Figli del Post-Narcisismo: Le Nuove Fragilità dell'Adolescenza nell'Era della Dissociazione

Il passaggio dal mito edipico a quello narcisista ha promosso un nuovo modo di affrontare i compiti evolutivi adolescenziali, costringendoci a dare un senso diverso alla fisiologia della crescita e alla sofferenza delle ragazze e dei ragazzi nati negli ultimi trent’anni. Indossare le lenti del narcisismo ci ha consentito di inquadrare e focalizzare innumerevoli questioni da cui attinge il ricco serbatoio delle fatiche e delle sintomatologie giovanili contemporanee. I difetti di autostima, il senso di vergogna e il conseguente bisogno di mostrarsi all’altezza di aspettative ideali di successo, la centratura su di sé a discapito della relazione con l’altro sono solo alcuni dei corollari del narcisismo e delle sue fragilità con cui ci siamo confrontati dentro e fuori la stanza clinica. La regia del dolore e del conflitto interno ci appariva come inesorabilmente dettata dalla sensazione irriducibile e dalla paura ottenebrante di fallire, di trovarsi in balia di aspettative interne ed esterne idealizzate, altisonanti, associate all’impossibilità di raggiungere traguardi soddisfacenti e un’immagine di sé adeguata. Sentirsi figli belli e perfetti, genitori o giovani adulti altrettanto brillanti era sicuramente una questione pressante nelle menti collettive.

Oggi è ancora così? È solo questo? Tutto ciò che osserviamo nel mondo che ci circonda, le testimonianze raccolte nelle esperienze preventive e formative, i colloqui negli spazi di ascolto a scuola e nelle stanze della clinica, testimoniano che è ancora possibile collocare il narcisismo al centro della dinamica intrapsichica che governa pensieri, azioni, comportamenti agglomerati nel dolore mentale che incontriamo? La risposta è no, o comunque, non più come prima. Avevamo già intercettato da tempo questo nuovo paradigma, una nuova trama segnalata dalle nuove forme di ansia pervasiva e generalizzata e dalla polisintomatologia degli adolescenti che afferivano ai servizi pubblici e privati. Tuttavia è come se la pandemia avesse tolto il velo, fatto emergere in modo evidente ciò che ancora era, quantomeno parzialmente, sommerso.

L’emergenza sanitaria, e la gestione da parte degli adulti di questa epoca post pandemica, ha smascherato definitivamente la fragilità di madri, padri, insegnanti e operatori, ha definitivamente sancito l’ingresso nel post narcisismo, come a un’inaugurazione, come al taglio del nastro, come quando la bottiglia si frantuma sulla prua della nave nel momento del varo. Prendersi carico oggi della sofferenza adolescenziale senza occuparsi dell’imperante fragilità adulta, sarebbe come provare a svuotare con un cucchiaino l’acqua imbarcata, non curandosi dell’enorme falla dalla quale proviene. La società del postnarcisismo, è la società della dissociazione, dell’estremizzazione di sé stessi, che non si limita a chiedere a bambini e adolescenti di nascere e crescere secondo aspettative ideali e competitive, ma iperidealizza il Sé, fino a chiedere alle nuove generazioni di crescere secondo il mandato paradossale: “sii te stesso a modo mio!”. In questo convegno proveremo a distinguere le nuove normalità dalle nuove forme di disagio, i motivi per i quali gli adulti rischiano di considerare patologia ciò che in diversi casi è una forma di adattamento adolescenziale alle nuove richieste affettive, relazionali e occupazionali provenienti dal loro contesto di crescita.

Adolescente che guarda il suo riflesso in uno specchio rotto

La Transizione dal Narcisismo al Post-Narcisismo: Un Cambiamento di Paradigma

Il passaggio dal paradigma narcisistico a quello post-narcisistico in ambito familiare segna una svolta significativa nelle dinamiche relazionali. Nel tentativo di essere più affettive e allineate ai desideri dei figli, le famiglie post-narcisistiche si sforzano di rispecchiare le aspirazioni e le inclinazioni dei giovani. Questo sembra un passo verso la libertà, distanziandosi dalle rigide aspettative di conformità e successo del precedente modello narcisistico. Tuttavia, questa dinamica può creare un ambiente in cui i desideri dei figli sono in realtà un riflesso distorto di ciò che i genitori pensano che debbano essere. Il problema centrale della famiglia post-narcisistica, quindi, è la difficoltà nel riconoscere e rispettare l’indipendenza e l’autonomia dei figli senza imporre loro le proprie inclinazioni e aspettative non espresse. La transizione verso un modello familiare post-narcisistico richiede una profonda consapevolezza e un delicato bilanciamento.

