L'approccio sistemico-relazionale rappresenta una svolta fondamentale nel campo della psicologia e della psicoterapia, spostando l'attenzione dall'individuo isolato all'individuo calato nel suo contesto relazionale. Nato negli Stati Uniti intorno agli anni '50, questo modello teorico e clinico ha profondamente influenzato il modo in cui comprendiamo e trattiamo il disagio psicologico. I pionieri di questo orientamento, come Gregory Bateson, Don D. Jackson, Jay Haley e Paul Watzlawick, hanno applicato i principi della teoria dei sistemi e della cibernetica allo studio della comunicazione umana e delle dinamiche familiari, gettando le basi per un nuovo modo di fare terapia.

Le Origini e i Fondamenti Teorici
L'approccio sistemico-relazionale affonda le sue radici nella "Scuola di Palo Alto" e nel Mental Research Institute, centri nevralgici di ricerca e sviluppo teorico. Gregory Bateson, antropologo di fama, fu una figura chiave nell'integrare la teoria dei sistemi con lo studio della famiglia e delle strutture sociali. La sua distinzione tra retroazione negativa (conservativa) e retroazione positiva (che aumenta la deviazione dal punto iniziale) ha fornito strumenti concettuali per analizzare i cicli di feedback all'interno dei sistemi. Bateson introdusse anche il concetto di "scismogenesi" per descrivere i cicli di rinforzo reciproco tra i membri di un sistema sociale o familiare, che possono essere simmetrici o complementari. Questi processi, sebbene possano portare a escalation, sono fondamentali per comprendere la stabilità e il cambiamento dei sistemi.
Un'altra pietra miliare fu il costrutto teorico del "doppio legame", formulato dal Gruppo di Palo Alto studiando la comunicazione in famiglie con membri schizofrenici. Il doppio legame descrive una modalità interattiva caratterizzata dalla contraddittorietà tra messaggi espliciti e impliciti, e dall'impossibilità di metacomunicare su tale incongruenza. Questo crea una situazione paradossale in cui ogni risposta risulta essere sbagliata, con una penalità intrinseca per chi la riceve. John H. Weakland ampliò ulteriormente la prospettiva, spostando l'attenzione dal formato diadico a quello triadico, evidenziando l'importanza delle alleanze e delle coalizioni mutevoli all'interno delle famiglie.

Jay Haley, invece, sviluppò la teoria del controllo, sottolineando come la squalifica dei significati sia un tratto comune in alcune famiglie. Basandosi sulla teoria dei tipi logici di Russell, Haley analizzò la lotta per il controllo familiare a diversi livelli di astrazione, interrogandosi su chi definisce le regole e i contesti relazionali. Insieme a Milton Erickson, Haley creò un modello di terapia basato su tecniche ipnotiche e sulla manipolazione delle resistenze, con l'obiettivo di individuare e interrompere cicli comportamentali autorinforzanti. Il sintomo, in quest'ottica, viene visto come rinforzato dalla soluzione che la famiglia crede di aver trovato per affrontarlo, spesso attraverso l'uso di tecniche paradossali come la prescrizione del comportamento sintomatico.
G Bateson, la teoria del doppio legame
L'Evoluzione in Europa e in Italia
In Europa, e in particolare in Italia, l'approccio sistemico-relazionale ha trovato terreno fertile a partire dagli anni '80. Un gruppo di spicco a Milano, composto da Mara Selvini-Palazzoli, Silvana Prata, Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, ha lavorato secondo un approccio strategico, focalizzandosi su pazienti con disturbi alimentari e psicotici. L'equipe sperimentò l'uso del paradosso e della connotazione positiva, ispirandosi all'idea eriksoniana che il cambiamento possa essere indotto attraverso tattiche sottili e inavvertibili. La prescrizione del sintomo, connotata positivamente, mirava a mettere in evidenza il significato relazionale del sintomo stesso e a introdurre una visione circolare dei comportamenti familiari. Sebbene la connotazione positiva sia stata successivamente considerata troppo assolutoria, questo lavoro ha contribuito a ridefinire il sintomo non come espressione di problematiche individuali, ma come segnale di una disfunzione dell'intero sistema familiare.
Il Gruppo di Milano sviluppò anche l'uso delle prescrizioni, arrivando alla "prescrizione invariabile" somministrata a famiglie con figli psicotici o anoressici. Questo strumento mirava a modificare le regole disfunzionali della famiglia sostituendole con regole più funzionali, attraverso un intervento prescrittivo che rompesse la regola sul piano d'azione. L'analisi delle retroazioni dei membri familiari permise al gruppo di costruire un modello di funzionamento a sei stadi, descrivendo la progressiva cronicizzazione del comportamento del figlio sintomatico. L'utilità di questi modelli risiede nell'osservare come viene affrontato il cambiamento e la riorganizzazione del sistema familiare attraverso le sue diverse fasi evolutive.
Il Concetto di Sistema e Relazione
L'essenza dell'approccio sistemico-relazionale risiede nella sua focalizzazione sulla relazione e sul sistema. Il disagio espresso da un individuo non è visto come una caratteristica intrinseca della persona, ma come l'espressione di un problema all'interno del suo sistema di relazioni. La definizione di "sistemico" deriva proprio da questa osservazione: il comportamento di un individuo è influenzato dal legame in cui è coinvolto. Un sistema, infatti, è definito come un insieme di parti che intrattengono relazioni tali che il comportamento di ciascuna parte è influenzato dal legame con le altre. I sistemi sono quindi più della somma delle loro singole parti, e l'analisi isolata delle componenti non permette una comprensione completa del tutto.

