Nell'ambito della riflessione sull'esistenza umana, la consulenza filosofica si presenta come una disciplina emergente, sebbene le ricerche specifiche in questo campo siano ancora relativamente limitate, sia a livello nazionale che internazionale. Il libro di Chiara Castiglioni, "Filosofia dentro" (Mursia 2017), pur non mancando di qualità e offrendo un'analisi approfondita della storia della filosofia e delle esperienze dirette dell'autrice, in particolare in contesti complessi come quello carcerario, mette in luce questa scarsità di studi dedicati. La Castiglioni, con un solido background accademico e pratico, esplora diverse correnti filosofiche, collegando pensatori di epoche e ambiti differenti per offrire letture inedite sull'uomo.
L'espressione "consulenza filosofica" è stata coniata in Italia circa vent'anni fa per designare la "Philosophische Praxis" di Gerd Achenbach. Achenbach, figura centrale nel panorama della filosofia pratica, ha fondato questa attività con l'intento di rendere la prassi filosofica accessibile anche a chi non fosse specialista del settore. Il suo approccio parte dalle "domande senza risposta" che le persone si pongono nella loro vita quotidiana, distinguendosi dalle questioni tipicamente affrontate dai filosofi accademici. È importante sottolineare che Achenbach non parlava di "obiettivi pratici" nel senso di risultati concreti e misurabili, poiché "Praxis" si riferiva alla pratica e non alla pragmaticità fine a se stessa.
Nonostante l'utilizzo di pensieri filosofici a scopo esemplificativo o argomentativo, Achenbach ha sempre sostenuto che la fondazione della "Philosophische Praxis" non potesse basarsi su teorie preesistenti. La procedura del filosofare, infatti, accomuna tutti i filosofi, indipendentemente dalle loro divergenti teorie sul mondo e sull'uomo. Appoggiarsi a una teoria specifica significherebbe già orientare il percorso in direzioni predeterminate, limitando la libertà del dialogo filosofico. Per questo motivo, Achenbach escludeva categoricamente l'"applicazione di teorie" all'interno della "Philosophische Praxis". Si trattava, invece, di una mera proceduralità filosofica, una teoresi volta alla comprensione della realtà e alla produzione di nuove teorie, partendo dal caso singolo, un processo intrinseco all'attività filosofica. Questo si distingue nettamente dalla "Applied Philosophy", che presuppone l'assunzione di teorie già pronte all'uso, come dichiarato dalla Internationale Gesellschaft für Philosophische Praxis.

Ambiguità Terminologiche e Confini Disciplinari
Leggendo "Filosofia dentro", emerge una sorprendente confusione nell'uso dei termini "filosofia", "pratica filosofica", "filosofia pratica", "filosofia applicata", "consulenza filosofica" e "counseling filosofico", spesso utilizzati quasi in modo sinonimico. Particolarmente sconcertante è la definizione di Achenbach come "fondatore del counseling filosofico". In Italia, infatti, la distinzione tra queste due pratiche è sempre stata netta, supportata da un quindicennio di pubblicazioni e dall'esistenza di associazioni distinte dedicate a ciascuna. Anche il Presidente della Internationale Gesellschaft für Philosophische Praxis ha lodato l'uso italiano, ritenendolo potenzialmente utile per dirimere controversie internazionali, dove ormai da quasi un decennio si osserva una sostanziale divisione tra la "Philosophische Praxis" tedesca e il "philosophical counseling" anglosassone.
L'ambiguità tra "pratica filosofica" e "filosofia pratica" è altrettanto problematica. La prima rimanda alla proceduralità della filosofia e alla sua dimensione teoretica, mentre la seconda affonda le sue radici nella tradizione accademica, risalendo ad Aristotele, e non ha legami con il movimento filosofico moderno nato con Lipman e Achenbach.
L'autrice del libro attribuisce alla filosofia praticata una serie di compiti e obiettivi che si discostano dalla "Philosophische Praxis" originale. Tra questi, si citano l'aiutare a riconoscere e ricomporre l'unità della "moltitudine" dell'individuo, la costruzione di una narrazione del sé organica, il trascendere il proprio perimetro per aprirsi a orizzonti più ampi, la promozione della trasformazione personale attraverso il lavoro sulle visioni del mondo, la cura dell'unità armonica della persona e del suo contatto con l'infinito, la pratica del riconoscimento, l'espressione e la cura di sé, fino a definirla un "atto di amore e di ospitalità universale". Si menziona persino l'utilizzo di esercizi spirituali di Pierre Hadot, ripresi dalle scuole filosofiche antiche.