Come proteggere i nostri figli e le relazioni familiari nell'era digitale

Figli di Genitori Narcisisti: L'Impronta Invisibile di Relazioni Disfunzionali

Nella pratica clinica contemporanea, sempre più persone giungono in terapia portando con sé le cicatrici invisibili di relazioni familiari profondamente disfunzionali. Tra queste, l’esperienza di crescere con un genitore narcisista rappresenta una delle più complesse e pervasive, capace di influenzare lo sviluppo emotivo e relazionale dei figli ben oltre l’infanzia. Il narcisismo, nel suo esprimersi in forme disfunzionali, non è solo un tratto caratteriale ma una modalità stabile di relazione con il mondo e, soprattutto, con le persone più vicine. I genitori narcisisti appaiono spesso centrati su sé stessi, bisognosi di conferme continue e profondamente sensibili alle critiche, anche a quelle più velate. Questa configurazione li porta a vedere i figli non come individui autonomi, ma come estensioni di sé, strumenti funzionali alla propria autostima e alla costruzione di un’immagine ideale verso l’esterno [1].

Tali genitori possono oscillare tra momenti di apparente grande dedizione e fasi di freddezza o disprezzo. L’influenza dei genitori narcisisti sui figli si manifesta in modo graduale, ma con effetti profondi. Durante l’infanzia, il bambino costruisce la propria identità anche grazie al rispecchiamento offerto dai genitori: è attraverso i loro sguardi, parole e gesti che il bambino impara a conoscersi, a riconoscere le proprie emozioni e a regolare il proprio comportamento. Nel contesto narcisistico, tuttavia, questo specchio risulta deformato. Le risposte genitoriali non sono sintonizzate sui reali bisogni del figlio, ma filtrate dal bisogno del genitore di proteggere la propria immagine e autostima. Così, il figlio può sentirsi amato solo a condizione di “funzionare” come il genitore desidera: eccellere, compiacere, non contraddire, mostrarsi perfetto. La stima e l’affetto diventano quindi condizionati, rinforzando in modo costante l’idea che il proprio valore dipenda esclusivamente dall’approvazione altrui [3].

Questo modello educativo ostacola lo sviluppo di un senso di sé stabile e autonomo. L’autonomia emotiva, che si costruisce progressivamente attraverso esperienze di ascolto, validazione e sostegno, viene sacrificata sull’altare dell’adattamento al bisogno del genitore. In alcuni casi, il figlio può interiorizzare l’idea che i propri desideri e sentimenti siano irrilevanti o addirittura pericolosi, perché capaci di scatenare critiche, rabbia o freddezza. Un ulteriore effetto rilevante riguarda il processo di regolazione delle emozioni.

Caratteristiche Comuni dei Genitori Narcisisti e Loro Impatto

Le conseguenze psicologiche nei figli di genitori narcisisti possono manifestarsi in modo diverso, a seconda di fattori individuali e contestuali. Tuttavia, nella pratica clinica, emergono alcuni pattern ricorrenti che meritano attenzione.

  • Bassa autostima e senso cronico di inadeguatezza: Molti figli di genitori narcisisti crescono con una percezione del proprio valore strettamente dipendente da fattori esterni. Questa fragilità li rende vulnerabili al giudizio, incapaci di riconoscere i propri successi in modo autentico e inclini all’autosvalutazione quando non ottengono conferme.
  • Perfezionismo e auto-esigenza estrema: Per mantenere l’approvazione del genitore, alcuni sviluppano un perfezionismo rigido che diventa una trappola: qualsiasi errore viene vissuto come una minaccia all’amore ricevuto o come la prova di non “valere abbastanza”. Ciò può tradursi in ansia costante, stress cronico e, talvolta, sintomi somatici [5].
  • Difficoltà relazionali: Chi cresce con un genitore narcisista può sviluppare due tendenze opposte: da un lato, diventare iperaccudente, compiacente e incapace di porre confini, dall’altro, diventare diffidente, rigido o aggressivo per proteggersi da ulteriori ferite. In entrambi i casi, le relazioni intime risultano compromesse da paure profonde di rifiuto o abbandono.
  • Confusione identitaria: L’aver dovuto rinunciare ai propri bisogni per soddisfare quelli del genitore può lasciare, in età adulta, un senso di vuoto o di smarrimento: non sapere davvero “chi si è” o “cosa si vuole”, vivendo la vita come una sequenza di doveri anziché come un percorso autentico.

