Nell'insegnamento di Jacques Lacan, il concetto di "discorso" trascende la mera comunicazione verbale per diventare una struttura complessa che tenta di armonizzare la dimensione del significante, ciò che può essere rappresentato e condiviso, con quella del godimento, il vissuto sensoriale ed emotivo intrinsecamente intraducibile. Seguendo gli studi semiotici, Lacan concepisce il discorso come una trama, un testo che connette diversi elementi in movimento, derivando dalla radice etimologica che rimanda al verbo "discorrere". Pertanto, il discorso può essere inteso come una forma di legame in divenire tra molteplici elementi.

Le Quattro Dimensioni del Discorso Lacaniano
Lacan identifica quattro discorsi fondamentali, ciascuno dei quali articola quattro elementi essenziali. Questi discorsi non sono entità statiche, ma piuttosto schemi dinamici che descrivono le diverse modalità in cui il soggetto si relaziona con il sapere, il godimento e la verità. Essi sono: il Discorso del Padrone, il Discorso dell'Universitario, il Discorso dell'Isterica e il Discorso dell'Analista. La loro struttura si basa su uno schema base con quattro posizioni fisse: quella dell'agente, dell'Altro, del prodotto e della verità.
Lo schema base del discorso, secondo Lacan, ordina e collega queste quattro posizioni. La barra che separa l'agente dalla verità è analoga alla barra che separa significante e significato. Il vettore che collega agente e Altro indica l'azione dell'agente sull'Altro, mentre la barra tra Altro e prodotto riflette la stessa separazione tra agente e verità. Infine, tra verità e prodotto si manifesta l'impossibilità di un legame diretto.
I quattro simboli che animano questi schemi sono:
- S1: Il significante padrone, che introduce il soggetto nella trama significante, segnando l'ingresso nell'universo simbolico.
- S2: Il sapere, o la trama dei significanti che seguono S1, rappresentando la base minima per articolare una catena significante.
- $: Il soggetto diviso, rappresentato da un significante per un altro significante, alienato nel campo del linguaggio e dipendente dallo scivolamento della catena significante.
- a: L'oggetto causa del desiderio, l'oggetto pulsionale inassimilabile alla catena significante, ma che ne costituisce il prodotto e l'eccedenza.
Questi simboli ruotano all'interno dello schema base, generando i quattro discorsi attraverso movimenti di un quarto di giro. Un mezzo giro rappresenta il rovesciamento di un discorso, come nel caso in cui il Discorso dell'Isterica sia il rovescio del Discorso dell'Università, e il Discorso dell'Analista il rovescio del Discorso del Padrone.
I Quattro Discorsi ed il Discorso del Capitalista
L'Inconscio tra Simbolico e Reale
Nella cornice teorica lacaniana, l'inconscio si manifesta su un duplice piano: quello dei significanti (il Simbolico) e quello del godimento (il Reale).
Il Simbolico rappresenta l'inconscio come una trama che attraversa la nostra vita, costruita nel tempo. È un sapere che non sappiamo di sapere, ma che orienta le nostre azioni e si ripete in diversi contesti. È la dimensione del linguaggio, delle strutture che ci organizzano e ci permettono di comunicare.
Il Reale, invece, si riferisce all'inconscio come sapere che deve ancora realizzarsi. È il trauma della trama simbolica, ciò che interrompe il flusso ripetitivo dei significanti e ci richiama a simbolizzare qualcosa di esterno-senso, di indicibile. Il Reale insiste nella vita come la possibilità di un nuovo modo di esistere, al di là di ciò che si è già sedimentato. È l'incontro con l'impossibile, con ciò che resiste alla simbolizzazione, ciò che non può essere pienamente rappresentato o compreso. L'evento del virus Sars-Cov-2, ad esempio, ci ha mostrato quanto il reale sia indicibile: nonostante l'accumularsi di informazioni e saperi sul virus, l'essenza del suo impatto, il suo "senso" nelle nostre vite, rimane elusiva.

