DIDATTICA INCLUSIVA: OSSERVAZIONE, DIAGNOSI DSA E PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO (PDP)

La scuola italiana si confronta con una realtà in cui il numero di alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA) è considerevole, oscillando attorno al 4-5% secondo le stime più recenti. Tuttavia, si ipotizza che una quota significativa di questi studenti non sia ancora formalmente certificata, specialmente nel contesto della scuola primaria. Sia i casi noti che quelli che si confondono tra le altre difficoltà scolastiche, rientrando nella più ampia categoria dei bisogni educativi speciali (BES), spesso non vengono affrontati con l'adeguatezza necessaria.

Alunni in classe con il docente

È fondamentale che tutti i docenti acquisiscano la competenza necessaria per passare dalla lettura di una diagnosi e dall'osservazione delle prestazioni atipiche di un bambino, negli ambiti di apprendimento interessati dal disturbo, alla scelta mirata di strategie didattiche e metodologiche. Queste strategie devono poi essere formalizzate in un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questo documento cruciale richiede una stretta collaborazione con la famiglia, che deve essere attivamente coinvolta e informata per contribuire alla sua realizzazione nei limiti delle proprie competenze. Solo attraverso una profonda conoscenza delle caratteristiche e delle manifestazioni del disturbo, docenti, genitori e tutte le figure che interagiscono quotidianamente con il bambino (fratelli, nonni e tutor qualificati) possono fornire il supporto necessario. Questi bambini, che dietro una presunta stanchezza, svogliatezza o pigrizia nascondono disturbi specifici, possono beneficiare di strategie compensative, ma è importante comprendere che tali disturbi non scompaiono né "guariscono", contrariamente a quanto credono erroneamente alcuni.

L'Ambiente Scolastico come Catalizzatore delle Difficoltà

È proprio l'ambiente scolastico il luogo in cui queste difficoltà tendono a manifestarsi con maggiore evidenza, dato che gran parte della giornata è dedicata ad attività quali la lettura, la scrittura e il calcolo. Al giorno d'oggi, avere difficoltà in queste aree rappresenta una barriera significativa, non solo rendendo lo studio più arduo, ma potendo incidere negativamente sul comportamento e sull'autostima. Per questo motivo, la recente normativa estende l'obbligo di individuare e applicare strategie didattiche e metodologiche di intervento, previste dalla Legge 170/2010 "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico" e dalle successive disposizioni, a tutti gli studenti con BES. È stato infatti dimostrato che le scelte didattiche e i cambiamenti metodologici attuati per supportare gli alunni con DSA apportano benefici a tutti gli studenti, migliorando l'efficacia della didattica, la consapevolezza nel metodo di studio e la profondità e durata degli apprendimenti.

Grafico che mostra la percentuale di alunni con DSA

L'Inclusione Scolastica: Un Pilastro dell'Identità Educativa

L'inclusione scolastica è oggi riconosciuta come la colonna portante dell'identità culturale, educativa e progettuale delle scuole, caratterizzandone profondamente la missione educativa attraverso il coinvolgimento diretto e cooperativo di tutte le componenti scolastiche. Essa si sviluppa e viene valorizzata all'interno dei documenti fondamentali della vita scolastica, quale il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), che definisce l'identità culturale ed educativa delle singole istituzioni scolastiche.

È dunque necessaria una scuola che riconosca l'inclusione come un'opportunità per ripensare gli ambienti di apprendimento, rendendoli meno obsoleti. Un ambiente di apprendimento inclusivo deve saper integrare e potenziare tutti i linguaggi, anche quelli non convenzionali, promuovere la collaborazione e la cooperazione e favorire il benessere di tutti. Non si tratta di fare "altro", ma di fare "in altro modo", con una maggiore consapevolezza.

Trasformazione del Ruolo Docente nell'Era Digitale e Globale

Negli ultimi anni, la vita scolastica ha subito profonde trasformazioni. Le innovazioni tecnologiche hanno introdotto strumenti, tecniche e strategie inedite, aprendo la strada a nuovi ambienti di apprendimento, plurali e flessibili. Parallelamente, i processi di globalizzazione e i crescenti flussi migratori hanno determinato una popolazione scolastica sempre più eterogenea, portatrice di nuove culture e valori. Di conseguenza, il ruolo del docente si è evoluto: da esperto dispensatore di conoscenze, è diventato una guida, un facilitatore, un supporto nella costruzione attiva della conoscenza da parte degli allievi.

