La Psicoanalisi come Percorso: Riflessioni sull'Approccio di Franco Borgogno e la Seduta Monosettimanale

La psicoanalisi, nella sua essenza, rappresenta un viaggio profondo nell'interiorità umana, un percorso di scoperta personale che si snoda attraverso la pratica clinica e l'insegnamento. Questo viaggio non è solo quello dell'analista, ma si intreccia indissolubilmente con quello del paziente, in un cammino faticoso ma immensamente arricchente. Franco Borgogno, figura di spicco nel panorama psicoanalitico italiano e internazionale, incarna questa visione dell'analisi come "percorso", distinguendola da un mero "processo" e avvicinandola all'idea di una "traversata" significativa. La sua opera, ricca di pubblicazioni e contributi teorici, offre una lente privilegiata per esplorare le sfumature di questo approccio, con particolare attenzione alle implicazioni della frequenza delle sedute, come la seduta monosettimanale.

L'Analisi come Percorso: Oltre la Standardizzazione

Borgogno pone una forte enfasi sulla specificità del percorso individuale, contrapponendola alla "standardizzazione" e all'"omologazione". L'idea di "percorso" è intrinsecamente legata al soggetto, alla sua unicità e alla sua storia. Questo si oppone a un approccio che tende a uniformare le esperienze, un rischio sempre presente anche all'interno della comunità psicoanalitica, dove l'alterità è talvolta elusa o disprezzata. La tendenza a "cambiare i connotati degli altri", un vizio mentale diffuso, si manifesta anche tra gli analisti, portando a una sorta di "narcisismo gruppale e istituzionale" mascherato sotto vesti di ideali sociali.

Il percorso analitico, secondo Borgogno, è inesorabilmente lungo. Partiamo "da lontano", con la psicoanalisi stessa che ha una lunga storia e le cui radici affondano in esperienze pregresse. Questo richiede tempo, pazienza e un'apertura costante per correggere gli inevitabili errori che accompagnano ogni crescita. L'intervista "The Vancouver Interview" diventa un veicolo per esplorare questa concezione, dove lo stile libro-intervista permette una modulazione del "self disclosure" senza scadere nel "self exposure", rivelando aspetti del sé in modo controllato e profondo.

Copertina del libro

L'Onda Lunga Relazionale: Il Tempo nell'Analisi

La concezione dell'analisi come percorso si lega strettamente all'idea di "onda lunga", che tiene conto del fatto che ciascuno parte da lontano. Per comprendere il presente, è necessario considerare il passato nel suo divenire e il futuro, poiché i nostri progetti sono espressioni dei nostri desideri e aspirazioni. Il presente analitico è quindi un intreccio di tre tempi: passato, presente e futuro. La conoscenza del contesto interpsichico, sia presente che passato, permette di avvicinarsi alla comprensione dell'intrapsichico che interagisce nella seduta, cogliendo la novità accanto alla ripetizione.

Borgogno sottolinea l'importanza dei "meta-dialoghi" rispetto ai contenuti del discorso, evidenziando la rilevanza della complessità del dialogo e non solo del significato affettivo dello scambio del momento. L'esperienza clinica lo ha portato a rivalutare sedute inizialmente giudicate buone, che nel lungo periodo si rivelavano meno significative, e viceversa. Questo è dovuto al fatto che "capiamo poco a poco, di solito impersonificando qualcosa di cui diventiamo coscienti - quando va bene - solo strada facendo".

Nello stesso momento in cui si interpreta o non si interpreta, si metacomunica, inviando "comandi ipnotici inconsci". Questi messaggi veicolano desideri, paure, idiosincrasie e la propria "morale della salute" e "Weltanschauung", influenzando l'evoluzione dell'analisi. Il paziente percepisce tutto ciò, anche se vagamente, e spetta all'analista riconoscere la propria "azione interpsichica" inconscia e la percezione del paziente. È su questi aspetti, spesso propri dell'analista, che si deve lavorare per aiutare il paziente a riconoscersi. Le onde relazionali, base dell'intrapsichico, partono da lontano e si ingrossano o decrescono, per poi infrangersi sulla spiaggia di una seduta.

Un buon analista dovrebbe tenere presente l'invito di Ferenczi a immedesimarsi con "immaginazione generosa e responsiva" nel paziente, ricordando di essere stati anche noi "pazienti" in diverse fasi della vita. Per essere "buoni genitori" analitici, è necessario vedere sempre il passato, il presente e il futuro, rimanendo connessi al proprio corredo specie-specifico.

Real Life Events e Lived Events: La Profondità della Storia del Paziente

Il rispetto per la specificità dell'altro porta Borgogno a sottolineare l'importanza della storia del paziente, distinguendo tra "real life events" (eventi reali della vita) e "lived events" (eventi vissuti). Mentre nel campo della nevrosi i lived events possono sembrare sufficienti, quando si va oltre la nevrosi, i real life events devono essere portati alla luce per non spogliare il paziente di parte della sua vita e sofferenza.

Ferenczi ci ricorda che l'analista deve compiere un "assassinio d'anima", ma deve anche riconoscere il proprio "assassinio" e provvedere, diventando questo riconoscimento l'autentico "fattore mutativo". Il dolore, in particolare quello infantile, da cui il bambino non può difendersi da solo, richiede un "genitore equo e giusto" che non lo infligga e, qualora lo abbia fatto, sappia riconoscerlo. Borgogno evidenzia l'urgenza di diversificare e differenziare "diritti e doveri dei genitori" e "diritti e doveri dei bambini", superando la "confusione di lingue" che ancora ci avvolge.

