Gli insuccessi scolastici dei figli rappresentano una fonte di profonda preoccupazione per molti genitori, che si interrogano costantemente su come gestire al meglio queste difficoltà. Spesso, dietro un rendimento scolastico insoddisfacente, si celano cause più profonde legate alla neuropsichiatria infantile, che richiedono un approccio attento e informato.
L'Importanza del Dialogo e del Contesto
Gestire l'ambito degli insuccessi scolastici dei figli impone innanzitutto la ricerca del dialogo. È essenziale osservare le loro reazioni, cercare di comprenderle ed esporre il proprio punto di vista, invitandoli a esternare ciò che pensano riguardo alle percezioni degli adulti sul loro umore. Evitare atteggiamenti eccessivamente punitivi è fondamentale, poiché questi non sono utili in tale circostanza.
Quando non si tratta del primissimo insuccesso scolastico, ma di quello più importante, è obbligatorio contestualizzare. L'andamento scolastico ha presentato oscillazioni significative? Qual è in generale l'atteggiamento del bambino o del ragazzo? Queste domande aiutano a delineare un quadro più completo della situazione.

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e la Disgrafia
L'insuccesso scolastico reiterato può essere l'effetto di un disturbo dell'apprendimento (DSA). Essere aperti al confronto con uno specialista è fondamentale in questi casi, per evitare inutili episodi di ansia da prestazione nei propri figli, situazioni che possono influire in maniera irreversibile sulla loro crescita e serenità. Il disturbo dell'apprendimento, quando presente, si risolve attraverso specifici percorsi curativi.
La disgrafia è un disturbo specifico dell'apprendimento che riguarda la scrittura dal punto di vista grafico e motorio. Non dipende dall'intelligenza del bambino, ma da difficoltà legate alla motricità fine, alla prensione della matita e alla coordinazione visuo-motoria, che rendono la scrittura lenta, irregolare o poco leggibile. Spesso si manifesta insieme ad altri DSA, come la dislessia (disturbo nella lettura, intesa come abilità di decodifica del testo) o la disortografia (difficoltà di convertire in simboli grafici i suoni del linguaggio verbale), e può incidere sul rendimento scolastico e sull'autostima.
Nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) la disgrafia riguarda quindi l’abilità grafo-motoria. Nell’atto di scrittura, oltre al significato (il contenuto del messaggio che si intende condividere) è coinvolto anche il linguaggio, che diviene rappresentazione attraverso un insieme di segni detti “grafemi”. Il rapporto tra movimento e strumento è mediato dalla prensione della mano, ma nell’atto di scrittura è coinvolto l’intero corpo. Inoltre è necessaria la coordinazione tra movimento della testa e controllo visivo (coordinazione occhio-mano), dovendo prendere punti di riferimento percettivo-spaziali sul foglio (righe e quadretti). Nel bambino disgrafico l’integrazione delle componenti esecutivo-motorie è compromessa, e il risultato che ne consegue è una scrittura disordinata, scarsamente leggibile, nonostante lo sforzo che può richiedere la sua realizzazione.
Secondo le statistiche più recenti pubblicate sul sito del MIUR relative ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), durante l’anno scolastico 2017/2018 gli alunni con disgrafia hanno rappresentato lo 0,9% del totale (scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado). Le certificazioni di disgrafia rispetto all’anno scolastico 2013/2014 hanno visto un aumento del 163,4%. Inoltre, il MIUR segnala che tra gli studenti con DSA il 18,2% è in possesso di certificazione di disgrafia.

Diagnosi e Trattamenti per la Disgrafia
La diagnosi della disgrafia si effettua attraverso valutazioni specialistiche di tipo neuropsicologico e logopedico, che permettono di distinguere la disgrafia da altri problemi, come deficit visivi o motori. Il TNPEE (Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva) effettuerà una valutazione utile a definire il profilo soggettivo di ciascun bambino, considerando l’abilità di riprodurre modelli, tra cui anche quelli grafici. Tra i test per diagnosticare la disgrafia e valutare la scrittura del bambino citiamo il BHK (Scala sintetica per la valutazione della scrittura in età evolutiva) e il DGM-P (test per la valutazione delle difficoltà grafo-motorie e posturali della scrittura).
