Mirko e il mistero dell'angoscia: un viaggio tra pulsioni, vitalità e desiderio

La vicenda di Mirko, un giovane ventenne autistico con significative compromissioni intellettive e linguistiche, solleva interrogativi profondi sulla natura dell'angoscia, del desiderio e della pulsione. Mirko, che aveva raggiunto un notevole grado di autonomia lavorando come lavapiatti e cameriere, ha manifestato una regressione spaventosa e inspiegabile negli ultimi mesi. La sua situazione ci invita a esplorare le complesse interconnessioni tra le richieste lavorative, le dinamiche relazionali e le profonde correnti della vita psichica.

La regressione di Mirko: un'angoscia senza nome

La regressione di Mirko è un evento che ha lasciato perplessi l'equipe che lo segue. Diverse ipotesi sono state avanzate per cercare di comprendere le cause di questo improvviso arretramento. Una delle ipotesi principali è che l'aumento graduale della complessità delle mansioni lavorative possa aver generato in lui un senso di spavento, innescando un meccanismo di difesa che si manifesta come regressione. Le richieste del mondo del lavoro, anche quando presentate in modo graduale e supportato, possono rappresentare per un individuo con specifiche vulnerabilità una sfida insormontabile, generando un'ansia che porta a ritirarsi.

Un altro fattore che potrebbe giocare un ruolo cruciale è la sfera affettiva e sessuale di Mirko. Negli ultimi mesi, Mirko si è innamorato di un operatore e ha iniziato a esplorare l'autoerotismo. Questi sviluppi, pur essendo tappe naturali e importanti nello sviluppo della personalità, possono anche rappresentare fonti di turbamento e confusione, specialmente in presenza di un'organizzazione psichica che fatica a integrare nuove esperienze e sensazioni. L'innamoramento, con la sua carica emotiva intensa e spesso incomprensibile, e la scoperta della sessualità, con le sue pulsioni e i suoi desideri, possono generare un profondo senso di inquietudine, difficilmente esprimibile a parole.

ragazzo che guarda intensamente un'altra persona

L'angoscia e la sua natura inesplorata

La situazione di Mirko ci spinge a riflettere sulla natura dell'angoscia, un sentimento che, a differenza della paura, non ha un oggetto definito e temuto, ma si presenta come una minaccia vaga e pervasiva. Come sottolinea Lopez Ibor (1950), riportando la distinzione tra paura e angoscia, "nell’angoscia si teme lo sconosciuto, per questo di fronte alla paura si hanno reazioni concrete." L'angoscia di Mirko sembra risiedere proprio in questo "sconosciuto", in qualcosa che non riesce a nominare né a circoscrivere.

Riprendendo la stratificazione dei sentimenti di Scheler, citata da Lopez Ibor (1950), ci si può chiedere di quale natura sia l'angoscia di Mirko. Si pone angosciato rispetto agli eventi che a lui appaiono indefiniti? Mirko sta angosciato in una forma endogena ed autonoma, quasi come se l'angoscia fosse una sua caratteristica intrinseca? O Mirko è angosciato da qualcosa di specifico, ma non riesce a comunicarlo?

E l'operatore che si prende cura di Mirko? Anch'egli sperimenta un'angoscia? Si pone angosciato rispetto a Mirko, o il suo stare angosciato risuona quando Mirko si aggrappa a lui, quasi fosse un riflesso della sofferenza del giovane? O, ancora, l'operatore è angosciato e questa lettura dello stato di Mirko è forzata, influenzata dalla sua stessa emotività? La qualità dell'angoscia, sia essa di Mirko o di chi gli sta accanto, diventa un terreno di indagine fondamentale.

volto di una persona che esprime preoccupazione e confusione

Desiderio, vitalità e pulsione: un dialogo complesso

Nel tentativo di comprendere la situazione di Mirko, emerge la questione del suo desiderio sessuale verso il collega. Questo desiderio, pur essendo una manifestazione della vitalità e della pulsionalità umana, può essere vissuto come fonte di confusione e angoscia, specialmente in un contesto in cui la sua espressione e comprensione sono limitate.

Lopez Ibor, rifacendosi a Ortega, descrive la vitalità come il fondamento della persona, un'anima corporale in cui si fondono radicalmente il somatico e lo psichico. I sentimenti vitali hanno una natura endogena autonoma, e in merito a ciò Lopez Ibor rimanda allo "stare", una dimensione che per essere compresa necessita di una distinzione tra "io" e "me". "Io non sono comodo o scomodo, ma mi sento comodo o scomodo con tutto il mio corpo, fino all’ultima cellula." Questa profonda connessione tra corpo e sentire è cruciale per comprendere l'esperienza di Mirko, dove le sensazioni corporee, l'angoscia e il desiderio si intrecciano in modo indissolubile.

La pulsione, definita come "il rappresentante psichico degli stimoli che traggono origine dall’interno del corpo e pervengono alla psiche, come una misura delle operazioni che vengono richieste alla sfera psichica in forza della sua connessione con quella corporea", si presenta come un concetto chiave. Nonostante una possibile indistinzione tra pulsione e istinto in alcuni autori, come Lopez Ibor, è fondamentale cogliere la specificità della pulsione. A differenza dell'istinto, che è un comportamento ereditario e rivolto a un oggetto definito, la pulsione non ha un oggetto definito, devia da un percorso già tracciato e coglie maggiormente la dimensione corporea del desiderio su un piano psicologico più elevato.

schema che illustra la differenza tra istinto e pulsione

Dalla "voglia" alla pulsione di morte: un'esplorazione freudiana

Lopez Ibor, riprendendo il pensiero di Unamuno, traccia un filo conduttore dal vitale alla "voglia" (in spagnolo "gana"), descrivendola come un sentimento plasmatico, un flusso della vitalità con un carattere diffuso ed atmosferico. Questa "voglia" diffusa, simile alla pulsione, sembra muoversi verso l'impensabile della vita umana, quella dimensione che una visione puramente psico-fisica tende a trascurare.

