Voler piacere agli altri è un desiderio umano naturale. Mostrare il meglio di noi stessi ci porta a far vedere agli altri la parte positiva di noi stessi. Il rifiuto da parte di un'altra persona, invece, ci fa stare male e ci fa sentire in una situazione poco agevole. Nonostante tutte queste reazioni siano perfettamente normali, è necessario ricordare quale potrebbe essere il prezzo da pagare per piacere a tutti. Una perdita della propria autenticità, cercando di essere qualcuno che non si è, potrebbe far ridurre sensibilmente le relazioni significative e vere all'interno della nostra vita. Ciò può accadere nelle relazioni di coppia ma anche nelle amicizie. Al contrario di quanto si creda, infatti, cercare di essere come gli altri ci vogliono non ci permetterà di avere migliori relazioni sociali. Non mostrarsi come si è realmente non ci aiuta a trovare quelle persone che realmente valgono la pena: cercando di piacere a tutti i costi, non abbiamo la possibilità di approfondire concretamente la relazione con la persona che abbiamo davanti. In generale, salvo casi determinati, nascondere la propria opinione o fingere, non è un buon investimento sul lungo periodo nel campo delle relazioni sociali.
La Necessità di Piacere a Tutti: Radici Psicologiche e Conseguenze
Fra i motivi che spingono le persone a comportarsi in maniera falsa per poter piacere agli altri, al contrario di quanto si creda, c'è sicuramente la bassa autostima. La costante necessità di essere accettati positivamente dagli altri è fondamentale per tutte quelle persone che non credono abbastanza in sé stesse. L'accettazione altrui, oltre a essere un bisogno naturale collegato al senso di appartenenza, per alcuni può trasformarsi in una vera e propria ossessione. In molti casi questa necessità ha origine durante l'infanzia e dal bisogno di compiacere tutti fin da piccoli, magari per mancanza di attenzioni e riconoscimento.

Per combattere questo bisogno persistente di piacere a tutti è necessario lavorare proprio su questi aspetti. Innanzitutto è indispensabile aumentare la propria autostima, concentrandosi sulle nostre migliori caratteristiche. L'approvazione deve venire dall'interno e non dall'esterno. In questo modo si può passare al passo successivo, provando ad esternare opinioni e sentimenti. Non importa se spesso le nostre idee non vengono accettate fin da subito: ci saranno persone che, pur pensando in maniera diversa o essendo più simili a noi, avranno l'intenzione di instaurare una relazione duratura. Creare intorno a noi un mondo artificiale, invece, ci porterà problemi sul lungo periodo.
È necessario mettere da parte, anche con l'aiuto di un professionista, i fantasmi del passato. Se durante l'infanzia non hai ricevuto l'appoggio sufficiente, è indispensabile smettere di cercarlo da adulti negli altri. Svincolarsi dal bisogno di approvazione può essere una strada molto complessa ma i risultati sono liberatori. Le informazioni pubblicate da GuidaPsicologi.it non sostituiscono in nessun caso la relazione tra paziente e professionista.
Le parole che ti dici diventano il tuo atteggiamento, e l’atteggiamento guida le scelte. Se queste frasi sono familiari, stai vivendo un periodo di bassa autostima. Quando l’ansia nasce dall’insicurezza ed entra nelle relazioni, può bloccare gesti, parole e scelte importanti. Non ci sono successi grandi o piccoli: un successo, è un successo.
Il più potente esercizio per la tua autostima
Il Fenomeno del "People Pleasing" e la Paura dell'Abbandono
I "people-pleaser" sono quelle persone che tentano di piacere agli altri a tutti i costi. Questa tendenza è spesso legata a una paura dell’abbandono sviluppata nel corso di un’infanzia difficile. In psicologia il termine "people-pleasing" fa riferimento alla tendenza a voler piacere agli altri a tutti i costi. È innegabile che la condiscendenza e la capacità di venire incontro agli altri siano tratti desiderabili, ma non per questo anche interamente vantaggiosi. Come in molte cose, la salute sta nell’equilibrio: nei people-pleaser, il problema non sarebbe tanto la presenza di queste tendenze, quanto la loro costanza e pervasività nel delineare un pattern di funzionamento ricorrente in diverse situazioni.
