Attacchi di Panico nei Bambini Piccoli: Riconoscerli, Capirli e Gestirli

La paura è un’emozione fondamentale che i bambini vivono fin dai primi mesi di vita e ha l’importante funzione di proteggere da pericoli presenti e riconoscibili, attivando risposte di fuga e di ricerca di sicurezza. L’ansia, invece, è uno stato di agitazione interiore e di allarme di fronte a situazioni pericolose che si teme si possano verificare nel futuro con conseguenze catastrofiche, anche se tali situazioni sono poco probabili nella realtà. L’ansia, rispetto alla paura, è quindi riferita più al futuro che al presente, alle conseguenze delle situazioni più che alle situazioni stesse, a situazioni temute ma improbabili, più che a situazioni contingenti e reali. Avere paura è normale, a tutte le età, anche da piccolissimi. «Ho capito che sei scappato via perché hai paura di entrare da solo nella stanza; può essere pauroso entrare senza sapere chi c’è dentro.»

Comprendere l'Ansia e la Paura Infantile

Nei bambini, ci sono ansie con una funzione positiva di adattamento e di stimolo. Quando, invece, l’ansia nei bambini si fa più intensa e lo stato di agitazione dura più a lungo, o quando è riferita a situazioni non tipiche per l’età, il disagio può essere così difficile da gestire che i bambini possono preferire non confrontarsi con la situazione che lo genera. L’emozione può essere definita come una reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali. La paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza: ci mette in allarme davanti a situazioni minacciose o che potrebbero arrecarci danno e ci consente di attivare risposte di attacco o fuga con correlati fisiologici ben definiti. Insomma, senza una giusta dose di paura saremmo già estinti. Accanto alle paure legate alla realtà o a situazioni oggettive, ce ne sono altre associate alla fervida fantasia dei bambini: un esempio su tutti la paura dei mostri. Solitamente si manifesta intorno ai 3 anni di età e finisce normalmente a 6-8 anni, periodo in cui il bambino comprende l’inesistenza dei mostri assimilando e imparando a gestire le angosce e le paure in essi rappresentate. Questi spaventi derivano dal mondo interno del bambino fatto di preoccupazioni e insicurezze di fronte all’ignoto, che viene proiettato all’esterno e rappresentato nelle figure fantastiche che animano la realtà del bambino. La loro produzione deriva dal normale pensiero animistico del bambino che vede tutto, appunto, come animato. Solo in questo modo possiamo aiutarli a sperimentare una sensazione di sicurezza e, nel tempo, a trovare strategie per sconfiggere i mostri e interiorizzare la paura imparando a gestirla. Bellissimi gli esempi riportati dalla Pixar nel cartone Monster & Co, cito la giornalista Karin Ebnet che del cartone animato scrive: “Un film che guarda in faccia le paure infantili, le esorcizza con una risata e riappacifica i bambini.” Momento maggiormente critico, ovviamente, la notte, in cui il bambino vive il distacco dalle figure genitoriali e, a causa del sonno, percepisce la perdita di controllo, sentendosi in pericolo. Il timore della separazione è qualcosa che viene sperimentato normalmente e superato in modo differente in base alla relazione con il genitore. Gioca infatti un ruolo fondamentale lo stile educativo in cui il bambino cresce, che può incrementare la numerosità delle paure, impedire lo sviluppo di adeguati sistemi di controllo dell’angoscia o far nascere nuove paure legate al sé. Quello che c’è nella stanza con la luce, rimane nella stanza con il buio. Un buon modo per favorire il distacco dai genitori prima del sonno e quindi affrontare le tenebre notturne è quello del racconto di una favola che presenti il buio e l’oscurità in modo fantasioso e divertente. In esse le cose pericolose possono essere minimizzate e rese simpatiche. Poiché legittime e naturali, le paure dei bambini non vanno criticate ma accolte e ascoltate con cura e reale attenzione. L’adulto deve aiutare il bambino ad esprimere il proprio vissuto e a comunicarlo così da ridurre la tensione e trasmettergli un senso di accettazione e supporto. Sentire di non essere solo nella lotta contro quanto temuto è per i piccoli molto importante perché sperimentano la possibilità di affrontare l’ignoto con maggiore sicurezza e senza sentirsi soli. Cerchiamo di non sminuire mai i loro timori, nemmeno i più bizzarri. Dobbiamo piuttosto aiutarli a superarli ed interiorizzare delle strategie funzionali. Non diciamo “non avere paura” o “non fare il fifone“ perché queste frasi alimenteranno in lui l’idea di essere sbagliato e che non è possibile esprimere liberamente le proprie emozioni andando erroneamente a inibirle e nasconderle. È fondamentale riuscire a entrare nel loro mondo e nei loro racconti per comprenderne il vissuto e il significato dei singoli comportamenti. Agire all’interno della sua realtà, in un contesto conosciuto e controllato, consente di comprenderne la natura e ridurre l’ansia sperimentata nella lotta alla paura. Utile utilizzare le favole, le fiabe o i racconti dove è possibile identificare e riconoscere le paure ma soprattutto dove sono evidenziate modalità funzionali per superarle. Il gioco e il disegno sono inoltre un buon palcoscenico in cui il vissuto emotivo prende vita e può trovare la sua espressione. Presentare eroi positivi che affrontano le sfide con coraggio e ridimensionando le avversità, trasmette al bambino fiducia e presenta in modo ludico strumenti e modelli di comportamento per gestire quanto non conosce. Tutto deve avvenire nel rispetto dei modi e dei tempi dei bambini, ricordando che ognuno è unico e diverso. È bene essere modelli positivi per il bambino: mostrare angosce, preoccupazioni e paure eccessive trasmette al bambino l’immagine di una realtà incontrollabile e pericolosa. Le “paure sane” hanno la caratteristica di essere tipiche dell’età del soggetto, passeggere, mutevoli e facilmente gestibili, diversamente quelle “non sane” che terrorizzano il soggetto, hanno la caratteristica di essere permanenti e possono creare in lui dei veri e propri blocchi emotivi. Tra i campanelli d’allarme sicuramente la presenza di una paura specifica in età non consona, bambini che hanno paura ad affrontare tutto e tutti o più semplicemente quando l’intensità dell’angoscia raggiunge livelli tali da rappresentare un limite nel normale svolgimento delle attività quotidiane o nella costruzione delle relazioni. Come abbiamo già detto, il non superamento delle paure può avere delle ripercussioni sul normale funzionamento del bambino e sul suo sviluppo futuro.

