Pirandello e Freud: Un Viaggio nell'Inconscio e nell'Identità

La psicanalisi, una disciplina che ha rivoluzionato la comprensione della mente umana, affonda le sue radici nella fine dell'Ottocento. Definita una "non-scienza" a causa del suo interesse per l'astratto dominio dell'inconscio, si distingue dalla psicologia scientifica tradizionale che si concentra su disturbi con cause organiche apparentemente inspiegabili. Il suo pioniere, Sigmund Freud, laureatosi in medicina, nutriva fin dall'inizio della sua carriera un profondo desiderio di affermazione e fama.

Ritratto di Sigmund Freud

Il percorso di Freud lo portò da Vienna a Parigi, dove incontrò Jean-Martin Charcot, un medico che utilizzava l'ipnosi per curare i suoi pazienti. Freud rimase profondamente affascinato da questa tecnica, tanto da dedicarvisi con fervore al suo ritorno nella capitale austriaca. Tuttavia, durante i suoi studi, emerse un limite fondamentale dell'ipnosi: i pazienti, pur liberandosi temporaneamente dei sintomi sotto ipnosi, al risveglio non ne conservavano memoria, e i sintomi tendevano a ripresentarsi. Questa osservazione spinse Freud a ipotizzare l'esistenza dell'inconscio, metaforicamente rappresentato come la vasta parte sommersa di un iceberg, invisibile ma influente. Egli postulò che il contenuto dell'inconscio fosse una forza perennemente attiva dentro di noi, che cercava espressione attraverso sogni e malattie, spesso all'insaputa della nostra coscienza, influenzando in modo significativo le nostre vite. L'interazione e il conflitto tra le diverse istanze psichiche, secondo Freud, potevano portare allo sviluppo di disturbi psichici.

La Strutturazione dell'Identità: Chi Siamo e Come Diventiamo Noi Stessi

Le domande "Chi sono io?", "Chi sono gli altri?", "Provano quello che provo io?" sono interrogativi universali che emergono fin dalla nostra infanzia, per poi essere spesso dimenticati nel turbine della vita adulta. Queste domande sono intrinsecamente legate a un meccanismo fondamentale per la nostra sopravvivenza nel mondo: la strutturazione dell'identità. L'identità funge da punto di riferimento costante, permettendoci di distinguerci dagli altri. Il senso di sé non è innato, ma si sviluppa gradualmente, plasmato dalle nostre esperienze.

Esistono tre tipologie principali di identità:

  • Identità Fisica: Riguarda l'aspetto esteriore e la consapevolezza del proprio corpo.
  • Identità Sociale: Comprende le nostre origini familiari, il nostro background culturale, l'appartenenza a una nazione, città o comunità, nonché il nostro ruolo scolastico o lavorativo.
  • Identità Psicologica: Si riferisce al nostro carattere, alla nostra personalità e alle nostre disposizioni interiori.

Avere un'identità solida è cruciale per sviluppare un senso di sicurezza e stabilità interiore. Il processo di "diventare se stessi" è complesso e richiede un costante adattamento sia al mondo esterno che al proprio mondo interiore, che può talvolta entrare in conflitto con le aspettative altrui. L'identità finale è il risultato di questa dinamica oscillazione tra le regole sociali, le aspettative esterne e il nostro universo interiore.

Diagramma delle tre tipologie di identità

Il "Falso Sé" e la Ricerca dell'Autenticità: Oltre le Aspettative Sociali

Quando l'adesione ai modelli imposti dalla società prevale sul modello intimamente desiderato, può emergere quello che lo psicoanalista inglese Donald Winnicott definì il "falso sé". Questa è un'identità che, pur essendo percepita come autentica, nasconde un profondo senso di vuoto e una marcata apatia, generando la sensazione di essere "morti dentro". Questo concetto trova un'eco potente nel romanzo di Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray". Attraverso l'immagine di Dorian, un personaggio di irresistibile fascino ma moralmente corrotto, Wilde sottolinea la necessità di valori morali, limiti ben definiti e un'identità sufficientemente robusta da permettere all'Io di reprimere le pulsioni dell'Es, preservando così l'integrità dell'individuo.