La scuola deve quindi adattarsi, comprendere, valorizzare e adeguarsi alle differenze. Solo rispondendo in modo efficace ai diversi bisogni, potrà definirsi veramente inclusiva, trasformando le buone intenzioni in concrete buone prassi di individualizzazione e personalizzazione.

Il Ruolo Cruciale delle Famiglie nel Percorso Inclusivo

Anche le famiglie devono essere parte integrante di questi cambiamenti, in particolare quelle che si trovano a dover gestire un carico di lavoro maggiore nella pianificazione e organizzazione delle attività pomeridiane dei propri figli con DSA. Questo implica non solo aiutare il figlio a organizzare il tempo e lo spazio dedicati allo studio pomeridiano, ma anche a ritagliarsi momenti per attività extrascolastiche di suo interesse, compatibilmente con gli impegni scolastici.

Seguire un figlio con DSA nelle attività scolastiche pomeridiane presenta delle sfide. Le attività necessarie per agevolare e rinforzare gli apprendimenti di un bambino con DSA sono molteplici, diversificate e spesso poco familiari al genitore, che ha vissuto un percorso scolastico differente.

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Comprensione e Inquadramento dei Bisogni Educativi Speciali (BES)

Sul piano statistico, si stima che almeno il 20-25% degli allievi manifesti problematicità cognitive, affettive e sociali. Di questi, circa il 2,5% rientra nella categoria della disabilità, il 4-5% è ascrivibile ai disturbi specifici di apprendimento (DSA), mentre la restante parte comprende un ampio spettro di casistiche, tra cui disagio psicologico, demotivazione e comportamenti problematici. L'area dello svantaggio scolastico, pertanto, è significativamente più vasta di quella riconducibile esclusivamente alla presenza di deficit.

Gli "alunni con bisogni educativi speciali" (BES) in senso stretto sono quegli studenti non riconducibili a specifiche tipologie cliniche. La condizione di BES si lega a qualsiasi difficoltà manifestata in età evolutiva (entro i primi 18 anni di vita). Il Ministero dell'Istruzione (MIUR) ha ripreso le problematiche emerse dalla Direttiva del 27 dicembre 2012 con la circolare ministeriale del 6 marzo 2013, n. 6. In particolare, per gli alunni con BES, si prevede la predisposizione del Piano Didattico Personalizzato (PDP) e, per le istituzioni scolastiche, del Piano per l'Inclusività (PI), che da annuale è diventato triennale, integrandosi nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF).

La circolare n. 8/2013 individua due livelli di intervento: quello della singola istituzione scolastica e quello territoriale. A livello territoriale, si prevede l'attivazione dei Centri Territoriali per l'Inclusione (CTI), all'interno dei quali è possibile creare reti di scuole per ottimizzare la gestione delle risorse umane, strumentali e finanziarie.

Dettagli Normativi e Strumenti di Intervento per i BES

La materia relativa agli alunni con BES ha richiesto ulteriori chiarimenti da parte del MIUR, emanati subito dopo la diffusione della circolare n. 8/2013. Nella nota del 27 giugno 2013, n. 1551 (Piano Annuale per l'Inclusività - P.A.I.), si riprendono i principi della Direttiva del 27 dicembre 2012. L'articolo 8 del decreto legislativo n. 66/2017, e successive modifiche, ha ulteriormente definito il quadro normativo.

In una nota successiva del 22 novembre 2013, n. 2563 (Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali. A.S. 2013/2014), vengono delineate le modalità di intervento. La Direttiva del 27 dicembre 2012 ha avuto lo scopo di tutelare tutte quelle situazioni in cui è presente un disturbo clinicamente fondato e diagnosticabile, ma che non rientra nelle previsioni della Legge 104/92 né in quelle della Legge 170/2010.

Per "diagnosi" si intende un giudizio clinico, rilasciato da un medico, uno psicologo o uno specialista iscritto negli albi delle professioni sanitarie, che attesta la presenza di una patologia o di un disturbo. Pertanto, le strutture pubbliche (e quelle accreditate per la Legge 170) rilasciano "certificazioni" per alunni con disabilità e con DSA.

