Oswald Mathias Ungers (Kaisersesch 1926 - Colonia 2007) è stato un architetto la cui opera ha profondamente indagato la natura concettuale della forma architettonica e il suo rapporto intrinseco con la città. Un momento cruciale nella sua prolifica carriera si colloca intorno al 1965, quando Ungers partecipò a diversi concorsi di progettazione, presentando una serie di lavori dal carattere fortemente programmatico. Questi progetti non erano semplici elaborati edilizi, ma vere e proprie indagini sulla forma architettonica come rappresentazione di un'idea, sviluppando in modo paradigmatico concetti morfologici di base, quali la trasformazione e l'assemblaggio.

Questi progetti, esposti nel 2017 al Politecnico di Milano in collaborazione con l'Ungers Archiv für Architekturwissenschaft di Colonia, sono stati successivamente raccolti in un volume bilingue (italiano e tedesco), offrendo una preziosa testimonianza di una fase di transizione nell'architettura moderna. Come sottolinea O.M. Vieths, questi lavori "emergono in un momento di transizione, nella fase finale del Movimento Moderno, e propongono un nuovo modo di intendere l’architettura". Il purismo della rappresentazione grafica di questi progetti, caratterizzato dall'uso dell'assonometria a 45° eseguita con un tipo di linea uniforme, supporta questo carattere concettuale. L'alto livello di astrazione di tali disegni evidenzia la qualità dei progetti come pure composizioni dialettiche di volumi e spazi, separando l'architettura dalla mera funzionalità per elevarla a forma d'arte.
La Stagione della "Città Dialettica" e il Caso Studio di Berlino
La tesi investiga in profondità alcune opere di Oswald Mathias Ungers, focalizzandosi in particolare sulla stagione della sua ricerca che confluisce nella teoria della "città dialettica". Per analizzare questa fase, viene scelto come caso studio specifico la città di Berlino. L'assunzione di questa particolare stagione dell'opera di Ungers permette di analizzare il progetto architettonico e urbano attraverso la lente della trasformazione e della costruzione della città contemporanea, la "Großstadt", con le sue intrinseche criticità e il pesante bagaglio storico con cui le città europee sono costrette a confrontarsi. Nel caso di Berlino, a questo si aggiunge la sua particolare condizione post-bellica, segnata dalla divisione e dalla successiva riunificazione.
I progetti analizzati vengono letti sia da un punto di vista compositivo che figurativo, con l'obiettivo di far emergere i riferimenti concettuali, le aporie, le condizioni progettuali, le regole architettoniche e le loro inevitabili alterazioni che l'architetto costruisce nella fase ideativa ed espressiva del suo lavoro. L'architettura di Ungers in questa fase non è una mera risposta alle esigenze immediate, ma una riflessione profonda sul significato e sulla forma della città, un'arte capace di trascendere la realtà contingente per proporre visioni urbane.