Pirandello e la Molteplicità dell'Essere: "Uno, nessuno, centomila"

Luigi Pirandello, intellettuale siciliano profondamente segnato dalle crisi mentali della moglie, che divennero fonte d'ispirazione per le sue opere, esplora temi affini alla psicoanalisi nelle sue creazioni letterarie e teatrali. In particolare, il romanzo "Uno, nessuno, centomila" incarna la complessa visione pirandelliana dell'identità. L'individuo, nella quotidianità, si ritrova a essere contemporaneamente "uno" (come si percepisce), "nessuno" (in quanto infinitesimale particella nell'universo) e "centomila" (per i molteplici ruoli che ricopre nei diversi contesti sociali). Questa frammentazione dell'io, questa incapacità di definire un'identità univoca e stabile, risuona con le teorie psicoanalitiche sulla complessità della psiche umana.

Copertina del romanzo

La Schizofrenia, l'Isteria e il Concetto di Doppio: L'Ombra dell'Io

Tornando a "Il ritratto di Dorian Gray", la giovane età del protagonista e la sua progressiva disintegrazione morale possono essere lette anche alla luce della schizofrenia, una malattia mentale il cui esordio si colloca tipicamente tra i venti e i trent'anni. Nelle fasi iniziali, si osserva una perdita del senso di sé, con un disperato tentativo di costruire un'identità che si manifesta spesso attraverso comportamenti bizzarri. Con l'evolversi della malattia, la persona può sentirsi risucchiata, gli altri vengono percepiti come "cose" e la realtà esterna appare estranea, incomprensibile e potenzialmente minacciosa.

Tuttavia, Dorian viene anche descritto come un ragazzo isterico. L'isterico, secondo alcune interpretazioni psicoanalitiche, tende a non prendere seriamente né la vita né la morte, né tantomeno il suicidio, vivendo in un pericoloso gioco tra fantasia e realtà. Questa incapacità di integrare l'Es nell'Io, di raggiungere una piena maturità adulta, lo lascia in bilico tra l'infanzia e l'età adulta, confondendo i confini tra il mondo interiore e quello esteriore.

Il concetto di "doppio", o di bipolarismo, è un altro tema psicoanalitico che si può intravedere nel romanzo di Wilde, legato ai meccanismi di difesa come la scissione e la dissociazione. Questo tema è esplicitamente affrontato nel romanzo di Robert Louis Stevenson, "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde", dove il bipolarismo del protagonista è accentuato. Nella psicologia analitica, il concetto di doppio trova paralleli nella distinzione proposta da Carl Jung, allievo di Freud, tra la personalità centrata sull'Io e una personalità più ampia, centrata sul Sé.

L'Educazione Sentimentale e il Narcisismo: Il Fascino Pericoloso dell'Imago

Nel "Ritratto di Dorian Gray", l'educazione sentimentale del protagonista, filtrata dall'epoca della comunicazione di massa e dalla suggestione dell'amico Henry Wotton, alimenta un'imago narcisista grandiosa. Questo narcisismo, alimentato dalla lusinga e dalla superficialità, porta Dorian alla distruzione degli altri e, infine, all'autodistruzione. Questo processo evoca i meccanismi psicologici legati all'Edipo, dove un'immagine distorta di sé e del mondo può condurre a dinamiche relazionali patologiche.

Le varie forme del narcisismo patologico ed i possibili trattamenti

Freud, Pirandello e i Maestri del Sospetto: La Decifrazione della Coscienza

Paul Ricoeur, nel suo saggio "Dell'interpretazione", evidenzia come Freud, insieme a Marx e Nietzsche, costituisca uno dei "maestri del sospetto". Questi pensatori hanno profondamente scosso la fiducia nella coscienza come fondamento sicuro del sapere, ereditata dalla tradizione cartesiana. Hanno messo in discussione l'idea di una coincidenza immediata tra apparenza e realtà profonda, sostenendo la necessità di una "decifrazione" della coscienza per raggiungere una verità autentica.

