L'Arte Repubblicana e la Sapienza del Tramonto: Un'Analisi Profonda

L'essenza di una leadership politica all'altezza del suo compito risiede nella capacità di saper tramontare, non in un senso di declino, ma al momento più giusto, trasmettendo il senso più fecondo dell'eredità. Questa è una prospettiva che va oltre la mera successione generazionale, focalizzandosi sulla trasmissione efficace di un patrimonio di valori e conoscenze. La guida di un leader degno di questo nome inizia sin dal suo insediamento, e si fonda non sulla propria persona, ma sulla capacità di ispirare e lasciare un segno duraturo. La concezione verticale della leadership, incentrata sulla figura del leader esibito come un feticcio pubblicitario, è una versione fallica del potere, dove la potenza virile del leader dovrebbe offrire una garanzia di solidità e affidabilità, ma che spesso sfocia in paranoia e nella percezione di nemici potenziali, in un ciclo di "parricidi" metaforici che hanno attraversato anche il nostro paese, minando la stabilità e la proprietà.

Tramonto su un paesaggio

La Metafora Alchemica nella Creazione Artistica

L'alchimia, con il suo processo di trasformazione, offre un punto di riferimento fondamentale nel modo in cui artisti come Anselm Kiefer concepiscono la creazione artistica. Massimo Cacciari ha definito l'opera di Kiefer una "poiesis alchemica", capace di rendere la rovina sacra e la fine un nuovo inizio. Kiefer esplora questa analogia nelle sue lezioni, concentrandosi su come un metallo povero e umile possa assottigliare la sua materia fino a divenire argento e oro. Tradizionalmente, il processo alchemico muove dal piombo, passando per l'argento, fino a raggiungere la lucentezza preziosa dell'oro. Questo può essere interpretato teleologicamente, come un movimento verso l'alto, dai piani più bassi verso i più alti. Tuttavia, Kiefer ci spinge a considerarlo come una redenzione dello scarto, dove il punto più basso diventa il punto più alto.

Questo concetto è richiamato dal profeta Isaia, che parla del ceppo rimasto - segno indelebile della distruzione del tempio di Gerusalemme - che deve divenire un seme santo. È un'eco del miracolo evangelico delle nozze di Cana, narrato dall'evangelista Giovanni: non è il vino sublime a sostituire l'acqua putrida, ma è l'acqua putrida, contenuta negli otri per la purificazione rituale, che si rivela già in sé stessa vino sublime. In questo senso, Kiefer afferma che "la trasformazione è già presente nella cosa". Nessuna autentica trasformazione può essere una mera sostituzione. La materia caduca, il detrito, il resto, il piombo non vengono semplicemente rimpiazzati dall'oro, poiché l'oro è già tutto presente nella materia caduca. La luce dell'oro è già nel piombo, perché l'ombra non è l'opposto della luce, ma, come suggerisce Claudio Parmiggiani, ne è il "sangue".

Dobbiamo dunque distinguere attentamente la dimensione del "resto" da quella rigidamente melanconica dello "scarto" o del "rifiuto". Questa è la sensazione che Peter Handke riporta della sua visita a Barjac: i resti non venivano mai intesi come rifiuti, ma venivano conservati e messi da parte come un valore. Nella serra, "non c'era un ortaggio marcio o un frutto secco". Ciò significa che il resto non è un rifiuto o un mero scarto. Il processo alchemico non implica una sostituzione di materie, ma un cambio di sguardo e di posizione. Se nel piombo c'è già l'oro, se nell'ombra c'è già la luce, il resto diventa un "seme santo", come direbbe Isaia.

Questo implica che nella materia, anche in quella che appare più lontana dalla luce, è contenuta la scintilla dello spirito. È quell'istante che Paul Celan, citato da Kiefer, descrive: "il sasso si adatti a fiorire". Ogni volta che l'arte realizza il suo miracolo, trasfigura la cicatrice in poesia, dando una forma nuova alla catastrofe. Questo si manifesta nelle opere di Kiefer costituite da libri di piombo, illeggibili e inaccessibili, che tuttavia custodiscono il loro contenuto proprio nella loro inaccessibilità. È la dialettica tra essere e nulla, tra creazione e distruzione, che contraddistingue il lavoro di Kiefer. Egli sostiene persino che la grandezza delle sue celebri torri risieda nel loro crollo.