La definizione "relazionale" sottolinea l'importanza centrale che le relazioni hanno sia nella costruzione dell'identità di una persona sia nell'insorgenza di eventuali problemi psicologici. I problemi, di conseguenza, non sono visti come caratteristiche innate dell'individuo, ma come l'esito di esperienze e dinamiche relazionali. Questo principio si applica a tutte le situazioni, siano esse individuali, di coppia o familiari. Anche nel lavoro terapeutico individuale, viene data grande importanza alle relazioni significative della persona.
Il Paziente Designato e la Rimodulazione del Sintomo
Nella psicoterapia sistemico-relazionale, la persona che esprime il sintomo viene definita "paziente designato". Questo termine indica che il paziente è il membro del sistema familiare (inteso in senso ampio, includendo almeno due generazioni precedenti) che segnala il funzionamento disfunzionale dell'intero sistema. Le tecniche terapeutiche, in quest'ottica, mirano alla modificazione delle regole del sistema, ovvero delle modalità di comunicazione e interazione tra i suoi membri. L'obiettivo è rileggere e modificare i comportamenti disfunzionali, evidenziare e sfruttare le risorse degli individui e del sistema, e risignificare i sintomi, esplicitandone la funzione all'interno del nucleo relazionale.
La Prospettiva Trigenerazionale e i Legami Familiari
L'approccio sistemico-relazionale riconosce l'importanza delle dinamiche che si trasmettono attraverso le generazioni. I modelli di relazione si tramandano grazie ai vincoli di filiazione (il legame tra genitori e figli) e di alleanza (il legame tra coniugi). La coppia rappresenta il perno centrale del sistema trigenerazionale, il luogo in cui si incontrano l'asse verticale (filiazione) e l'asse orizzontale (alleanza). Il vincolo di filiazione assicura la trasmissione di valori affettivi e culturali e garantisce la continuità della vita oltre la morte fisica.
Secondo la prospettiva sistemico-relazionale trigenerazionale, la capacità di separarsi e differenziarsi dalla propria famiglia d'origine è direttamente proporzionale alla capacità di appartenere ad essa. Questo concetto è strettamente legato alla "differenziazione del sé" teorizzata da Murray Bowen. La differenziazione del sé definisce la capacità di un individuo di distinguersi dalla "massa dell'io familiare". Quando l'intensità emotiva della famiglia è elevata, si può verificare una fusione dell'io, con relazioni simbiotiche e patologie gravi. In casi meno estremi, si possono osservare persone estremamente dipendenti dai sentimenti altrui, costantemente impegnate a gestire le relazioni in termini di conferma o rifiuto.
Conflitto Coniugale e Triangolazione
Bowen analizza anche il conflitto coniugale, distinguendo due modalità di gestione: una relazione simmetrica in cui entrambi i partner lottano per dividere equamente il sé comune, e una modalità in cui uno dei coniugi cede o abbandona il proprio sé, diventando dipendente dall'altro. In questi casi, il sistema familiare può agire per assorbire l'immaturità di uno dei coniugi ancorandola alla disfunzionalità di un membro, permettendo così una maggiore funzionalità agli altri.
La triangolazione si verifica quando un aumento della tensione relazionale tra i coniugi viene gestito coinvolgendo un figlio. Questa alleanza con un membro più vulnerabile mira a stabilizzare la relazione tra i genitori. La triangolazione, perpetuandosi attraverso le generazioni, può rendere sempre più difficile il processo di individuazione dei singoli membri, portando in casi estremi a simbiosi familiare e a una massima indifferenziazione del sé. Questo processo può essere visto come una coazione a ripetere applicata alle generazioni, in cui la sofferenza di una generazione viene trasmessa a quella successiva attraverso un processo di delega.
L'Approccio Strutturale di Minuchin
Salvador Minuchin, con il suo approccio strutturale, considera il sintomo come il prodotto di un malfunzionamento familiare. Una famiglia che funziona bene è caratterizzata da confini ben definiti ma flessibili tra le generazioni e attorno alla famiglia nucleare. Dal punto di vista terapeutico, è fondamentale considerare i tre piani generazionali (famiglia d'origine, coppia, figli) e valutare il bilanciamento tra appartenenza e separazione.