Non è scontato che i genitori siano sempre buoni e appropriati, e lo stesso vale per gli analisti. Ferenczi fu scandaloso per aver segnalato quanta "omissione di soccorso" produciamo senza accorgercene, talvolta incolpando il paziente e compiendo "terrorismo della sofferenza". La sua visione elevata coglieva la difficoltà di immedesimarsi eticamente e immaginativamente con l'altro, e la radicata amnesia degli analisti (e dei genitori) riguardo alla propria infanzia e "infanzia analitica". Lo sguardo della madre può riconoscere ma anche far ammalare, e i messaggi dello "specchio" comportano una "ricaduta algogena" quando sono troppo enigmatici.

Ferenczi proponeva di "prendere su di noi la malattia del paziente", lasciandola "invadere il campo", per poterla poi testimoniare al paziente come connessa a qualcosa che gli è realmente accaduto. Questo porta al concetto di "role-reversal", dove l'analista, pur amando essere il "buon genitore", deve anche impersonificare "quello cattivo" per restituire e riconoscere al paziente l'esperienza infantile dissociata perché troppo dolorosa.

Diagramma che illustra la relazione tra real life events e lived events

La Seduta Monosettimanale nell'Ottica Borgogniana

Sebbene il materiale fornito non si soffermi esplicitamente sulla frequenza settimanale delle sedute come elemento centrale, la visione di Borgogno offre spunti preziosi per comprenderne le implicazioni. La sua enfasi sul "percorso", sull'"onda lunga relazionale" e sull'importanza del tempo e della storia del paziente suggerisce che una minore frequenza delle sedute potrebbe, in alcuni casi, favorire una maggiore elaborazione e integrazione tra una seduta e l'altra.

L'idea di "perdere di vista" l'esperienza per avviarne l'elaborazione del lutto, un processo che richiede tempo e una "funzione di testimonianza", si allinea con la possibilità che una seduta monosettimanale offra uno spazio più ampio per la riflessione e l'integrazione. Se l'analisi è un cammino faticoso e arricchente, la cadenza delle sedute deve essere calibrata per permettere al paziente di "digerire" quanto emerso, favorendo un processo di disidentificazione da oggetti introiettati e "comandi ipnotici" interiorizzati.

Tuttavia, è fondamentale ricordare che l'efficacia di una seduta monosettimanale, come di qualsiasi altra frequenza, dipende dalla specificità del paziente, dalla sua struttura psichica, dalla gravità del disagio e dalla fase del trattamento. Borgogno stesso, pur criticando certe rigidità teoriche, riconosce l'importanza di un dialogo aperto e della flessibilità. La sua critica alla scuola kleiniana per la sua "casa teorica e clinica troppo aristocratica" che "chiudeva fuori" elementi della vita reale, suggerisce un approccio pragmatico e attento alle esigenze del singolo.

La seduta monosettimanale potrebbe offrire un'opportunità per rafforzare l'"azione interpsichica" inconscia e la percezione del paziente, permettendo una maggiore sedimentazione degli elementi emersi. L'analista, consapevole dell'"onda lunga" e della complessità del tempo psichico, potrebbe guidare il paziente attraverso questo percorso con una maggiore attenzione alla qualità dell'elaborazione tra un incontro e l'altro.

La questione del setting online nella psicoterapia psicoanalitica

L'Analista come Testimone e Paziente del Passato

Borgogno, rileggendo autori come Freud, Ferenczi, Bion e Paula Heimann, sottolinea l'importanza per l'analista di confrontarsi costantemente con la storia della disciplina e con il proprio passato, sia come individuo che come analista. L'analisi personale, l'incontro con colleghi e la supervisione sono essenziali per comprendere le dinamiche relazionali e per evitare di rimanere intrappolati in un modo di pensare rigido.

La sua critica alla tendenza a "cambiare i connotati degli altri" e all'"omologazione" riflette un desiderio profondo di preservare l'autenticità e la specificità di ogni percorso analitico. L'analista non è un giudice, ma un testimone che, attraverso la propria disponibilità a immedesimarsi e a riconoscere le proprie vulnerabilità, aiuta il paziente a riconoscere la propria verità.

Il libro "Psicoanalisi come percorso" sintetizza questa visione: il percorso personale dell'autore attraverso la psicoanalisi, nella pratica clinica e nell'insegnamento, è un invito a tenere sempre presente la storia della disciplina e a dialogare con i maestri del passato. Il contributo del paziente è essenziale in questo cammino, rendendo la psicoanalisi un'esperienza di progresso faticoso ma anche profondamente arricchente.

In conclusione, l'approccio di Franco Borgogno alla psicoanalisi, incentrato sull'idea di "percorso" e sull'"onda lunga relazionale", offre una prospettiva profonda e sfumata sulla pratica clinica. La seduta monosettimanale, in quest'ottica, non è un dato statico, ma una variabile che può essere utilizzata per favorire un'elaborazione più profonda e integrata, a patto che l'analista sia costantemente attento alla specificità del paziente, alla sua storia e alla complessa interazione temporale che caratterizza ogni percorso terapeutico. La psicoanalisi, come sottolinea Borgogno, è un viaggio che richiede coraggio, pazienza e una costante apertura al nuovo, un cammino che si snoda attraverso il tempo e la relazione.

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