L'Associazione Sarda per l'Attuazione della Riforma Psichiatrica (A.S.A.R.P.) nasce a Cagliari nel 1986 con un obiettivo ambizioso e fondamentale: promuovere la piena attuazione della Legge di Riforma Psichiatrica n°180/78, nota anche come Legge Basaglia, e della Riforma Sanitaria n°833/78. Questo significava non solo la chiusura degli allora esistenti Ospedali Psichiatrici, luoghi di sofferenza e segregazione, ma anche la creazione di servizi territoriali integrati, capaci di offrire supporto e cura alle persone con disagio mentale all'interno della comunità. Nello stesso anno della sua fondazione, l'ASARP, unendosi ad altre sette organizzazioni con finalità analoghe sparse per l'Italia, contribuisce alla costituzione del Coordinamento Nazionale Salute Mentale, un movimento che ha giocato un ruolo cruciale nel plasmare la psichiatria italiana.
Le Radici del Movimento e il Sostegno Istituzionale
Il movimento delle associazioni di familiari e persone con disagio mentale ha trovato, fin dalle sue origini, un sostegno significativo da parte di figure di spicco. Tra questi, è doveroso menzionare Franca Ongaro Basaglia, che in quegli anni ricopriva la carica di Senatrice della Sinistra Indipendente, e Maria Grazia Giannichedda, docente di Sociologia Politica all'Università di Sassari e Presidente della Fondazione Basaglia. Queste personalità hanno riconosciuto l'importanza vitale del lavoro svolto dalle associazioni nel promuovere un approccio più umano e inclusivo alla salute mentale.

L'azione congiunta dell'ASARP e dell'UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) si è rivelata determinante nel processo di trasformazione della psichiatria italiana. Grazie al lavoro instancabile e caparbio portato avanti da queste associazioni, si è potuto assistere alla chiusura di tutti gli Ospedali Psichiatrici pubblici. Questo traguardo, raggiunto vent'anni dopo l'approvazione della Legge 180, è stato anche favorito dall'introduzione, nelle Leggi Finanziarie, di penalizzazioni economiche nei confronti delle regioni che non adempivano agli obblighi previsti, un'iniziativa promossa dall'allora Ministra della Sanità Rosy Bindi.
L'Impegno dell'ASARP in Sardegna: Dalla Teoria alla Pratica
In Sardegna, l'ASARP ha dimostrato concretamente il suo impegno per la causa della salute mentale attraverso la fondazione di due cooperative sociali e di un'Associazione Onlus, denominata ASARP CASAMATTA. Quest'ultima, dal 1995, gestisce la prima Comunità Alloggio a dimensione familiare, offrendo un ambiente di vita accogliente e supportivo a persone con sofferenza mentale. Questo modello di accoglienza, incentrato sulla vicinanza e sulla cura personalizzata, rappresenta un esempio virtuoso di come la deistituzionalizzazione possa tradursi in un miglioramento tangibile della qualità della vita per gli utenti.
L'esperienza della deistituzionalizzazione, sviluppatasi in Italia prima e dopo la Legge 180, costituisce un esempio di portata mondiale, un patrimonio di conoscenza e buone pratiche che merita di essere valorizzato e trasmesso alle nuove generazioni, affinché non dimentichino le sofferenze patite nei manicomi. È fondamentale rafforzare la rete delle buone pratiche esistenti, promuoverne la conoscenza e diffonderle, nella ferma convinzione che ogni sforzo debba essere compiuto per garantire il diritto alla salute mentale.