Come molte problematiche psicologiche, la tendenza assolutistica a voler essere approvati dalle persone pone le sue radici nel passato di questi individui. Nella maggior parte dei casi, infatti, i people-pleaser nascondono un’antica paura dell’abbandono come conseguenza di traumi relazionali e di attaccamento vissuti in infanzia, dove la loro fiducia epistemica nelle relazioni è stata recisa alla base. Per potersi immedesimare nel vissuto di queste persone, potrebbe essere utile immaginare un bambino che, in risposta all’espressione di emozioni forti (ad esempio, attraverso il pianto), si trova di fronte a una di queste reazioni genitoriali: una in cui l’adulto cerca in tutti i modi di mettere a tacere il bambino con comunicazioni imperative e aggressive e una in cui l’adulto ignora il figlio, invitato a continuare a piangere da solo nella propria stanza, senza farsi vedere. In entrambi i casi, il messaggio che il bambino assorbe è che esprimere come ci si sente e avere dei bisogni è troppo per gli altri, dunque reprimere i propri sentimenti è l’unico modo per poter essere accettati e inclusi.
Se, nel corso della sua infanzia, il bambino cresce in un’atmosfera familiare repressiva ed evitante, da adulto potrà diventare un people-pleaser che compiace gli altri, a costo di sacrificare la sua verità interiore. Anche se, nel panorama scientifico psicologico, le risposte più comuni del sistema nervoso al trauma rimangono lotta, fuga e congelamento, negli ultimi tempi la risposta servile è diventata un modello sempre più riconosciuto fra gli esperti del trauma (Walker, 2013).
Dal momento che i people-pleaser sono molto concentrati sul garantire il benessere dell’altro così da essere accettati, è importante che essi inizino a traslare questo obiettivo su di sé. In termini pratici, dovrebbero imparare ad attenzionare ed accogliere i propri bisogni emotivi, fisici e relazionali per quelli che sono, senza combatterli o reprimerli. Dovrebbero iniziare a notare quando scatta la risposta servile del sistema nervoso, praticando la respirazione e il movimento per centrarsi su di sé e radicarsi. Il people-pleaser dovrebbe essere incoraggiato a perseguire la cura di sé come imperativo primo, sapendo che questo passa anche attraverso il dire di no. Sebbene le persone che avevano sempre beneficiato della mancanza di confini del people-pleaser potrebbero inizialmente respingere i limiti nuovi che egli impone, questo non elimina il suo diritto ad averli. È naturale voler essere apprezzati, ma è un’illusione pretendere di piacere a tutti. Gli esseri umani sono delle entità complesse che, in quanto tali, non sempre possono essere accettati da tutti per le sfaccettature che mostrano.
Sociotropia: Un Tratto di Personalità Legato al Bisogno di Approvazione
La sociotropia è un tratto di personalità caratterizzato dal costante bisogno di approvazione e l’ossessione di piacere agli altri. Le persone con questo tipo di personalità danno una grandissima importanza alle relazioni interpersonali, investendoci tempo e fatica e cercando costantemente di ottenere considerazione dagli altri. La sociotropia non è un semplice interesse verso gli altri, ma un’abitudine a dedicarci attenzione in modo eccessivo e ossessivo. Queste persone inoltre fanno spesso un’errata valutazione dei rapporti interpersonali, sovrastimando il livello di vicinanza con gli altri in modo da aumentare la propria autostima.
Aaron Beck, uno psichiatra e psicoterapeuta statunitense, si è occupato di studiare questo tratto patologico e di comprendere la correlazione tra sociotropia e altri disturbi, in particolare i disturbi depressivi. Egli inoltre ha ipotizzato l’esistenza di un tratto opposto alla sociotropia, ovvero l’autonomia personale. Vari studi hanno approfondito le caratteristiche di questi due tratti e confermato le differenze tra i due: le persone autonome, infatti, hanno come priorità la propria indipendenza e si preoccupano relativamente poco dell’approvazione altrui. Inoltre, hanno la necessità di non sentirsi sotto il controllo di nessuno e preferiscono la solitudine.
Come riconoscere la sociotropia?