Innovazioni Terapeutiche e Tecniche
L'approccio sistemico-relazionale ha rivoluzionato le categorie cliniche tradizionali come il sintomo, la diagnosi e il trattamento, ridefinendole in termini relazionali. Il sintomo non è più visto come un'espressione di problematiche individuali, ma come un segnale di una disfunzione dell'intero sistema. La diagnosi fa riferimento al funzionamento del singolo all'interno del suo gruppo di appartenenza e del contesto specifico.
L'intervento terapeutico si basa sull'osservazione delle modalità di relazione tra il paziente e la sua famiglia. Attraverso un processo di co-costruzione tra terapeuta e individuo/famiglia, si mirano a modificare i modelli disfunzionali, stimolando le risorse familiari e rafforzando sia il funzionamento individuale che quello familiare. Anche nella terapia individuale sistemica, pur svolgendosi in un incontro solitario, l'attenzione del terapeuta è costantemente rivolta alla dimensione relazionale e interattiva del cliente, tenendo conto delle relazioni significative che animano la sua vita.
La Complessità della Diagnosi e il Ruolo del Terapeuta
Un aspetto cruciale nell'approccio sistemico-relazionale è la concezione della diagnosi. A differenza della diagnosi psichiatrica classica, che tende a localizzare la patologia nell'individuo e a operare una classificazione basata sulla deviazione da una presunta normalità, la prospettiva sistemica considera la diagnosi come un processo dinamico e relazionale. L'attenzione si sposta dalla patologia dell'individuo alla disfunzionalità del sistema.
La prospettiva post-moderna ha ulteriormente modificato l'epistemologia dell'agire terapeutico, spostando lo sguardo dal sistema al terapeuta stesso. Questo implica una riflessione sul senso e sulla responsabilità delle proprie scelte tecniche. Il terapeuta non è più un osservatore esterno e neutrale, ma un co-costruttore della realtà terapeutica, inevitabilmente parte del processo. Questo posizionamento "etico" richiede un'assunzione di responsabilità verso le proprie azioni, nutrite non solo da conoscenze teoriche e pratiche, ma anche dal "saper essere" del terapeuta, fondato sulla sua esperienza, storia e valori.

La psicologia sistemica si allontana da un'ottica puramente scientifica e naturalistica, che ricerca regolarità, replicabilità e oggettività, per abbracciare una scienza della complessità, in cui l'uomo è concepito come un "divenire umano". Questo implica che la diagnosi non è una semplice etichettatura, ma un modo per costruire, insieme all'individuo o alla famiglia, una narrazione nuova e più complessa. La diagnosi relazionale, pur utilizzando termini come sistemi e sottosistemi, non deve cadere nella rigidità della distinzione tra normalità e patologia, ma deve abbracciare la fluidità e la co-costruzione del significato.
Maestri dell'Incontro e Trasformazione Terapeutica
Figure come Carl Whitaker hanno lasciato un'impronta indelebile con il loro stile terapeutico, distinguendo tra "l'essere terapeuti" e "il fare terapia". Whitaker, attraverso il suo modo di essere, riusciva a fungere da "distruttore delle forme cristallizzate" familiari, aiutando le generazioni a liberarsi da schemi ripetitivi e eredità familiari rigide. I suoi interventi "bizzarri" e imprevedibili, fondati sul rispetto e sulla responsabilizzazione, miravano a portare alla luce le "ombre di contesto" come opportunità di scoperta e crescita.
Murray Bowen ha enfatizzato concetti come la differenziazione del sé, la "posizione Io" (che consente di assumere la responsabilità della propria vita) e il "taglio emotivo" (la condizione di diniego dell'intensità dell'attaccamento emotivo irrisolto ai propri genitori). Il suo concetto di "viaggio di ritorno a casa", non solo metaforico, sottolinea l'importanza del legame trigenerazionale e l'uso del genogramma come strumento per esplorare le dinamiche familiari.
Salvador Minuchin, con il suo lavoro con giovani devianti, ha descritto famiglie disorganizzate con ruoli confusi, confini indefiniti e un predominio dell'azione sul linguaggio. Mara Selvini Palazzoli, oltre ai suoi scritti, è ricordata per la sua storia personale e familiare di resilienza, che riflette la complessità delle dinamiche relazionali.
L'approccio sistemico-relazionale, con la sua enfasi sulle interazioni, sulla comunicazione e sulla co-costruzione della realtà, offre una prospettiva ricca e profonda per comprendere la complessità dell'esperienza umana e per promuovere un cambiamento terapeutico duraturo.
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