Il trattamento prevede percorsi di riabilitazione grafomotoria, esercizi mirati al potenziamento delle abilità manuali e, quando necessario, l’uso di strumenti compensativi digitali, come software di videoscrittura o tablet. Anche il supporto della scuola e della famiglia è fondamentale: un ambiente inclusivo e strategie didattiche personalizzate aiutano il bambino a esprimere le proprie competenze senza che le difficoltà di scrittura diventino un ostacolo.
Da un punto di vista generale, in ambito terapeutico neuro-psicomotorio è prioritario costruire, assieme al piccolo, la sua disponibilità emotiva all’apprendimento e la sua consapevolezza di potersi mettere in gioco con serenità nei compiti che gli vengono affidati. Il bambino viene così progressivamente guidato dal terapista verso attività che richiedono un adattamento alle richieste dell’ambiente esterno, come ad esempio saper imitare, seguire delle consegne verbali esercitando un’attenzione stabile sul compito fino al suo esaurimento e avere la capacità di tollerare le eventuali frustrazioni che possono derivare dai possibili fallimenti incontrati.
È importante sottolineare che non ci sono rimedi “fai da te” o esercizi applicabili in modo generico a qualsiasi situazione: per ogni bambino disgrafico sarà necessaria una valutazione specifica. Vi sono però delle attività che possono avere uno scopo preventivo e che potrebbero essere proposte fin dalla scuola dell’infanzia. Tra queste, le attività di movimento di gruppo favoriscono nel bambino lo sviluppo della capacità di prestare attenzione alle indicazioni esterne e il controllo del movimento spontaneo. Tra gli esercizi da fare per prevenire l’evoluzione di un disturbo del movimento, che esiti nella disgrafia, saranno da considerare tutti quelli relativi alle abilità manuali.
Pillole di neuropsicomotricità Ep 2 La motricità fine
La Neuropsichiatria Infantile: un Campo Vasto
La neuropsichiatria infantile è una disciplina ampia che si occupa di disturbi psichiatrici e disturbi neurologici nell’età dello sviluppo. Il professionista medico che si occupa dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza è il neuropsichiatra infantile. Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è presente un’équipe di neuropsichiatria infantile che si occupa delle problematiche psicologiche di bambini e adolescenti.
Nell’ambito della neuropsichiatria infantile, è fondamentale distinguere tra le varie specializzazioni disponibili. Un'area si concentra su malattie neurologiche specifiche dei bambini, tra cui le epilessie infantili, le sindromi neurocutanee, le paralisi cerebrali infantili e le patologie del sistema nervoso periferico. Un'altra area si specializza nella gestione dei disturbi psichiatrici dei giovani pazienti, come i disturbi della condotta, i disturbi dell’umore e problemi legati alla regolazione emotiva.
I poliambulatori accolgono molti bambini inviati per disturbi specifici dell’apprendimento come la dislessia, la discalculia e la disortografia. Iniziano con una valutazione dettagliata attraverso test standardizzati, seguita da un percorso di riabilitazione coordinato da logopediste. Anche se i disturbi specifici dell’apprendimento non derivano da problemi psicologici, possono generare difficoltà psicologiche. Ad esempio, i bambini con dislessia possono trovare il contesto scolastico particolarmente sfidante, il che può portare ad ansia e a una bassa autostima.