Le persone che presentano questo tratto di personalità tendono a:
- Dare eccessiva attenzione e affetto a persone che conoscono a malapena
- Essere costantemente preoccupati di far parte di un certo gruppo
- Avere paura della solitudine, dell’esclusione e della separazione dagli altri
- Temere fortemente la disapprovazione degli altri
Sociotropia e Depressione: Un Legame Pericoloso
La letteratura scientifica ha evidenziato come le persone sociotropiche, con l’ossessione di piacere agli altri, abbiano una tendenza a sviluppare disturbi depressivi. Le persone con questo tratto di personalità sono estremamente vulnerabili ad eventi di perdita, critica o abbandono ed è proprio in queste situazioni che tendono a sviluppare episodi o disturbi depressivi. Perchè accade questo? Le persone sociotropiche basano tutto il loro valore sull’amore e l’approvazione che ricevono dagli altri: di conseguenza, quando questi vengono a mancare, le persone percepiscono una diminuzione del loro valore come individui.
Ci sono poi molteplici fattori caratteristici della sociotropia che contribuiscono allo sviluppo di disturbi depressivi:
- Bassa autostima: Come già accennato, la mancanza di fiducia in sé stessi porta a ricercare validazione esterna.
- Scarsa gestione emotiva: La difficoltà nel riconoscere ed esprimere le proprie emozioni può portare a un accumulo di stress e frustrazione.
- Bassa assertività: Le persone sociotropiche, ponendo tutta la propria attenzione verso l’esterno e ossessionandosi per l’approvazione altrui, non esprimono i propri bisogni e le proprie opinioni per la paura di essere giudicati. Questo meccanismo porta a un distacco dalle proprie necessità e dai reali desideri della persona.
- Tendenza a ruminare: Il rimuginare riguardo a eventi o conversazioni passate accresce il senso di inadeguatezza e di scarsa autostima.

Identikit del People Pleaser: Caratteristiche e Cause Profonde
Coloro che soffrono di people pleasing vengono definiti people pleaser. In genere sono persone che vanno molto d'accordo con gli altri e che risultano particolarmente gradevoli, disponibili e gentili. Sono quindi esseri umani molto empatici e premurosi, qualità senza ombra di dubbio molto positive, ma che in queste specifiche circostanze potrebbero essere il frutto di un disagio ben più profondo che comporta che la propria autostima lasci il posto alla necessità di compiacere sempre il prossimo. In tantissime circostanze, infatti, queste persone evitano di esporsi, quasi come non avessero opinioni.
Le cause del people pleasing sono da ricercare nella nostra infanzia. Molto spesso, infatti, alla base di questo disordine c'è la paura dell’abbandono come conseguenza di traumi vissuti quando eravamo bambini. Sembrerebbe, infatti, che a un certo punto della crescita si sia imparato a porre dei limiti ai propri bisogni e alla propria individualità, in quanto il non farlo avrebbe portato a vivere un forte senso di colpa, ma anche vergogna, giudizio e separazione. È come se da piccoli capissimo che avere dei bisogni è troppo per gli altri, e che l'unica soluzione per essere accuditi e accettati è reprimere i propri sentimenti.
I fattori che incidono sulla nascita e sullo sviluppo di questa tendenza, chiamata people pleasing, sono:
- Scarsa autostima: Non si apprezzano i propri desideri e bisogni e si ha poca fiducia in se stessi, per questo si sente il bisogno di apprezzamenti che vengono dall'esterno, perché è solo così che ci si sente approvati e interessanti.
- Insicurezza: Ci si ritrova ad essere disposti a fare di tutto per rendere felici gli altri.
- Perfezionismo: Perché da piccoli si apprende che per ottenere l’approvazione degli altri è necessario soddisfare certi standard di comportamento.
- Esperienze passate: Situazioni dolorose, difficili o traumatiche. Ne sono un esempio le persone che hanno subito abusi, in quanto credono che compiacere gli altri gli eviti che questi si approfittino di loro.
