Il transfert e il controtransfert rappresentano due pilastri fondamentali nell'edificio della psicoanalisi, concetti che, pur essendo stati esplorati fin dalle origini della disciplina, continuano a suscitare dibattiti e ad essere oggetto di approfondimento. In questo contesto, la figura di Aldo Carotenuto emerge come una voce autorevole e distintiva, il cui lavoro ha significativamente arricchito la comprensione di queste dinamiche relazionali all'interno del setting analitico. Carotenuto, pur rifiutando l'etichetta di "junghiano" e definendosi semplicemente uno psicoanalista, ha sviluppato una prospettiva che, pur affondando le radici nella tradizione psicoanalitica, si distingue per la sua particolare attenzione alla dimensione interpersonale e narrativa della cura.

Un Approccio Narrativo e Artistico alla Psicoterapia
L'opera di Aldo Carotenuto è caratterizzata da un approccio che intreccia la teoria psicoanalitica con la narrazione e l'arte. I suoi scritti sulla psicoterapia si sviluppano spesso attraverso il racconto, con frequenti incursioni nel campo dell'arte, che diventa uno strumento privilegiato per illuminare i meandri della psiche umana e le complessità della relazione terapeutica. Questa corrente di pensiero, che oggi rappresenta una parte significativa del "mainstream" della pratica analitica, pone al centro le vicissitudini dello scambio paziente-terapeuta come veicolo primario delle possibilità trasformative per entrambi i partecipanti.
Transfert e Controtransfert: Oltre le Definizioni Tradizionali
Carotenuto ha sempre posto una fondamentale attenzione al rapporto analitico, considerandolo il fulcro del processo terapeutico. Per enfatizzare questo punto cardine, egli ha spesso preferito non parlare genericamente di "transfert" e "controtransfert", ma di "transfert del paziente" e "transfert dell'analista". Questa distinzione non è meramente lessicale, ma riflette una concezione dell'analisi come un processo dinamico e bidirezionale, in cui il terapeuta non è un osservatore passivo, ma un partecipante attivo, la cui propria interiorità è intrinsecamente coinvolta nello scambio.
La sua opera "La colomba di Kant. Transfert e controtransfert nella relazione analitica" si propone come uno strumento utile per la ricerca teorica e la pratica clinica in merito al rapporto transferale e controtransferale. Dopo un'attenta disamina storica sui tentativi terapeutici precedenti la nascita della psicologia dinamica, l'autore sottolinea l'aspetto emotivo della relazione duale che da sempre, secondo la sua ricerca, ha caratterizzato ogni processo terapeutico fondato soprattutto sulle parole. La sua analisi inizia dai tempi di Mesmer per chiudersi ai nostri giorni, non esimendosi dal rivolgere l'attenzione anche a Popper e alle sue critiche nei confronti della psicoanalisi.

La "Colomba di Kant" e l'Inclusione della Complessità Psichica
La metafora della "colomba di Kant" è particolarmente illuminante per comprendere la visione di Carotenuto. Secondo Kant, una colomba avrebbe potuto ipotizzare che il suo volo sarebbe stato più agevole senza l'aria. La metafora è chiara: l'analista che vuole escludere la propria complessità psichica dal campo analitico incorre nella stessa illusione. Senza la personale problematicità, senza la ferita nevrotica, non si offrirebbe alcuna possibilità terapeutica. Questo concetto evidenzia come la personalità dell'analista, con i suoi complessi e le sue vulnerabilità, sia uno strumento terapeutico essenziale, piuttosto che un ostacolo da rimuovere.
Carotenuto esplicita che la relazione analitica nasconde pericoli ed insidie, in risposta ai quali si è sviluppata una tecnica che da un lato protegge l'analista da un coinvolgimento, dall'altro si giustifica come una filiazione diretta di alcune concezioni teoriche. Gli analisti spesso sembrano non voler riconoscere, grazie al noto meccanismo della negazione, che il vero strumento terapeutico è rappresentato dalla loro personalità e dai loro complessi.
Le Radici del Transfert e Controtransfert nella Storia Personale
Una considerazione fondamentale emerge dalla visione di Carotenuto sui "due transfert" (quello del paziente e quello dell'analista): se è vero che essi vedono la luce in quella specie di laboratorio sperimentale che è il setting, non è meno vero che le radici e l'humus che li nutrono sono nella storia passata del paziente come in quella dell'analista. Le aspettative del paziente fanno scattare in lui il colpo di fulmine, ma la "relazione amorosa" che ne nasce si nutrirà, come ogni amore, del mondo psichico di ambedue e perciò del cammino ciascuno dei due ha percorso fino a questo incontro.
Questa prospettiva suggerisce che il trattamento del paziente incomincia molto prima del primo appuntamento, e persino prima del training dell'analista: incomincia con quegli eventi remoti che hanno favorito e motivato la scelta professionale dell'analista. Forse un giorno non molto lontano, nell'esporre un caso degno di nota, si esordirà così: "Nella mia primissima infanzia, a quanto mi hanno raccontato…".
Transfert e Controtransfert: La Verità (Non Sessuale) che Cambia la Terapia
Il Controtransfert come Fenomeno Collettivo e Individuale
Il concetto di controtransfert, definito da Carotenuto come le reazioni inconsce dell'analista al paziente, assume una dimensione complessa che va oltre la semplice risposta individuale. Le reazioni inconsce sono determinate dal contesto collettivo all'interno del quale i due individui in analisi si muovono. Queste reazioni si configurano infatti nella sottocultura in cui l'analisi avviene, nei propri stili interattivi della società professionale in cui l'analisi è condotta, e si esprimono nel dialetto della singola comunità psicoanalitica. Il controtransfert dell'analista freudiano ortodosso è diverso da quello dello junghiano o del kleiniano.

