Per poter svolgere un'attività lavorativa è necessario, in primo luogo, disporre di doti naturali (fisiche e psichiche) che configurano le attitudini del soggetto; queste, in aggiunta alle acquisizioni teorico-pratiche scolastiche e formative, determinano la capacità lavorativa, che associata alla validità (=la voglia di lavorare) conferiscono l'idoneità al lavoro; quindi in presenza di condizioni socio-economiche favorevoli, l'idoneità al lavoro si traduce in attualità di lavoro (=assunzione), e pertanto idoneità al guadagno, che se garantisce all'individuo sostentamento costituisce il cosiddetto proficuo lavoro. La possibilità effettiva di lavorare con continuità dipende a mio parere non tanto dall'eventuale inserimento in categoria protetta (che significherebbe comunque che Lei ha delle limitazioni, più o meno importanti), ma piuttosto dal controllo della condizione psichica, con le terapie adeguate.
Il disturbo bipolare, una patologia psichiatrica cronica caratterizzata da frequenti disturbi dell'umore, rappresenta una sfida significativa nel mondo del lavoro. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è una delle 10 malattie più invalidanti. Si manifesta spesso nel corso dell’adolescenza o nei giovani adulti e i pazienti necessitano cure per tutta la vita. Si stima che in Italia siano oltre 1 milione le persone che soffrono di disturbo bipolare. Visti i sintomi della malattia - con sbalzi d'umore estremi che fanno oscillare dalla depressione alla mania - può risultare difficile trovare lavoro e mantenere il proprio posto.

Comprendere il Disturbo Bipolare e il suo Impatto sul Lavoro
Il disturbo bipolare è una condizione in cui l'umore oscilla tra due fasi estreme: episodi maniacali o ipomaniacali e episodi depressivi, con intervalli di remissione tra una fase e l’altra. L'allegria si trasforma in euforia esagerata, mentre la tristezza diventa profonda depressione. I problemi comportamentali che accompagnano queste fasi hanno un impatto profondo sulla vita della persona colpita, arrivando a danneggiare gravemente le relazioni familiari e professionali. In alcuni casi, è una malattia grave che richiede assistenza e cure per tutta la vita.
Le Fasi del Disturbo Bipolare e le Manifestazioni Lavorative
Nei miei ormai venticinque anni di lavoro, mi è capitato spesso, per non dire sempre, di avere problemi sul lavoro. Il disturbo bipolare, del quale sono affetta, porta difficoltà continue e quotidiane. Le relazioni, di qualunque tipo, di amicizia, d’amore, di colleganza e anche familiari, sono un percorso a ostacoli. Ormai dopo tanti anni, posso riconoscere i momenti di crisi, a volte riesco a prevenirli, a domarli, limitare i danni e tante altre volte no.
Quando si è in fase depressiva, è già ostico avere a che fare con se stessi. Nel mio caso, non mi lavo, non cucino, non sistemo casa, che vuol dire anche semplicemente togliere le tazze del latte dal tavolo, oppure svuotare o riempire la lavastoviglie. La prima difficoltà è alzarsi dal letto. Figuriamoci prepararsi, vestirsi, truccarsi e andare fuori. Andare in ufficio, salutare le persone, prendere un caffè, rispondere al telefono o avere la forza di sostenere una conversazione.
Quando poi si è in fase maniacale, si potrebbe dire che a livello fisico le cose migliorano, e anche troppo. Non si dorme la notte ma non ci serve, ci si sente energici, si hanno mille idee per la testa, ma davvero mille. Si diventa spiritosi, divertenti, ci si veste stravagante o in maniera indecente, ci si trucca, ci si riempie di gioielli, si salutano, sorridono, parlano, parlano. E già questa è una trappola. Perché si parla troppo, a vanvera, a sproposito. C’è un altro aspetto però di questa fase, ed è quella nella quale, oltre a sentirsi Dio sceso in terra, si è terribilmente nevrotici, aggressivi, violenti nelle esternazioni verbali.