Il Peso di una Ferita Invisibile: Le Conseguenze Psicologiche ed Emotive

Spesso le persone si rivolgono a professionisti per lavorare sulle conseguenze di relazioni con partner abusanti. Raccontano storie di dolore, manipolazione e senso di vuoto. Tuttavia, esplorando più a fondo, emerge che alcune di queste esperienze non sono un evento isolato. Molte di queste persone provengono da famiglie in cui la dinamica di abuso era presente fin dall’infanzia, vissuta non come qualcosa di straordinario, ma come una normalità. Crescere con uno o entrambi i genitori narcisisti lascia segni profondi, ferite che influenzano ogni aspetto della vita.

Nelle relazioni, può tradursi in difficoltà a fidarsi degli altri, a stabilire confini sani o a riconoscere segnali di abuso. Sul piano professionale, spesso emerge una tendenza al perfezionismo, al bisogno di approvazione costante o alla paura di fallire. Per quanto riguarda il benessere psicologico, queste ferite possono generare ansia, depressione e un senso di vuoto persistente, rendendo difficile la costruzione di una vita autentica e appagante.

È importante premettere che non è possibile fare diagnosi specifiche sui terzi (in questo caso, i genitori) e che ogni situazione familiare è unica. Tuttavia, ci sono delle dinamiche comuni che possiamo osservare, e le conseguenze per i figli possono essere devastanti. Riconoscere che questo ambiente non è la normalità è il primo passo per ricostruire una vita sana e appagante.

Schema che illustra le caratteristiche di un genitore narcisista e le loro conseguenze sui figli

La Dinamica del Figlio Preferito vs. Figlio Escluso

In molte famiglie con genitori narcisisti, si crea una dinamica tossica in cui uno dei figli è “il preferito” e l’altro viene trascurato o svalutato. Il figlio preferito viene lodato e idealizzato, ma solo finché soddisfa le aspettative del genitore. Al contrario, l’altro figlio viene costantemente criticato e messo a confronto, alimentando sentimenti di inferiorità e conflitto tra fratelli. Ad esempio, una paziente raccontava di come la sorella maggiore fosse sempre lodata per i risultati scolastici, mentre lei veniva definita “pigra” e “un peso per la famiglia”. Questo confronto ha segnato profondamente la sua autostima.

Il Paragone Costante con il Mondo Esterno

Un genitore narcisista spesso spinge il figlio a misurarsi con standard impossibili, facendo continui paragoni con altri. Frasi come “Guarda il figlio di X, lui sì che è un esempio” o “Non sei mai abbastanza bravo” creano nel figlio un senso di inadeguatezza che lo accompagnerà per tutta la vita. Un paziente mi raccontava che, nonostante avesse ottenuto un’importante promozione, il padre commentò: “Potevi fare di più, guarda il tuo collega che è diventato direttore.”

Richieste in Cambio di Favori e Manipolazione

Ogni aiuto offerto dal genitore narcisista è condizionato. Favori come il pagamento dell’università, l’acquisto di una casa o altri sostegni vengono spesso “barattati” con richieste che limitano la libertà del figlio, ad esempio: “Io ti pago gli studi, ma tu mi devi ospitare quando invecchierò”, oppure: “Dopo tutto quello che ho fatto per te, devi mettere sempre me al primo posto.” Il genitore narcisista cerca di controllare ogni aspetto della vita del figlio, dalla scelta degli studi al partner, utilizzando strategie manipolative come il senso di colpa o il ricatto emotivo per ottenere ciò che desidera. Ad esempio, una paziente mi raccontava che, dopo aver scelto di studiare all’estero, la madre le telefonava ogni giorno piangendo, dicendo: “Mi hai abbandonata, non mi vuoi bene.”

