Fenomeno e Noumeno in Lacan: Un Viaggio tra Kant, Deleuze e la Psicoanalisi

La distinzione tra fenomeno e noumeno, introdotta da Immanuel Kant, rappresenta una delle pietre angolari del pensiero filosofico moderno, delineando i limiti della conoscenza umana e postulando una realtà ultima inaccessibile ai nostri sensi. Questo concetto, che affonda le sue radici nel pensiero platonico delle idee, è stato oggetto di continue rielaborazioni e interpretazioni, trovando nuove declinazioni in ambiti apparentemente distanti come la filosofia di Gilles Deleuze e la psicoanalisi lacaniana. Il saggio di Alessandra Campo, "Fantasma e sensazione. Lacan con Kant", si inserisce in questo fertile terreno di indagine, proponendo un'originale lettura delle connessioni tra il criticismo kantiano e la prospettiva lacaniana, attraverso il prisma del progetto deleuziano di un "empirismo trascendentale".

Kant e la divisione tra fenomeno e noumeno

L'Empirismo Trascendentale di Deleuze: Oltre la Correlazione Soggetto-Oggetto

Per comprendere la posta in gioco del pensiero di Gilles Deleuze, è necessario frequentare due luoghi teorici strettamente connessi, corrispondenti alle sue opere maggiori degli anni '60: "Differenza e ripetizione" e "Logica del senso". Nel primo, Deleuze delinea il progetto di un "empirismo trascendentale" o "superiore". A differenza del criticismo kantiano, che rintracciava le condizioni di possibilità della conoscenza nelle attività empiriche della coscienza, l'empirismo deleuziano mira a cogliere la genesi trascendentale della differenza in sé, ossia "ciò per cui il dato è dato".

Nel secondo volume, Deleuze tenta di mettere in atto questo progetto attraverso la nozione-chiave di "evento". Egli suggerisce che la correlazione soggetto-oggetto, un'impasse che ha bloccato gran parte del pensiero moderno, possa essere superata dimostrando come la ragione trascendentale di entrambi risieda in una dimensione evenemenziale. Questa dimensione rende conto sia di ciò che accade concretamente nella realtà, sia dell'atto processuale che ha portato alla sua realizzazione. L'evento, infatti, possiede una "struttura doppia": è sia "incorporeo" (trascendentale), scollegato dalle sue concrete attualizzazioni spazio-temporali, sia "incorporato" (empirico), radicato nella singolarità di ogni sua occorrenza reale.

Microcorso su Che cos'è la filosofia? di Deleuze e Guattari - Introduzione [1/9]

Campo e l'Attualità di Kant: Sensazione come Tertium tra Fenomeno e Noumeno

Alessandra Campo, nel suo saggio, si inserisce nel progetto deleuziano percorrendo una via laterale. Pur basandosi sull'opera di Deleuze, Campo intende dimostrare come l'esigenza di un empirismo trascendentale - di una scienza pienamente trascendentale del sensibile - sia presente in luoghi decisivi della filosofia kantiana e della psicoanalisi lacaniana. Questa prospettiva è originale per almeno due motivi. Innanzitutto, costringe a un ritorno analitico sul criticismo kantiano, mostrandone la straordinaria attualità. In secondo luogo, e soprattutto, avvicina il progetto kantiano, apparentemente saldo nella sua ricerca di certezza epistemica, alla prospettiva lacaniana, spesso frettolosamente etichettata come anti-filosofica.

Al centro del saggio di Campo si trova l'analisi della sensazione secondo Kant. Appoggiandosi alle letture di Luigi Scaravelli e Tommaso Tuppini, l'autrice evidenzia come, per comprendere appieno l'estetica kantiana, sia necessario confrontarsi non tanto con la sezione della "Critica della ragion pura" dedicata all'estetica, quanto con le "Anticipazioni della percezione". In queste pagine, definite da Deleuze "straordinarie", Kant analizza la sensazione prima della sua trasformazione in percezione spazio-temporalmente localizzata. Egli mostra la passività del soggetto, affetto e modificato da un "fuori" a-dimensionale. Le "Anticipazioni" rivelano il modo peculiare in cui i sensi "pensano", un modo intensivo che costituisce una sorta di tertium nella distinzione tra fenomeno e noumeno.