Per gli alunni con DSA, vengono previsti interventi didattici focalizzati sull'apprendimento della lingua e, solo in casi eccezionali, la formalizzazione tramite un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Tali interventi hanno spesso una natura transitoria.

Un'attenzione particolare va riservata agli alunni con ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). La valutazione del comportamento, soprattutto nella scuola secondaria di primo e secondo grado, richiede un'attenta ponderazione. Come sottolineato nella nota del MIUR del 15 giugno 2010, n. 4089/2010, è di fondamentale importanza la valutazione periodica del comportamento dell'alunno (voto di condotta). È necessario considerare che il comportamento di un alunno con ADHD è fortemente condizionato dai sintomi del disturbo. Pertanto, sarebbe auspicabile che la valutazione delle sue azioni evitasse di attribuire giudizi negativi per comportamenti riconducibili a fattori neurobiologici.

Diagramma che illustra la classificazione dei BES

Esami di Stato e Strumenti Compensativi per Alunni con BES

La circolare ministeriale del 3 giugno 2014, n. 30, ha fornito ulteriori indicazioni. Per gli esami di Stato, la Commissione d'esame deve essere informata dai consigli di classe su tutte le informazioni utili allo svolgimento dell'esame per i candidati con BES. Esaminati gli elementi forniti dai consigli di classe, la commissione terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive dei candidati con BES per i quali sia stato redatto un Piano Didattico Personalizzato. In ogni caso, per queste tipologie di studenti, non sono previste misure dispensative né scritte né orali.

Una nota successiva del MIUR, il 9 maggio 2018, n. 7885 (Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Chiarimenti), fornisce istruzioni specifiche per lo svolgimento della prova scritta di lingue straniere. La prova è articolata in due sezioni distinte per l'inglese e per la seconda lingua comunitaria, salvo diversamente previsto per il potenziamento dell'inglese o della lingua italiana.

Relativamente agli alunni con BES, la nota n. 7885/2018 distingue tra coloro che possiedono una certificazione e coloro che vengono individuati autonomamente dai consigli di classe, in accordo con la famiglia, ma privi di diagnosi clinica. Il mancato utilizzo di strumenti compensativi per gli alunni con BES non certificati era stato anticipato anche nella nota del MIUR del 20 febbraio 2018, n. 2936 (Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione). Questa nota riprende il tema della valutazione degli alunni con disabilità certificata (Legge 104/1992) o con disturbi specifici di apprendimento certificati (Legge 170/2010), per i quali possono essere previsti strumenti compensativi o misure dispensative, in base all'articolo 11 del decreto legislativo n. 62/2017.

Viene ribadito che, con riferimento all'art. 11 del d.lgs. 62/2017, per gli alunni con DSA sono previsti strumenti compensativi, se indicati nel PDP e abitualmente utilizzati nel percorso scolastico. Si precisa inoltre che gli alunni dispensati da una o più prove INVALSI, o che sostengono prove differenziate in forma cartacea secondo quanto disposto dal consiglio di classe, non riceveranno la relativa certificazione delle competenze da parte di INVALSI. Il quadro delineato da queste informative ministeriali è stato costantemente confermato dalle normative successive.

La nota del MIUR del 17 maggio 2018, n. 1143 (Autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno), ribadisce i principi che, a partire dalla Direttiva del 27 dicembre 2012, hanno caratterizzato la materia relativa agli alunni con BES. La finalità dei provvedimenti concernenti questa tipologia di studenti è assicurare loro il diritto alla personalizzazione del percorso formativo. Il docente è chiamato a svolgere la propria professione affinché tutti e ciascuno raggiungano il successo formativo, beneficiando dell'opportunità di far parte di un gruppo classe che valorizza l'apporto di un ambiente di apprendimento e socializzazione educativa.

Adattamenti per gli Esami di Stato nel Secondo Ciclo

Le norme relative al primo ciclo di istruzione sono state estese quasi integralmente anche al secondo ciclo. Nell'Ordinanza Ministeriale (O.M.) 11 marzo 2019, n. 209, e successive integrazioni, vengono riprese le disposizioni per gli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione. Per quanto riguarda gli studenti con BES, formalmente individuati dal consiglio di classe, devono essere fornite indicazioni utili per sostenere adeguatamente l'esame di Stato. La commissione d'esame, esaminati gli elementi forniti dal consiglio di classe, terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive dei candidati con BES. A tal fine, il consiglio di classe trasmette alla commissione d'esame l'eventuale piano didattico personalizzato.