Nel mio caso, sebbene non si possa parlare di allucinazioni vere e proprie, c’è una distorsione nella percezione delle cose che si vedono e sentono. Può essere una collega che ti guarda in un modo strano, magari lei sta solo pensando che ha litigato con suo marito e quindi è accigliata… ma tu, in quello sguardo vedi una persona ostile, che ti sta guardando in quel modo perché ti sta sfidando, sì, ce l’ha con te. Poi improvvisamente sorride, magari perché ha ripensato a qualcosa o ha sentito la battuta divertente di un collega ma tu vedi solo il ghigno, e quindi sì, lei ora si sta prendendo gioco di te, ti sta schernendo, e allora monta la rabbia. Sì, mi ricordo, la settimana scorsa ha detto quella cosa sul mio taglio di capelli, e poi non mi ha chiesto di andare a prendere il caffè. Ed ecco che lei, quella persona ignara di tutto che sta facendo la sua vita e nemmeno ci sta pensando a te, diventa la nemica numero uno. La stuzzichi, vuoi litigare e ci riesci, così magari ti prendi una bella lettera di richiamo e no, questa è un’ingiustizia, tu sei una brava persona e lei ti sta remando contro, oppure cerchi di controllarlo ma la tua giornata ormai è rovinata. Non puoi più parlare con quella persona, è falsa, cattiva, vuole farti del male. Ma in ufficio i colleghi hanno solo visto che hai iniziato una guerra da sola.
Questi sono due esempi di come la quotidianità è difficile. Questo tipo di approccio vale in ufficio come in banca, dal veterinario o con tuo marito.

Il Percorso Lavorativo di chi soffre di Disturbo Bipolare
Il percorso lavorativo per le persone affette da disturbo bipolare è spesso irto di ostacoli. Nel corso di un sondaggio condotto dalla Depression and Bipolar Support Alliance, quasi 9 persone su 10 affette da disturbo bipolare hanno dichiarato che il loro rendimento sul lavoro è stato condizionato dalla malattia. Più della metà degli intervistati ha dichiarato di ritenere di dover cambiare lavoro o carriera più spesso rispetto alle persone non affette da questo disturbo. Un'ampia percentuale di intervistati ha anche affermato di riuscire ad accedere a minori responsabilità o promozioni rispetto ai colleghi.
Per le persone con disturbo bipolare non è sempre facile trovare un posto nel mondo del lavoro, e soprattutto non è facile mantenere questo posto. A seconda del tipo di disturbo bipolare e della durata delle fasi associate alla patologia, rimanere stabili e coerenti nel proprio lavoro può risultare complicato.
Nella fase maniacale, il dipendente può essere agitato, parlare più del solito e dire cose che possono sorprendere le persone che lo circondano al lavoro. È anche un periodo in cui il dipendente può lavorare moltissimo, essere più creativo, ecc. D'altra parte, nella fase depressiva, il dipendente può sembrare spento, isolato o addirittura non disponibile a parlare. A volte non è più in grado di alzarsi e andare al lavoro, e nemmeno di avvisare l'azienda quando è assente. Le assenze ripetute possono essere mal viste dal datore di lavoro e interpretate come mancanza di serietà e di motivazione. Tutto questo può portare nel giro di poco al licenziamento.
Le persone affette da disturbo bipolare possono anche avere problemi di concentrazione, di memoria, di relazione con gli altri, di stanchezza, ecc. Tuttavia, quando i pazienti seguono correttamente il proprio trattamento farmacologico, la malattia può stabilizzarsi, rendendo l'integrazione professionale una possibilità reale. Le persone affette da disturbo bipolare possono certamente esprimere se stesse sul lavoro, realizzandosi e raggiungendo il loro pieno potenziale.
Differenze tra Ciclotimia, Disturbo Bipolare tipo 1 e tipo 2
Strategie per un Lavoro Sostenibile con il Disturbo Bipolare
Come fare, dunque? Quando ero più giovane, adolescente, nei periodi depressivi mi mettevo in malattia ma, in quelli maniacali, specialmente per il fatto che ancora non sapevo che tutto questo facesse parte di una patologia, svolgevo le mie attività normalmente, ma non senza problemi. Sono innumerevoli le volte che ho litigato per la strada, nei negozi, con i medici, con i passanti, con i cani e le farfalle, ovunque. Oggi, io voglio proteggere me stessa e gli altri da queste fasi, come?