Sebbene queste interpretazioni possano fornire un fondamento colto all'attività specifica dell'autrice, specialmente nel contesto carcerario, esse diventano problematiche se avvicinate alla consulenza filosofica, anche solo per l'ambiguità terminologica. La moltitudine di "compiti" e "obiettivi" assegnati a questa attività, lontani dalla pura proceduralità del filosofare, e i riferimenti a specifici pensatori per giustificarli, delineano una determinata visione del mondo, un'idea dell'uomo, una selezione di valori e una concezione della convivenza civile.
La criticità si accentua quando si afferma che l'idea di consulenza e pratica filosofica fa riferimento alla prospettiva di Hadot e si ispira ai suoi esercizi spirituali. Sebbene Hadot abbia contribuito a una visione non strettamente accademica della filosofia, la sua idea di "pratica filosofica" è incompatibile con la "Philosophische Praxis" di Achenbach e con le "pratiche filosofiche moderne". Gli esercizi spirituali hadotiani e la sua concezione di "filosofia come stile di vita" non si focalizzano sul filosofare come processo teoretico critico e creativo, bensì sull'applicazione di concezioni del mondo e dell'uomo già elaborate.
Lo stesso vale per gli esercizi proposti da Ran Lahav, che ha espresso posizioni critiche nei confronti della consulenza filosofica, definendola "nient'altro che psicoterapia". Intendere la consulenza filosofica come strumento per raggiungere fini pratici o pragmatici non solo travisa l'attività stessa, ma anche la filosofia. Ciò comporta una strumentalizzazione e mercificazione della filosofia, riducendola a mera "antropotecnica", un esercizio per "cambiare la propria vita". La filosofia, tuttavia, non è questo, né era l'intenzione di chi ha dato vita alla "Philosophische Praxis" di trasformarla in tale strumento.
Per Achenbach e per coloro che esercitano la professione da tempo, la consulenza filosofica è puro filosofare, il cui fine è esclusivamente comprendere e teorizzare. La differenza rispetto alla filosofia accademica non risiede nel suo essere pratica o pragmatica, ma nel fatto che il "libro" da leggere e scrivere è una persona in carne e ossa, che collabora attivamente con il filosofo.
Cos'è il Counseling Filosofico? - Counseling Filosofico e Pratiche Filosofiche #1
La "Philosophische Praxis" di Achenbach: Un Libero Dialogo
Il nodo cruciale della questione risiede nella natura del dialogo filosofico. Se la consulenza filosofica si configura come un "libero dialogo" in cui l'ospite non viene "addottrinato" né gli vengono servite "teorie", e se viene compreso non schematicamente attraverso teorie, ma nella sua unicità, allora come si può costruire lo spazio in cui essa si svolge attingendo a specifici "mondi" filosofici? Questi ultimi, inevitabilmente, definirebbero lo spazio in modo angusto, orientando occultamente le direzioni del dialogo e le risposte emergenti, compromettendo la libertà del processo.
La consulenza filosofica, nella sua essenza, è un'arte della domanda più che una dispensatrice di risposte certe, un viaggio e un'esplorazione libera degli infiniti mondi possibili. Attingere a specifici corpus teorici predefiniti per costruire questo spazio metodologico significherebbe precludere la possibilità di un'esplorazione veramente libera e aperta.
Counseling Filosofico vs. Consulenza Filosofica: Una Distinzione Necessaria
Negli ultimi vent'anni, si è assistito a una notevole evoluzione nel concetto e nell'identità del counseling filosofico. Le prime associazioni nel settore tendevano a includere indistintamente counselor e consulenti filosofici, spesso assimilando le due attività. Con il tempo, sono emersi nuovi gruppi, scuole, master e pubblicazioni, portando a una progressiva sfumatura dell'identità precisa del counseling filosofico, che rischia di confondersi con attività e professioni affini ma distinte, come quella dello psicologo.