bambino che esprime paura

Cosa Sono gli Attacchi di Panico nei Bambini?

Gli attacchi di panico sono una manifestazione acuta di ansia, caratterizzata da un'improvvisa e intensa paura che raggiunge il suo culmine in pochi minuti, solitamente entro dieci minuti, e può durare fino a mezz'ora. Questi episodi sono spesso accompagnati da una serie di sintomi fisici e psicologici che possono spaventare sia il bambino che i genitori. È importante distinguere un attacco di panico da altre forme di paura infantile. Mentre la paura è una reazione a un pericolo reale e riconoscibile, l'ansia, e in particolare l'attacco di panico, è una risposta a una minaccia percepita, spesso legata a preoccupazioni future e a conseguenze catastrofiche, anche se improbabili.

Sintomi degli Attacchi di Panico nei Bambini

I sintomi dell'attacco di panico nei bambini possono variare, ma alcuni sono più ricorrenti. Tra questi si annoverano:

  • Sintomi fisici: Tremori e agitazione fisica, mal di pancia e nausea, palpitazioni, sensazione di soffocamento, mal di testa, sensazione di svenimento, respiro accelerato e affannoso. Questi sintomi fisici sono spesso più marcati nei bambini piccoli rispetto agli adulti.
  • Sintomi comportamentali: Pianto o urla inconsolabili, difficoltà nella respirazione che a sua volta aumenta l'agitazione.
  • Sintomi psicologici (meno frequenti nei più piccoli): Nei bambini più grandi e negli adolescenti, possono manifestarsi anche sensazioni di perdita di controllo, paura di morire o di impazzire, sebbene nei più piccoli queste manifestazioni cognitive siano meno sviluppate.