Le Nuove Sfide: Dalla Sede Storica alla Precarietà
Un capitolo significativo nella storia dell'ASARP riguarda la sua sede operativa. Nel settembre 2007, un padiglione del "secondo Donne" dell'ex manicomio di Cagliari, precedentemente ristrutturato insieme a tutti gli altri padiglioni, fu inaugurato. Questo spazio era destinato ad ospitare il primo Centro di salute mentale della Regione Sardegna aperto 24 ore su 24, la sede del Dipartimento di salute mentale e, in comodato d'uso gratuito per 5 anni rinnovabili, la sede regionale dell'ASARP. Per l'associazione e per coloro che ne avevano sollecitato il trasferimento, questo spazio rappresentava un valore aggiunto nell'attività del servizio pubblico di salute mentale, e si intendeva il rinnovo del comodato senza particolari intoppi.
Tuttavia, la situazione subì una svolta negativa con il cambiamento del quadro politico a livello di governo regionale. Questa dinamica, purtroppo ciclica e vissuta da molte associazioni, portò a difficoltà impreviste. L'ASARP si trovò nella necessità di trovare una nuova sede alternativa adeguata, un'impresa ardua dopo 36 anni di intensa attività sociale. L'associazione fu costretta a trasferire la propria sede, svuotando gli spazi che aveva contribuito a rendere belli, accoglienti e ricchi di calore umano, luoghi che avevano custodito le storie di innumerevoli persone. Arredi, attrezzature, archivi, una preziosa biblioteca e centro di documentazione, quadri e piante furono rimossi.
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Nonostante il dolore immenso per la perdita di uno spazio così prezioso, l'associazione ha cercato di riorganizzarsi, attrezzando un piccolo cortile interno come spazio aggregativo per riprendere, seppur nei limiti del possibile, l'accoglienza di familiari, persone che utilizzano i servizi di salute mentale, amici e sostenitori. La sospensione di laboratori culturali, gruppi di auto-mutuo aiuto, attività della radio web, assemblee, consulenza quotidiana e costante, coordinamento degli amministratori di sostegno, e il rapporto quotidiano con gli operatori del servizio territoriale di salute mentale e con la rete delle organizzazioni regionali, hanno rappresentato un duro colpo. L'associazione vive questo momento come un atto politico grave, mirato a colpire un'organizzazione che ha sempre posto al centro della sua opera i diritti fondamentali della persona umana, rivendicandone il pieno riconoscimento nel rispetto della Costituzione e delle leggi di riforma sanitaria.
Le Accuse e le Denunce: Violenza, Mancanza di Trasparenza e Conflitti di Interesse
Le problematiche legate alla gestione dei servizi per la salute mentale e, in particolare, ai rapporti con strutture private convenzionate come l'AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), sono emerse con forza attraverso le segnalazioni raccolte dall'ASARP. Gisella Trincas, presidente di Asarp, ha evidenziato come molti familiari si siano rivolti all'associazione per denunciare tracce di violenze sui corpi dei propri cari assistiti dall'AIAS. Queste denunce si accompagnano a una generale mancanza di trasparenza, con parenti a cui veniva negato l'accesso alle stanze dei degenti o a cui non venivano comunicati i trasferimenti dei pazienti.

Queste situazioni hanno portato alcuni pazienti ad essere trasferiti da centri AIAS ad altre strutture. È emerso inoltre che dipendenti che avevano parlato con gli investigatori sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari, una circostanza che ha suscitato perplessità nella procura della Repubblica di Cagliari. Gisella Trincas ha fornito prove concrete che alcune denunce, formalmente presentate, sono state inspiegabilmente archiviate.
Un'altra questione sollevata dall'ASARP riguarda la tutela dei pazienti ricoverati presso i centri. In alcuni casi, sono stati nominati tutori dei pazienti degli stessi dipendenti dell'AIAS. L'associazione solleva un interrogativo cruciale: "Ci chiediamo se non sia un palese conflitto di interessi lasciare che le decisioni sul benessere dei pazienti siano affidate a dipendenti dei centri in cui erano ricoverati. Le strutture private, AIAS come le altre, guadagnano in base alle prestazioni che forniscono. Siamo sicuri che i tutori agiscano sempre nell’interesse delle persone che dovrebbero tutelare?".