Nonostante l'uso spesso indifferenziato dei termini "consulenza filosofica" e "counseling filosofico", è fondamentale distinguerli. Questa distinzione è particolarmente chiara nell'area linguistica italiana, mentre nell'ambito anglosassone si adotta prevalentemente il termine "philosophical counseling". Il termine "pratica filosofica" è talvolta utilizzato, probabilmente come traduzione del tedesco "philosophische praxis".
Le differenze tra counseling filosofico e consulenza filosofica sono tali da poterle considerare attività simili ma non uguali. Il counseling filosofico si inserisce nel più ampio campo del counseling, con una sua storia consolidata a partire dagli anni '50, un'ampia letteratura e autori di rilievo. Il counseling può assumere diversi orientamenti, determinati dalla scelta di un preciso modello di riferimento, generalmente di tipo psicologico.

Caratteristiche Fondamentali del Counseling Filosofico
Relazione d'Aiuto: Il counseling filosofico si fonda su una "relazione" d'aiuto, in cui il lavoro filosofico ha come punto centrale l'incontro con l'altro. Il rapporto interpersonale diventa l'occasione per fare filosofia, sviluppando un discorso filosofico finalizzato e concreto. L'incontro è una vera e propria relazione, in cui dinamiche interpersonali richiedono consapevolezza. Non si tratta tanto di agire attraverso la relazione come strumento terapeutico, quanto di interagire con l'altro, consapevoli degli aspetti che possono incidere sul rapporto e sul lavoro filosofico.
Consapevolezza Psicologica: A differenza della consulenza filosofica, il counseling filosofico richiede una consapevolezza psicologica. Questo implica non solo una conoscenza delle principali teorie psicologiche e psicopatologiche, ma anche un lavoro specifico su di sé da parte del counselor in formazione. I percorsi formativi prevedono un lavoro individuale volto all'introspezione e alla conoscenza di sé, per poter entrare in una relazione d'aiuto con maggiore sicurezza.
Intenzione di Risolvere il Problema: Nel counseling filosofico, l'intenzione di risolvere il problema portato dal cliente è esplicita e fondamentale. La riflessione filosofica nasce dal problema reale, non si tratta di una filosofia fine a se stessa, ma di un atteggiamento che consente di agire e intervenire sulle questioni della vita. La filosofia e il filosofare sono finalizzati a rispondere alla richiesta d'aiuto, a sciogliere dubbi, facilitare processi decisionali e chiarificatori, con l'obiettivo di giungere a una risposta conclusiva e soddisfacente.
Catalizzatore di Pensiero: Il counselor filosofico non è solo un filosofo, ma un catalizzatore di pensiero, con la consapevolezza di dover tendere a un fine, uno scopo, una soluzione unica per il determinato individuo. Non è un maestro che dispensa aforismi o risposte preconfezionate, sebbene in certe situazioni possa proporre filosofi o filosofie utili, sempre all'interno della "relazione d'aiuto".
Riconoscimento delle Potenzialità: Un presupposto fondamentale è il riconoscimento delle potenzialità inespresse nel cliente. Il counselor filosofico, in spirito maieutico, stimola le risorse nascoste del cliente, facendo emergere gli elementi necessari al superamento del problema. Ogni individuo possiede in sé gli elementi per trovare soluzioni, ma spesso manca di consapevolezza o fiducia nelle proprie capacità.
Formazione del Counselor Filosofico: Un Percorso Rigoroso
La formazione specifica del counselor filosofico, come quella proposta dalla SICoF/SSCF, richiede un diploma di laurea e un master di almeno tre anni, in linea con l'orientamento europeo. Questo permette di acquisire non solo nozioni teoriche, ma anche abilità tecniche attraverso esercitazioni pratiche, laboratori e tirocinio. A differenza della formazione del consulente filosofico, è ritenuta fondamentale l'inclusione di insegnamenti relativi alla psicologia generale e alla psicopatologia.
Nonostante una certa ostilità e diffidenza da parte della categoria degli psicologi, che hanno mosso accuse di esercizio abusivo della professione, il counseling filosofico si distingue nettamente dalle pratiche psicologiche. Non utilizza strumenti diagnostici o test psicologici, non fa diagnosi e si rivolge a problemi critici dell'esistenza "normali", a forte carattere filosofico. Non si basa su modelli teorico-pratici psicologici, ma si pone in una posizione critica nei loro confronti.