È importante sottolineare che, per questi studenti, non è prevista alcuna misura dispensativa in sede d'esame. Tuttavia, è possibile concedere strumenti compensativi, in analogia a quanto previsto per gli studenti con DSA, solo nel caso in cui siano già stati impiegati durante le verifiche in corso d'anno o siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame, senza pregiudicare la validità delle prove scritte.

Analoga affermazione si ritrova nell'O.M. del 22 marzo 2024, n. 55 (Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo d’istruzione per l’a.s. 2023/2024), che riprende quanto già stabilito nelle ordinanze precedenti. Il consiglio di classe trasmette alla commissione/classe l'eventuale piano didattico personalizzato. Per questi studenti non è prevista alcuna misura dispensativa in sede d'esame, mentre è assicurato l'utilizzo degli strumenti compensativi già previsti per le verifiche in corso d'anno o che comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame senza che venga pregiudicata la validità delle prove scritte. Possono essere utilizzati strumenti compensativi, qualora sia stato redatto un PDP che ne preveda l'utilizzo e se questi siano funzionali allo svolgimento delle prove medesime. Tali disposizioni si applicano a tutti gli alunni e studenti delle classi coinvolte, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado.

La Personalizzazione come Chiave dell'Inclusione

L'elemento comune che accomuna l'educazione degli alunni con disabilità, DSA e BES è la personalizzazione degli interventi didattici. Questo principio fondamentale è richiamato nella nota del MIUR del 3 aprile 2019, n. 562 (Alunni con bisogni educativi speciali), che mira a garantire agli alunni con bisogni educativi speciali, anche di natura transitoria, gli adeguati strumenti di supporto indispensabili per la loro partecipazione alla vita scolastica in condizioni di uguaglianza con i compagni.

In questa prospettiva, il Piano Didattico Personalizzato non deve essere un mero adempimento burocratico, ma uno strumento condiviso per consentire all'alunno di dialogare e cooperare con il gruppo classe, nell'ottica della progettazione inclusiva di classe e della corresponsabilità educativa di ogni componente scolastica, per il raggiungimento degli obiettivi previsti secondo il ritmo e lo stile di apprendimento di ciascuno. Esistono, infatti, caratteristiche personali, legate all'esperienza vissuta e a condizioni di salute, anche transitorie, che necessitano di tutela e "cura educativa", che si esplicita nel Piano Didattico Personalizzato.

A una didattica personalizzata deve corrispondere una valutazione formativa altrettanto personalizzata. I dispositivi di questa scelta sono il PEI (Piano Educativo Personalizzato) e il PDP, che devono essere progettati collegialmente dagli insegnanti della classe nella fase iniziale dei vari percorsi di apprendimento. La valutazione personalizzata risponde a un criterio individuale e privilegia uno sguardo di medio-lungo periodo, meno vincolato al presente e più orientato al futuro. Questo principio è supportato da numerosi esponenti della psicologia mondiale. Un principio analogo si ritrova affermato anche nell'art. 1 (comma 1) del D.lgs. 62/2017.

Il compito peculiare della valutazione personalizzata è scoprire ogni potenziale di eccellenza presente in ciascun alunno. La valutazione personalizzata assume la sua veste migliore quando coincide non con forme di accertamento "oggettivo" (valutazione dell'apprendimento: test, verifiche, prove, ecc.), ma con strategie ricadenti in una valutazione per l'apprendimento, che fornisce informazioni da utilizzare come feedback per modificare le attività di apprendimento stesse.

Distinzione tra PDP e PEI: Finalità e Modalità

Sebbene il Piano Didattico Personalizzato (PDP) e il Piano Educativo Individualizzato (PEI) nascano dall'esigenza comune di garantire una didattica adeguata al singolo studente, presentano modalità e finalità distinte.

