Victor Manuel Fernández, sacerdote, dottore in Teologia e studioso di Psicologia Religiosa, ha confezionato nel 1998 un opuscolo di 95 pagine dal titolo "La Pasión mística. Espiritualidad y sensualidad". L'opera, concepita per attrarre un vasto pubblico, si propone di esplorare i "sublimi sentieri dell'unione mistica" attraverso un cammino che unisce uomini e donne "più passionali della storia". Tuttavia, l'autore si presenta con credenziali accademiche e teologiche, evocando un'aura di autorevolezza spirituale che contrasta con la promessa di "mondi di amore appassionato" e "forti sensazioni". Questa ambivalenza di fondo, che lega la sfera mistica a quella sensuale, solleva interrogativi sulla sua effettiva natura e sul modo in cui la tradizione ecclesiastica ha sempre approcciato tali tematiche.
La Prudenza Millenaria della Chiesa: Un Baluardo tra Corpo e Spirito
La Chiesa, nel corso dei suoi venti secoli di storia, ha sempre dimostrato una profonda consapevolezza della serietà e della potenza insita sia nelle pulsioni sessuali che nelle aspirazioni mistiche. La sua saggezza tradizionale ha portato a un approccio di rispettosa cautela, evitando la banalizzazione del sesso e la disinvolta liberalizzazione della mistica. Entrambe le sfere, infatti, possiedono una forza tremenda e ambivalente, capace di generare sia frutti di bene e amore, sia dolori e sciagure. Se le pulsioni sessuali riguardano l'intera umanità, le aspirazioni mistiche sono una prerogativa di una minoranza; tuttavia, la loro sovrapposizione e commistione, soprattutto in soggetti predisposti, può rivelarsi devastante.
Il sesso, già di per sé, richiede una gestione oculata, un compito che la Chiesa ha affrontato con sforzo educativo secolare. La visione divina della relazione sessuale, comunicata da Dio in modo elevato, spesso intimorisce e infastidisce l'uomo "materiale" (iliico, secondo la definizione gnostica). Nonostante un'intuizione confusa della meravigliosa forma di partecipazione alla creazione che la sessualità potrebbe rappresentare, l'umanità tende a rifugiarsi nel "fango" dei piaceri carnali. La Chiesa, paziente, ha cercato di educare, ponendo l'accento sui comandamenti - con una particolare attenzione al sesto, data la sua intrinseca difficoltà - e cercando di spiegare in modo accessibile anche ai più rozzi la visione divina. Ha stabilito regole, creato meccanismi di controllo, commettendo errori, mostrando rigidità, ma sempre con l'intento di contenere un "magma" che sapeva essere pericoloso. Una volta stabiliti i principi e le regole, lasciava agli individui la responsabilità di vivere la propria vita, offrendo il conforto della confessione e dell'assoluzione, con la consapevolezza che il "fermo proposito di non peccare più" è, in fondo, un "fermo proposito umano", quasi un ossimoro. La misericordia pastorale, dunque, non è un'invenzione recente.
Con la mistica, la Chiesa è stata ancor più guardinga e severa. La preoccupazione di individuare e bloccare la falsa mistica ha talvolta portato a tormentare anche i veri mistici, con lentezza, ottusità e sospetto nel riconoscere i carismi. Tuttavia, il pericolo era grande e la cautela giustificata. In particolare, quando la fenomenologia dell'esperienza mistica assumeva una connotazione sessuale, scattava l'allarme rosso, segnalando un terreno minato che richiedeva la massima prudenza.
L'Assenza di Prudenza nel Libretto di Fernández: Un Paradiso di Delizie Senza Pericoli?
Il libretto di Fernández, secondo l'analisi critica, manca completamente di questo secolare retroterra di prudenza pastorale. L'autore, come un fanciullo in un negozio di giocattoli, invita il lettore a vedere nella mistica e nel sesso un "paradiso di delizie" da godere senza conflitti né pericoli. La premessa è che Dio ama talmente l'uomo da voler riempire la sua vita di piacere, un piacere che è tanto corporeo quanto spirituale, come dimostrerebbe la storia della mistica cristiana.
I primi cinque capitoli dell'opera (pp. 7-56) consistono in un florilegio di citazioni bibliche, patristiche e della letteratura spirituale medievale e moderna. Sebbene superficialmente sembrino riprendere la tradizione cristiana, in realtà ignorano la sua lezione più profonda. Un esempio discriminante è l'assenza di citazioni cruciali come 1 Cor 6, 13-20, dove Paolo insegna che "il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo". Celebrare la mistica cristiana come una festa della dolcezza divina che pervade la carne, senza considerare l'aridità, il silenzio e la notte oscura - la mortificazione dei sensi, anche spirituali, necessaria per salire con Cristo sulla croce - cambia radicalmente la prospettiva.
Nei capitoli successivi (6-9, pp. 59-92), Fernández, abbandonando le citazioni, tenta di procedere con le proprie gambe, ma smarrisce la retta via, inciampando in "maldestre e spericolate elucubrazioni sugli orgasmi".