Il Lavoro Analitico e l'Incontro con il Reale
Il lavoro di un'analisi lacaniana mira a rintracciare la trama dell'inconscio che si ripete dal passato. Contemporaneamente, deve introdurre l'esperienza del Reale come inciampo e trauma del senso. Questo permette alla cura di diventare un'occasione per riconfigurare la trama e far emergere l'inconscio come possibilità di un sapere futuro.
La psicoanalisi, in questa prospettiva, non deve colonizzare il Reale con il Simbolico, ma piuttosto rendere il Simbolico permeabile all'esistenza del Reale. È il Reale a rendere insaturo il Simbolico, prefigurando così le sue possibilità generative e creative. L'analisi, quindi, non si propone di dare un senso al "fuori senso", ma di permettere al soggetto di uscire da quel "buco" e godersi la vita reale, non quella che "potrebbe esserci".
La psicoanalisi lacaniana, dunque, si occupa del reale del corpo, del corpo pulsionale. È il Simbolico che, entrando nel corpo di un mammifero, dà origine all'essere umano, innescando una lotta perenne tra Simbolico e corpo, una lotta che definisce l'Homo sapiens. Il reale del corpo è una condizione da conquistare, poiché il corpo umano, in quanto corpo simbolico/pulsionale, non è mai esclusivamente corpo.
Il Reale come Resistenza all'Interpretazione
Un aspetto cruciale della teoria lacaniana è la distinzione tra "realtà" e "reale". La realtà è quella concreta e quotidiana, spesso vissuta in modo abitudinario e meccanico, dove ci riconosciamo e diamo per scontata l'esistenza delle cose (io sono io, la forchetta è una forchetta). Il reale, invece, è ciò che "scompagina" la realtà, ciò che irrompe come un trauma, un limite, un "pugno nello stomaco" che ci risveglia dal sonno della quotidianità.
L'incontro con il reale può manifestarsi attraverso eventi apparentemente negativi come un disturbo improvviso, la perdita del lavoro, una rottura traumatica, un incidente. Ma può anche derivare da esperienze intensamente positive come un nuovo amore, la nascita di un figlio, l'incontro con un'opera d'arte o una scoperta scientifica. Tutto ciò che ci risveglia dal sonno della realtà, che ci porta al limite e ci evidenzia una verità inattesa, è reale.
Il reale è ciò che resiste al potere dell'interpretazione. Non è l'irreale, ma il reale portato al suo punto di incandescenza, un reale talmente "massimamente reale" da eccedere la misura del soggetto e inciderlo a fuoco. È l'impossibile che l'analisi deve produrre, non un dialogo o una conversazione volta a creare un senso condiviso. L'analisi non mira a "addomesticare l'impossibile", ma a fare l'esperienza del non avere bisogno di un senso, a diventare realisti.

Il Trauma Fondamentale
Il trauma, nella prospettiva lacaniana, non è un evento che accade a qualcuno e non ad altri, ma è il fatto stesso di venire al mondo. L'essere umano ha a che fare con il trauma in quanto tale. Il trauma non è una rottura accaduta nel soggetto e che si ripete, ma una scissione sempre in atto di cui il soggetto è solo un tentativo di risposta. L'analisi permette di separare il trauma in sé dalle sue manifestazioni empiriche e fantasmatiche, offrendo la possibilità di stabilire un rapporto diverso con esso. Venire al mondo è un effetto del trauma, che risiede nell'incidenza del linguaggio sul vivente.
Lo Sguardo e l'Oggetto Causa del Desiderio
Lo sguardo, nel pensiero di Lacan, è uno sguardo che ci portiamo dentro, una sorta di "visione interiore" che ci costituisce. Non è solo lo sguardo esterno della sorveglianza o dei social media, ma uno sguardo che è parte integrante della nostra soggettività e che ci riporta alla questione del trauma.
L'oggetto sguardo è fondamentale nella formalizzazione dell'oggetto piccolo "a", l'oggetto causa del desiderio. Questo oggetto non è qualcosa di concreto, ma un taglio nel campo dell'Altro, una spaccatura nel campo visivo in cui il soggetto è implicato. L'oggetto "a" non è il reale in sé, ma ne è un sembiante, presentando il reale nel simbolico. L'incontro con l'oggetto sguardo segna un punto di discontinuità, una distorsione permanente nella vita di ciascuno.
Il "Non C'è Rapporto Sessuale" e il Godimento
L'aforisma lacaniano "non c'è rapporto sessuale" non va inteso come una mancanza, ma come un'affermazione pura. Afferma un godimento che non si rapporta a nulla, un godimento che causa il rapporto e ogni rapporto, senza dispiegarsi in esso. Questo godimento è la dimensione erogena che emerge nel lamento del nevrotico, un aspetto che l'analisi porta alla luce.
La psicoanalisi è, in ultima analisi, una "talking cure", una cura basata sulla parola. Tuttavia, il suo obiettivo non è quello di fornire un senso, ma di permettere al soggetto di fare esperienza del non avere bisogno di senso, di diventare realista. La psicoanalisi funziona come un "operatore del non-senso", smontando i malintesi ideologici e collocando ogni "parlessere" nella sua irriducibile singolarità corporea, ciò che Lacan chiama "sinthomo".
L'errore dell'animale parlante sta nel credere che il linguaggio possa condurlo a un sapere assoluto. Al contrario, il linguaggio è un puro "troumatisme" (un gioco di parole tra "trou" - buco - e "traumatisme" - trauma), un'invenzione che supplice all'incompletezza del reale. Il fatto stesso che parliamo è la prova lampante del nostro essere inchiodati al "non-tutto", a "pezzi" di reale. La psicoanalisi ribadisce quotidianamente questa verità d'incompletezza.
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