Il PEI: Un Percorso per la Disabilità

  • Finalità: Il PEI è un documento che prende in considerazione la condizione di disabilità ai fini dell'inclusione scolastica. Non si limita all'inclusione didattica e di apprendimento, ma abbraccia anche l'inclusione educativa, comprendendo la socializzazione e il benessere dell'allievo nel contesto scolastico.
  • Elaborazione: Viene elaborato dal GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), composto dal team docenti, dagli insegnanti di sostegno e presieduto dal dirigente scolastico. La redazione avviene con il personale sanitario. Possono partecipare i genitori e tutte le figure professionali specifiche, interne ed esterne all'istituzione scolastica, che interagiscono con la classe e/o l'alunno.
  • Tempistiche: Il PEI provvisorio viene redatto entro il 30 giugno, mentre la scadenza per quello definitivo è il 31 ottobre. Periodicamente vengono svolte verifiche e valutazioni per accertare il raggiungimento degli obiettivi e apportare eventuali revisioni.

Il PDP: Strumento per DSA e BES

  • Finalità: Il PDP tiene conto dei Disturbi Evolutivi Specifici e degli Svantaggi (economici, linguistici e/o sociali). È uno strumento essenziale per il percorso didattico e di apprendimento.
  • Elaborazione: Viene redatto entro la fine del primo trimestre, sebbene possa essere presentato anche in seguito in caso di inserimento scolastico tardivo (cambio classe/scuola/nuova diagnosi). Come il PEI, è soggetto a verifiche e valutazioni e può essere modificato in corso d'opera o alla fine dell'anno scolastico.

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Quando è Necessario un Piano Didattico Personalizzato (PDP)?

Fino al 2012, il PDP veniva predisposto unicamente in presenza di disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Con la Direttiva del 27 dicembre 2012, la sua applicazione è stata estesa a tutti gli studenti con bisogni educativi speciali (BES).

Il PDP DEVE essere redatto dal corpo docente nei casi in cui siano presenti alunni con Disturbi Evolutivi Specifici (Legge 170/2010), tra cui:

  • Disturbi Specifici dell’apprendimento (DSA):
    • Dislessia
    • Disortografia
    • Disgrafia
    • Discalculia
  • Altre condizioni che richiedono un PDP:
    • Funzionamento cognitivo limite
    • Disturbo della coordinazione motoria
    • Disturbo dell’apprendimento non verbale
    • Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività (ADHD)
    • Deficit del linguaggio
    • Disturbo Specifico del linguaggio
    • Disturbo fonetico e fonologico
    • Disturbo della fluenza
    • Disturbo della comunicazione sociale

Il PDP PUÒ essere compilato, a discrezione del corpo docente, per altri bisogni educativi speciali, come nel caso di (Direttiva del 27/12/12):

  • Alunni con svantaggio:
    • Socio-linguistico
    • Socio-culturale
    • Socio-economico
  • Situazioni di difficoltà:
    • Affettive e sociali
    • Di apprendimento
    • Linguistiche e comportamentali

Chi Redige un PDP e il Ruolo delle Figure Esterne

Il PDP viene predisposto dal Consiglio di Classe, composto dal Dirigente Scolastico e dai docenti di ogni classe, oppure dal Team Docenti, e firmato dai genitori. Prima della stesura, il corpo docente può interfacciarsi con figure professionali specializzate esterne all'istituto che seguono l'alunno, al fine di ottenere una visione chiara dei suoi bisogni e necessità.

In un'ottica di cooperazione e presa in carico globale dello studente, il corpo docente può collaborare con altre figure professionali che seguono, sostengono e conoscono le difficoltà dello studente, quali: insegnanti di sostegno, psicoterapeuti, logopedisti, tutor didattici e tutte le altre figure che fanno parte del GLI d’Istituto (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione). Sempre più diffusa è la figura del "Referente BES" e del GLI all'interno della scuola, professionalità con il compito di assicurare il coordinamento e la comunicazione tra famiglia, scuola, professionisti e servizi sanitari.

La Scadenza del PDP: Perché entro il 30 Novembre?

