Il concetto di perversione, nel suo senso psicoanalitico, si intreccia profondamente con la comprensione dello sviluppo psichico umano. Non si tratta di una mera deviazione dalla norma, ma di una lente attraverso cui osservare le dinamiche più recondite della psiche. Freud stesso, nel suo approccio pionieristico, ha considerato la perversione non solo come una manifestazione patologica, ma come un elemento intrinseco al funzionamento psichico, arrivando a definire la sessualità stessa come una "perversione universale dell'istinto". Questa prospettiva radicale apre le porte a una comprensione più sfumata e complessa del comportamento umano, andando oltre le dicotomie semplificate tra sano e malato.
Le Radici Psicoanalitiche della Perversione
Sigmund Freud, con i suoi studi seminali, ha posto le basi per l'indagine psicoanalitica della perversione. In opere come "Costituzioni sessuali concernenti la soluzione del conflitto edipico" (1905a), egli esplora come le organizzazioni libidiche pregenitali giochino un ruolo cruciale nell'evoluzione della psiche. La perversione, in questa ottica, emerge come una possibile traiettoria nello sviluppo sessuale, influenzata dalle prime esperienze infantili e dalle dinamiche relazionali primarie.
La centralità delle relazioni precoci è sottolineata da autori successivi. Laplanche (1970), ad esempio, parla della sessualità come di una "vera e propria perversione universale dell'istinto", evidenziando come le prime interazioni tra madre e bambino nei primi 2-3 anni di vita siano fondamentali. Queste esperienze plasmano la struttura psichica e possono gettare le basi per modalità relazionali che, in alcuni casi, si organizzeranno attorno a dinamiche perverse. Khan (1979) parla di qualcosa che "era in lui ma che non coincideva col bambino stesso", suggerendo una disconnessione precoce tra l'esperienza interna del sé e la realtà esterna.
I casi clinici di Freud, come quello di Schreber (1910a) e dell'Uomo dei lupi (1914b), offrono esempi concreti di come le dinamiche perverse possano manifestarsi e intrecciarsi con altre forme di psicopatologia, come la psicosi paranoica. Questi studi pionieristici hanno aperto la strada a una classificazione più articolata, collocando le perversioni in uno "spazio a sé tra nevrosi e psicosi".

La Perversione come Modalità di Funzionamento Psichico
Alcuni approcci teorici, come quelli di Klein (1940), Bion (1962) e Rosenfeld (1987), spostano l'attenzione dalla perversione come atto specifico alla sua natura di "modalità di funzionamento mentale". In quest'ottica, la perversione non è solo un comportamento, ma un modo di organizzare l'esperienza psichica, specialmente in relazione ai disturbi narcisistici e alle patologie di frontiera. La difficoltà nel riconoscere e integrare i propri affetti e quelli dell'altro è un tema ricorrente, portando alcuni autori a parlare di "relazione perversa" (Norsa Zavattini, 1988).
Meltzer (1978) suggerisce che l'esperienza perversa possa essere intesa come una modalità di relazione con l'oggetto, caratterizzata da una sorta di "fissazione primitiva". La perversione, in questo senso, non è necessariamente legata a un'età specifica, ma può configurarsi come una struttura psichica che si manifesta in diverse fasi della vita, inclusa l'adolescenza.
L'assunto che la perversione in adolescenza occupi "un’area psicopatologica autonoma tra nevrosi e psicosi" (Novelletto, 1989, p.13) è supportato da diverse evidenze cliniche. La "scelta inconscia" (Novelletto, 1986) di orientarsi verso dinamiche perverse, all'interno di un "ampio ventaglio di scelte patologiche", evidenzia la complessità e la fluidità dei confini diagnostici.
Dinamiche Familiari e la Genesi della Perversione
L'analisi delle dinamiche familiari riveste un ruolo cruciale nella comprensione delle radici della perversione. Uno studio clinico condotto su sette adolescenti-madri evidenzia dinamiche relazionali complesse all'interno della coppia genitoriale. In questi casi, i padri presentavano spesso tratti narcisistici marcati e tendenze maniacali, mentre le madri tendevano a colludere con il bisogno di affermazione del coniuge, spesso agendo una depressione negata.
La procreatività poteva essere vissuta dalla coppia come una dimostrazione di onnipotenza, con le figlie che venivano "annesse al potere onnipotente del padre", diventando "oggetto prezioso di tale potere; oggetto privato della propria soggettività". Le madri, a loro volta, potevano rendersi complici passive delle seduzioni paterne, trovando un "ristoro nella migrazione verso un’orbita periferica" e attuando una graduale sostituzione di sé con la figlia prescelta. Questo quadro suggerisce l'esistenza di "figli bersaglio" e di "madri perversogeniche" (Novelletto, 1989), sottolineando l'importanza delle dinamiche relazionali primarie.