Le continue malattie sono un problema sul luogo di lavoro, a meno che tu abbia la sindrome di down, ti manchi un arto, o sia paraplegico. Perché se in quel caso è evidente che tu sia disabile, per chi soffre di salute mentale no. Io sono invalida, solo al 60%, e dico solo in modo ironico perché è quello che mi sono sentita dire dal medico competente dell’azienda per la quale lavoro. La mia azienda riconosce a tutti due giorni alla settimana di smart working, mentre per i soggetti ritenuti “fragili “puoi averne uno in più. I malati di mente, neanche a dirlo, non sono riconosciuti soggetti fragili. Dopo un anno di lotte, certificato di invalidità, relazioni di specialisti e continue malattie, le risorse umane, mi hanno “concesso” un anno nel quale poter fare un giorno di smart working in più, evidenziando che, cito formalmente: possiamo far rientrare la “limitazione” al fine di aggiungere il 3° giorno settimanale di SW. Naturalmente, questa deroga resterà valida sino al prossimo “giudizio di idoneità” e più precisamente entro luglio 2025. Come se io da luglio 2025 guarissi totalmente dal mio disturbo e non fossi più un’invalida.
Come fare quindi? Come poter far capire che la mia malattia è reale? Non tanto nei giorni di fase depressiva ma, nei giorni di mania, io sono perfettamente in grado di svolgere le mie mansioni, solo, è rischioso costringermi a essere presente in sede rischiando, in primis un mio stato di disagio, e in secondo luogo, il reale pericolo di “incidenti“, che possono essere verbali, di errori sull’attività lavorativa considerato lo stato di ansia presente in quei momenti.
Cosa possiamo fare dunque? Parlatene, divulgate e mostratevi per quello che siete, solo così, forse vedranno che anche noi, seppur senza un turbante in testa, siamo malate e fragili.
Strategie Pratiche per la Gestione Lavorativa
Per esprimere il proprio potenziale sul lavoro, le persone con disturbo bipolare possono adottare diverse strategie:
Evitare le situazioni di stress intenso: Le persone con disturbo bipolare devono imparare a lavorare in modo calmo. Lo stress legato al lavoro si rivela spesso un fattore di indebolimento, che può favorire le ricadute della malattia. È fondamentale imparare a individuare i segnali d'allarme il più presto possibile per rallentare il ritmo lavorativo. Consigli utili includono: fare pause frequenti e regolari, utilizzare tecniche di rilassamento come la meditazione, ascoltare musica rilassante, fare una passeggiata in pausa pranzo. A volte può essere necessario adeguare la propria situazione professionale alla malattia, con una possibile ricollocazione in un’altra posizione lavorativa. Lo psichiatra curante può collaborare con il medico del lavoro nell'interesse del paziente.
Scegliere un lavoro con orari flessibili: Il sonno è un fattore importante nella gestione di questa malattia. Quando è scarso, le probabilità di una nuova crisi aumentano. È quindi importante evitare lavori con turni notturni o orari di lavoro variabili. Un orario di lavoro "classico" permette di dormire bene. Inoltre, la flessibilità dell'orario di lavoro consente di scegliere orari meno stressanti. Ad esempio, iniziare molto presto la mattina prima dell'arrivo dei colleghi o poter lavorare da casa per una parte della settimana è un buon compromesso.
Essere organizzati sul lavoro: L'organizzazione è una chiave per ridurre l'ansia e migliorare la produttività. Alcuni consigli includono: fare un elenco dei compiti da svolgere ogni giorno e spuntare le voci man mano che si procede; dividere i grossi progetti in compiti più piccoli e farne uno alla volta; utilizzare l'agenda per ricordarsi i compiti da portare a termine e le relative scadenze.

Quadro Normativo e Supporto Legale
In Italia, il riconoscimento dell'invalidità civile e dell'handicap è regolato da diverse normative, tra cui la Legge 104/92. Questa legge accerta lo stato di handicap, definito come una minorazione fisica o psichica singola o plurima che ha ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale.