Il counseling filosofico non è un intervento psicoterapeutico, essendo limitato nel tempo. Similmente alla maieutica socratica, stimola i processi di pensiero logici e razionali, agendo con una funzione di chiarificazione e facilitazione, tesa alla risoluzione di problemi esistenziali attraverso le risorse del cliente. L'empatia gioca un ruolo fondamentale, consentendo una comprensione del mondo interno dell'altro e l'identificazione della migliore via di rielaborazione del problema.

La Filosofia come Cura dell'Anima
Fin dall'antichità, la filosofia è stata intesa come "cura dell'anima" (therapeia tis psychè, secondo Platone). L'uomo, composto di anima e corpo, è chiamato a conquistare l'armonia tra queste due dimensioni, armonizzando le pulsioni corporee con le esigenze dell'anima. Questa tensione rappresenta lo spirito, l'anelito all'unità dell'essere.
La filosofia diventa uno strumento prezioso nei momenti di smarrimento, angoscia e disperazione, offrendo luce e potere liberatorio per sganciarsi da condizionamenti, paure e senso d'impotenza. Essa permette di rappresentare la realtà come costruzione di senso, campo d'azione per la ricerca della felicità e, nonostante le sofferenze, rende la vita un'esaltante scalata verso panorami dell'anima.
La filosofia consente di riflettere, di vedersi diversamente e di vivere assennatamente, come ci ricorda Seneca. Fornisce la consapevolezza necessaria per vivere adeguatamente e felicemente, offrendo fini per le nostre azioni, contribuendo a elaborare un modello di vita saggio e giusto, e fornendo criteri per giudicare il valore degli atti umani. I fini che danno significato alla vita sono fondati su valori, che a loro volta si riferiscono a valori, come evidenzia Max Scheler.
Il filosofeggiare, inteso come riflessione, distinzione, deduzione e ipotesi, rappresenta una via privilegiata per comprendere se stessi e prendersi cura della propria esistenza, definendosi come una pratica dell'autorealizzazione solidale all'interno del mondo della vita. Questo processo culturale avviene attraverso la conversazione, che permette di individuare problemi, analizzare situazioni, considerare ipotesi e prendere decisioni di vita adeguate.
La "cura" è il pensiero che attribuisce valore a ciò che si considera tale. I valori non sono intrinseci, ma riconosciuti da una persona o una comunità. Non si impongono, ma vengono evocati attraverso l'atteggiamento e gli ambienti di vita. Diventa valore solo ciò di cui ci si "cura": la propria vita, i propri cari, la casa, la natura, il mondo.
La consulenza filosofica offre l'opportunità di aiutare a prendere consapevolezza del proprio destino come conquista, affermandolo come possibilità di autorealizzazione positiva, come suggerisce Romano Guardini. È finalizzata a liberare il cliente, permettendogli di svolgere la propria vita e di superare costrizioni e ossessioni interiori.

L'Empatia e l'Autotrascendenza nella Consulenza Filosofica
L'empatia, intesa come volontà e capacità di decentrarsi, di mettersi nei panni dell'altro "come se" si vivesse il suo disagio, è una modalità fondamentale per comprendere il suo mondo interno e identificare la migliore via di rielaborazione del problema. Non si tratta di identificazione, ma di immedesimazione, di un atteggiamento di apertura verso i messaggi dell'altro, entrando nei suoi schemi mentali per cogliere ciò che per lui rappresenta un problema, un'esigenza, un valore.
Non si può soffrire "per" l'altro, ma si può soffrire "con" lui. Questo permette quel sano distacco che consente di offrire aiuto, conforto e rasserenamento. L'empatia mira ad attivare nell'altro le proprie capacità progettuali, attraverso le quali trascendere momenti di sconforto, blocco e conflittualità.
Victor Frankl sostiene che ogni essere umano ha la possibilità di trascendere le limitazioni dell'esistente, dando un significato anche a ciò che è facoltativo. La capacità di sdrammatizzare le situazioni difficili, di vedere oltre il presente, aiuta a non disperare e a intravedere uno spiraglio di sole anche nei periodi più bui. Questo è il valore dell'autotrascendenza: orientare sguardo e mente verso ciò che ci trascende.
