La cannabis, una delle sostanze psicotrope più diffuse a livello globale, insieme a nicotina e alcol, è al centro di un crescente dibattito scientifico riguardo ai suoi potenziali effetti sulla salute mentale, in particolare sullo sviluppo di disturbi psicotici. Sebbene il suo uso sia storicamente radicato in diverse culture, le moderne varietà di cannabis, caratterizzate da un contenuto significativamente più elevato di tetraidrocannabinolo (THC) e da una minore presenza di cannabidiolo (CBD), sollevano nuove e preoccupanti interrogativi.

Le indagini sulla salute in Svizzera hanno evidenziato un consumo che, dopo un aumento negli anni '90 e all'inizio del nuovo millennio, ha mostrato un calo. Tuttavia, nel 2012, i dati indicavano che una percentuale non trascurabile di giovani tra i 15 e i 24 anni aveva fatto uso di cannabis almeno una volta al mese negli ultimi 12 mesi. Nello specifico, circa il 10% degli uomini e meno del 2% delle donne nella fascia 15-19 anni, e circa il 9% degli uomini e il 4% delle donne nella fascia 20-24 anni avevano riportato tale consumo. Prevalenze simili si riscontravano anche nella fascia d'età 25-29 anni.
Gli Effetti Psicotropi del THC e le Conseguenze a Lungo Termine
Il THC è il principale cannabinoide responsabile dell'esperienza psicoattiva associata al consumo di cannabis, generando sensazioni di euforia, maggiore socievolezza e una percepita acutezza mentale. Tuttavia, tale consumo non è esente da conseguenze negative, sia acute che a lungo termine. La ricerca scientifica ha dedicato negli ultimi decenni un notevole sforzo all'indagine del legame tra cannabis e psicosi, con numerosi studi che suggeriscono un ruolo della cannabis come potenziale fattore di rischio per le psicosi schizofreniche.
Studi longitudinali hanno costantemente dimostrato che il consumo di cannabis è spesso presente nei pazienti prima della diagnosi di disturbo schizofrenico. Un gruppo particolarmente a rischio, per quanto concerne i disturbi psicotici correlati al consumo regolare di cannabis, è rappresentato da individui con una predisposizione genetica alla psicosi. In questi soggetti vulnerabili, l'uso regolare di cannabis può incrementare sia la probabilità di sviluppare uno stato di rischio clinico per la psicosi, sia la manifestazione di una malattia psicotica persistente.
L'Adolescenza e la Vulnerabilità alla Psicosi
Particolare attenzione è posta sull'esordio del consumo regolare di cannabis durante la prima adolescenza. Le evidenze suggeriscono che questo sia un fattore che aumenta significativamente il rischio di psicosi schizofrenica nei soggetti geneticamente vulnerabili. La probabilità di sviluppare un disturbo psicotico sembra inoltre essere direttamente proporzionale all'intensità del consumo di cannabis. L'uso di cannabis ad alta potenza, cioè con un elevato contenuto di THC, è stato associato a un aumento della probabilità di sviluppare malattie psicotiche. Questo dato assume particolare rilevanza alla luce del mutato profilo della cannabis disponibile sul mercato negli ultimi decenni, caratterizzato da un contenuto di THC più elevato e di CBD inferiore.

Il meccanismo d'azione ipotizzato per spiegare questa associazione coinvolge il sistema dopaminergico. Il THC, infatti, è in grado di indurre sintomi psicotici acuti a dosi elevate e, nei modelli animali, la somministrazione di cannabinoidi esogeni provoca un aumento del rilascio di dopamina. Questa osservazione ha alimentato l'ipotesi che la cannabis possa contribuire allo sviluppo di disturbi psicotici persistenti attraverso un'alterazione dei meccanismi dopaminergici, un'ipotesi già centrale nella comprensione della schizofrenia. Tuttavia, la ricerca attuale suggerisce che l'aumento del rilascio di dopamina sia solo una delle diverse possibili basi neurobiologiche coinvolte.