Malattie Associate al People Pleasing e Manifestazioni Comuni
Il people pleasing può essere il sintomo di diversi disturbi. A raccontarci quali sono è uno studio scientifico condotto da Ruth Martínez e collaboratori:
- Ansia
- Depressione
- Disturbo Evitante di Personalità
- Disturbo Borderline di Personalità
- Disturbo di Personalità Dipendente
Mentre le manifestazioni più comuni del people pleaser sono:
- Difficoltà a dire "no"
- Essere spaventati da quello che pensano gli altri
- Senso di colpa quando si riesce a dire "no"
- L'ansia del giudizio negativo su se stessi da parte di chi si ha di fronte
- Accettare di fare le cose che non piacciono
- Bassa autostima
- Essere sempre a disposizione
- Trascurare i propri bisogni personali
Come Smettere di Essere un People Pleaser: Strategie e Percorsi di Crescita
Diversi studi scientifici hanno individuato che gli interventi più efficaci per superare la tendenza al people pleasing includono:
- Coltivare l’autoconsapevolezza: L'obiettivo non devono più essere gli altri, ma noi stessi. Ciò vuol dire che occorre mettere le energie nell'accogliere i propri bisogni emotivi, fisici e relazionali. Un valido esercizio è praticare la respirazione, in modo da alimentare la propria razionalità e imparare ad esprimere le proprie esigenze.
- Definire i confini: La cura di sé prima di tutto, capendo che per farlo è essenziale anche imparare a dire di no. In questi casi, il people-pleaser potrebbe respingere questi nuovi i limiti, ma ciò non toglie che risulta essenziale sviluppare dei confini in modo da preservare la proprie energie.
- Lasciare andare le opinioni altrui: Bisogna capire che non si può pretendere di piacere a tutti. In questo senso, occorre imparare che non si può costantemente controllare i pensieri degli altri su di noi e che, in alcune situazioni, l’opinione di chi abbiamo di fronte non è altro che una proiezione personale che nulla ha a che fare con la nostra persona.
Tuttavia, riuscire in quanto detto sopra con la sola e unica forza di volontà, purtroppo, non è sempre possibile: la via più rapida ed efficace per liberarsi del people pleasing è rivolgersi a un esperto della salute mentale. Un percorso di psicoterapia può infatti aiutarti a rafforzare la tua autostima e a trovare strumenti utili per raggiungere l’accettazione di te stesso. Riconoscere il tuo valore è la chiave per distaccarti dall’ossessione di piacere agli altri e ottenere approvazione e riconnetterti ai tuoi veri bisogni.

La Profezia dell'Accettazione: Perché Piacciamo agli Altri Più di Quanto Pensiamo
Che sia sul lavoro, tra cerchie di amici che si ampliano o nel panorama del dating, la prima impressione conta, e farsi chiedersi “gli sarò piaciuto/a?” è più che legittimo. Alcuni studi hanno fatto emergere che spesso si tende a sottostimare quanto effettivamente si possa essere piacevoli agli occhi e alle emozioni degli altri. Un meccanismo di insicurezza che accade per mancanza di autostima, creando uno divario tra la paura del giudizio altrui chiamato liking gap e che inibisce l'autovalutazione, cioè il modo in cui consideriamo noi stessi, un aspetto critico della cognizione umana.
La verità è che interfacciarsi a una persona nuova è davvero come fare un salto nel vuoto, partire con la paura di cadere non attutirà il colpo. Approcciarsi a qualcuno convinti di non piacergli porterà esattamente il risultato che si teme, non piacergli. Si tenderà ad essere più diffidenti e chiusi nel modo in cui si parla e si risponde, anche il corpo si muoverà di conseguenza, usando una prossemica e un linguaggio del corpo meno aperte e disposte all'incontro.
"Sono il peggior giudice di me stesso" è una frase molto comune al giorno d'oggi e per modificare questa convinzione negativa che contamina il modo in cui ci si approccia alla realtà vale la pena conoscere la acceptance prophecy, o profezia dell'accettazione.
Cos'è la Profezia dell'Accettazione Anticipata
Se le persone si aspettano di essere accettate, si comporteranno in modo caloroso, il che a sua volta porterà gli altri ad accettarle; se si aspettano un rifiuto, si comporteranno in modo freddo, il che porterà a una minore accettazione. Uno studio relazionale e un esperimento comparativo hanno supportato questo modello pubblicato sul bollettino psicologico di Pers Soc Psychola Settembre 2009. La ricerca “Decostruire il “regno dell'errore”: il calore interpersonale spiega la profezia che si autoadempie dell'accettazione anticipata” conferma che le aspettative di essere accettati o meno spesso creano l'accettazione o il rifiuto che queste anticipano. Gli autori hanno testato l'ipotesi che il calore interpersonale sia la chiave comportamentale di questa profezia di accettazione. Per instaurare un rapporto occorre entrare in contatto con l'altro senza paura, ma con spontaneità e calore.
