Il Marvel Cinematic Universe (MCU) ha da tempo tessuto la sua narrazione attorno a figure eroiche maschili, archetipi di forza e dominio. Tuttavia, con l'avvento di Thor: Love and Thunder, si assiste a una potenziale frattura in questo consolidato impianto patriarcale. La pellicola, diretta da Taika Waititi, presenta un'inedita dinamica in cui Jane Foster, ex amante di Thor, emerge come la nuova detentrice del martello incantato Mjölnir, assumendo il ruolo di "Dea del Tuono". Questa trasformazione non è un mero cambio di personaggio, ma un profondo commento sulle strutture di genere e sull'ansia di castrazione, concetti che affondano le radici nella teoria psicoanalitica e negli studi critici del cinema.

La Rivelazione di Jane Foster: Un Simbolo Epifanico
L'inquadratura iniziale di Thor: Love and Thunder è carica di simbolismo. Thor e Jane Foster si fronteggiano, entrambi impugnando Mjölnir, il martello che rappresenta un potere smisurato e, in questa narrazione, un chiaro simbolo fallico. Lo sfondo, un edificio in fiamme che si sfalda, preannuncia il crollo imminente di un ordine costituito. La realizzazione di Thor, in questa sorprendente circostanza, che il nuovo dio del tuono sia una donna, la sua ex amante, segna un momento epifanico. Questo evento, coincidente con il crollo della struttura dalla chiara connotazione fallica, simboleggia la possibile fine del patriarcato nel Marvel Cinematic Universe.
Sebbene il titolo del film non venga formalmente contraddetto, poiché entrambi rispondono al nome di Thor, la narrazione si sviluppa attorno a due figure totalmente equivalenti. Thor, il dio del tuono che il pubblico ha imparato a conoscere, si trova affiancato da una versione al femminile dell'Ase, che diventa il centro emotivo della storia, paragonabile al figlio di Odino.
L'Ansia di Castrazione e la "Femme Castratrice"
Nei primi film della serie, Jane Foster era inizialmente presentata come oggetto della scopofilia feticista maschile, una figura necessaria per sfuggire all'ansia di castrazione provocata dalla mancanza femminile del pene, secondo la teoria freudiana applicata al cinema da Laura Mulvey. Ora, ritroviamo Jane in possesso del simbolo fallico per eccellenza del MCU: il martello incantato Mjölnir, forgiato e benedetto dal "padre" degli dei asgardiani, Odino.
Il turbamento di Thor di fronte al possesso di Jane della sua vecchia arma e dei suoi poteri è la manifestazione dell'ansia di castrazione. Egli riconosce l'esistenza di una donna che si è appropriata del suo oggetto di affermazione di dominio fallico. La nuova dea, nella sua funzione castrante, abbraccia il ruolo di archetipica «femme castratrice» delineato da Barbara Creed, dotata della terrificante vagina dentata, testimoniata dalla struttura acuminata dell'elmo della donna.
Il mancato controllo della nuova arma fallica Stormbreaker da parte del figlio di Odino segnala la difficoltà del dio a mantenere l'assoluta centralità dell'eroe maschile all'interno dell'impianto diegetico e del discorso di genere. Thor è incapace di relazionarsi a questo nuovo mondo di sentimenti ed emozioni, tipicamente associati all'universo femminile, dove la potenza dei muscoli virili è inutile.
Zeus e il Vecchio Patriarcato: Un Emblema di Narcisismo
Ciò che rimane della mascolinità "maschile" in questo nuovo contesto è rappresentato da Zeus, leader di tutti gli dei nella città di Omnipotence City. Anziano, fuori forma e occupato unicamente ad autocelebrarsi con narcisistiche prove di forza, circondato da giovani e procaci ancelle dedite esclusivamente alla sua adulazione, la divinità greca è l'emblema del vecchio patriarcato. Egli incarna una generazione di compiaciuti e prepotenti capitalisti e produttori, intenti ad affermare il proprio potere nella società calpestando qualunque visione del mondo non derivi da loro.
Parallelamente, lo strumento fallico del villain Gorr, il "macellatore di dei", lentamente causa la morte del dio, in un particolare rispecchiamento del cancro che sta uccidendo Jane. Questo parallelismo sottolinea la fragilità del potere maschile e la sua intrinseca vulnerabilità.
Valchiria e il Discorso Queer
Le tematiche di queerness, che scorrono in sottotraccia al discorso del film, sono condotte dall'altro personaggio femminile di rilievo: Valchiria. Il suo ruolo di re (e non "regina") di Asgard, che si impossessa dell'arma fallica di Zeus, suggerisce una sovversione delle gerarchie tradizionali e apre a interpretazioni legate all'identità di genere e all'orientamento sessuale.
