni di disagio. Questo sottolinea la natura interattiva e dinamica della relazione. I bambini più sensibili sembrano subire uno shock di fronte a cambiamenti improvvisi nell'espressione facciale materna, evidenziando la loro dipendenza da questi segnali affettivi per la regolazione emotiva e lo sviluppo relazionale. Il sorriso, quindi, non è solo un'espressione di gioia, ma un complesso strumento di comunicazione e costruzione del legame affettivo nei primi mesi di vita.

L'Attività Ludica e la Scarica Energetica

Spitz identifica anche un rudimentale stadio dell'attività ludica nel neonato, legato alla scarica energetica. La "scarica di energia può diventare essa stessa motivo di piacere". Il bambino ripete i suoni che ha prodotto, facendo eco a se stesso. Questa attività motoria, che consiste nel riprodurre suoni percepiti, è un precursore delle interazioni più complesse. In questo stadio, il bambino è ancora lontano dallo stadio oggettuale vero e proprio, ma queste prime manifestazioni segnano aspetti nascenti delle relazioni oggettuali.

La comprensione di questi primi mesi di vita, attraverso gli occhi di Spitz, rivela un mondo di interazioni sottili ma potenti, dove ogni sorriso, ogni movimento del viso materno, contribuisce a plasmare la psiche in formazione del neonato e a gettare le basi per tutte le relazioni future.

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