A volte il problema è che le persone hanno difficoltà a parlare in pubblico a causa della timidezza o a causa delle aspettative sociali che percepiscono addosso in una determinata situaione: «Magari pensano di non dover inciampare nelle parole… o di dover essere molto, molto interessanti e che tutti debbano essere totalmente rapiti da ciò che dicono per tutto il tempo», spiega Chloe Foster, psicologa clinica presso il Centre for Anxiety Disorders and Trauma di Londra. In questi casi, la soluzione è lavorare per rafforzare l'autostima e la sicurezza di se stessi, perché l'autostima gioca un ruolo fondamentale in alcuni disturbi mentali, in particolare quelli di natura ansiosa e depressiva.
In primo luogo, per avere più autostima gli esperti Crocker & Wolfe suggeriscono di ridurre al massimo le influenze esterne come la ricerca dall'approvazione altrui basata sull'aspetto fisico e concentrarsi sull'approvare in prima persona i propri valori e unicità. Sposare una causa di forza maggiore per fare del bene alla collettività è un altro ottimo modo per piacersi di più. Essere più sicuri di se è un percorso lungo e tortuoso, da fare identificando i propri punti di forza e di debolezza e di lavorare per rafforzarli e raggiungere il massimo del potenziale. Cosa mi distingue dagli altri? Cosa mi rende speciale? Capirlo può essere difficile, ecco perché nella psicologia clinica si utilizza la piramide di Maslow, psicologo comportamentale, che nel 1943 ha identificato una scala gerarchica di bisogni umani per raggiungere il massimo dell'autorealizzazione. Partendo dai bisogni fisiologici come l'aria che respiriamo e il cibo che consumiamo, è possibile poi identificare e cercare di raggiungere i bisogni di sicurezza, amore, appartenenza e autostima per sentirsi il più completi e sicuri possibile.
È questa in soldoni la profezia dell'accettazione, una posizione cognitiva positiva che genera scambi fruttuosi e piacevoli. Si chiama profezia perché come accadeva per le previsioni degli eventi futuri fatte dalle chiaroveggenti dei miti e delle streghe medievali, attiva in chi la interiorizza un meccanismo che conduce ad un risultato, ma non per magia. Queste tipologie di impostazioni cognitive modificano il giudizio del singolo in maniera positiva o negativa e fanno fare scelte orientate all'obiettivo finale posto da quel pensiero. Ecco perché solitamente questa tipologia di cambiamenti comportamentali fanno avverare i pronostici iniziali. Applicare il presupposto di piacere a tutti e non dubitare mai del proprio essere ha dei risvolti positivi nel rapporto con gli altri, in cui entrano in gioco diverse dinamiche, tra cui l'autostima, la motivazione, il senso di controllo che si sente di avere in un determinato contesto e il metro di giudizio che analizza più o meno chiaramente una situazione. Chi sa di essere una persona piacevole, di contenuto e riconosce il valore aggiunto che apporta in una conversazione, risulta più coinvolgente, accogliente e interessante al suo interlocutore.
Il Bisogno di Approvazione: Una Spinta Naturale che Può Diventare una Gabbia
“Se piaccio, allora valgo.” Quante volte hai sentito (o pensato) qualcosa di simile? Il bisogno di approvazione è una spinta profonda e naturale: siamo esseri sociali e il riconoscimento dell’altro è parte della nostra identità. Ma quando diventa una condizione necessaria per sentirci degni di amore, rispetto o fiducia, può trasformarsi in una gabbia silenziosa. E ci porta, lentamente, a perdere il contatto con chi siamo davvero.