Il Ruolo della Seduzione e delle Relazioni Primarie
Le dinamiche di seduzione affettiva primaria sembrano giocare un ruolo significativo nella genesi delle organizzazioni perverse. In molti casi, il padre, o chi ne svolgeva il ruolo, avviava dinamiche di seduzione nei confronti delle figlie fin dalla prima infanzia. Questa seduzione, spesso mascherata da affetto o da cura, poteva creare un terreno fertile per lo sviluppo di modalità relazionali che privilegiavano la gratificazione immediata e il diniego delle implicazioni emotive profonde.
Il "rapporto di mutua seduzione" (Chasseguet Smirgel, 1985) in relazioni con caratteristiche di fissazione e organizzazione attorno alla passività orale è un aspetto che emerge con forza. L'incesto, quando presente, non mostrava caratteristiche di violenza attiva, ma le bambine sembravano giungere all'iniziazione incestuosa come unica "via evolutiva conosciuta".
I padri, in questi contesti, potevano presentare elementi di omosessualità negata, organizzata attorno al mancato superamento del rapporto orale-ricettivo con la madre. Il conseguente fallimento nell'accesso all'Edipo e la difficoltà nel superare la fase passiva o negativa contribuivano a strutturare una personalità con tratti perversi.
La Perversione nel Contesto Clinico: Il Transfert e la Seduzione
L'esperienza clinica con pazienti che presentano organizzazioni perverse rivela la complessità del transfert e la natura insidiosa della seduzione. In un caso clinico descritto, la paziente produce sogni che sembrano riflettere i pensieri non detti del terapeuta, creando un terreno fertile per una seduzione primaria, "assai poco evidente, nella quale scivolare dentro senza barriere".
Il terapeuta si ritrova a gestire un "appagamento allucinatorio di un bisogno, qualcosa di arcaico, preconflittuale e seduttivo allo stesso tempo". L'interpretazione della seduzione di transfert emerge come "l'unico strumento terapeutico in grado di favorire processi elaborativi". La paziente, offrendo "golosità" al terapeuta, sembra cercare di "farlo felice", rievocando fantasie di relazioni passate caratterizzate da una seduzione reciproca e da una sorta di "passività orale".
Che cosa sono il TRANSFERT e il CONTROTRANSFERT?
L'Interpretazione del Transfert e la Gestione della Seduzione
La gestione della seduzione di transfert richiede al terapeuta un'attenta elaborazione controtransferale. È necessario riconoscere e gestire "primitivi andamenti alternativamente centrifughi e centripeti, tentativi di fuga e scivolamenti all’interno, stati preludenti alla confusione". Il "veto superegoico" del terapeuta, ovvero il rifiuto di cedere alla seduzione, può provocare "intensa eccitazione" nella paziente, stimolando il desiderio di "scavalcamento".
La risposta del perverso al rifiuto ricevuto da parte del terapeuta-genitore può rappresentare, transferalmente, la reazione a un "precoce rifiuto primario" e una "primaria soluzione difensiva". La perversione si configura così come "l'unica esperienza affettiva precocemente apprendibile, oltreché come unica alternativa alla soluzione difensiva di tipo psicotico all'angoscia pervasiva".
L'interpretazione di transfert si rivela uno strumento efficace, anche di fronte alla tendenza alla "concretezza" delle pazienti. Interpretare il rossore che segue un'interpretazione su aspetti perversi, ad esempio, sembra impedire "ulteriori annidamenti di alternative perverse" e favorire un "senso di benessere" e l'emergere dell'"esperienza di rappresentazione".
La Perversione e la Funzione Paterna: Un Legame Complesso
La funzione paterna, intesa come il "Nome-del-Padre" secondo Lacan, riveste un'importanza fondamentale nella strutturazione del soggetto, indipendentemente dalla sua configurazione (forclusa nella psicosi, soggiacente al diniego nella perversione, o rimossa nella nevrosi). Nella perversione, il "diniego della castrazione materna" pone l'accento sulla funzione del padre come agente della Legge e facilitatore della differenziazione sessuale.
Un padre "perversamente" orientato, tuttavia, potrebbe non riuscire a trasmettere un'etica solida e la funzione di riconoscimento della Legge. Lacan, nel suo Seminario RSI, introduce il concetto di "père-version", una singolare declinazione della paternità che non si basa sul rispetto universale, ma su un amore condizionato dall'essere "orientato". Questo padre "umanizzato" pone un limite al proprio godimento ponendo la donna nella posizione di feticcio, ma è anche colui che trasmette un sapere sul suo modo singolare di godere, la sua "père-version".

Il Padre Seduttore e le sue Implicazioni
Freud stesso, fin dai suoi scritti giovanili, si è confrontato con la figura del "padre seduttore". Nel carteggio con Fliess, egli ipotizza che l'isteria possa essere la conseguenza di una perversione da parte del seduttore, e che l'ereditarietà sia legata alla seduzione paterna. Sebbene inizialmente reticente, Freud giunge a riconoscere il ruolo del padre seduttore, come nel caso di Dora, dove il padre "non esita di fronte alla possibilità di 'sacrificare' la figlia per il proprio piacimento".