Esordio Precoce della Psicosi e Decorso Peggiore
Il consumo regolare di cannabis sembra essere associato a un esordio più precoce della psicosi schizofrenica. L'uso di cannabis ad alta potenza e un consumo elevato, fino a sviluppare un disturbo da uso di cannabis, sembrano correlati a un'insorgenza ancora più precoce, in particolare nelle donne, con studi che riportano un anticipo medio di circa sei anni. Nei pazienti già affetti da psicosi schizofrenica, il consumo regolare di cannabis è associato a una maggiore gravità dei sintomi psicotici e a un decorso peggiore della malattia. Uno studio decennale su pazienti con psicosi schizofrenica ha evidenziato un'associazione bidirezionale: un aumento del consumo di cannabis precedeva un aumento dei sintomi psicotici, e viceversa, sintomi psicotici più gravi portavano a un incremento del consumo di cannabis. Quest'ultima dinamica potrebbe essere interpretata in termini di ipotesi di automedicazione, secondo cui i pazienti tentano di alleviare i sintomi psicotici, l'ansia e la depressione attraverso il consumo di cannabis, sebbene le prove a supporto di questa teoria siano considerate deboli.
Conseguenze Negative e Fattori di Rischio
Oltre al rischio di psicosi, il consumo regolare di cannabis è associato a diverse altre conseguenze negative, tra cui il deterioramento cognitivo, difficoltà scolastiche ed educative, e lo sviluppo di dipendenza. Il consumo regolare e pesante, specialmente in individui con predisposizione alla psicosi e che iniziano in giovane età adolescenziale, aumenta significativamente la probabilità di sviluppare una malattia psicotica persistente. La cannabis ad alto contenuto di THC appare essere ancora più fortemente associata ai sintomi psicotici.
Rimane aperta la questione se esista una relazione causale diretta e se la cannabis possa scatenare psicosi schizofreniche anche in individui non predisposti. Una delle principali difficoltà nella ricerca di una chiara causalità risiede nell'influenza di numerose variabili confondenti. Una spiegazione alternativa possibile è che fattori eziologici comuni possano giocare un ruolo nella connessione tra consumo di cannabis e psicosi. Sebbene la causalità del legame tra consumo regolare o pesante di cannabis e l'insorgenza a lungo termine di psicosi schizofreniche non sia ancora stata definitivamente chiarita, le prove disponibili suggeriscono fortemente che il consumo cronico di cannabis possa agire da fattore scatenante in individui vulnerabili.
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Il Contesto Storico e Culturale
La storia dell'uso di sostanze psicoattive è lunga e complessa. Già nel XI secolo, il capo arabo Al-Hasan Ibn-Al Sabbah fondò una setta i cui adepti consumavano hashish, da cui il termine "hasheshins", poi evolutosi in "assassini", a sottolineare l'uso della sostanza come stimolante e facilitatore di azioni delittuose. L'uso dell'hashish si diffuse nel mondo musulmano, raggiungendo l'India, l'Africa, l'Europa e le Americhe. In Europa, i derivati della cannabis arrivarono definitivamente con le armate napoleoniche di ritorno dall'Egitto. Nel 1840, lo psichiatra Moreau de Tours descrisse gli effetti della sostanza nel suo libro "sull’hashish e la pazzia". A Parigi, Gautier fondò il "Club degli Hashishins" e Baudelaire compose il "poema dell’hashish".
Parallelamente, lo sviluppo della farmacologia ha portato alla sintesi di nuove sostanze. Le amfetamine furono sintetizzate nel 1887, e nel 1894 fu prodotto l'acido barbiturico, segnando l'inizio dell'era degli psicofarmaci di sintesi. Gli effetti delle amfetamine furono scoperti anni dopo la loro sintesi, in un periodo di crescente proibizionismo verso la cocaina. Le amfetamine, più facilmente reperibili e meno costose, inducevano euforia duratura. Solo alla fine degli anni '60 si riconobbero i loro pericoli, portando a restrizioni d'uso. Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono distribuite in grandi quantità ai soldati.