Sin da bambini, il bisogno di essere visti, accolti e riconosciuti è legato alla sopravvivenza emotiva. Un bambino che si sente approvato sviluppa sicurezza, uno che si sente giudicato o ignorato, impara a “modificarsi” per essere accettato. Da adulti, questo bisogno si può trasformare in una costante ricerca di conferme: nel lavoro, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane. Ma a volte non è più un bisogno fisiologico, bensì un meccanismo automatico: compiacere per paura di perdere l’affetto. O di essere esclusi. O di sentirsi inadeguati.
Origini Relazionali: Cosa Abbiamo Imparato da Piccoli
In molte storie di vita, si scopre che il bisogno di approvazione nasce in contesti familiari dove l’amore era condizionato: “Se sei bravo, allora ti voglio bene”; “Se fai così, mi rendi felice”. Oppure in famiglie dove non c’era spazio per esprimere emozioni, divergenze, o bisogno di attenzione. Crescendo, queste esperienze si traducono in convinzioni profonde: “valgo solo se l’altro è contento di me”, “se deludo, vengo abbandonato”, “non posso essere me stesso e sentirmi amato”.
Le Conseguenze Emotive: Ansia, Bassa Autostima, Relazioni Sbilanciate
Chi vive sotto la pressione costante dell’approvazione altrui rischia di:
- Soffrire d’ansia sociale e bisogno di controllo
- Sviluppare una bassa autostima
- Vivere relazioni squilibrate, dove il proprio valore dipende dal riconoscimento dell’altro
- Fare fatica a riconoscere i propri bisogni reali, perché troppo concentrati su quelli degli altri

Imparare a Scegliere Sé Stessi: Il Coraggio di Dispiacere
Uscire da questo meccanismo non significa diventare egoisti, ma iniziare a mettere sé stessi al centro delle proprie scelte. Alcuni passi per farlo:
- Ascolta i tuoi bisogni, prima di quelli degli altri: Impara a riconoscere ciò che senti e ciò di cui hai bisogno.
- Pratica il “no” gentile, ma fermo: Impara a rifiutare con rispetto, senza sentirti in colpa.
- Riconosci il valore di chi sei, indipendentemente dai risultati o dai consensi: La tua autostima non deve dipendere dal giudizio altrui.
- Affronta il disagio di deludere, sapendo che è un passaggio necessario per creare relazioni autentiche: Non si può piacere a tutti, ed è giusto accettarlo.
- Inizia un percorso di consapevolezza, se ti accorgi che questi meccanismi ti stanno limitando: La terapia può offrire strumenti preziosi per cambiare questi schemi comportamentali.
Il bisogno di approvazione non è un difetto: è una parte di noi che ha solo bisogno di sentirsi al sicuro. Ma quando inizi a scegliere te stesso, anche a costo di dispiacere, scopri una verità potente: chi ti ama davvero, ti riconosce anche quando non sei come si aspetta.
Le Molteplici Ragioni Dietro il Desiderio di Piacere e i Rischi Associati
Non c'è nulla nei racconti di chi prova rimpianto che faccia pensare a grandi occasioni gettate al vento, o amicizie finite male, o peggio amori perduti per incuria o distrazione. Allora perché il rimpianto? Ciò che colpisce è l’emozione di rabbia che molti provano per aver passato la vita cercando di piacere agli altri, mettendo a disposizione tempo ed energie allo scopo di ricevere apprezzamento e gratificazione. Alcuni di noi sono dei veri maestri del “piacere agli altri”: cercano di adattarsi ai gusti musicali degli amici per sentirsi benvoluti in un gruppo. Sono accondiscendenti verso le richieste dei parenti per essere considerati dei “bravi familiari”. Fanno in modo di essere sempre disponibili se qualcuno chiede una mano e offrono il loro aiuto anche quando non viene richiesto.
Piacere agli altri è un bisogno umano, siamo esseri che vivono in relazione, ove facciamo esperienza dell’amore, dell’amicizia, del confronto, conosciamo il nostro mondo emotivo e riconosciamo la nostra interiorità. Il desiderio di risultare sempre piacevoli rischia però di sbilanciarci verso l’esterno e farci perdere l’equilibrio. In effetti quando cerchiamo la conferma da parte degli altri siamo protesi in avanti, con la nostra attenzione rivolta a indagare ciò che le altre persone provano, pensano o percepiscono di noi. C’è da chiedersi se sforzarsi di essere sempre accomodanti sia vantaggioso. Ebbene, non c’è da farsi illusioni: ne usciremo stanchi e forse anche un po’ frustrati.