Critiche Costanti e Svalutazione dei Sentimenti

Ogni azione del figlio viene scrutinata e criticata, anche quando non c’è un motivo reale. Questo atteggiamento genera un costante senso di inadeguatezza nel figlio. Un paziente, dopo aver cucinato una cena per la famiglia, si è sentito dire dal padre: “Buono, ma potevi impegnarti di più.” Le emozioni del figlio vengono minimizzate o ridicolizzate. Frasi come “Non fare il drammatico” o “Non hai motivo di essere triste” rendono difficile per il figlio riconoscere e validare i propri sentimenti.

Riconoscimento Condizionato e Proiezione delle Incertezze

L’amore e l’approvazione vengono concessi solo se il figlio soddisfa determinate aspettative. Questo porta il figlio a vivere in funzione del compiacimento del genitore, a discapito dei propri desideri. Una paziente raccontava che la madre si mostrava affettuosa solo quando lei prendeva voti alti a scuola. Il genitore narcisista spesso attribuisce al figlio difetti o comportamenti che in realtà riflettono le sue stesse paure o insicurezze. Ad esempio, una paziente raccontava che il padre la accusava di essere egoista ogni volta che provava a prendere decisioni autonome, quando in realtà era lui a comportarsi in modo egoistico.

Le Conseguenze Fisiche dello Stress Cronico

Lo stress cronico associato a un ambiente velatamente abusante può avere ripercussioni anche sul corpo: uno studio pubblicato sul Journal of Psychosomatic Research (2020) ha evidenziato come l’esposizione prolungata a stress emotivi, come quelli tipici di ambienti familiari disfunzionali, possa aumentare l’incidenza di disturbi gastrointestinali e immunitari. Inoltre, una revisione del National Institute of Mental Health ha collegato lo stress cronico a un incremento di problematiche muscolo-scheletriche e del sonno.

  • Disturbi gastrointestinali: Gastrite, colite nervosa o altri problemi digestivi sono comuni.
  • Tensioni muscolari: Vivere in uno stato di ansia costante può portare a dolori muscolari, cefalee o altri disturbi legati alla tensione.
  • Problemi del sonno: Difficoltà a dormire o incubi ricorrenti possono essere legati a esperienze infantili traumatiche.
  • Sistema immunitario indebolito: Lo stress cronico può compromettere la capacità del corpo di difendersi dalle malattie.

Illustrazione che mostra il legame tra stress cronico e problemi di salute fisica

Il Ciclo Vizio nelle Relazioni Adulte e la Sensazione di Allerta Costante

Una delle conseguenze più dolorose di crescere con genitori narcisisti è la tendenza, spesso inconsapevole, a scegliere partner con caratteristiche simili. Questo comportamento può essere riconosciuto osservando dinamiche come il bisogno eccessivo di approvazione, l’incapacità di stabilire confini sani o la giustificazione di comportamenti abusivi da parte del partner. Purtroppo, questa scelta non porta alla guarigione, ma perpetua il ciclo di abuso e sofferenza. Questo accade per diverse ragioni: familiarità (ciò che è stato vissuto come normale durante l’infanzia viene percepito come familiare e rassicurante, anche se dannoso), bassa autostima (una persona che non si sente degna di amore potrebbe accettare comportamenti tossici da un partner), e desiderio di approvazione (cercare di conquistare un partner narcisista può diventare un modo per rivivere e risolvere, almeno inconsciamente, il rapporto con il genitore).

Molti figli di genitori narcisisti descrivono una sensazione costante di allerta, come se qualcosa di negativo potesse accadere in qualsiasi momento. Questa ipervigilanza non è solo uno stato mentale, ma una risposta fisica ed emotiva radicata. È come vivere sempre con il piede sul freno e sull’acceleratore contemporaneamente, pronti a reagire a ogni possibile minaccia. Questa condizione si sviluppa come un meccanismo di sopravvivenza nell’infanzia. Quando il genitore è imprevedibile o usa il silenzio, la rabbia o la manipolazione per controllare, il bambino impara a osservare ogni dettaglio dell’ambiente, cercando di anticipare i bisogni e gli umori del genitore per evitare conflitti o punizioni.