La cocaina, purificata nel 1860, fu introdotta in terapia nel 1870 nel tentativo di disassuefare i reduci dalla morfina. Nel 1883, si osservò che la cocaina forniva energia e resistenza ai soldati. Basandosi su queste osservazioni, Sigmund Freud pubblicò nel 1884 il suo saggio "Uber Coca", descrivendo le proprietà terapeutiche della cocaina. Tuttavia, l'ignoto potenziale di dipendenza della cocaina portò alcuni pazienti a sviluppare dipendenza dalla sostanza stessa. La Coca-Cola, originariamente un "French Wine Coca" contenente cocaina, subì modifiche fino a eliminare l'alcool e aggiungere estratto di Noce Kola con caffeina, venendo pubblicizzata come bevanda intellettuale e tonico cerebrale. Fino al 1903, conteneva una significativa quantità di cocaina. L'Harrison Narcotic Act del 1914 bandì l'uso della cocaina dai preparati farmaceutici, irrigidendo le restrizioni sulla sua produzione e distribuzione.
La Cannabis "Potente" e i Rischi Nuovi
La crescente disponibilità di cannabis ad alta potenza, definita come quella con un contenuto di THC pari o superiore al dieci per cento, ha sollevato preoccupazioni significative. Studi recenti, tra cui uno pubblicato su The Lancet Psychiatry, hanno consolidato l'ipotesi che il consumo di queste varietà più "rinforzate", come la varietà skunk, aumenti il rischio di episodi psicotici, inclusi deliri, allucinazioni e schizofrenia. Si stima che circa un caso su dieci di psicosi possa essere attribuito al consumo di cannabis ad alta potenza. Una ricerca condotta in 11 città europee e in una regione brasiliana ha confrontato un campione di persone con psicosi con un gruppo di controllo. È emerso che l'uso quotidiano di cannabis era significativamente più frequente nei soggetti con un primo episodio psicotico, e che la cannabis ad alta potenza era consumata prevalentemente da questo gruppo.

Questi risultati sottolineano l'importanza di informare il pubblico sui rischi associati al consumo regolare di cannabis, specialmente quella ad alta potenza, data la sua diffusione globale. Le psicosi possono rappresentare l'inizio di un percorso che può condurre all'insorgenza di altri disturbi mentali. È fondamentale notare che la ricerca non stabilisce la cannabis ad alta potenza come unica causa di disturbi psicotici, ma evidenzia un aumento del rischio correlato, al quale possono concorrere anche altri fattori socio-economici e individuali, come livelli di istruzione ridotti e bassi tassi di occupazione.
Impatto sul DNA e Vulnerabilità Individuale
Una ricerca del King’s College London e dell'Università di Exeter ha rivelato che l'uso di cannabis ad alta potenza lascia un'impronta specifica sul DNA, influenzando i meccanismi legati al sistema immunitario e alla produzione biologica. Questo studio, pubblicato su Molecular Psychiatry, suggerisce che la metilazione del DNA, un processo epigenetico che fa da ponte tra genetica e fattori ambientali, sia un meccanismo chiave attraverso cui l'uso di sostanze come la cannabis può alterare l'attività genica. La professoressa Marta Di Forti, autrice senior dello studio, ha sottolineato la necessità di comprendere meglio l'impatto biologico della cannabis, specialmente per quanto riguarda la salute mentale, dato l'aumento dei consumatori e la maggiore disponibilità di varietà potenti.

I ricercatori hanno analizzato dati di pazienti inglesi con un primo episodio di psicosi e di pazienti europei ed extra-europei senza storia di psicosi. La maggior parte dei consumatori esaminati utilizzava cannabis ad alto contenuto di THC con frequenza superiore a una volta alla settimana e aveva iniziato l'uso intorno ai 16 anni. Questi risultati aprono la strada all'identificazione precoce dei consumatori a maggior rischio di sviluppare psicosi, sia per uso ricreativo che terapeutico. La dottoressa Emma Dempster, prima autrice dello studio, ha evidenziato come questi risultati permettano di approfondire come l'uso di cannabis possa alterare i processi biologici.
