L'Eco del Perturbante: Dal Complesso di Edipo all'Autismo nell'Era Capitalista

La nostra comprensione della psiche umana e delle sue dinamiche relazionali è stata profondamente influenzata dalle teorie psicoanalitiche, in particolare dal complesso edipico freudiano e dalle successive elaborazioni lacaniane. Tuttavia, l'emergere di nuove forme di soggettività, come quella autistica, e la trasformazione radicale della società contemporanea, pongono interrogativi che richiedono un'attenta riconsiderazione di questi concetti. Questo articolo si propone di esplorare le connessioni tra il nucleo del complesso edipico, la nozione di "perturbante" freudiana, e le sfide poste dall'autismo e dalla cultura capitalista odierna, cercando di individuare elementi di familiarità in ciò che appare alieno.

L'Estraneità nel Familiare: Il Caso Giorgio e la "Crisi della Presenza"

La descrizione di Giorgio, un individuo apparentemente chiuso in sé stesso, privo di iniziativa e reattivo solo a stimoli specifici come i video di Peppa Pig, offre un punto di partenza per indagare la natura della soggettività al di fuori delle coordinate spazio-temporali e relazionali convenzionali. Giorgio vive in una dimensione in cui il riconoscimento dell'altro come simile sembra assente. La sua ricerca di piacere è incessante, una "bulimia" di stimoli visivi e sonori che lo spinge da un'esperienza all'altra in una sorta di desiderio rilanciato continuamente dall'insoddisfazione. Questa dinamica ricorda la nostra stessa tendenza a riascoltare un brano musicale fino a esaurirne l'impatto iniziale.

Persona che guarda uno schermo con immagini astratte

Questa radicale estraneità, riscontrata in un essere umano, genera un "perturbante", quel sentimento di inquietudine di fronte a qualcosa di familiare che si rivela improvvisamente alieno. Freud, nel suo saggio "Il Perturbante", esplora questo fenomeno attraverso un episodio personale: il ritrovarsi più volte nello stesso quartiere, come se una forza ineluttabile lo riportasse indietro. Questo rimanda alla "coazione a ripetere", un meccanismo psichico in cui un evento o un comportamento viene ripetuto inconsciamente, spesso legato a un significato pregresso ma al momento ignoto al soggetto.

La "crisi della presenza", teorizzata dall'antropologo Ernesto De Martino, offre un parallelo illuminante. L'aneddoto del pastore calabrese che si smarrisce quando il campanile del suo villaggio scompare dall'orizzonte illustra come la perdita dei riferimenti culturali e simbolici possa condurre a un profondo senso di smarrimento esistenziale. Il campanile non era solo una struttura fisica, ma il centro del suo mondo, il simbolo della sua identità culturale. La scomparsa di questo perno simbolico genera un'angoscia profonda, una perdita di senso del mondo.

La Funzione Paterna e il Crollo dei Simboli nell'Era Capitalista

Il complesso edipico, nella sua essenza, descrive la dinamica infantile di desiderio per il genitore di sesso opposto e rivalità con il genitore dello stesso sesso, un nodo cruciale per l'integrazione del soggetto nella società attraverso l'accettazione della legge paterna. Lacan, tuttavia, sposta l'attenzione dalla figura paterna biologica alla "funzione paterna", intesa come metafora del rappresentante della Legge, colui che introduce il soggetto alla vita sociale rompendo la diade madre-bambino e facendogli rinunciare a parte del suo godimento. Questa rinuncia è fondamentale per l'accesso al desiderio, alle relazioni sociali e al riconoscimento all'interno di una civiltà.