Una mia paziente raccontava di come da bambina fosse sempre in ansia per le reazioni di sua madre. Ogni giorno, appena entrava in casa, si fermava a studiare il viso della madre per capire che tipo di umore avrebbe affrontato. Se la madre era di buon umore, essa cercava di essere il più invisibile possibile per non rovinare quel fragile equilibrio. Se, invece, la trovava arrabbiata, si preparava psicologicamente a subire critiche o accuse, spesso senza una ragione apparente. Questa ipervigilanza l’ha accompagnata anche nell’età adulta. Mi raccontava di come, durante una cena con amici, si sentisse improvvisamente in ansia (senza capire il perché) solo perché qualcuno aveva cambiato il tono della voce. La sua mente aveva interpretato quel cambiamento come una possibile minaccia, anche se oggettivamente non c’era nulla di cui preoccuparsi. Essa stessa diceva: “È come se il mio corpo fosse sempre in guerra, anche quando non c’è nessuna battaglia da combattere.”

Da adulti, vivere con questa sensazione costante di allerta può avere conseguenze profonde. Spesso, queste persone faticano a rilassarsi o a fidarsi degli altri. Le relazioni autentiche diventano difficili perché temono di essere ferite o manipolate. Anche nei momenti di calma apparente, sentono che qualcosa di brutto potrebbe accadere da un momento all’altro.

Illustrazione di una persona in stato di allerta costante, circondata da simboli di pericolo

Interrompere il Ciclo: Percorsi di Guarigione e Nuove Normalità

La buona notizia è che, con consapevolezza e supporto, è possibile interrompere questo ciclo e guarire.

  • Riconoscere il problema: Il primo passo è comprendere che le dinamiche vissute non erano normali e che hanno avuto un impatto.
  • Lavorare sulla propria autostima: Imparare a riconoscere il proprio valore intrinseco, indipendentemente dai successi o dall’approvazione altrui.
  • Stabilire confini sani: Imparare a dire “no” e a proteggere il proprio spazio personale.
  • Elaborare il trauma: Attraverso la terapia, è possibile affrontare le ferite dell’infanzia e imparare a vivere relazioni più sane.
  • Scegliere consapevolmente i propri legami: Imparare a riconoscere i segnali di abuso e a costruire relazioni basate sul rispetto reciproco.

Un messaggio di speranza: crescere con un genitore narcisista è una sfida enorme, ma non determina il destino di una persona. Con il giusto supporto, è possibile trasformare il dolore in forza, interrompere i cicli di abuso e costruire una vita basata sull’autenticità e sull’amore. Se ti ritrovi in queste parole, sappi che il cambiamento è possibile.

La Fondazione Minotauro e un Nuovo Approccio alla Sofferenza Adolescenziale

Qui è la fondazione Minotauro. La loro sede, via Omboni 4, è un indirizzo famoso a Milano, aperto a chiunque cerchi un sostegno psicologico ma fortemente orientato sugli adolescenti. La prima questione che si affronta con loro è appunto quella della diagnosi. “Far entrare soggetti in età evolutiva in un quadro diagnostico nato per gli adulti crea problemi. Anche perché assegna un’identità a un soggetto la cui identità è ancora in formazione. Oltre al fatto che ormai per molte diagnosi non basta una sola categoria. Non si tratta di non dare peso alla psicopatologia, ma di esseri cauti. Per me un soggetto è “matto” se ha perso l’orientamento, delira. Gesti come l’autolesionismo, il ritiro sociale, il tentativo di suicidio, per questi ragazzi non sono la malattia ma la cura. Se non riesci a mettere in parola, a dare senso, a capire perché, a condividere l’angoscia e sentirti meno solo devi trovare un’altra soluzione. E la soluzione, in adolescenza, è l’agito. Nel caso del disagio il farsi male. È una paradossale riduzione del danno. Dire che il ragazzo ha una dipendenza o una malattia significa attribuire a quella dipendenza o alla malattia tutte le responsabilità e in questo modo eludere il dolore, che è invece il centro della questione. Quindi l’angoscia che prende la forma di gesti estremi nei confronti di se stessi, qui al Minotauro, non viene affrontata come una patologia ma come la manifestazione perversa di un dolore.”

