La Psicoanalisi e il "Poetico": Tra Ricerca della Verità e Costruzione Soggettiva

La psicoanalisi, nella sua essenza, si confronta costantemente con un intricato intreccio tra la realtà esterna e la realtà psichica interna, tra il "ciò che è accaduto" e il "ciò che è stato vissuto". Questo rapporto, intrinsecamente fragile e complesso, costituisce il fulcro di ogni riflessione teorica e clinica. Come osservava André Green, "al cuore di ogni riflessione relativa al rapporto fra teoria psicoanalitica e conoscenza della realtà si situano due elementi rilevanti: in primis un principio di incertezza che concerne- innanzitutto- la fragilità del rapporto fra ciò che accade in seduta e ciò che di fatto è avvenuto nella storia del soggetto." Questa incertezza epistemica, intrinseca alla pratica analitica, apre la porta a diverse prospettive interpretative.

L'Indecidibilità tra Verità Storica e Verità Costruita

Storicamente, la questione ha sospinto verso una posizione di indecidibilità, dove il sentimento di convinzione della verità assume un ruolo centrale nella ricerca freudiana. Questo sentimento può radicarsi tanto nella percezione diretta quanto nell'assenza di un riferimento sensoriale, evidenziando la complessità metapsicologica del fatto che esperienze diverse possano condurre a un medesimo sentimento di autocomprensione. Come sottolineano i coniugi Botella, "Se tutti questi processi, ricordo, ricostruzione, esperienza, hanno davvero lo stesso effetto terapeutico di guarigione, non dovremmo supporre, nonostante tutto ciò che li oppone, una qualità comune in grado di spiegare la loro efficacia?"

Un'altra corrente di pensiero, invece, propende per un rigetto radicale della verità storica a favore di quella costruita nella stanza d'analisi, come evidenziato dai lavori di Viderman e Spence e dalle correnti narratologiche della psicoanalisi. I Botella, ancora una volta, mettono in luce come il termine "convinzione" in Freud, presente nel caso dell'Uomo dei Lupi (1914) e in "Costruzioni in analisi" (1937), ponga il problema della diversa interpretazione del ruolo della rimemorazione in seduta. "Una convinzione provata durante una seduta ha lo stesso valore terapeutico di un ricordo." Questo apre la strada allo studio di ciò che sta "oltre la nevrosi", ovvero lo stato limite, relativizzando l'importanza del ricordo, come fanno autori contemporanei quali Bion e Winnicott.

Tuttavia, in Freud permane una necessità irrinunciabile: il ritrovamento della realtà materiale. Questo determina un'incertezza su più livelli: epistemico, legato al modello teorico utilizzato; transferale, con i suoi gradi di deformazione dell'esperienza; e controtransferale, nella precipitazione dell'analista verso un dato o un altro della vicenda.

Freud in analisi

La Trasformazione della Realtà e il Principio di Piacere

La questione della realtà è ulteriormente complicata dalla sua intrinseca modificabilità nel momento in cui l'osservatore entra in scena. Il rapporto del soggetto con la realtà non è mai un mero adeguamento, ma una necessaria trasformazione, che tiene conto del valore creativo dell'esperienza soggettiva. Freud stesso, ne "La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi" (1924), distingue la nevrosi, che "non rinnega la realtà e semplicemente di essa non vuole sapere nulla", dalla psicosi, che "rinnega la realtà e cerca di rimpiazzarla". Il comportamento "normale" o "sano", secondo Freud, unisce tratti di entrambe le reazioni: non rinnega la realtà, ma cerca di modificarla, operando un lavoro di manipolazione esterna, alloplastica, piuttosto che interna e autoplastica.

La sanità, quindi, non risiede in una corrispondenza imitativa con la realtà, ma presuppone un suo parziale respingimento per poterla modificare, tradurre e soggettivare. La correlazione tra il principio di piacere e quello di realtà implica che il primo seleziona, rimuove, nega, accantona e stravolge la realtà piegandola al desiderio. La realtà diventa così un "trovato-creato", un dominio intermedio tra l'io e il fuori di me, una "seconda realtà", la realtà vissuta accanto a quella data, attraversata dal desiderio.