Il Fantasma Lacaniano: Condizione Trascendentale dell'Esperienza

Il "fantasma" freudo-lacaniano è presentato da Campo come un parente prossimo, se non omonimo, della sensazione kantiana. Come la sensazione, il fantasma assurge a condizione trascendentale dell'esperienza. Formatosi come consolazione contro l'angoscia derivante dall'interruzione di un primordiale stato di godimento, il fantasma, secondo il Lacan del Seminario VI, è un'istanza che costituisce il soggetto proteggendolo al contempo dall'irruenza del reale. Il suo compito è rendere la conoscenza possibile, operando una traduzione tra il reale (intenso), che non è linguaggio, e la realtà (estesa), che lo è.

Il fantasma, figura paradossale genetica e di frontiera, maschera e rivela al contempo la natura dirompente del reale. Così come ogni sensazione possiede un "grado" che permette la sintesi operata dalle intuizioni e dalle categorie, il fantasma trova la sua condizione trascendentale nell'"oggetto a piccolo", un argine che impedisce al soggetto di svanire di fronte al reale e che innesca l'impresa conoscitiva. La relazione di transizione è centrale nell'analisi di Campo: sia la sensazione che il fantasma permettono il passaggio da una dimensione condizionante intensa, atemporale ma sentita, a una dimensione estesa, che accade ma risulta condizionata e derivata. Campo descrive questo passaggio come "mediatizzazione", barra/frazione, skia-grafie (scrittura d'ombra), o abbassamento del profilo cosale dallo shock alla rappresentazione.

Il grafo del desiderio di Lacan

La Voce, il Godimento e la Costituzione del Soggetto in Lacan

Parallelamente, l'analisi della voce e del suo rapporto con il godimento in Lacan apre ulteriori spiragli sulla costituzione del soggetto. La voce, spesso ridotta a mero veicolo di significato, può essere intesa come oggetto pulsionale, un mezzo attraverso cui la pulsione trova soddisfazione. Per Lacan, la voce è in relazione con il corpo e con il godimento, non con il discorso o il parlare. Il canto, in questo senso, è un'esperienza di piacere che unifica il corpo, un "godere fantasticamente del mio corpo unificato", come affermato da Roland Barthes. La "grana" della voce emerge quando essa perde la sua valenza semantica e si fa corpo, diventando causa di piacere.

La psicoanalisi lacaniana ha mostrato come, anche nell'errore e nell'inciampo, la voce possa farsi segno di un significato nascosto nell'inconscio. Tuttavia, esiste anche una concezione "negativa" della voce, intesa come manifestazione immediata della vita che precede il linguaggio. Questa voce, "vuota" e non significante, è ciò che umanizza la voce, permettendo l'emergere dell'unicità del soggetto.

Jacques Derrida ha criticato la metafisica del "fonocentrismo", sostenendo che la supremazia della voce sulla scrittura abbia garantito l'essere come presenza, il significato come sostanza. Per Derrida, anche la fenomenologia husserliana presuppone una voce "pres-pressiva", silenziosa, che precede il linguaggio e permette il monologo della coscienza. Tuttavia, Derrida trascura un indirizzo filosofico che ha riconosciuto l'ambiguità della voce, pensandola come contraria all'auto-affezione e al logos. La filosofia del canto, in particolare, ha rivelato l'enigmaticità della voce, la sua capacità di minacciare la presenza e la costanza del senso, creando una divaricazione tra voce e parole, suono e senso.

Per Platone, la musica e il suo potere di generare piacere puro senza distinzione tra bene e male rappresentano un pericolo. Egli cerca di arginare queste potenzialità stabilendo che musica e ritmo debbano sempre "seguire" le parole, garantendo un significato definito. Adriana Cavarero, pur criticando Derrida, riconosce alla voce una forza che "precede, genera ed eccede la comunicazione verbale", rivelando la particolarità dell'esperienza incarnata e sovvertendo le determinazioni del linguaggio. La voce, come "reciproca invocazione", istituisce la relazione intersoggettiva, come nel "duetto" tra madre e infante.

La voce come oggetto pulsionale in Lacan

Agamben, commentando la voce umana, la definisce un'istanza puramente negativa: non è più mero suono animale, ma non è ancora parola significante. È un "non-più e un non-ancora", un elemento mediano tra l'insignificanza animale e la formalizzazione significante umana. Il "pensiero della voce sola" dischiude la dimensione dell'istanza di linguaggio prima che i significati sopraggiungano, l'intenzione di significare. La voce (con la minuscola, suono) deve sparire per far luogo alla Voce (con la maiuscola, articolata e significante).