Disturbi Psichiatrici e Manifestazioni Fisiche
Tra i disturbi psichiatrici più frequenti nei bambini e negli adolescenti rientrano i disturbi d’ansia e i disturbi dell’umore. Talvolta, i sintomi dei disturbi psichiatrici possono essere meno evidenti. Un esempio significativo è la fobia scolare, che si manifesta con un rifiuto pervasivo del bambino di frequentare la scuola. In altri casi, il rifiuto di andare a scuola può nascondere problemi diversi, come difficoltà di interazione con i coetanei o disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).
I traumi infantili sono un’area di grande preoccupazione nel campo della neuropsichiatria infantile, dato che gli eventi traumatici possono avere impatti significativi sulla salute psicologica dei bambini. Bambini affetti da psicosi possono mostrare un rifiuto crescente dei contesti sociali, diventando apparentemente molto timidi e introversi. Questi cambiamenti comportamentali sono sintomi negativi che possono mascherare la gravità della condizione sottostante.
La valutazione neuropsichiatrica di un bambino piccolo è complicata dal fatto che alcune malattie neurologiche possono manifestare anche sintomi psichiatrici, e che disagi psicologici possono presentare sintomi diversi, spesso fisici, come il mal di testa, i disturbi dell’alimentazione (rifiuto del cibo, alimentazione selettiva, nausea e vomito), i disturbi gastrointestinali (il mal di pancia), l’asma, le allergie, i disturbi del sonno, il mancato raggiungimento delle tappe motorie, i disturbi del linguaggio, i disturbi relativi al controllo degli sfinteri. Spesso il bambino utilizza il corpo per comunicare il proprio disagio psicologico, pertanto i disturbi fisici devono essere considerati attentamente, anche come spia di una sofferenza psico-affettiva.
In epoca adolescenziale, il disagio si esprime con modalità diverse: modalità “depressiva”, con ritiro sociale, scarsa comunicazione in famiglia, oppositività, tendenza a isolarsi; modalità “tossica”, con ricorso ad abuso di alcool o sostanze stupefacenti; modalità antisociale, con agiti aggressivi, furti, bugie, spaccio di droghe, agiti a rischio; modalità “mista”, dove più realtà patologiche coesistono.
L'Autostima e il Ruolo dei Genitori
L'autostima è una sorta di valutazione globale che l'individuo attribuisce a sé stesso. È un costrutto multidimensionale e specifico per i diversi ambiti. Vivere esperienze di successo può contribuire ad accrescerla e questo a sua volta motiva a fronteggiare con impegno le nuove sfide, nutrendo aspettative di buona riuscita. Al contrario, un accumulo di insuccessi può instaurare un circolo disfunzionale, per cui la difficoltà in una materia rafforza la convinzione di “non essere capace”, portando a un comportamento di studio poco efficace e a valutazioni negative.
Poiché l'autostima agisce come motore per indirizzare il nostro comportamento, è molto importante rompere quei circoli disfunzionali che non fanno altro che erodere notevolmente il suo livello. Il supporto emotivo e l'approvazione sociale possono influire utilmente sul costrutto dell'autostima. Nei bambini risultano particolarmente importanti i commenti e i feedback ricevuti dai caregivers e, in misura minore, quelli ricevuti dal gruppo dei pari. Al contrario, in adolescenza, assume maggior interesse quanto ci restituisce il gruppo dei pari, mentre minor peso viene dato a quanto viene espresso dagli adulti.
È fondamentale offrire ai ragazzi e ai bambini feedback costruttivi. Invece di un generico "Ti devi impegnare di più", che può essere interpretato in modi diversi, è preferibile suggerire azioni specifiche e identificare insieme le cause del successo. Ad esempio, commentare un'espressione matematica risolta correttamente con: "Ho visto che ti sei concentrato molto e che quando avevi dei dubbi hai consultato le regole del libro. Inoltre prima di andare avanti controllavi i calcoli. Facendo così sei arrivato alla soluzione giusta: hai fatto proprio un ottimo lavoro!". Questo commento dettagliato aiuta il ragazzo a comprendere quali siano state le azioni efficaci che lui stesso ha messo in atto.