E come si cura questo dolore? “Standogli a fianco, non negandolo dall’inizio, dandogli senso. Tutte le ricerche dicono che se tu parli di suicidio con un ragazzo abbassi i fattori di rischio. Questi ragazzi, mi creda, sono meravigliosi. Il dolore, il disagio, consente loro di guardare la mente dell’altro, valutarne la generosità, l’ascolto. Noi li banalizziamo, li chiamiamo bamboccioni, sdraiati, fragili, diciamo che li abbiamo cresciuti e tenuti in una bambagia, invece dovremmo semplicemente accettare che sono cambiati e rivalutare il tipo di relazione che offriamo loro. Servono cooptazione, responsabilizzazione, bisogna dar loro compiti, far loro sentire che l’adulto li ingaggia.”

Ascoltare il dolore. Noi tendiamo a edulcorare l’esistenza, smussare gli spigoli, crediamo di proteggere i nostri figli nascondendo le asperità ma quello che otteniamo è il contrario. La sofferenza se sminuita non si cancella. Al contrario, si esaspera. Non poter condividere quanto ci rimane oscuro e incomprensibile fa peggio del dolore stesso perché ne scippa la legittimità. Bisogna trovare il coraggio di parlare di morte, di suicidio anche con i figli. E la pandemia, mesi assediati dalla malattia e dalla morte, avrebbe potuto essere un tempo ideale, avrebbe potuto diventare un laboratorio di ascolto. Ma ancora una volta non è successo. Il Covid se n’è andato, speriamo, e noi lo abbiamo semplicemente cancellato. Come non fosse mai successo, non ne parliamo più. Siamo tornati al consumo, al piacere, al godimento. Alla nostra cultura narcisistica.

La Società Post-Narcisistica: Vuoto Identitario e Mandato Paradossale

Matteo Lancini ha appena pubblicato un saggio, “Sii te stesso a modo mio, essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta” (Raffaello Cortina Editore) nel quale segnala, tra le altre cose, che potremmo essere entrati in una fase nuova, in quella che lui chiama società post-narcisistica. Che cosa sta accadendo? Durante la pandemia abbiamo immaginato che avremmo potuto trovare nuovi spunti per la didattica attraverso la tecnologia, che poteva finalmente capire come usare Internet a nostro favore, che avremmo potuto ascoltare con attenzione i talenti e le nuove competenze dei ragazzi ipertecnologici. Niente di tutto questo è accaduto. La scuola è tornata nel suo sprofondo, internet si è ritrasformato nel diavolo e i ragazzi in bamboccioni. Solo l’ansia e l’angoscia hanno trovato un habitat perfetto e sono rimaste, stabili, invasive, infestanti nelle nostre esistenze. La nostra risposta di “adulti” sono formule vuote come il detox dalla tecnologia, togliere il cellulare a scuola, banalizzare i video giochi, anziché andare a vedere cosa succede lì. Dobbiamo chiedere ai nostri figli cosa fanno su internet, non tentare di toglierglielo, spiega Lancini.

Nella allegra società post-narcisistica, della quale ovviamente noi adulti siamo artefici, per i ragazzi si pone un’enorme questione sull’identità. Per colpa nostra, perché le aspettative riposte sui nostri bambini, cuccioli d’oro li chiama Lancini, sono da tempo immense e insensate. Tutti dei geni dai mille talenti, bellissimi e super performanti, fotogenici e capaci di straordinarie esibizioni. Poi, come una mannaia, arriva per tutti loro la pubertà. «Il nuovo corpo adolescenziale è percepito quasi sempre come deludente, incapace di reggere il confronto con i canoni di bellezza coltivati nel corso di un’infanzia precocizzata e iperstimolata», scrive Lancini e la popolarità subisce un calo vertiginoso quando non è più la mamma a dirigere la socialità. La tribù adolescenziale, lo sappiamo tutti, è un tribunale impietoso. Insomma: sei davvero il figo che la tua famiglia ti ha fatto credere che fossi o sei uno come tutti, o peggio uno sfigato?