Il Soggetto Lacaniano: dal Corpo al Linguaggio

La questione dei processi di soggettivazione, resa urgente dalla presa dei corpi nei dispositivi del capitalismo digitale, è centrale in Lacan. Il soggetto non è una realtà originaria, ma è generato da qualcosa che gli preesiste: il grande Altro, ovvero il sistema del linguaggio e della cultura. Il soggetto è l'effetto dell'entrata del corpo biologico nel linguaggio, inteso come codice e struttura.

Il soggetto, inizialmente corpo biologico che esprime bisogni con il grido, entra nel linguaggio attraverso l'accoglienza materna. Il linguaggio si articola su due livelli: enunciato e enunciazione. Il soggetto è confrontato con l'enigma del desiderio materno e con la struttura edipica. Non potendo occupare la posizione di oggetto del desiderio materno, è costretto a rivolgere il suo desiderio altrove. L'esperienza delle cose avviene attraverso il filtro dei significanti, e il simbolo è la morte della cosa. Il soggetto impara che nel linguaggio non esiste un significante in grado di esprimere il suo essere; l'"io" è un indice privo di connotazione semantica. Il soggetto accade nell'atto di parola, nella catena significante, ed è "mancanza a essere".

Il desiderio nasce come resto dell'azione della Domanda sul Bisogno. La Domanda è domanda d'amore, richiesta incondizionata della presenza dell'altro. Il bisogno è biologico. L'energia desiderante, deviata dalla domanda, si localizza sui bordi vuoti del corpo che ha ceduto l'oggetto (a) e si fonde con l'energia pulsionale del godimento. Il fantasma è lo scenario in cui si iscrive il desiderio del soggetto, permettendogli di situarsi e di produrre una separazione singolare. Esso annoda reale, immaginario e simbolico, offrendosi come sostegno di fronte alla precarietà ontologica del soggetto. La formula generale del fantasma è $ <> a, un faccia a faccia tra il soggetto barrato e l'oggetto (a), un'appendice che il corpo ha dovuto cedere.

Il concetto di oggetto

Kant, il Noumeno e le Implicazioni Quantistiche

La distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, sebbene radicata nella filosofia, trova echi sorprendenti in ambiti scientifici moderni. Il noumeno, come concetto che precede la filosofia kantiana e trae origine dalle idee platoniche, si riferisce a "ciò che è pensato". Per Kant, la realtà si divide in fenomeno (ciò che è percepito dai sensi) e noumeno (ciò che sottende al fenomeno ma è inaccessibile). Mentre il fenomeno sottostà alle leggi della natura, il noumeno segue leggi differenti in uno spaziotempo diverso.

Questa interpretazione trova un parallelo negli studi teorici di Louis de Broglie negli anni '20 e, successivamente, nella meccanica quantistica di David Bohm. La teoria di Bohm postula un determinismo e una non-località, con l'esistenza di una configurazione che persiste anche quando non osservata. La meccanica quantistica standard, con i suoi paradossi come il gatto di Schrödinger, suggerisce che l'estensione di questi principi all'intero universo potrebbe generare universi paralleli o spaziotempi differenti. In tale prospettiva, l'impossibilità di raggiungere il noumeno potrebbe essere superata attraverso sofisticati strumenti computazionali quantistici.

La nozione di noumeno, o "cosa in sé", è complessa in Kant. Il noumeno è una rappresentazione o idea della ragione, mentre la "cosa in sé" è la realtà esterna alla mente, inaccessibile se non tramite il pensiero. Kant critica la metafisica tradizionale per aver confuso il noumeno con la cosa stessa, illudendosi di conoscere ciò che sta al di là dell'esperienza. Dio, come noumeno, rimane inconoscibile.

In conclusione, il viaggio tra fenomeno e noumeno, intrapreso da Kant e riletto attraverso le lenti di Deleuze e Lacan, rivela la persistente attualità di queste categorie filosofiche. La sensazione, il fantasma, la voce e la struttura del soggetto lacaniano si intrecciano con le riflessioni kantiane, aprendo nuove prospettive sulla natura della conoscenza, della realtà e dell'esperienza umana, e suggerendo connessioni inaspettate con le frontiere della scienza contemporanea.

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