È fondamentale sottolineare che, per una diagnosi di disturbo da attacco di panico, è necessaria una valutazione clinica da parte di un esperto, che possa identificare la sintomatologia ansiosa e, soprattutto, escludere altre possibili cause, anche di natura organica.

infografica sintomi attacco di panico bambini

Distinguere gli Attacchi di Panico da Altre Forme di Ansia Infantile

Riconoscere un attacco di panico nei bambini da altre forme di paura e ansia infantile è cruciale. Le paure tipiche dell'età infantile, come la paura del buio, dei mostri, degli estranei o dei temporali, sono generalmente transitorie e non interferiscono significativamente con la vita quotidiana del bambino. L'ansia, invece, tende a essere più pervasiva e legata a preoccupazioni future.

Un elemento chiave di distinzione è la durata e l'intensità dei sintomi. Mentre una paura passeggera può durare qualche minuto o ora, un attacco di panico è un episodio acuto e intenso che, sebbene raggiunga il picco rapidamente, può lasciare il bambino spossato e spaventato. Inoltre, gli attacchi di panico possono portare a comportamenti di evitamento, in cui il bambino inizia a evitare situazioni che teme possano scatenare un nuovo episodio. Questo può manifestarsi come un rifiuto di andare a scuola (fobia scolare), di partecipare a feste o di dormire fuori casa.

Il Disturbo d'Ansia da Separazione è un esempio di ansia infantile comune, caratterizzato da una paura intensa e inappropriata per l'età quando il bambino deve separarsi dalle figure genitoriali. Il timore è che possa accadere loro qualcosa di dannoso. Questo può portare a disagio nello stare da soli o nell'allontanarsi da casa.

L'Ansia Sociale, invece, si manifesta con la paura di essere osservati e giudicati negativamente dagli altri, portando il bambino a evitare situazioni sociali.

ATTACCHI DI PANICO COME SUPERARLI: come calmare l'ansia e gestire un attacco di panico

Cause e Fattori di Rischio degli Attacchi di Panico

Non sempre è possibile identificare una singola causa precisa che scateni gli attacchi di panico nei bambini. Si parla piuttosto di fattori di rischio, elementi che aumentano la probabilità che un episodio acuto si verifichi. Tra questi troviamo:

  • Predisposizione genetica e temperamento: Un temperamento inibito o una predisposizione genetica possono rendere alcuni bambini più vulnerabili.
  • Eventi di vita stressanti o traumatici: Esperienze passate difficili, come lutti, separazioni, conflitti familiari o traumi, possono avere un impatto significativo.
  • Interpretazione delle situazioni: Una cattiva o incorretta interpretazione di eventi e situazioni, talvolta influenzata dalle figure genitoriali, può contribuire alla vulnerabilità.
  • Fattori contestuali: La presenza di disturbi d'ansia nei genitori o in altri familiari può aumentare il rischio.

È importante notare che gli attacchi di panico possono verificarsi sia in situazioni di stress che in momenti di calma, persino durante il sonno (attacchi di panico notturni).

Strategie per Aiutare un Bambino in Attacco di Panico

Cosa possiamo fare per aiutare i bambini a calmarsi quando sono in panico? E dopo? Offrire un supporto reale e concreto per fermare un attacco di panico può sembrare una vera e propria impresa, soprattutto nel caso di bambini molto piccoli che non hanno ancora sviluppato un linguaggio che permetta loro di spiegare cosa stia accadendo. Il sentimento di impotenza esperito dal genitore, che assiste agli attacchi di panico nei bambini e non sa cosa fare, potrebbe dunque essere devastante. Eppure vi sono delle strategie che un genitore dovrebbe conoscere se vuole imparare come fermare un attacco di panico e dare un aiuto consistente ai propri figli.

  1. Mantenere la calma e la vicinanza emotiva: La reazione del genitore è fondamentale. Mostrarsi spaventati può ulteriormente spaventare i bambini. Al contrario, mantenere la calma e offrire una presenza rassicurante e vicina aiuta il bambino a sentirsi meno solo e a legittimare la propria angoscia. Evitare frasi come "non può accaderti niente" o "la tua è una paura non razionale", poiché in uno stato di allerta, le capacità di razionalizzazione del bambino sono momentaneamente disattivate.
  2. Tecniche di respirazione guidata: Esercizi di respirazione svolti insieme possono essere di grande aiuto. Invitare il bambino a soffiare piano su una girandola o a fare respiri ampi e lenti, concentrandosi sulla sensazione del respiro, può aiutarlo a regolarlo. È importante proporre queste attività in modo collaborativo, come un momento "per calmarsi un pochino", piuttosto che in modo istruttivo.
  3. Validare le emozioni: È importante che i bambini imparino a riconoscere le proprie emozioni, il come ci si sente quando le si vive, il come si esprimono a livello verbale e non verbale. Accogliere e ascoltare le loro paure senza sminuirle è il primo passo per aiutarli a gestirle.
  4. Creare un ambiente sicuro per l'espressione emotiva: Un ambiente affettivo che consenta l'espressione di emozioni positive e negative permette ai più piccoli di maneggiare e gestire il proprio mondo emozionale.

