La psicoanalisi, fin dalle sue origini freudiane, ha posto al centro della sua indagine il concetto di transfert, inteso classicamente come la ripetizione, nella relazione terapeutica attuale, di modalità relazionali derivate dalle esperienze con gli oggetti primari. Tuttavia, la comprensione e l'applicazione di questo fenomeno si sono evolute significativamente nel tempo, arricchendosi di nuove prospettive teoriche e cliniche. Stefano Bolognini, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana e membro di prestigiosi comitati editoriali, offre un contributo fondamentale a questa evoluzione, esplorando le sfumature del transfert, del controtransfert e delle dinamiche interpsichiche e transpsichiche che caratterizzano la pratica psicoanalitica contemporanea.
La Scoperta del Transfert: Oltre la Ripetizione Comune

Sebbene il fenomeno della ripetizione di schemi relazionali familiari nelle relazioni interpersonali sia un'osservazione antica, la psicoanalisi ha introdotto una dimensione più profonda e complessa del transfert. Freud non si limitò a constatare che "Tale ha preso da sua madre o da suo padre questo o quel modo di fare", ma pose l'accento sulla sua natura inconscia e sulla sua capacità di minare il sistema cosciente. Il transfert, infatti, può penetrare e informare la coscienza senza necessariamente portare alla consapevolezza, un aspetto cruciale per il trattamento psicoanalitico.
Bolognini sottolinea l'importanza della "questione topica" nel comprendere il transfert. Esso non è solo un fenomeno inconscio a più livelli, ma anche un processo che mette in crisi il sistema conscio, talvolta senza che si attivi il meccanismo della consapevolezza, fondamentale per il lavoro analitico. Inoltre, il transfert è caratterizzato da intense "cariche affettive". Queste cariche possono portare l'apparato psichico a un continuo lavoro di rimozione e repressione, con conseguente impoverimento affettivo della coscienza, oppure, conquistando la motilità controllata dal sistema preconscio e conscio, produrre effetti affettivi "esplosivi" o angoscia. Alcuni autori, come Le Guen, hanno evidenziato come il transfert sia essenzialmente un "transfert di sentimenti sulla persona del medico", sottolineando la centralità dell'affettività in questo fenomeno.
Transfert e Controtransfert: Un Campo di Gioco Condiviso
L'evoluzione della teoria psicoanalitica ha spostato l'attenzione non solo sul transfert del paziente, ma anche sul controtransfert dell'analista. Le discussioni, a partire dal dopoguerra, hanno evidenziato come l'analista stesso elabori transfert nei confronti del paziente. Questo riconoscimento ha portato a una maggiore complessità teorica, come evidenziato da autori come Neyraut.
Bolognini, nel suo libro "Passaggi segreti. Teoria e tecnica della relazione interpsichica", esplora la "relazione interpsichica" come un concetto chiave. Egli definisce il transfert non solo in termini di ripetizione, ma come un fenomeno che coinvolge la dinamica tra il mondo interno del paziente e quello dell'analista. Le sedute analitiche diventano un terreno in cui si rivive, attraverso il transfert e il controtransfert, ciò che è accaduto, accade e potrà accadere al paziente.

Il concetto di "dare parole alle cose" e "dare cose alle parole" diventa centrale. Mentre la prima espressione si riferisce alla capacità dell'analista di dare significato all'esperienza del paziente, la seconda sottolinea l'importanza di rendere le parole evocative e dotate di sostanza, utilizzando anche "parole-ponte" freudiane. Bolognini cita Freud per evidenziare come l'uso creativo del linguaggio sia fondamentale per la psicoanalisi.
L'Interpsichico e il Transpsichico: Nuove Frontiere della Relazione
Che cosa è la Psicoanalisi? Ve lo spiega uno psichiatra....
Bolognini introduce i concetti di "interpsichico" e "transpsichico" per descrivere le diverse modalità di scambio tra le persone, con particolare attenzione alle patologie gravi e a quelle che caratterizzano l'epoca contemporanea, come gli attacchi di panico.
L'interpsichico si riferisce agli scambi che avvengono attraverso vie "vivibili, praticabili e utilizzabili", come la possibilità di nutrire o farsi nutrire, di penetrare amorevolmente o di essere penetrati amorevolmente, di toccare o accarezzare. Questi scambi avvengono all'interno di una relazione in cui i soggetti mantengono una sufficiente coesione e senso di sé. L'empatia, intesa come una sintonizzazione con tutte le parti del paziente, anche quelle sgradevoli, rientra in questa dimensione. L'interpsichico è spesso co-soggettuale o pre-soggettuale, implicando un'intima connessione che non necessariamente richiede la piena convocazione della soggettualità.
Il transpsichico, invece, descrive modalità di scambio "violente, effrattive, tali da ledere il senso di sé o dell’altro". Questi scambi possono manifestarsi in forme patologiche, come nel caso di un "controtransfert somatico dell'analista" in cui si utilizzano vie "transdermiche o in alcuni casi anali o comunque effrattive rispetto ai normali canali che consentono le introiezioni sane". Il transpsichico implica un'intrusione che può portare il metabolismo psichico in crisi, con conseguente espressione patologica di quanto introiettato.
Il Sogno e la Rêverie: Specchi dell'Io e del Sé
Bolognini dedica attenzione anche al sogno e all'esperienza del sognare nel percorso analitico. Nel suo libro "Lo Zen e l'arte di non sapere cosa dire", pur non presentando casi clinici, egli esplora l'attività onirica non solo come espressione del desiderio e del rimosso, ma anche come indicatore delle condizioni attuali del Sé del sognatore e del suo mondo interno.
La "rêverie" analitica, la capacità dell'analista di fantasticare e pensare le esperienze del paziente, è fondamentale. Bolognini la collega all'importanza del "Preconscio", un'area psichica che permette la ricombinazione armoniosa tra processo primario e processo secondario, favorendo la creatività e la flessibilità mentale. Egli paragona il preconscio a una zona del mare vicina alla spiaggia, dove è possibile immergersi nell'emotività senza essere sopraffatti dalla profondità abissale.
Sfide Contemporanee della Psicoanalisi