Allo stesso modo, frasi come "Bravo!" possono essere ambigue. È più efficace commentare insieme la performance, identificando le strategie che hanno portato al risultato. Ad esempio, per una comprensione scritta: "Penso che tu sia riuscito a svolgere questa comprensione scritta perché, prima di leggere tutto il testo in una volta, hai guardato le singole domande. In questo modo sei riuscito a farti un’idea generale delle richieste, e solo dopo hai letto il testo dividendolo paragrafo per paragrafo". Questo commento è utile sia per il genitore, che ottiene indicazioni strategiche, sia per il bambino, che costruisce un bagaglio di strategie.
Infine, per incrementare l'autostima, è bene focalizzarsi su ciò che può motivare ad investire tempo e sforzi cognitivi, rendendo il compito il più appagante e interessante possibile. Non si può sollevare del tutto gli studenti dalla loro responsabilità di apprendere, ed è rischioso imputare all'insegnante il merito o il demerito della comprensione. È consigliabile, invece, fare leva su ciò che lo studente può fare per riuscire, focalizzandosi sui fattori interni e controllabili da lui stesso. Si può stimolare una sana curiosità rispetto alle cause individuali che hanno portato a un determinato risultato, domandandosi cosa è stato di aiuto per capire un argomento, e cosa invece si è rivelato poco utile. Promuovere la creatività degli studenti nell’immaginare soluzioni alternative significa trasmettere l'idea che ci possano essere diverse modalità per raggiungere un obiettivo.

Il Ruolo della Scuola e il Progetto Indaco
In Italia, la disgrafia è riconosciuta come Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170. I segnali più evidenti compaiono solitamente verso la fine della seconda o in terza elementare, quando la scrittura dovrebbe essere automatizzata.
Il sistema di inclusione italiano, che ha eliminato le classi separate, sulla carta sembra eccellente. Tuttavia, molti genitori si scontrano con la realtà di pagelle che riportano problemi di distrazione per bambini con ADHD, benché sia chiaro che la disattenzione è una caratteristica di questa malattia. Queste esperienze sono purtroppo molto comuni e toccano un punto cruciale, essendo profondamente scoraggianti non solo per il genitore, ma soprattutto per il bambino stesso. Sentirsi continuamente ripetere "ti distrai, ti distrai" quando si ha l'ADHD è come rimproverare una persona paraplegica perché non cammina.
Per questo motivo, negli ultimi anni ci si sta muovendo con determinazione verso l'intercettazione precoce dei disturbi. Il progetto Indaco rappresenta una vera rivoluzione nell'approccio ai disturbi del neurosviluppo, mirando a creare una rete solida tra ogni unità di neuropsichiatria infantile e l'ufficio scolastico del rispettivo territorio per l'identificazione precoce e l'intervento tempestivo. Nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e nel primo anno della scuola primaria, tutti gli insegnanti applicano specifiche griglie di osservazione per identificare bambini con potenziali fragilità.
Il progetto punta a un grande salto culturale: far comprendere che non tutti i bambini che incontrano difficoltà hanno necessariamente bisogno di una valutazione specialistica. Alcuni fanno fatica, ma questa fatica può essere superata attraverso un potenziamento mirato. La formazione a distanza (FAD) per tutti gli insegnanti di classe è fondamentale, poiché devono imparare a utilizzare le griglie di osservazione, applicare il potenziamento e comprendere l'uso del vademecum. L'obiettivo è che ogni docente titolare sappia identificare i bambini a rischio e applicare le opportune strategie di potenziamento.
La questione degli insegnanti di sostegno è complessa e riguarda principalmente il sistema di istruzione. Tuttavia, all'interno del progetto Indaco, tutti gli insegnanti che entrano in una scuola, inclusi quelli di sostegno, possono e devono seguire la formazione FAD. L'importante è preservare e formare tutti coloro che hanno, per mandato, la responsabilità della classe, evitando di delegare completamente la gestione del bambino con difficoltà all'insegnante di sostegno.