Dalle "Prime Case" ai "Progetti Programmatici"
La mostra "Progetti Programmatici" al Politecnico di Milano rappresenta la seconda di tre esposizioni dedicate all'opera di O.M. Ungers, organizzate in collaborazione con l'Ungers Archiv für Architekturwissenschaft di Colonia. Il primo appuntamento, intitolato "O.M. Ungers: prime case", aveva esplorato l'opera architettonica giovanile dell'architetto, accompagnato da un convegno. L'ultima tappa di questo progetto di ricerca, prevista per il 2019, si è focalizzata sui "Progetti per la città". Questo progetto si inserisce nell'attività più ampia degli Archivi Storici del Politecnico di Milano, mirata non solo all'acquisizione di fondi archivistici, ma anche alla creazione di relazioni con una comunità territoriale più ampia attraverso iniziative che promuovono la diffusione e la conoscenza degli archivi. Il rapporto con l'Ungers Archiv di Colonia è di particolare significato, poiché contribuisce a sviluppare una rete internazionale di soggetti culturali interessati alla valorizzazione della documentazione degli archivi degli architetti, aprendo nuove linee di attività e collaborazioni.
Rispetto alle opere della fase iniziale, le "Prime Case", i "Progetti Programmatici" - come lo Studentenwohnheim Enschede del 1964, la Deutsche Botschaft beim Heiligen Stuhl a Roma del 1965 e il Museum Preußischer Kulturbesitz a Berlino, anch'esso del 1965 - presentano un carattere decisamente diverso. Sono caratterizzati da una disciplina formale più rigorosa e da una tendenza verso la riduzione agli aspetti essenziali. In questi progetti, la ricerca progettuale si sposta da una riflessione centrata sui fenomeni di base della forma a una discussione più complessa sul rapporto tra forma e idea, o sulla concettualizzazione stessa dell'architettura.
La Griglia come Archetipo e la Trasformazione Urbana
Ungers ha esplorato l'idea della "griglia" come archetipo fondamentale nell'organizzazione dello spazio urbano. La griglia, per Ungers, non è solo un sistema di suddivisione geometrica, ma un principio organizzatore che riflette e plasma le dinamiche sociali e le modalità di vita degli abitanti. Nel contesto di Berlino, ad esempio, la griglia aveva il compito di "spingere gli abitanti a vivere nel nomadismo", suggerendo un modello urbano che non fosse statico e predeterminato, ma che permettesse flessibilità e adattamento. Questo approccio si discosta nettamente dalla rigidità delle città americane a blocco, come New York, che Ungers considerava meno diversificate al loro interno.
Oswald Mathias Ungers - by Dirceu Acosta
L'architetto rivendica l'architettura come un'arte che si posiziona tra l'ambiente e l'individuo, un ponte tra la dimensione fisica e quella esistenziale. La sua visione dell'architettura come "bigness", intesa non in senso meramente dimensionale ma come capacità di contenere e organizzare molteplici funzioni e significati, si lega al concetto di "separazione" - non una separazione fisica, ma una distinzione concettuale tra le diverse parti che compongono la città e i suoi elementi architettonici. Questa capacità di "separare" e al contempo "connettere" è fondamentale per comprendere la sua dialettica urbana.
I suoi pensieri sui modelli urbani, sviluppati anche durante la sua docenza alla Cornell University, hanno influenzato profondamente il dibattito sull'architettura e sulla città. Ungers non si limitava a proporre soluzioni, ma invitava a una riflessione critica sulla natura della città moderna e sul suo futuro. La sua ricerca si è concentrata sulla comprensione delle regole che governano la città, ma anche sulla loro alterazione e trasformazione, riconoscendo la città come un organismo in continua evoluzione.
La Ricerca Morfologica e la Critica al Movimento Moderno
La ricerca morfologica di Ungers, particolarmente evidente nei "Progetti Programmatici", si caratterizza per un approccio rigoroso e analitico. L'obiettivo era quello di estrarre i principi fondamentali della forma architettonica, indipendentemente dalle funzioni specifiche o dal contesto immediato. Questo rigore formale, unito a una ricchezza di linguaggio e a un disegno di altissimo livello, ha permesso a Ungers di esplorare le potenzialità della forma pura, svincolata dalle contingenze del Movimento Moderno, che pur aveva segnato profondamente la sua formazione - Ungers stesso è stato professore all'università di Karlsruhe - e che stava attraversando una fase di crisi e ripensamento.
I progetti per Berlino, in particolare, sono stati fondamentali per i suoi successivi sviluppi teorici e progettuali. Il lavoro sull'architettura urbana e la riflessione sulla "città dialettica" hanno permesso a Ungers di affrontare le complessità della città europea, proponendo modelli alternativi a quelli dominanti. La sua opera si pone come una critica implicita agli eccessi del funzionalismo e a una certa standardizzazione che aveva caratterizzato gran parte delle città europee di quegli anni, proponendo invece una visione della città come entità complessa, diversificata al suo interno e ricca di stratificazioni storiche e culturali.

L'architetto ha sempre sostenuto l'importanza di una disciplina formale che non fosse fine a se stessa, ma che servisse a chiarire e a dare ordine alla complessità del vivere urbano. La sua ricerca si è mossa verso una definizione dell'architettura come arte autonoma, capace di dialogare con l'ambiente e di incidere sulla qualità della vita degli individui. Il suo approccio, spesso definito "diverso" e "morfologico", ha posto le basi per una riconsiderazione critica dei principi urbanistici e architettonici, aprendo la strada a nuove interpretazioni della relazione tra forma, spazio e società. La difficoltà incontrata nella fattibilità di alcuni di questi progetti, spesso visionari e audaci, non ha mai diminuito la sua determinazione nel perseguire una ricerca architettonica profonda e significativa, che continuasse a esplorare i limiti e le potenzialità della forma e della città.
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