Critiche alla Neutralità e l'Importanza della Non-Neutralità
Carotenuto, in linea con una critica più ampia alla pretesa neutralità scientifica, argomenta che la psicoanalisi, come la fisica o la biologia, non è né può essere neutrale. La "neutralità benevola" verso l'analizzante, sebbene richiesta dall'atteggiamento medico, non lo è verso la psicoanalisi stessa. Un'eccessiva neutralità rischia di trasformare la psicoanalisi in uno strumento passivo, privo di autonomia, nelle mani di chi la utilizza a fini di potere. La pretesa neutralità della psicoanalisi può significare, in ultima analisi, non fare l'interesse del paziente ma del potere, che ne fa ciò che vuole, sapendo che rimarrà docile.
La convinzione che la scienza, supposta teoreticamente neutrale, non possa fare altro che ridursi a una mera fabbrica di strumenti a disposizione di chiunque risulti in grado di servirsene, trova eco nel discorso psicoanalitico. Dalla "neutralità teoretica" si passerebbe quindi alla "neutralità pratica", una concezione della scienza intesa come strumento a esclusivo servizio dei potenti, che la utilizzeranno ai fini più diversi. Questo uso la renderebbe particolarmente nociva alla società, fornendo a chi la dirige sempre nuovi strumenti per asservire le classi sottoposte.
Il Ruolo del "Contro-Controtransfert" Collettivo
La trattazione del controtransfert ha subito, nel corso dell'evoluzione della psicoanalisi, una significativa reticenza. Alcuni autori hanno addirittura parlato di "avversione al controtransfert", dimostrando come il tema sia stato a lungo considerato un tabù, un pericolo per la comunità psicoanalitica, minacciando la consistenza della convivenza. Si è verificata una vera e propria "reazione terapeutica negativa al controtransfert", un "contro-controtransfert collettivo" al controtransfert individuale del singolo analista. Il freudismo ha misconosciuto attivamente che nel giunto transfert/controtransfert si accoppiano i due soggetti individuale e collettivo ben prima che si formi la coppia analista/analizzato.

La "Freddezza" dell'Analista: Una Nuance Necessaria
Il concetto di "freddezza" (Kühle) dell'analista, originariamente introdotto da Freud, viene reinterpretato da Carotenuto e da altri autori. Se da un lato si parla di freddezza dell'analista nel senso che non prende partito a favore dell'una o dell'altra delle componenti psichiche in conflitto nel paziente, dall'altro c'è qualcosa nella prima formulazione del concetto freudiano che esorbita dal mero aspetto tecnico. Freud parlava della "freddezza" dello psicoanalista nella "paterna" lettera a Jung del 31 dicembre 1911, ammonendo che con una tecnica che tende a esporre e dare molto della propria persona si finisce regolarmente per sbagliare i conti, e che si deve invece restare inaccessibili e insistere sulla ricettività.
Non dobbiamo mai permettere a dei poveri nevrotici di farci impazzire. Quando si parla di freddezza nella cura, il solito paragone è la freddezza del chirurgo che fa del male a fin di bene. Forse non è la stessa freddezza che intendeva Freud, che non è attiva come quella del chirurgo ma passiva (quasi un'atarassia stoica o più semplicemente sangue freddo). Il riserbo di Freud sul controtransfert "caldo" era giustificato da preoccupazioni professionali, certamente ingigantite dopo lo "scandalo" Jung-Spielrein. Freud temeva la reazione malevola della classe medica, pronta a denunciare i plagi, in particolare gli abusi sessuali, degli psicanalisti sui pazienti.
L'Eredità di Carotenuto nel Pensiero Psicoanalitico Contemporaneo
Aldo Carotenuto è un autore che potrebbe contribuire molto a irrorare le nuove tendenze che la pratica terapeutica sembra stare abbracciando, specie se consideriamo che in qualche modo ne sia stato precursore. La sua visione, incentrata sulla diade paziente-terapeuta e sui movimenti interni che questo speciale rapporto sviluppa, coinvolgendo sia il paziente che il terapeuta, offre una prospettiva ricca e sfaccettata sul complesso mondo del transfert e del controtransfert. Il suo invito a considerare la nostra umanità, le nostre ferite e le nostre passioni come parte integrante del processo terapeutico, piuttosto che come ostacoli da rimuovere, continua a risuonare con forza nel panorama della psicoanalisi contemporanea.
La fondamentale attenzione al rapporto analitico gli ha permesso inoltre di non considerarsi mai uno junghiano, anzi di rifiutare tale etichetta, dicendo di se stesso di essere solo uno psicoanalista, senza alcuna apposizione. Con riferimento alla presenza attuale di Carotenuto nel pensiero psicologico contemporaneo, ci sentiamo di dire che è un autore che potrebbe contribuire molto a irrorare le nuove tendenze che la pratica terapeutica sembra stare abbracciando, specie se consideriamo che in qualche modo ne sia stato precursore.
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