L'ASARP pone anche l'accento sui requisiti che dovrebbero caratterizzare le strutture pubbliche o private finanziate con denaro pubblico. Tra questi, la qualità delle prestazioni e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone dovrebbero essere prioritarie. Tuttavia, l'associazione osserva che l'AIAS ha sempre risposto ai requisiti necessari per ottenere l'accreditamento dalla Regione, nonostante la qualità della vita non sembri costituire una priorità.
Lo Sfratto dalla Cittadella Universitaria: Un Atto Politico e un Segnale Preoccupante
Nel febbraio 2021, il dibattito si è acceso ulteriormente a seguito della richiesta, definita cinica e sconsiderata, da parte dell'ASL di Cagliari di sfrattare l'ASARP dalla Cittadella Universitaria di Cagliari. Questa richiesta ha suscitato stupore e disappunto, con la speranza che la questione potesse risolversi sul piano istituzionale e giuridico. L'ASARP, nata negli anni '80 per favorire la realizzazione della riforma psichiatrica basagliana, sancita dalla legge nazionale 833/78, aveva ottenuto nel 2007 il diritto di operare in locali della cittadella sanitaria, adiacenti a uno dei Centri di Salute Mentale di Cagliari. Questo riconoscimento era il frutto dell'impegno costante dell'associazione, alla guida di un forte coordinamento nazionale (UNASAM), e del suo contributo nel favorire obiettivi cardine del progetto obiettivo dell'OMS per la salute mentale: interventi di risocializzazione e inserimento abitativo (con la costituzione di due cooperative), lotta allo stigma, prevenzione primaria e secondaria del disagio psichico, promozione del protagonismo delle famiglie e utilizzo del lavoro, dell'arte e della cultura come strumenti di crescita sociale.

La gravità di questo atto viene interpretata come un "atto violento e cinico di abbandono nei confronti di portatori di diritti essenziali", che prescinde da qualsiasi motivazione pretestuosa o strumentale. Si inserisce invece in un più ampio contesto di "ritiro globale dell'istituzione sanitaria dalle sue finalità e doveri", in particolare dall'impegno pubblico per la salute nel territorio. Per quanto riguarda la salute mentale, questo si traduce in un passaggio dalla cura all' "in-curia", caratterizzato dal rifiuto, dal trincerarsi dietro muri materiali (ospedali e comunità private per lungodegenze di stampo manicomiale) e muri "rassicuranti" basati sull'esclusivo ricorso ai farmaci, in una visione angusta e repressiva centrata sul "controllo" e sulla "sicurezza".
Questo evento, purtroppo, appare come parte di un progetto generale di disinvestimento governativo, volto allo sgretolamento della sanità pubblica a favore del settore privato. Si tratta di un piano inclinato che rischia di portare alla completa dissoluzione del Servizio Sanitario Nazionale. Tutto ciò rafforza la consapevolezza delle debolezze e delle gravi fragilità strutturali di un sistema di potere che si rivela sempre più "fuori luogo" in una repubblica fondata su leggi democratiche e costituzionali che vanno in ben altra direzione. Per questo motivo, partecipare alle lotte che l'ASARP chiederà di sostenere diventa fondamentale per riaffermare il diritto alla cura e alla solidarietà in un settore cruciale per definire il livello di civiltà di un popolo.
Una delle motivazioni addotte dalla ASL 8 per lo sfratto, per la quale il Tribunale ha accolto il ricorso e determinato il rilascio dei locali, è stata che l'occupazione di quegli spazi (quattro stanze e un corridoio, una quota minima di un grande padiglione con ampi spazi disponibili) impediva l'attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), determinando quindi un danno agli utenti dei servizi. Questa motivazione, tuttavia, non tiene conto del ruolo fondamentale che l'ASARP svolgeva nell'offrire supporto, inclusione e un senso di appartenenza a coloro che più ne necessitano, contribuendo in modo insostituibile alla loro qualità di vita e al loro percorso di recupero.
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