La Nigredo e la Trasformazione: Dall'Oscurità alla Forma

La dissoluzione è un tempo fondamentale del processo alchemico, poiché senza di essa non potrebbe esservi una nuova forma. Come precisa Kiefer, "prima c'è il dissolvimento poi la coagulazione". Il primo tempo del processo di trasformazione alchemica coinvolge la nigredo, il reale informe e abissale da cui prende avvio ogni processo di generazione. La forma acquista forza solo se proviene da questa oscurità sconfinata. Si tratta di un lento processo di individuazione, come direbbe Carl Jung, dove non è l'Ego a rafforzarsi, ma, grazie all'impatto con la forza informe della nigredo - con il nero del Terrificante - tende a dissolversi, lasciando spazio al Sé.

Illustrazione della Nigredo nel processo alchemico

Kiefer sottolinea la necessità di perdersi, di smarrirsi, di affondare nel Terrificante, nella nigredo, per potersi ritrovare in un'altra forma. La nigredo all'origine del processo alchemico non viene semplicemente superata o rimossa, poiché è solo da essa che è possibile estrarre una nuova forma di vita. Per questo Kiefer associa in modo inestricabile la creazione alla distruzione, ponendo nella catastrofe il centro del suo lavoro. Jung ricorda che la materia prima su cui lavora l'alchimista sono "le tenebre della nostra mente", la "terra nera", la terra "nera, più nera del nero (nigrum nigrius nigro)".

Secondo Wilfred Bion, siamo qui al cuore dell'esperienza analitica: ogni cambiamento è necessariamente catastrofico perché intacca l'ordine stabilito del quadro della realtà e il principio di identità su cui si sostiene il nostro Ego, spingendo la conoscenza a liberarsi dalle sue false certezze per inoltrarsi verso l'ignoto. Per questa ragione, la catastrofe viene sempre avvertita in Kiefer fin dall'inizio di ogni suo lavoro: "quando si comincia un quadro, se ne percepisce già la sua distruzione. L'esistenza e la distruzione del quadro sono sempre presenti contemporaneamente".

Sicché non c'è trasformazione possibile se non a partire dal caos e dalla catastrofe. Allo stesso tempo, nel dipingere è sempre in gioco una nuova nascita. Gilles Deleuze afferma che "i pittori non fanno altro che dipingere una sola cosa, l'inizio del mondo", una tesi che Kiefer probabilmente sosterrebbe pienamente. Entrambi insistono nel considerare il primo tempo del processo creativo - in radicale analogia con quello alchemico - come quello del caos. È infatti necessario il suo attraversamento preliminare per poter giungere a dare forma a un nuovo mondo. Bisogna separarsi da ciò che è stato già fatto, visto, dipinto, da tutto ciò che potrebbe apparire come una mera replica, dagli stereotipi, come direbbe Roland Barthes, dai cliché che ingombrano lo spazio vuoto del quadro rendendolo già saturo.

Si tratta, in altre parole, di rendere la tela davvero bianca, di un azzeramento di tutti i cliché che la parassitano, di porre al suo centro, come esprime poeticamente Deleuze, l'esperienza di un'assenza, di un'estrema solitudine, del Sahara. Perché è solo da questo deserto, da questo "vuoto assoluto", come direbbe Kiefer, che può sorgere una nuova presenza.

Perché l'Arte Contemporanea NON È ARTE | Con @albertomelari

La Ripetizione e l'Invenzione: Il Paradigma Tàpies

La dimensione dell'arte è intrinsecamente legata all'evento. L'opera d'arte si distingue dalla ripetizione della scena appaesante (già vista e già conosciuta) del mondo, offrendo un'apertura verso un altro mondo possibile, un mondo "più reale", come direbbe Antoni Tàpies. Questo avviene attraverso la creazione di un vuoto, uno sfondo di assenza, che genera uno spazio nuovo.

La dimensione dell'arte si confronta con l'inesorabile del reale e con la presenza incalzante della ripetizione. La ripetizione, in quanto tale, non può mai essere completamente trascesa; tuttavia, la sua interruzione, la sua torsione singolare interna, è necessaria. Questo è il paradigma Tàpies che cerchiamo di costruire.