L'invalido civile è una persona affetta da minorazioni fisiche o psichiche congenite o acquisite non derivanti da cause di guerra, lavoro o servizio (L. 118/71). L'accertamento della condizione di invalidità civile è effettuato da una commissione operante presso l'ASL del territorio di residenza del richiedente. A seguito della visita medica, la Commissione ASL stabilisce la percentuale di invalidità sulla base di apposite tabelle che raccolgono le patologie più diffuse, e la riporta su un verbale.
Procedura per il Riconoscimento dell'Invalidità
- Relazione dello Psichiatra: Il tuo psichiatra deve redigere una relazione dettagliata sul tuo stato di salute.
- Medico di Base: Con questa relazione, vai dal medico di base, il quale inoltra la domanda all’INPS per via telematica.
- Patronato: Vai con i documenti che ti rilascia il medico di base ad un qualsiasi patronato. Loro si occupano della parte cartacea.
- Visita di Accertamento: La commissione ti convocherà per la visita di accertamento dove porterai la relazione dello psichiatra e altri documenti clinici. Il DPR 618/94 sancisce che la convocazione per la visita deve avvenire entro tre mesi dalla data di presentazione della domanda.
Ricorsi e Aggravamento
- Ricorso contro il parere sanitario: Se non si condivide il parere sanitario espresso dalla commissione medica dell’ASL, è possibile presentare ricorso solo in via giurisdizionale, entro sei mesi dalla data di ricevimento del verbale.
- Ricorso contro il parere amministrativo: Nel caso in cui, dopo l’accertamento dell’invalidità, la regione o l’ente delegato si rifiuti di pagare la prestazione economica concessa per mancanza di requisiti amministrativi, si può presentare ricorso all’ente che ha emanato il provvedimento entro 90 giorni dal ricevimento della lettera con cui è stato comunicato il rifiuto.
- Richiesta di aggravamento: Chi ha ottenuto il riconoscimento di invalido civile può presentare richiesta di aggravamento. La procedura è come quella prevista per la prima visita, aggiungendo la copia del verbale della prima visita.
Benefici per i Dipendenti Pubblici
Per i dipendenti pubblici, il riconoscimento di invalidità può dare diritto a benefici come la precedenza nell’assegnazione di sede in caso di trasferimento a domanda e la scelta prioritaria tra le sedi disponibili se l’invalidità è superiore ai due terzi.
Patente di Guida e Invalidità
In alcuni casi, la ASL può comunicare alla commissione patenti del comune di appartenenza la necessità di effettuare una visita per il rilascio di una patente speciale, che può prevedere delle limitazioni e un rinnovo periodico.
La Valutazione dell'Idoneità Lavorativa: Un Approccio Multidisciplinare
Quando ci si appresta a compiere una valutazione di idoneità, bisogna tenere in considerazione che vi sono due elementi distinti: l’IDONEITÀ ALLA MANSIONE e la CAPACITÀ. La prima riguarda l’esclusione della sussistenza di vulnerabilità peculiari del lavoratore verso i rischi specifici della mansione (riguarda pertanto solo salute e sicurezza del lavoratore). L’idoneità non può essere concessa in astratto a una determinata mansione, ma va riferita a quella specifica mansione, in quel posto di lavoro, in quella azienda, che determina tempi e modalità di esposizione a specifici rischi.
La collaborazione con professionisti dell’ambito psicologico è fondamentale. Le competenze psicologiche permettono infatti di fornire quelle linee guida che aiutano il professionista nella valutazione di idoneità.
Forme del Disagio Psicologico nell'Ambiente Lavorativo
Il disagio psichico, distinto dalla malattia mentale, è un vissuto esistenziale reversibile, legato a momenti specifici dell’esistenza e condizionato dall’entità, natura e durata della situazione stressante. Il legame individuo-ambiente è determinante nell’esplicarsi delle problematiche psicologiche. Le principali forme di disagio psicosociale rintracciabili negli ambienti di lavoro includono: stress lavoro-correlato, mobbing, burnout, alcune forme di depressione e sindrome dell’adattamento, e dipendenze.