La finalità ultima della consulenza filosofica è il superamento dell'egoità, attraverso la riattivazione di relazioni di senso e di cura. Relazioni significative, in cui ci si apre, ci si dona e ci si dedica, permettono all'io di essere restituito a se stesso e trasceso. La sofferenza acquista il valore di conquistare la propria esistenza, di trascendere le circostanze difficili, orientandosi verso ciò che ci trascende: qualcosa da realizzare, qualcuno da aiutare, altri esseri da incontrare e amare.
La felicità deriva dall'impegnarsi nei compiti che scopriamo e assumiamo. Essa è sempre l'effetto di un atto etico: nessuno può vivere felice pensando solo a se stesso. Il rapporto tra persone, fondato sulla medesima dignità pur nelle diversità, è fondamentale. Percepire la sensibilità dell'altro è condizione di credibilità: si è credibili quando si cerca di cogliere la percezione altrui senza sminuirla. Dalla credibilità discende la confidenza, che permette di affidarsi all'altro per ricevere consigli e indicazioni.
La congruenza, ovvero la coerenza tra ciò in cui si crede e ciò che si fa, richiede obiettività con se stessi. Da questi atteggiamenti scaturisce un ascolto attivo, indice di attenzione e interesse verso l'altro, volto a cogliere le motivazioni profonde dietro una domanda e il sentimento che la sottende.

La Filosofia nel Contesto Contemporaneo
Nel XX secolo, con la morte di Nietzsche e la pubblicazione de "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud, emergono concetti rivoluzionari come quello di "inconscio". Freud introduce l'idea che l'individuo non sia più "padrone in casa propria", ma che una parte significativa della sua esistenza si giochi a un livello sotterraneo, determinando il comportamento umano. L'individuo scopre che la sua esistenza non è decisa solo dalla coscienza e dalla volontà, ma si articola a un livello non totalmente controllabile.
Umberto Galimberti, professore emerito di Filosofia della storia, evidenzia come la "verità dell'inconscio" risieda nel fatto che esiste un aspetto della nostra esistenza a cui raramente rivolgiamo attenzione. L'inconscio non è un luogo, ma un aggettivo che caratterizza ciò che rimuoviamo. Dentro di noi vige un'economia della specie, in cui siamo semplici funzionari chiamati a crescere, generare e morire. Tuttavia, non rassegnandoci a questa insignificanza, viviamo a partire da un'altra soggettività, l'"io", in un'economia antitetica a quella della specie.
La consulenza filosofica, secondo Gerd Achenbach, risponde a un bisogno dell'uomo post-moderno nell'era tecnologica, offrendo uno strumento per ridare senso alla propria esistenza, liberandosi da schemi e modelli pre-confezionati. Non lavora con i metodi, ma sui metodi, trovando di volta in volta nel dialogo con l'ospite il modo adeguato di procedere. Le domande si spostano dagli interrogativi kantiani ("Cosa posso sapere? Cosa devo fare?") a quelli più soggettivi e concreti ("Cosa so? Cosa faccio? Chi sono?").
Achenbach distingue nettamente la consulenza filosofica dalla psicoterapia, considerandola quasi una disciplina concorrenziale. Sostiene che esistano temi trattabili solo da un consulente filosofico, forte di un patrimonio culturale che abbraccia l'intera tradizione filosofica. La filosofia, per tornare a essere vitale e rilevante, deve diventare pratica, azione comunicativa, esplorazione e organizzazione dialogica dei problemi, offrendo all'uomo reale un "secondo pensare" per rivedere la propria vita in modo nuovo, vitale e creativo.
La consulenza filosofica rappresenta un ritorno alle origini della filosofia, un "pensare insieme" come nell'antica Grecia, dove era organizzata in confraternite e gruppi. Oggi, si auspica un ritorno al reale, alla concretezza, e la consulenza filosofica incarna questa rinascita della filosofia come pratica dialogica e relazionale. Il consulente, attingendo all'essenza della filosofia, pensa dialogicamente con gli altri, non offrendo risposte generali, ma una relazione sul problema concreto presentato dall'ospite. La consulenza filosofica parte dalla consapevolezza che non si può guarire dal dolore, ma si può imparare a conviverci, a sopportarlo meglio e a utilizzarlo come risorsa per trasformare se stessi attraverso la cura di sé.
La filosofia, nel suo profondo significato di cura dell'anima, continua a offrire strumenti per orientarsi nell'esistenza, per armonizzare le diverse istanze interiori, per trovare senso anche nelle difficoltà e per vivere una vita più consapevole e realizzata.
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