Le parole di Freud sulla pulsione, descritte come "entità mitiche, grandiose nella loro indeterminatezza", sembrano poter descrivere anche la vitalità. L'invito è quello di desiderare un dialogo tra queste diverse concettualizzazioni, riconoscendo che la cacofonia di linguaggi teorici può trovare un accordo, forse attraverso una "direzione dell'orchestra perversa".

Nel contesto freudiano, il concetto di pulsione si evolve e si articola ulteriormente. In "Al di là del principio di piacere" (1920), Freud introduce la controversa nozione di pulsione di morte (Thanatos), contrapposta alla pulsione di vita (Eros). Eros tende a creare organizzazioni della realtà sempre più complesse e armonizzate, mentre Thanatos tende a far tornare il vivente a una forma d'esistenza inorganica, al riposo, alla tomba.

Freud: la teoria delle pulsioni

Freud stesso riconosce l'aspetto filosofico e quasi "schopenhaueriano" di questa teoria, ma la lega a osservazioni cliniche, in particolare alla "coazione a ripetere". Questa coazione, che si manifesta nella ripetizione di esperienze dolorose anche a discapito del principio di piacere, sembra indicare una forza che agisce al di là della ricerca del piacere e dell'evitamento del dispiacere. La coazione a ripetere, infatti, si afferma anche a prescindere dal principio di piacere, spingendo gli individui a ripetere schemi comportamentali dannosi, quasi fossero perseguitati da un destino inesorabile, ma che in realtà creano inconsapevolmente.

Freud nota che le coazioni tendono come la pulsione a una ripetizione assoluta e atemporale, mai definitivamente appagata. La rimozione di una pulsione (il non voler ricordare un fatto doloroso o traumatico) fornisce l'energia per l'imposizione della coazione a ripetere sulla volontà cosciente dell'Io. Questo fenomeno, osservabile persino nel gioco dei bambini, come nel caso del rocchetto, diventa un punto di partenza fondamentale per la terapia psicoanalitica, poiché la ripetizione avviene per non ricordare.

La pulsione di morte e il suo enigma

La pulsione di morte, introdotta da Freud, è una nozione complessa e spesso fraintesa. Essa non si manifesta come un desiderio di autodistruzione cosciente, ma piuttosto come una tendenza intrinseca verso il ritorno allo stato inorganico, al riposo assoluto. Il principio di piacere, in questa prospettiva, si porrebbe al servizio delle pulsioni di morte, cercando di ridurre la tensione e di raggiungere uno stato di quiete.

Le mappe delle pulsioni di morte e del principio di piacere sembrano corrispondere: entrambe puntano all'inerzia, sebbene attraverso percorsi differenti. Le pulsioni parziali, come quelle di autoconservazione, potenza e autoaffermazione, pur sembrando vitali, sono in realtà deviazioni che garantiscono all'organismo di dirigersi verso la morte "per la propria via", evitando così incidenti esterni. L'organismo, in sostanza, "vuole morire solo alla propria maniera".

Anche le pulsioni sessuali, pur distinguendosi per la loro tendenza a creare organizzazioni più complesse, si confrontano con questo enigma. La sessualità, con la sua carica di desiderio e di potenziale turbamento, sembra essere l'elemento che complica il quadro, l'elemento "al di là" in un senso radicale, inafferrabile e inallocabile.

simbolo di Eros e Thanatos

L'inallocabilità del desiderio e l'angoscia di Mirko

La situazione di Mirko, con la sua regressione e la sua apparente incapacità di esprimere l'angoscia, può essere letta attraverso questa lente. Il suo desiderio sessuale verso il collega, non potendo essere pienamente compreso, elaborato o espresso, si trasforma in un "sconosciuto" che genera angoscia. La pulsionalità, nella sua forma più primitiva e indifferenziata, emerge come un flusso vitale che destabilizza le acquisizioni di autonomia e che si manifesta attraverso un corpo che "cambia battito e respiro, si irrigidisce, suda".

In questo "corpo a corpo" con Mirko, l'operatore si trova a dover gestire non solo il disagio del giovane, ma anche la propria reazione emotiva. La necessità di regolare il proprio respiro, il tono della voce, di tenere i piedi ben saldi e di controllare lo sguardo e l'espressione del viso, suggerisce un profondo coinvolgimento empatico, ma anche una lotta per mantenere un equilibrio e non soccombere all'angoscia.

Le parole, in questo contesto, perdono la loro capacità di trasformare l'angoscia in "paura di", una paura definita e gestibile. L'angoscia di Mirko, come quella temuta nello sconosciuto, non offre appigli concreti. La sua natura "endogena ed autonoma", o forse la sua origine da un desiderio inespresso e incompreso, la rendono un mistero che richiede un approccio empatico e una profonda riflessione sulla natura stessa delle pulsioni e del desiderio umano, specialmente quando si manifestano in contesti di particolare vulnerabilità. L'indagine sulla qualità dell'angoscia di Mirko, sul ruolo del suo desiderio sessuale e sul dialogo tra vitalità e pulsionalità, apre scenari complessi ma essenziali per comprendere la sua sofferenza e per offrirgli un supporto adeguato.

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