Le Linee guida del 2011 del MIUR indicano il primo trimestre come "scadenza" per la presentazione del PDP. Sebbene la ragione specifica non sia esplicitamente dettagliata, questo termine serve a:

  • Dare tempo alle famiglie: Permettere alle famiglie di presentare le certificazioni alla scuola, considerando i lunghi tempi di attesa nelle ASL.
  • Osservazione e analisi docente: Consentire al corpo docente di conoscere, osservare e analizzare lo studente per individuare il principale metodo di apprendimento, i punti di forza, le lacune e le difficoltà.
  • Coordinamento tra docenti: Facilitare il coordinamento con gli altri docenti e la creazione di un quadro completo per tutti i profili BES presenti in classe.
  • Evitare procrastinazioni: Prevenire il rinvio della stesura di un documento fondamentale per la formazione dell'alunno.

Cosa Considerare nella Redazione di un PDP?

Il PDP nasce da un'attenta osservazione delle abitudini e capacità dello studente da parte del corpo docente e/o della famiglia. La stesura del piano personalizzato può essere valutata anche in assenza di certificazione di un disturbo, qualora si manifestino atipicità nell'apprendimento rispetto all'età anagrafica o al contesto di classe o familiare dello studente.

Prima della stesura di un PDP, i docenti devono considerare:

  • Prestazioni atipiche, difficoltà, capacità e potenzialità dell’alunno.
  • I suoi stili cognitivi e di apprendimento.
  • Il contesto familiare, economico e sociale.
  • La storia clinica pregressa, la presenza di disturbi e le tipologie di disturbo rilevato.

Elementi Fondamentali di un PDP Efficace

Un buon PDP deve contenere i seguenti elementi:

  • Dati Anagrafici e Generali dello studente: Informazioni essenziali sull'alunno.
  • Indicazione della Tipologia del Disturbo o della Situazione di Svantaggio/Difficoltà: Accompagnata dalla diagnosi e dalla certificazione, se necessaria. Nel caso di svantaggio linguistico, si può indicare il livello di lingua secondo il QCER.
  • Quadro sul Funzionamento delle Abilità dello Studente: Descrizione delle competenze e delle aree di forza.
  • Caratteristiche del Processo di Apprendimento: Analisi delle modalità con cui lo studente apprende.
  • Identificazione degli Obiettivi da Raggiungere: Definizione chiara e misurabile dei traguardi formativi.
  • Attività Didattiche Personalizzate: L'insieme di strategie e metodi di insegnamento specifici per il singolo individuo.
  • Definizione degli Strumenti Compensativi: Elenco degli strumenti che facilitano l'apprendimento (es. sintesi vocale, mappe concettuali, calcolatrice).
  • Definizione delle Misure Dispensative: Indicazione delle attività o delle modalità di verifica da cui lo studente può essere dispensato (es. lettura ad alta voce, copiatura dalla lavagna).
  • Forme di Verifica e Valutazione Personalizzata: Modalità di verifica e valutazione in itinere dell'andamento dello studente, come ad esempio:
    • Verifiche programmate
    • Predilezione di verifiche orali a quelle scritte
    • Prove informatizzate
    • Tempi più lunghi per l'esecuzione dei test
  • Rapporto con la Famiglia: Indicazione degli aspetti su cui la famiglia dovrà impegnarsi, quali:
    • L'assegnazione dei compiti a casa
    • La quantità dei compiti assegnati
    • Le modalità di svolgimento

Come Rendere Efficace un PDP?

Per essere efficace, un PDP deve considerare il quadro completo della condizione dello studente. Questo si ottiene attraverso un'attenta analisi e osservazione condotta in collaborazione con diverse figure professionali che identificano le caratteristiche utili allo sviluppo didattico del singolo.

Le domande fondamentali per una buona osservazione includono: "Come apprende lo studente? Quanto è attento in classe? Lavora meglio da solo o in gruppo? Il suo stile di apprendimento è più visivo o verbale? Manifesta le sue emozioni? In che modo? Riesce a rispondere a domande aperte? Ha bisogno di un supporto, come le mappe concettuali? O preferisce dei riassunti? Come se la cava nello scritto? E nelle verifiche orali?"

Gli elementi chiave per la stesura di un PDP efficace sono:

  • Obiettivi Chiari: È fondamentale avere un'idea chiara del profilo dello studente, delle sue capacità, passioni, difficoltà e potenzialità per definire obiettivi chiari, coerenti e raggiungibili, con modalità di verifica definite.
  • Identificare i Mezzi: È essenziale indicare le strategie e gli strumenti attraverso cui verranno raggiunti questi obiettivi.

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