Amore e Tuono: La Coesistenza e l'Uguaglianza
La portata innovativa del film non risiede in uno scontro di generi che si risolva in un'apologia femminista, come spesso accade nella prassi culturale attuale. Al contrario, Thor: Love and Thunder propugna un discorso di parità funzionale dei due sessi. La struttura dicotomica del film, che genera continue opposizioni diegetiche e tematiche (Jane e Thor, Jane e Zeus, Jane e Gorr, Valchiria e Korg), rivela in realtà un discorso paratattico, preannunciato dal titolo Love and Thunder. In questo titolo, la coesistenza e l'uguaglianza, e non una lotta per la supremazia, sono l'essenza.
I due Thor coesistono come doppio protagonista della vicenda. L'equivalenza attanziale è ulteriormente enfatizzata dall'assenza di declinazione di genere nella morfologia della lingua inglese, che elimina qualunque distinzione denotativa nel riferimento a entrambi col titolo di "Thor".
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Il Messaggio alle Nuove Generazioni: Condivisione del Potere
Il momento cruciale della pellicola non si rivela nella culminante sconfitta del macellatore di dei, ottenuta tramite uno sforzo congiunto ed egualitario delle due divinità del tuono. Piuttosto, il vero messaggio del film viene consegnato alle nuove generazioni nel momento in cui il figlio di Odino decide di condividere il proprio potere con i bambini asgardiani, senza distinzione di sesso, età o provenienza, ognuno dotato della propria arma fallica. Questo atto simboleggia la trasmissione di un nuovo paradigma di potere, basato sulla condivisione e sull'inclusività.
Riferimenti Bibliografici e Critici
L'analisi di Thor: Love and Thunder si arricchisce ulteriormente se contestualizzata all'interno di un dibattito critico più ampio sulla rappresentazione del femminile nel cinema e sulla decostruzione dei ruoli di genere. Le teorie di Barbara Creed, in particolare il suo concetto di "monstrous-feminine" (il femminile mostruoso), offrono una chiave di lettura fondamentale per comprendere come figure femminili incarnino paure ancestrali legate alla sessualità e alla riproduzione, percepite come minacce all'ordine sociale patriarcale. La sua opera The Monstrous-Feminine: Film, Feminism, Psychoanalysis (Routledge, 2007) è centrale in questo senso.
Allo stesso modo, il pionieristico lavoro di Laura Mulvey sul "male gaze" (sguardo maschile) in "Visual Pleasure and Narrative Cinema" (1975) fornisce gli strumenti per analizzare come il cinema abbia storicamente rappresentato le donne come oggetti passivi del desiderio maschile. Il suo contributo è essenziale per comprendere l'evoluzione della rappresentazione femminile, da oggetto a soggetto attivo, come nel caso di Jane Foster.
Le riflessioni di Sigmund Freud sulla "testa di Medusa" e sull'ansia di castrazione, esplorate in Opere, vol. 9 (Torino, 2006), offrono una prospettiva psicoanalitica sulla paura maschile di fronte alla potenza femminile e alla sua presunta capacità di "castrare" simbolicamente l'uomo.
L'analisi dei film Alien (1979) e delle sue interpretazioni critiche, come quelle di Judith Newton, evidenzia come la rappresentazione di figure femminili forti e autonome possa generare ansia nel sistema patriarcale, portando a una confusione sessuale e a una ridefinizione dei ruoli di genere. La figura della strega, come analizzato nel contesto del folk horror, rappresenta un altro archetipo del femminile che sfida le convenzioni sociali, incarnando sia la minaccia antisociale sia una forza emancipatoria.
Infine, la figura di Daria Nicolodi nel cinema italiano, con le sue interpretazioni in film come Profondo rosso e Suspiria, dimostra come attrici e sceneggiatrici abbiano contribuito a plasmare personaggi femminili complessi, capaci di ribaltare i ruoli tradizionali e di esplorare l'ambiguità tra femminilità, mascolinità e la dimensione del "mostruoso femminile". La sua influenza, come co-sceneggiatrice della "trilogia delle madri" di Dario Argento, sottolinea ulteriormente l'importanza di queste figure nell'esplorazione delle paure e degli archetipi legati al femminile nel cinema.
Questi riferimenti critici e teorici permettono di contestualizzare Thor: Love and Thunder non solo come un film di supereroi, ma come un'opera che dialoga profondamente con le teorie femministe, psicoanalitiche e gli studi di genere, offrendo una riflessione complessa e stratificata sulla ridefinizione del potere e dell'identità in un'era di transizione culturale. La pellicola, attraverso il suo intreccio mitologico e i suoi simbolismi, invita a una riconsiderazione delle strutture patriarcali e apre la strada a nuove narrazioni incentrate sulla coesistenza e sull'uguaglianza.
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