Ciò che gli altri pensano di noi non ci definisce e non tratteggia lontanamente l’immagine di noi stessi; le opinioni degli altri non sono altro che percezioni filtrate attraverso lenti, aspettative o sistema di convinzioni che non ci appartengono. Se siamo bravi, competenti, onesti o generosi lo saremo non perché gli altri la pensino così, ma perché per noi è giusto essere così. Adeguarci agli standard di bellezza o di intelligenza che hanno le altre persone ci rende un po’ prigionieri di idee e percezioni di cui non abbiamo il controllo e che deviano la nostra attenzione al di fuori.
Fattori che Alimentano il Bisogno di Piacere:
- Il bisogno di appartenenza: Il gruppo rappresenta una risorsa. Fornisce protezione e ci consente di provare quel senso di appartenenza che è un bisogno umano fondamentale.
- Paura del rifiuto: Per paura di essere rifiutate molte persone diventano particolarmente premurose nei confronti degli altri e svolgono funzione di accudimento verso chiunque entri in relazione con loro.
- Senso di colpa: Essere attenti ai bisogni degli altri trascurando i propri diventa per molti un modo per evitare il senso di colpa.
- Incapacità di dire di no: Molte persone sentono di avere una grande difficoltà nel dire di no agli altri.
- Imperativo morale: L’abitudine di piacere alle persone nasce spesso dal desiderio di mantenersi fedeli ai principi che riteniamo essere giusti.
Quando orientiamo il nostro comportamento solo per risultare gradevoli agli occhi degli altri, probabilmente noteremo che qualcosa non quadra.
Le Conseguenze del Concentrarsi Eccessivamente sugli Altri
Se siamo orientati esclusivamente al piacere altrui, potremmo sperimentare:
- Sofferenza nelle relazioni: È possibile che emergano sentimenti spiacevoli nei confronti delle persone con cui si è in relazione.
- Disagio personale: Quando tempo ed energie vengono convogliate nel rendere soddisfatti gli altri, è probabile che emerga un senso di frustrazione e vuoto ed emozioni di rabbia e ansia.
Stabilire Confini Sani e Riscoprire il Piacere di Sé
Per costruire relazioni interpersonali soddisfacenti e preservare il proprio benessere, è fondamentale:
- Stabilire sani confini: I confini tra noi e gli altri devono essere ben definiti.
- Attivare il rispetto per sé stessi: In genere vogliamo che gli altri si accorgano di noi e ci portino rispetto, ma poi siamo proprio noi a comportarci come se fossimo la ruota di scorta. Inoltre, si attribuisce agli altri la responsabilità di farci sentire amati e apprezzati, mentre trascuriamo costantemente di guardarci dentro e dedicarci amore e attenzione.
- Dire di no: Imparare a dire di no è un compito difficile, che richiede tempo e impegno. Le cattive abitudini non si dissolvono in un istante, bisogna cercare di cambiarle facendo un passo alla volta. Decidiamo innanzitutto di prendere tempo ogni volta che qualcuno ci chiederà qualcosa, e dedicarci al nostro sentire: se accettiamo, ci sentiamo a nostro agio? Quanta fatica richiederà il compito richiesto? Quanto dispendio di tempo?
- Comunicazione assertiva: Molti finiscono per essere sempre accondiscendenti per timore di risultare aggressivi o scortesi. In realtà, la fermezza va d’accordo con la cortesia e ci si può rifiutare semplicemente esprimendo una propria preferenza. Si può buttare giù qualche formula che possa tradursi in una comunicazione chiara e insieme gentile. Ad esempio “Ti ringrazio per l’invito, ma sono molto occupato questo week end”, oppure “Grazie, questa sera resterò in casa a riposarmi, mi sento molto stanco”.
Imparare a piacere a sé stessi è un traguardo importante, che restituisce alla persona la capacità di andare nella direzione che sceglie, fare ciò che ama davvero, riconoscendo il proprio valore indipendentemente dallo sguardo di benevolenza dell’altro.

tags: #piacere #agli #altri #psicologia