Gestire il Post-Attacco e Strategie a Lungo Termine

Dopo che l'attacco di panico si è placato, è importante continuare a offrire supporto e lavorare su strategie a lungo termine:

  • Dialogo aperto: Incoraggiare il bambino a parlare di ciò che ha provato, aiutandolo a dare un nome alle emozioni e alle sensazioni.
  • Psicoeducazione: Spiegare al bambino, con un linguaggio adatto alla sua età, che l'ansia e gli attacchi di panico sono risposte del corpo che si possono imparare a gestire. Aiutarlo a comprendere che non si tratta di una malattia, ma di una reazione alla paura.
  • Tecniche di rilassamento e mindfulness: Insegnare al bambino tecniche di rilassamento, respirazione profonda, o pratiche di mindfulness adattate all'infanzia può fornire strumenti utili per la gestione dell'ansia quotidiana.
  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): La CBT è particolarmente efficace nel trattamento dei disturbi d'ansia nei bambini. Attraverso l'analisi funzionale delle situazioni problematiche, si aiuta il bambino a riconoscere i pensieri catastrofici e a sostituirli con pensieri più realistici e funzionali. Tecniche come l'esposizione graduale a situazioni temute (in un contesto controllato e sicuro) e l'apprendimento di strategie di coping sono pilastri di questo approccio.
  • Utilizzo di favole e giochi: Strumenti come favole, fiabe, disegni e giochi possono essere potenti alleati per esplorare e affrontare le paure in modo ludico. Presentare eroi positivi che affrontano le sfide può trasmettere al bambino fiducia e modelli di comportamento.
  • Collaborazione con la scuola: Se gli attacchi di panico si verificano nel contesto scolastico, è utile collaborare con gli insegnanti per comprendere meglio la situazione e trovare strategie di supporto condivise, al fine di ridurre il rischio di assenze frequenti o difficoltà nell'andare a scuola.

bambino che disegna le sue emozioni

Attacchi di Panico Notturni

Gli attacchi di panico notturni, noti anche come Pavor Nocturnus, sono una manifestazione che può colpire i bambini, caratterizzata da un risveglio brusco nel cuore della notte con intense emozioni di terrore, sudorazione, tachicardia e difficoltà respiratorie. Spesso il bambino può avere difficoltà a muoversi o parlare. Al risveglio, può essere difficile consolare il bambino a causa dell'angoscia provata. Questi episodi, pur essendo spaventosi, non necessariamente indicano un disturbo di panico diurno, ma richiedono attenzione e comprensione.

Quando Chiedere Aiuto Professionale

È fondamentale ricordare che, se gli episodi di ansia e panico diventano frequenti, intensi e interferiscono significativamente con la vita quotidiana del bambino (scuola, relazioni sociali, sonno), è importante rivolgersi a un professionista della salute mentale. Uno psicoterapeuta infantile o uno psicologo specializzato potrà effettuare una diagnosi accurata e impostare un percorso terapeutico mirato, spesso basato sulla terapia cognitivo-comportamentale, che si è dimostrata molto efficace.

Un ultimo spunto di riflessione per noi adulti: di fronte a un bambino che manifesta una tendenza a vivere episodi di ansia ripetuti, un’altra forma di “trattamento” indiretto ma comunque efficace è interrogarsi su quali siano le modalità con cui noi stessi viviamo e gestiamo le nostre paure, preoccupazioni del quotidiano e ansie della vita e su come queste modalità possano influenzare in modo positivo o negativo la serenità dei bambini e lo sviluppo delle loro competenze emotive. Essere modelli positivi per il bambino, mostrando un sano equilibrio nella gestione delle proprie emozioni, è uno dei doni più preziosi che possiamo offrirgli.

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