La "Clinica della Lussuria" Dantesca: Un Modello di Redenzione Corporea
Il testo introduce un'interessante digressione sulla "Divina Commedia" di Dante Alighieri, in particolare sulla settima cornice del Purgatorio, dedicata alla purificazione dei lussuriosi. Qui, il poeta descrive un atto terapeutico sorprendentemente moderno: il baciarsi e abbracciarsi tra le anime penitenti. Questo gesto, definito "pena" senza paragoni, rivela una profonda comprensione cristiana della "questione sessuale". L'atto dei lussuriosi pentiti, "una con una", "contente a breve festa", non ha nulla a che fare con le pratiche della sex therapy contemporanea. Essi imparano a "far l'amore" in modo casto, non possessivo, non violento, obbediente alla verità dei corpi.
Questo gesto dei penitenti danteschi dimostra che la redenzione dalla lussuria non consiste nell'acquisizione di un'illusoria "purezza spirituale" distante dalla carne, ma nel recupero pieno della dimensione relazionale del corpo. Tra le false idee diffuse oggi, quella del cristianesimo come "sessuofobo" è forse la più stupida. Al contrario, il cristianesimo attribuisce alla sessualità umana una stima altissima, considerandola un grande mistero, una cosa sacra, quasi divina. Il suo radicalismo deriva da Gesù stesso, e la sua morale sessuale, sebbene possa apparire sproporzionata alla misura umana, è l'unica vera perché corrispondente all'uomo così come Dio l'ha fatto.
Lo Gnosticismo: L'Aspirazione alla Conoscenza e la Dualità del Mondo
Il testo si addentra poi nel complesso mondo dello gnosticismo, un movimento filosofico, religioso ed esoterico che fiorì nel mondo greco-romano tra il II e il IV secolo d.C. Il termine "gnosi" deriva dal greco "conoscenza", e il sogno di ogni vero gnostico è elevarsi fino a Dio, liberando la scintilla divina imprigionata nel mondo materiale.
Gli gnostici distinguevano tra il vero Dio inconoscibile e un dio minore malvagio, il Demiurgo (Yahweh, Yaldabaoth, Samael), creatore dell'universo materiale, concepito come una prigione per le anime. Gli Arconti, esseri invisibili, impedirebbero agli uomini di conoscere la verità e la loro natura divina. La loro visione è intrinsecamente dualista: il Pleroma (la pienezza divina) si contrappone al Kenoma (il vuoto del mondo terreno).
Lo gnosticismo suddivideva l'umanità in tre categorie:
- Ilici: individui puramente materiali, privi di scintilla divina, gretti, ignavi, schiavi dei piaceri grossolani.
- Psichici: esseri combattuti tra il mondo materiale e l'esigenza di conoscenza spirituale. Possiedono un'anima e un guscio di carne mortale, ma necessitano di stimoli per accendere la loro scintilla divina.
- Pneumatici: gli iniziati, i maestri spirituali, coloro che hanno raggiunto la conoscenza e la liberazione.
Per gli gnostici, la ricerca religiosa avveniva attraverso l'esplorazione interiore e la meditazione personale, rifiutando le istituzioni religiose dogmatiche. Il peccato era visto come ignoranza e oblio della propria natura divina. Il Regno di Dio era concepito come interiore, "dentro di voi ed è fuori di voi". La "gnosi" era la rivelazione della natura divina dell'essenza umana, ma anche la consapevolezza dell'"orrore della situazione": la scintilla divina immersa nella materia e soggetta a potenze oscure.

La "Divina Commedia" e i Quattro Sensi dell'Interpretazione
Il testo fa riferimento alla "Divina Commedia" come a un'opera che, oltre alla bellezza poetica, racchiude una complessa struttura di significati. Dante stesso, nel "Convivio", spiega che le scritture (e per estensione, le grandi opere) possono essere intese secondo quattro sensi:
- Letterale: il significato della mera lettera, delle parole fittizie, come nelle favole dei poeti.
- Allegorico: la verità nascosta sotto il manto delle favole, un significato simbolico. Ad esempio, Orfeo che ammansisce le fiere con la cetra rappresenta il saggio che con la sua voce rende docili i cuori crudeli.
- Morale (o Tropologico): l'insegnamento pratico, il modello di comportamento da trarre dai fatti narrati, utile per la vita. Ad esempio, il fatto che Cristo abbia portato con sé solo tre apostoli nel momento della trasfigurazione suggerisce che alle cose più segrete si debba accostare con poca compagnia.
- Anagogico (o Sovrasenso): l'interpretazione spirituale che rimanda alle verità più elevate e eterne. Ad esempio, l'uscita del popolo d'Israele dall'Egitto, vera secondo la lettera, significa spiritualmente l'uscita dell'anima dal peccato.
Il senso letterale è fondamentale, poiché racchiude gli altri significati, ed è impossibile accedere ai livelli superiori senza comprendere quello inferiore.