Cesare Musatti, considerato il padre della psicoanalisi italiana, ha notato le sorprendenti affinità tra il pensiero di Pirandello e quello freudiano, nonostante la probabile assenza di una conoscenza diretta di Freud da parte dello scrittore. Musatti, affascinato e turbato dalle connessioni tra l'opera pirandelliana e la sua attività scientifica, ha analizzato come Pirandello, nelle sue opere, anticipasse concetti psicoanalitici.

Nei "Sei personaggi in cerca d'autore", ad esempio, il Padre afferma: "Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi - veda - si crede ‘uno’, ma non è vero: è ‘tanti’, signore, ‘tanti’, secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi: ‘uno’ con questo, ‘uno’ con quello - diversissimi! E con l’illusione, intanto, d’essere ‘uno per tutti’, e sempre ‘questo uno’ che ci crediamo, in ogni nostro atto". Questa visione frammentata dell'io è centrale nel pensiero pirandelliano.

Pirandello affronta il problema dell'identità personale in molteplici forme, come in "Come tu mi vuoi", ispirato da una vicenda reale che divise l'opinione pubblica italiana. Il dramma del dubbio sull'identità di una persona smarrita durante la guerra del '15-'18 è riprodotto con leggerezza dall'autore.

Mentre la psicologia tradizionale, risalendo ad Aristotele, concepiva l'anima come una sostanza semplice e stabile, Pirandello intuisce che le basi di tale concezione debbano essere abbandonate. Già in "Così è (se vi pare)", del 1917, vengono presentate due verità contrapposte che si escludono reciprocamente. L'umorismo del dramma, pur affrontando una materia tragica, riflette la tendenza umana a ricercare un'unica verità, anche di fronte a una realtà intrinsecamente complessa e soggettiva.

L'analista, secondo Musatti, naviga continuamente tra la verità soggettiva del paziente e la realtà esterna. È partecipe delle fantasie e dei sogni del paziente, ma è anche in grado di distanziarsene per mantenere una prospettiva oggettiva. Nel romanzo "Come tu mi vuoi", l'Ignota esclama: "Consolati, nessuno veramente mentisce del tutto". Questa frase riecheggia il concetto psicoanalitico secondo cui anche la menzogna può rivelare una verità sottostante.

L'idea che la ragione cerchi di rinchiudere la realtà, viva e cangiante, entro schemi rigidi, è espressa dall'Ignota in "Come tu mi vuoi" con le parole: "Guai se non ci fosse la ragione a far da camicia di forza!". Questo concetto si collega direttamente al lavoro degli psicoterapeuti, che si confrontano costantemente con le razionalizzazioni, meccanismi che alterano il contenuto della vita interiore, rendendola, di per sé, evanescente e contraddittoria. La ragione diventa così una "ferrea gabbia" che trattiene il libero pensiero.

Anche nella follia, la realtà sostanziale non viene completamente abrogata dall'invenzione; finzione e realtà coesistono. La psicologia di Pirandello non si allinea a una specifica scuola analitica, ma esplora la pazzia come rifiuto delle convenzioni sociali, la crisi dell'identità, la caduta dei valori e l'incomunicabilità.

Nel dramma "Enrico IV", il protagonista si immedesima nell'imperatore medievale a causa di un'amnesia post-incidente, continuando la finzione anche dopo aver recuperato la coscienza di sé. Di fronte a coloro che, con l'aiuto di uno psichiatra, desiderano il suo ritorno alla sanità mentale e alla sua reale identità, Enrico IV denuncia la loro cecità, la loro incapacità di riconoscere di vivere prigionieri di convenzioni, ruoli e "maschere" limitanti. Egli afferma: "Bisognerebbe vedere poi che cosa invece par vero a questi centomila altri che non sono detti pazzi, e che spettacolo danno dei loro accordi, fiori di logica! Io so che a me, bambini, pareva vera la luna nel pozzo. E quante cose mi parevano vere! E credevo a tutte quelle che mi dicevano gli altri ed ero beato! Perché guaj, guaj se non vi tenete più forte a ciò che vi par vero oggi, ciò che vi parrà vero domani, anche se sarà l’opposto di ciò che vi pareva vero jeri!". Questa riflessione sulla relatività della verità e sulla malleabilità della percezione umana è al cuore dell'indagine pirandelliana, profondamente risonante con le scoperte e le ipotesi della psicoanalisi.

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