L'Incertezza come Paradigma e la Fertilità del Conflitto

Questa scomposizione tra la realtà inconoscibile e ciò di cui ci appropriamo non è solo espressione del conflitto nevrotico. Il rapporto tra la dimensione creativa (che può giungere al delirio) e quella dell'adeguamento (che può portare a un soggetto rigidificato) reintroduce il principio di incertezza. Se questo rapporto è motore di una soggettività ricca, allora si realizza l'incertezza epistemica sulla realtà di ciò che è accaduto.

Green suggerisce che l'incertezza, intesa come principio guida, sia un paradigma osservativo-teorizzante di un'oscillazione necessaria tra la comprensione del vero e la sua istituzione soggettiva. Questa incertezza è metodologica, permettendo di istituire in ogni polo del dilemma l'altro a cui esso si contrappone, senza risolversi nella pura creazione fantasmatica o nella pura realtà fattuale. È feconda perché crea una tensione fertile tra verità storica, adeguamento alla traccia e principio di metaforizzazione, determinando la plasmabilità, trasformazione e deformazione della realtà.

Le trasformazioni soggettive, pur dettate dai bisogni individuali, avvengono lungo linee di tensione della realtà stessa: conflitti, angosce e sofferenze. Queste traiettorie rivelano ciò che si è voluto trascurare, rimuovere o negare. Ogni mappa concettuale o mentale del soggetto tenta di mettere a tacere le discordanze, il "rumore di fondo" che disturberebbe la spinta coerentizzante dell'attività psichica.

Diagramma del principio di piacere e realtà

Traduzione, Detraduzione e il Ruolo dell'Altro

Il lavoro analitico può essere definito come un processo trasformativo in cui un "testo" viene sottoposto, tramite le libere associazioni, a un percorso di disorganizzazione o auto-disorganizzazione. Questo processo implica una tolleranza della complessità, una dimensione non statica che oscilla in base alle fasi della vita e alla disponibilità all'ascolto. Favorisce i processi primari, l'atemporalità del desiderio, il riconoscimento di affetti complessi, la capacità di sopportare la frustrazione e di riconoscere la dipendenza dagli oggetti.

Questo processo porta a uno spostamento da un funzionamento in "scarica" a uno di "perlaborazione", consentendo di sostare nel conflitto o nella sofferenza in attesa di uno sviluppo non artificioso. La tolleranza e lo sviluppo della complessità psichica permettono all'apparato psichico di rappresentarsi i propri processi e di cogliere la dimensione storica dell'Io.

La coppia traduzione/detraduzione, introdotta da Laplanche, descrive il processo di riorganizzazione e "smantellamento" delle operazioni psichiche del soggetto. Tuttavia, la distinzione netta tra ricostruzione (compito condiviso) e costruzione (operazione del solo analizzando) appare ingenua, soprattutto in casi di deficit storici radicali, dove l'analista è chiamato a costruire pezzi di storia e versioni di sé per il paziente.

Il "Poetico" nella Cura Psicoanalitica

Il concetto di "poetico" nella psicoanalisi, come evocato dal titolo, si lega alla capacità del soggetto di trasformare la propria realtà, di "giocare" con le regole del proprio mondo psichico. Questa capacità, intrinseca all'homo ludens, è fondamentale per la salute mentale. La sofferenza psichica si manifesta spesso nell'impossibilità di trasformarsi o di ripensare le regole del proprio gioco esistenziale.

L'esperienza analitica mira a condurre il paziente nell'area del gioco, in uno spazio intermedio dove possa apprendere a giocare con la realtà, metaforizzandola e poeticizzandola. Questo processo è ostacolato dal rischio di chiusura, di trasformazione della psicoanalisi in un apparato difensivo, di appiattimento del nuovo nel già noto.

il gioco secondo il pensiero di Donald Winnicott

La Follia come Passione e il Limite dell'Analizzabile

André Green ha esplorato la dimensione della "follia" non come mero disordine della ragione, ma come elemento affettivo e passionale che modifica la relazione del soggetto con la realtà. La follia, in questa prospettiva, è legata alle vicissitudini dell'Eros, in conflitto con le pulsioni distruttive. Quando l'Eros vince, la psicosi è scongiurata. La follia materna, intesa come passione e credenza nell'oggetto unico e insostituibile condiviso con il bambino, gioca un ruolo cruciale.