Albero genealogico stilizzato con un simbolo di legge

Tuttavia, Lacan aveva predetto un futuro in cui questa funzione paterna, e con essa l'ordine sociale su cui si basava, sarebbe crollata. L'avvento del capitalismo, con la sua mercificazione e quantificazione dei saperi, trasforma le istituzioni accademiche in "fucine teoretiche" che svuotano i discorsi del loro nucleo centrale. Psicoanalisi, culture, scienza diventano meri oggetti di consumo, "oggetti piccolo a", irriducibili e insoddisfacenti. Il capitalismo promette una soddisfazione immediata, ma in realtà acuisce l'insoddisfazione e la frustrazione, spingendo a una ricerca compulsiva di nuovi oggetti.

Questo processo porta a un passaggio da culture fondate su simboli e valori proiettati nel futuro, che consentivano di fare i conti con la mancanza e il desiderio, a una cultura in cui il simbolo è un "reliquia ossessivamente presentificata" che ingorga quella mancanza, generando reazioni di odio, violenza e impotenza. L'oggetto-a, per il soggetto contemporaneo, è ovunque, un oggetto da esorcizzare ma al contempo da rincorrere compulsivamente senza mai raggiungerlo.

L'Autismo come Specchio della Nostra Alienazione

La figura di Giorgio e, più in generale, i soggetti autistici, possono essere visti come uno specchio di questa alienazione contemporanea. La loro ricerca di separazione dall'Altro, spesso percepito come persecutore, si manifesta attraverso stereotipie, ovvero l'uso di oggetti reperiti nella realtà per difendersi. Ma anche per i soggetti "non autistici", la perdita delle coordinate simboliche che regolano le relazioni umane porta a una condizione simile.

Lacan lega questo passaggio a effetti di "segregazione reale". Quando il padre non funge più da garante universale della Legge, ma si abbassa a un "Significante-Padrone" (S1) che compete con altri, la ripartizione dei godimenti non avviene più in forma simbolica, ma attraverso una segregazione. Il padre che chiedeva la rinuncia a una parte di godimento per l'ingresso nella società, è evaporato, lasciando spazio a una logica di divisione e esclusione.

Alienazione: da Hegel a Marx, la storia del concetto di alienazione

L'impossibilità di sottrarsi alla scelta, anche per il soggetto autistico, "fuori discorso", evidenzia una condanna esistenziale. Nonostante la complicità dell'Altro, il soggetto sceglie la forma del proprio particolare modo di godere. Questo ci porta a riflettere sull'autismo che è in noi "normali", sulla nostra stessa tendenza a rinchiuderci in modalità di godimento stereotipate, a cercare fugaci soddisfazioni in un mondo privo di un solido orizzonte simbolico.

Il Perturbante e la Necessità di un Nuovo Ordine Simbolico

La logica del perturbante ci invita a cercare l'elemento familiare in categorie apparentemente aliene come l'autismo. Non si tratta di negare le specificità, ma di riconoscere come le dinamiche che sembrano confinare alcuni individui ai margini della società siano in realtà echi amplificati di una condizione che attraversa l'intera umanità nell'era capitalista.

La "Storie Pazzesche" di Damien Szifron, con le sue narrazioni di istinti animaleschi che emergono da equivoci banali, sottolinea come le strutture simboliche tradizionali (matrimonio, leggi) siano sempre meno capaci di contenere il "Reale umano" - la pulsione di morte. L'uomo contemporaneo, dimentico del progresso, regredisce verso la rovina, diventando sia vittima che responsabile.

L'eredità del complesso edipico, reinterpretata da Lacan, ci mette in guardia contro un futuro in cui l'ordine matematico e la quantificazione dei saperi prevarranno sull'ordine spirituale e simbolico. La perdita della funzione paterna come garante della Legge universale apre la strada a una frammentazione sociale e a una segregazione sempre più accentuata.

In conclusione, l'esplorazione dell'autismo attraverso la lente del perturbante e del complesso edipico ci spinge a una riflessione critica sulla nostra società. La ricerca di un senso condiviso, la necessità di ristabilire un ordine simbolico che possa dare un orizzonte alla nostra esistenza, e la comprensione dell'autismo che è in noi, diventano imperativi per evitare di essere consumati dalla bulimia del capitalismo e dalla segregazione del reale.

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