La psicoanalisi applicata all'arte ha spesso indagato il modo in cui il soggetto trova il proprio stile attraverso la ripresa continua della propria provenienza, grazie all'incontro contingente con l'analista. L'opera d'arte, in questo senso, è un'invenzione che avviene sullo sfondo della ripetizione che l'ha costituita. Molta psicoanalisi si è esercitata su questo terreno, sostenendo che è l'opera stessa a rivelare la verità più radicale della biografia. Tuttavia, l'opera non è semplicemente determinata univocamente dalla biografia, né è un mero prodotto della biografia. Piuttosto, l'opera illumina retroattivamente la biografia in modo inatteso.

Massimo Recalcati, nel suo saggio "La luce e l'onda", riflette sulla scuola di ieri e di oggi, criticando la formula "parcheggio" e "azienda" e sognando un luogo di formazione della cittadinanza. Racconta della sua "cattiva maestra" e della professoressa che ha creduto in lui, sottolineando l'importanza della solitudine e del silenzio necessari alla creatività e al pensiero, spesso soffocati dal rumore e dagli stimoli contemporanei, inclusi quelli del "telefonino-seno-oggetto primario". Invita ad "innamorarsi dei libri-corpo", ad avere fede negli alunni come nei figli, a tuffarsi nel sapere e nel mondo senza eccessiva paura di fallire.

Libri impilati in una biblioteca

La mostra "La Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano" ospita opere che esplorano questi temi, invitando a una riflessione profonda sulla natura dell'arte, della trasformazione e della trasmissione del sapere. L'arte repubblicana, intesa non solo come forma di governo ma come approccio alla vita e alla creazione, ci insegna a trovare la bellezza nel tramonto, il significato nel resto, e la forza nella trasformazione. La sua eredità più preziosa è quella che resta viva, grazie a questa sapienza del saper tramontare al momento giusto, lasciando spazio a nuove albe.

La Necessità del Vuoto e la Rinascita

L'arte, nel suo incessante dialogo con il reale, ci insegna a confrontarci con la dimensione del vuoto. Non un vuoto di assenza o di perdita, ma un vuoto generativo, uno spazio che permette la nascita del nuovo. Questo concetto è centrale nell'opera di artisti come Antoni Tàpies, la cui arte è definita "più reale" perché scava nella materia, nella sua essenza, rivelando le tracce del tempo e dell'esistenza.

La ripetizione, pur essendo una costante della nostra esperienza, non deve soffocare la spinta all'innovazione. L'arte repubblicana, nel suo senso più ampio, è quella che interrompe la ripetizione sterile, che si distingue dalla mera riproduzione di modelli consolidati. Essa offre una prospettiva inedita, un'apertura verso un futuro possibile, un "altro mondo" che si contrappone alla familiarità rassicurante ma limitante del già visto.

La creazione artistica, come il processo alchemico, parte da una sorta di "materia prima" - che sia il piombo, l'ombra, il caos, o il silenzio - per giungere a una forma trasfigurata. Questo processo non è una semplice sostituzione, ma una profonda trasformazione che rivela ciò che era già latente. L'artista, come l'alchimista, non crea dal nulla, ma trasforma ciò che esiste, dando una nuova luce e un nuovo significato a ciò che era nascosto o trascurato.

L'eredità di una leadership o di un'opera d'arte non si misura dalla sua permanenza immutabile, ma dalla sua capacità di evolversi, di trasformarsi, di trasmettere un seme vitale alle generazioni future. Il tramonto di un leader o la fine di un'opera non sono necessariamente segni di declino, ma possono rappresentare il momento più fertile per la nascita di qualcosa di nuovo, un passaggio necessario per garantire la continuità e la vitalità di un messaggio o di un'idea.

La scuola, come spazio di formazione, deve riflettere questa dialettica tra permanenza e trasformazione. Deve essere un luogo dove gli studenti non solo acquisiscono conoscenze consolidate, ma imparano a confrontarsi con l'ignoto, a tollerare l'incertezza, e a sviluppare la capacità di creare dal vuoto, dalla solitudine, dal "deserto" della propria interiorità. La fede negli alunni, come nei figli, è fondamentale per nutrire questo processo, incoraggiando l'audacia e la curiosità.

L'arte repubblicana, in ultima analisi, ci insegna che la vera forza risiede nella capacità di abbracciare il cambiamento, di riconoscere il valore nel "resto", e di trovare nella fine un nuovo inizio. È un invito a guardare al tramonto non con malinconia, ma con la saggezza di chi sa che, dopo ogni tramonto, sorge una nuova alba, portatrice di nuove possibilità e di una bellezza infinita che si rinnova costantemente. La trasmissione di questa sapienza è il dono più prezioso che possiamo lasciare.

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