Il dottor Gianmaria Zita, primario del Serd (Servizio per le dipendenze) dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha confermato che anche nella pratica clinica si osservano numerosi episodi di psicosi legati al consumo di cannabis ad alta potenza, pur notando che non tutti i consumatori sviluppano tali sintomi. Egli ipotizza che la "firma" sul DNA descritta dallo studio confermi un'impronta epigenetica che porta a quadri clinici differenti.
La psicosi viene descritta come uno stato di profonda sofferenza, caratterizzato da allucinazioni, idee deliranti, pensieri dissociati, e in alcuni casi mutismo ostinato. L'episodio psicotico è invalidante, poiché la persona perde la capacità di comprendere ciò che le accade, spesso sperimentando allucinazioni uditive e vissuti persecutori. È importante considerare che il consumo combinato di cannabis e tabacco, quest'ultimo noto per alterare il DNA e per essere cancerogeno, potrebbe rappresentare una variabile confondente in alcune analisi. La capacità di riconoscere precocemente questa specifica "firma" genetica potrebbe consentire in futuro di individuare i ragazzi a rischio e di avvertirli dei pericoli. La scoperta di questi effetti specifici dell'uso di cannabis ad alta concentrazione suggerisce inoltre che la potenza della sostanza possa influenzare significativamente il suo impatto.
Distinguere tra Psicosi Indotta e Vulnerabilità Preesistente
La letteratura scientifica presenta una vasta gamma di studi sugli effetti della cannabis sulla salute mentale, ma spesso manca una chiara distinzione tra psicosi indotte direttamente dall'uso della sostanza e l'aggravamento di condizioni preesistenti in individui vulnerabili. Molti studi tendono a classificare le reazioni psicotiche come genericamente "psicotiche", senza approfondire le sfumature qualitative, descrittive o fenomenologiche.
È importante sottolineare che le crisi psicotico-mimetiche indotte dall'assunzione di cannabis possono verificarsi anche in soggetti sani, senza precedenti compromissioni psichiche o sintomi psicotici preesistenti. In questi casi, le esperienze sono generalmente transitorie, con un completo recupero ("restitutio ad integrum") o con strascichi clinici minimi una volta esauriti gli effetti della sostanza. La derealizzazione, la sensazione di percepire il mondo esterno in modo distorto e le persone conosciute come estranee, e la depersonalizzazione, una dissociazione dal senso di sé, sono sintomi frequenti in queste reazioni, specialmente con l'ingestione di cannabis. Questi sintomi possono essere angoscianti e richiedono un approccio di supporto empatico e rassicurante.
Tuttavia, la situazione diventa più complessa quando l'uso di cannabis si verifica in individui con una predisposizione alla psicosi o con sintomi psicotici preesistenti. In questi casi, la cannabis può agire da fattore scatenante o aggravante, portando a disturbi psicotici persistenti. La distinzione tra psicosi tossica acuta e psicosi schizofrenica è cruciale, poiché richiedono approcci clinici differenti. La ricerca continua a esplorare i meccanismi neurobiologici sottostanti e i fattori di rischio individuali e ambientali che contribuiscono a questa complessa interazione.
Considerazioni sulla Prevenzione e sull'Informazione
La costruzione di una conoscenza scientifica condivisa con i consumatori è fondamentale per una prevenzione efficace. I consumatori di cannabis sono spesso consapevoli delle reazioni psicotiche, anche se le descrivono con termini diversi. La sensibilizzazione sull'opportunità di scoraggiare il consumo da parte di amici e conoscenti che sperimentano sintomi frequenti o gravi è un passo importante.
Le sfide nella ricerca della relazione causale sono molteplici, includendo la difficoltà di isolare l'effetto della cannabis da altri fattori come l'uso di altre sostanze, le condizioni socio-economiche, il background genetico e la salute mentale preesistente. Tuttavia, l'evidenza accumulata suggerisce un ruolo significativo della cannabis, soprattutto quella ad alta potenza e consumata in giovane età, nell'aumentare il rischio di sviluppare disturbi psicotici in individui vulnerabili.
La comprensione di questi complessi legami è essenziale per sviluppare strategie di prevenzione mirate, campagne di informazione più efficaci e interventi clinici appropriati, al fine di proteggere la salute mentale delle popolazioni più a rischio.
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