Il limite della follia non è una linea netta, ma un vasto territorio in cui la distinzione tra follia e non follia è sfumata. La passione, elemento vitale, può utilizzare l'intelletto per raggiungere i propri fini, organizzando la percezione del mondo attorno a un oggetto scelto. In ogni nevrosi, un orecchio esercitato può cogliere un "funzionamento folle".

Nei casi limite, dove il setting classico può risultare ostile, l'analista deve offrire un'offerta simbolizzante per aiutare il paziente a uscire dalla "posizione fobica centrale", caratterizzata da meccanismi automutilanti del pensiero. L'espressione "follia materna" rimanda alla fase incestuosa, ai desideri incestuosi della madre e all'incontro di passioni.

La Trasmissione Psicoanalitica e la Pluralità dei Saperi

La trasmissione psicoanalitica è un processo complesso, minacciato da tendenze ideologiche, narcisismi personali e formule stereotipate che illudono di spiegare senza realmente farlo. La difficoltà risiede nel tenere insieme le divergenti direzioni dell'esperienza analitica, la singolarità di ogni cura e la frammentazione del corpo dottrinario.

Le società analitiche possono diventare luoghi di scontro passionale, dove il dibattito teorico si trasforma in un "mia madre contro la tua", segnando una dimensione identitaria irrinunciabile. L'ambiente analitico, come la famiglia, può essere patogeno, luogo di affrontamento e preda delle passioni.

Ogni trasmissione psicoanalitica ha a che fare con l'inconscio di coloro che vi sono coinvolti, determinando una dimensione vitale o mortifera. La diversità dell'esperienza conduce a un inevitabile pluralismo del sentire analitico, fondato sulla filiazione e sull'affinità con determinati approcci teorici. L'ammissione di un'identità multipla, al di là dell'adesione rigida a un'unica teoria, offre la possibilità di trovare la propria voce singolare.

Simbolo della colomba

Il Transfert: Motore e Illusione della Cura

Il transfert è un movimento spontaneo dell'essere umano, consustanziale al processo psichico. È la modalità attraverso cui la psiche utilizza il presente per integrare il passato, un continuo movimento di attualizzazione. Tentare di abolirlo è impensabile, anche se alcuni modelli analitici contemporanei, piegati sulla narratologia o sull'intersoggettivismo radicale, tendono a farlo scomparire.

La scomparsa del transfert porta con sé la negazione della storia del soggetto, intesa in senso lato come ciò che è accaduto, ciò che non è accaduto, ciò che è accaduto ad altri, e così via, formando un'ampia rete di ramificazioni. L'illusione che tutto si svolga unicamente nello spazio a due (analista-paziente) nasconde la complessità della storia e i rinvii inconsci.

Il transfert è una "macchina" attrattrice che attira a sé lo sviluppo psichico del soggetto. L'illusione transferale, ovvero la convinzione del paziente che l'analista possieda la chiave della verità del suo essere, è consustanziale alla possibilità di un movimento analitico. È l'"esca" che mette in moto il processo, ma che deve essere continuamente spostata. Il compito dell'analista è quello di spostare sempre il punto di fissazione, mantenendo la processualità analitica in movimento ed evitando la fissazione o la feticizzazione dello spazio analitico.

Il transfert, inteso come ripetizione, lascia spazio a parti della psiche che non possono ancora dispiegarsi. Il suo "pulirsi" alla fine dell'analisi, dove analista e paziente si vedono per quello che sono, è un concetto poco credibile e auspicabile. L'essenza del transfert risiede nella sua capacità di creare e mantenere una costellazione, per poi spostarla, promuovendo un'incessante elaborazione e trasformazione.

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