Un bambino con disabilità non dovrebbe essere percepito come un limite o un problema, ma come una risorsa che può arricchire l'intera classe. Questa consapevolezza dovrebbe essere acquisita in classe, il luogo dove si formano gli adulti di domani, persone inclusive, accoglienti, capaci di valorizzare le differenze.

Strategie di Supporto e Intervento
La sede di riferimento per essere presi in carico e per iniziare un percorso riabilitativo sono gli ambulatori territoriali di Neuropsichiatria infantile del proprio distretto ASL. Le patologie in fase acuta e da stabilizzare, insieme a disabilità importanti, sono alla base degli interventi compiuti dagli ambulatori di Neuropsichiatria infantile; il ricovero può essere necessario nelle situazioni di maggiore gravità e/o emergenza.
I centri diurni per minorenni sono adatti a bambini con disabilità grave ed adolescenti con disturbi psichiatrici che, dopo un episodio importante di crisi, non riescono a tornare a scuola. Il tempo di permanenza in queste strutture è massimo di 2-3 anni.
In età infantile le patologie neurologiche richiedono interventi specifici, come farmaci antiepilettici in caso di epilessia, o fisioterapia in caso di paresi. Il disagio psicologico può essere affrontato con la psicomotricità, con interventi di counselling e sostegno genitoriale, raramente con farmaci. In epoca adolescenziale l'intervento terapeutico richiede solitamente un approccio integrato, con un terapeuta (psicologo, o neuropsichiatra) per l'adolescente e un terapeuta che segua i genitori ed eventualmente che tenga i contatti con le Istituzioni Scolastiche.
La Casa di Cura “Le Betulle” segue le direttive della Legge 170/2010 che prevedono per la certificazione ufficiale la presenza nell’équipe di diagnosi di un neuropsichiatra, uno psicologo e di un logopedista, e l’utilizzo di strumenti diagnostici consigliati e condivisi dalla comunità scientifica nazionale.
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Learning Disabilities) sono un gruppo eterogeneo di disordini di origine neurofisiologica, che influenzano i processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo. Questi disordini sono intrinseci all’individuo, presumibilmente legati a disfunzioni del sistema nervoso centrale, e hanno carattere evolutivo con diversa espressività nelle varie fasi dello sviluppo del bambino. Le abilità coinvolte determinano i seguenti riflessi patologici: la lettura (dislessia), la scrittura (disortografia e disgrafia), il calcolo (discalculia).
I Disturbi dell’Apprendimento (DSA) vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, calcolo, o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione e al livello di intelligenza. I problemi di apprendimento interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo, o di scrittura.
Per formulare la diagnosi di ADHD devono essere soddisfatti i criteri clinici che riguardano la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (per es., a scuola, al lavoro o a casa). Le cause dell’ADHD sono sconosciute. La terapia comportamentale include un ciclo di incontri di Parent Training e la consulenza sistematica agli insegnanti (Teacher Training). La terapia farmacologica si basa su farmaci registrati e approvati in Italia per il trattamento dell’ADHD, il cui impiego deve essere sempre valutato e monitorato da medici specialisti. I migliori risultati nella terapia dell’ADHD si ottengono con la terapia combinata.
È fondamentale che la valutazione rivolta a noi stessi sia di livello soddisfacente. Ci serve percepire che, rispetto all’ambito che stiamo affrontando, “possediamo sufficienti capacità”. Il figlio non va colpevolizzato se ha qualche difficoltà, anzi; è necessario avere un confronto con gli insegnanti e il pediatra per scoprire se queste impressioni abbiano un fondamento, magari tenendo il bambino sotto controllo per un po'.
tags: #neuropsichiatria #infantile #finalita #insuccessi #scolastici