«Abbiamo cresciuto i bambini dentro questa dimensione di iperinvestimento ideale ma comunque sulla base di chi erano loro e quindi questi bambini avevano un piccolo sé che era quello vero che doveva fare i conti con questo grande ideale, cioè il corpo che non era. Oggi la situazione è peggiorata. In quella che chiamo società post-narcisistica i ragazzi hanno un totale vuoto identitario, come se gli mancasse il sé. Non hanno neanche un piccolo, minuscolo sé». Sovradeterminati dagli adulti, i figli crescono con un mandato paradossale: “Sii te stesso a modo mio”.

Illustrazione che rappresenta il concetto di

La Scomparsa del Sesso e la Nuova Normalità Adolescenziale

Il sesso, per questi ragazzi, non sembra più essere una risorsa primaria. Quando ero di formazione, più di trent’anni fa, i grandi maestri mi dicevano se vuoi fare lo psicoterapeuta di formazione psico-analitica o psico-dinamica dell’adolescente, devi studiare due materie che non passeranno mai di moda, soprattutto con i maschi: sesso e motorino. Sono dodici anni che non ho un paziente così. Sesso e motorino, spariti entrambi. Come diceva Silvia Vegetti Finzi, prepariamoci a educare le prime generazioni che cresceranno senza le sbucciature sulle ginocchia.

Non c’è più trasgressione nella sessualità, sono nuove normalità. Noi siamo cresciuti per trasgressione e opposizione, la società era sessuofobica, non c’erano i contenuti pornografici, l’adolescenza arrivava come liberazione dai modelli educativi. Il cambiamento biologico, che trasforma il bambino in creatura potenzialmente generante, il cambiamento cognitivo e l’autonomizzazione dai genitori producono una seconda nascita, una nascita sociale dell’individuo. Che fino a poco fa avveniva appunto per opposizione: la destituzione dell’adulto. Quel modello per fortuna è stato superato ma non sostituito. Adesso si cresce non per opposizione ma per delusione. Non si è mai all’altezza delle aspettative. Non si è mai né sufficientemente bello né popolare. La sessualità è sempre più pornografizzata, visibile, annessa alla famiglia. E il corpo erotico non è più importante: conta solo l’estetica. Il piacere sessuale è stato sostituito dal piacere del successo, dei soldi, il divertimento. La cosa più importante è penetrare nella mente dell’altro, penetrare l’immaginazione non il corpo. L’obiettivo è fare in modo che l’altro ti pensi. Il sesso non ha più una connotazione di realizzazione di sé, oltre al fatto l’atto sessuale non è più funzionale alla sopravvivenza della specie, non è più necessario la concepimento che avviene ormai anche attraverso tecniche diverse rispetto all’amplesso. In questo modo ha perso la sua valenza, non è più il motore della sopravvivenza della specie.

Abbiamo, giustamente, cresciuto figli e soprattutto figlie spiegando loro l’importanza dell’autonomia e adesso sono, giustamente, riluttanti a sviluppare dipendenze affettive. Eppure, ovviamente, ne sanno più di noi. Io non mi sarei mai immaginato di incontrare ragazzi e ragazze di 14-15 anni che decifrano il funzionamento dei genitori e dei docenti - funzionamento relazionale e affettivo - molto di più di quanto facciano loro stessi. Eppure, nonostante avrebbero molti motivi per incazzarsi e fare la rivoluzione, attaccano più loro stessi che gli adulti. Cioè trovano nel loro corpo un megafono per il dolore che non riescono a esprimere. Avremo sempre di più suicidi in incidenti stradali mascherati per incidenti stradali per non far soffrire i genitori. L’adulto è troppo angosciato e l’adolescente non può fargli arrivare notizia di come sta davvero, prova a gestire il suo dolore in modo suo. La pandemia ha consentito a molti ragazzi di dire che stavano male ma stavano male anche prima e questo non lo penso solo io, ma tutti gli psicoterapeuti con cui lavoro ai tavoli che studiano le ricadute della pandemia sulla salute mentale dei giovani. Non è colpa vostra, insegnanti, scuola papà e mamma: è colpa della pandemia. Ma non è vero. È il loro modo di proteggerci.

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