La psicoanalisi oggi si confronta con una serie di sfide legate ai cambiamenti socio-culturali. Bolognini osserva una crescente difficoltà dei pazienti ad accettare la "dipendenza necessaria" dalla relazione analitica, spesso vista come un attacco al proprio "sé grandioso" narcisistico. La precarietà dei legami familiari, le illusioni di onnipotenza offerte da Internet e la cultura dell'immagine contribuiscono a questa resistenza.
Egli critica la tendenza a cercare soluzioni rapide, definendo la psicologia non un "fast food". La critica alla psicoanalisi freudiana, spesso incentrata sulla sua presunta mancanza di validazione scientifica ("evidence based"), viene affrontata da Bolognini con argomentazioni che sottolineano come anche la clinica medica non sia sempre "evidence based" e come molte ricerche neuroscientifiche non squalifichino la psicoanalisi.
L'Arte di Non Sapere Cosa Dire: Tollerare la Complessità
Il titolo del suo ultimo libro, "Lo Zen e l'arte di non sapere cosa dire", racchiude una riflessione profonda sulla pratica analitica. Bolognini valorizza il fatto che l'Io cosciente non pretenda di controllare tutto e che l'Io difensivo allenti la morsa. In questo senso, "non sapere cosa dire" diventa un'arte che permette una maggiore morbidezza di contatto e una migliore convivenza tra le diverse istanze psichiche.
Questa capacità di tollerare la complessità, non solo a livello concettuale ma anche esperienziale, emotivo e controtransferale, è un allenamento fondamentale per gli psicoanalisti. Come scrive Bolognini in "Passaggi segreti", gli analisti si allenano a "tollerare dentro di loro la percezione della complessità".
Luoghi Comuni, Miti e la Falsificazione della Realtà
Bolognini esamina criticamente certi "luoghi comuni" e miti del nostro tempo, che spesso hanno una funzione difensiva o illusoria. Ad esempio, la riduzione delle distanze geografiche non ha eliminato il dolore delle separazioni, e la pretesa idealizzante di non invecchiare riflette la cultura dell'immagine dominante.
In questo contesto, emerge un principio etico fondamentale della psicoanalisi, che Bolognini richiama: "quel che è da evitare è la falsificazione della realtà". La psicoanalisi, nel suo approccio al transfert e alla complessità della mente umana, si propone di promuovere un confronto autentico con la realtà interna ed esterna, evitando le distorsioni difensive e le illusioni.
L'Importanza della Soggettività dell'Analista
Nel contesto della trasformazione evolutiva della psicoanalisi, Bolognini sottolinea l'importanza di considerare il soggetto-analista non meno del soggetto-paziente. La storia personale e formativa di ogni analista, pur non essendo il motore esclusivo del processo, rappresenta un fattore significativo.
La realtà dell'analista contemporaneo si colloca tra l'iper-soggettività e l'impersonalità mitica, tendendo a integrare le acquisizioni teoriche e cliniche in una composizione armonica. Questo approccio, che rifugge dalle assolutizzazioni, permette una pratica psicoanalitica più flessibile e in continuo dialogo con il "non Sé".
Conclusioni Provvisorie: Un Campo in Continua Evoluzione
L'opera di Stefano Bolognini ci offre una visione ricca e sfaccettata della psicoanalisi contemporanea. Attraverso l'esplorazione del transfert, delle dinamiche interpsichiche e transpsichiche, e delle sfide poste dalla società attuale, Bolognini ci invita a una riflessione profonda sulla complessità della mente umana e sulla natura della relazione terapeutica. La sua capacità di integrare teorie diverse e di applicarle a contesti clinici attuali rende il suo contributo prezioso per chiunque sia interessato alla comprensione della psiche. L'arte di "non sapere cosa dire", in questo senso, non è un vuoto, ma uno spazio fertile per l'ascolto profondo, la tolleranza della complessità e la ricerca di un confronto autentico con la realtà.
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