La risposta psicofisica agli stimoli esterni è individuale e unica. Lo stress, in sé non patologico se temporaneo (eustress), può diventare dannoso se prolungato e profondo, contribuendo a problemi di salute fisiologici, cognitivi, comportamentali ed emotivi.
Gestione del Lavoratore con Sofferenza Psichica
Il mondo del lavoro odierno, competitivo e esigente, spesso ostacola l’espressione del malessere da parte dei lavoratori, che temono lo stigma e il pregiudizio. Questo può portare a un ritiro sociale e a una riduzione della capacità lavorativa. È fondamentale riconoscere tempestivamente il disturbo per evitare ripercussioni negative sulla prestazione professionale. Colleghi e datori di lavoro devono assumere un atteggiamento proattivo, basato su congruenza, fiducia, empatia, accettazione incondizionata, autonomia e reciprocità.
Valutazione della Patologia Psichica e Limitazioni all'Attività Lavorativa
Un disturbo mentale o psichico è un’affezione patologica che colpisce la sfera cognitiva, affettiva, comportamentale o relazionale, causando disadattamento e sofferenza, con impatto sulla funzionalità sociale e lavorativa. Il giudizio del medico competente può essere di idoneità, idoneità parziale (temporanea o permanente) con prescrizioni o limitazioni, inidoneità temporanea, o inidoneità permanente. In caso di inidoneità, il lavoratore deve essere adibito, quando presente, ad altra mansione compatibile con il suo stato di salute psicofisica.
Valutazione del Danno Psichico
Il danno psichico è una lesione all’integrità psicofisica della persona, distinguendosi dal danno fisico per la sua manifestazione non tangibile. Il processo diagnostico mira a stabilire le differenze tra la situazione pre- e post-evento lesivo, individuando le modificazioni e i cambiamenti a livello psichico e sociale per accertare il nesso di causalità. Una corretta valutazione del danno psichico prevede diverse fasi, tra cui la lettura della documentazione, l'esame clinico del soggetto, la diagnosi, la quantificazione e la stesura della relazione finale.
Idoneità Psichica in Contesti Specifici
Il giudizio di idoneità si adatta alle necessità del contesto lavorativo, con particolare rilevanza per la guida di autoveicoli, la detenzione di armi e il pubblico impiego.
Idoneità Psichica alla Guida
L'idoneità alla guida di autoveicoli è un'altra area critica per la valutazione psichica. Il DSM-5 classifica numerosi disturbi che possono influire sull'idoneità alla guida. Ad esempio, disturbi dello spettro della schizofrenia, disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche, disturbi depressivi gravi, disturbi d'ansia severi, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, disturbi del sonno-veglia, disturbi da uso di sostanze e dipendenze, e disturbi neurocognitivi sono tutti fattori che richiedono una valutazione attenta, spesso demandata alle Commissioni Mediche Locali.
Idoneità Psichica nel Pubblico Impiego
Nel pubblico impiego, la valutazione dell'idoneità psichica è cruciale per la dispensa dal servizio per inabilità fisica. Il concetto di inabilità al servizio implica una condizione di non idoneità permanente e assoluta a svolgere "ogni proficuo lavoro" o "qualsiasi attività lavorativa". Le patologie psichiatriche motivo di non idoneità al servizio nel pubblico impiego sono categorizzate secondo criteri stabiliti dalla normativa, tenendo conto della gravità, della cronicizzazione del disturbo e della capacità lavorativa residua.
Conclusioni Aperte
La valutazione dell'idoneità psichica dei lavoratori nella medicina del lavoro richiede un approccio multidisciplinare, che consideri non solo la patologia in sé, ma anche il contesto lavorativo specifico, le risorse individuali e le strategie di supporto disponibili. Per le persone affette da disturbo bipolare, la comprensione della malattia, l'aderenza alle terapie, l'adozione di strategie di gestione dello stress e la ricerca di un ambiente lavorativo adeguato sono passi fondamentali per una vita professionale soddisfacente e produttiva. La consapevolezza e la divulgazione sono strumenti potenti per combattere lo stigma e promuovere un maggiore riconoscimento e supporto per le persone con disturbi mentali nel mondo del lavoro.
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