La teoria del fantasma sostituisce gradualmente quella della seduzione, e l'Edipo struttura una funzione paterna che supporta la Legge. Tuttavia, anche in questo contesto, emergono problematiche legate all'atteggiamento del padre, come nel caso del piccolo Hans, dove il padre viene accusato di "nascondere la realtà dei fatti" per sostenere la propria autorevolezza.
Nonostante le complessità, Freud preserva al padre un ruolo centrale nella strutturazione del soggetto, non tanto come figura accudente, ma come funzione separatrice del desiderio incestuoso. Il padre interdice la pulsione divoratrice che potrebbe rendere il figlio succube di un desiderio materno fagocitante.
Perversione, Masochismo e Sadismo: Un Intreccio Complesso
Il masochismo e il sadismo rappresentano due facce di una stessa medaglia nel panorama delle perversioni. Il masochismo, in particolare, presenta il paradosso di un godimento intrecciato con il dolore e l'angoscia, ponendosi come un punto nodale del comportamento umano. Il termine "masochismo" deriva dal nome di Leopold von Sacher-Masoch, autore di "Venere in pelliccia", mentre il sadismo trae origine dal marchese de Sade.
Freud, nella sua evoluzione teorica, ha considerato il masochismo inizialmente come una prosecuzione del sadismo rivolto contro la propria persona, per poi ipotizzarlo come primario, con il sadismo che rappresenterebbe l'estroflessione della pulsione di morte. La congiunzione sadismo-masochismo non è scontata: i ruoli possono essere interscambiabili e il godimento del sadico spesso consiste nell'identificazione con la sofferenza del masochista.

La Perversione come Difesa e la Questione del Piacere
La perversione, in alcune teorie successive a Freud, viene considerata come una "difesa dalla relazione oggettuale". Il trauma viene convertito in trionfo attraverso la relazione perversa, che "de-umanizza l'altro e non riconosce l'alterità", evitando così il rischio dell'intimità. Questa prospettiva sottolinea come la perversione possa essere un tentativo di gestire esperienze dolorose passate, riattivate nel presente.
Il concetto di "parafilie" nel DSM si riferisce ad attività sessuali patologiche, ricorrenti e intense. Tuttavia, la psicoanalisi indaga le cause profonde di tali comportamenti, andando oltre la semplice categorizzazione sintomatologica. La creatività e la perversione, come esplorato da Janine Chasseguet-Smirgel, rivelano un legame intricato tra la fantasia e la modalità di espressione del desiderio.
La Perversione nell'Arte e nella Clinica
La rappresentazione artistica della perversione, come nei film di Pedro Almodóvar, offre una prospettiva unica per comprendere le sue sfumature. I suoi personaggi, immersi in mondi folli e patologici, esprimono un amore distorto, frutto di solitudine, relazioni genitoriali assenti e vite sociali spezzate. Almodóvar permette di entrare nel "mondo scisso" del perverso, fatto di fantasia e realtà, dove l'atto sessuale perverso diviene l'unico modo per amare e per aggrapparsi alla vita.
La clinica psicoanalitica, pur condannando i crimini legati alla perversione, cerca di comprenderne le cause. Autori come M. Masud R. Khan e Giorgio Caviglia esplorano le "figure della perversione" e la "perversione sadomasochistica", analizzando l'aggressività nelle relazioni oggettuali. La perversione, in quest'ottica, non è solo una deviazione sessuale, ma una complessa modalità di funzionamento psichico, radicata nelle prime esperienze relazionali e nelle dinamiche inconsce che plasmano la nostra realtà interiore.
La Perversione come Organizzatore Psichico Precoce
Una lettura contemporanea della perversione la considera come un "organizzatore psichico precocemente insorgente, affettivamente investito, originario da una condizione di relazioni primarie caratterizzate da primitività, rudimentalità psichica". Questa prospettiva sposta l'attenzione dall'età di insorgenza o dalla sua associazione con altre sindromi, verso la sua funzione strutturante fin dalle prime fasi dello sviluppo.
La condizione borderline, ipotizzata da Kernberg (1992) in relazione alle perversioni, sembra inquadrare l'area psicoevolutiva in cui si collocano molti pazienti con organizzazioni perverse. L'uso di meccanismi di scissione, unito a una funzione dell'esame di realtà intatta, caratterizza queste "strutture al limite".
La perversione, dunque, non è un fenomeno marginale o esclusivamente legato a comportamenti devianti, ma una modalità fondamentale attraverso cui il soggetto si struttura e si relaziona al mondo, influenzando profondamente la sua esperienza psichica e le sue interazioni.
tags: #teorie #psicoanalitiche #sulla #perversione