Dante Cattolico e la Critica al Catarismo
Il testo sottolinea con forza che Dante Alighieri fu un cattolico ortodosso, profondamente obbediente alla Chiesa, e non un cataro. La sua opera, infatti, condanna gli eretici (come i catari Farinata e Cavalcante Cavalcanti nell'Inferno X), gli scismatici e esalta figure che combatterono l'eresia catara, come San Bernardo e San Domenico. La dottrina dei "due soli" (poteri spirituale e temporale) riconosciuta da Dante nella "Monarchia" si contrappone ai principi catari. Inoltre, Dante condanna il suicidio, un atto che i catari potevano considerare come una liberazione dal corpo materiale.
La Corruzione della Chiesa e la Profezia di un Nuovo Impero
Nonostante la sua ortodossia, Dante non manca di criticare la corruzione della Chiesa del suo tempo, che egli definisce "meretrice" per la sua capacità di distribuire "privilegi venduti e mendaci" e di negare i diritti sacri dell'Aquila (simbolo dell'Impero). La critica non è diretta all'intera dottrina della Chiesa, ma alla sua corruzione e alla sua asservimento agli appetiti mondani dei pontefici.
Dante profetizza il ristabilimento dell'Impero per mano di un "messo di Dio" che distruggerà la falsa dottrina e il falso potere civile asservito alla Chiesa. Questa profezia, espressa in un linguaggio cifrato e simbolico (il gergo), allude a un futuro rinnovamento spirituale e politico.
La Ricerca Gnostica e il Fascino dell'Esoterismo Cristiano
Il testo riprende il tema dello gnosticismo, evidenziando come la sua ricerca di una conoscenza diretta della Verità divina, depurata da dogmi e sovrastrutture, abbia affascinato nel corso dei secoli. Il dualismo gnostico tra il mondo spirituale e quello materiale ha influenzato diverse correnti di pensiero e correnti religiose, compreso l'esoterismo cristiano.
L'influenza dello gnosticismo si ritrova, secondo alcune interpretazioni, nei primi padri della Chiesa, come Paolo di Tarso, che distingue tra uomini carnali, psichici e spirituali (pneumatici), richiamando la tripartizione gnostica. Anche il Vangelo di Giovanni e l'Apocalisse presentano elementi che possono essere interpretati in chiave gnostica.
Le vie iniziatiche dell'esoterismo cristiano, come quelle seguite da Dionigi l'Aeropagita e Clemente Alessandrino, miravano alla "divinizzazione" attraverso un percorso di purificazione, illuminazione e unione con il divino. La teologia negativa di Dionigi, che procede per negazione degli attributi per avvicinarsi all'infinità di Dio, è un esempio di questo approccio.
Clemente Alessandrino, in particolare, distingue tra cristiani essoterici (che seguono Cristo per fede) e iniziati (veri gnostici), che perseguono la conoscenza e possono raggiungere la "divinizzazione". La sua opera "Stromateis" è considerata un testo fondamentale per l'esoterismo cristiano.
Origene, discepolo di Clemente, sviluppò ulteriormente la dottrina della trasmigrazione delle anime e dei cicli cosmici, sebbene le sue idee furono successivamente condannate dalla Chiesa ufficiale. Tuttavia, la sua influenza sull'esoterismo cristiano rimase significativa.
La Chiesa Istituzionale e la Nascita del Purgatorio
Il testo analizza anche la strutturazione della Chiesa cattolica come "Potere" attraverso scelte "politiche" intelligenti e lungimiranti, come il celibato dei preti, l'esclusione delle donne, la confessione e l'invenzione del Purgatorio. Quest'ultima, in particolare, viene vista come un'invenzione "geniale e redditizia" che si sviluppa nel Medioevo, in contrapposizione alle visioni più drastiche di Paradiso o Inferno tipiche di altre correnti.
La Chiesa "ortodossa" ha storicamente osteggiato e perseguitato movimenti come gli Gnostici, i Catari e i Templari, che cercavano di fondere Oriente e Occidente e di privilegiare la "conoscenza" come via di avvicinamento a Dio, bypassando la mediazione ecclesiastica. La scoperta dei manoscritti di Nag Hammadi ha fornito una prospettiva più diretta sul pensiero gnostico, precedentemente noto soprattutto attraverso le confutazioni degli eresiologi.
La Fascinazione Gnostica e la Sfida del Dualismo
Nonostante le persecuzioni, il pensiero gnostico continua ad esercitare un fascino profondo, per la sua ricerca della verità interiore e la sua visione dualista del mondo. La contrapposizione tra il mondo spirituale e quello materiale, la lotta tra luce e oscurità, e l'aspirazione alla liberazione della scintilla divina sono temi che risuonano ancora oggi.
In un'epoca segnata da conflitti tra Oriente e Occidente, tra culture e religioni diverse, la lezione dello gnosticismo e dell'esoterismo cristiano, con il loro invito a una conoscenza più profonda e integrata, potrebbe offrire spunti di riflessione per superare il dualismo irrisolto tra "noi" e "loro". La sfida, come suggerisce il testo, è quella di indagare a fondo questi percorsi, riconoscendo la complessità e la ricchezza di un pensiero che, nato quasi duemila anni fa, continua a rinascere e ad affascinare.
Tutti all'Inferno: L'Alchimia nella Divina Commedia - Giorgia Sitta
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