Luigi Rinaldi Psicoanalista: Esplorazioni nel Complesso Territorio delle Psicosi

La psicoanalisi contemporanea si confronta con un orizzonte di competenze in continua espansione, abbracciando con crescente attenzione i casi clinici che presentano significative implicazioni psicotiche. Questo ampliamento non è una mera estensione del campo d'azione, ma rappresenta un fondamentale motore di rinnovamento per la disciplina stessa, permettendole di evolvere come scienza aperta al futuro. L'esplorazione delle psicosi, infatti, offre una prospettiva unica per il ripensamento e l'arricchimento della teoria e della pratica psicoanalitica.

I testi raccolti in questo volume offrono un panorama esaustivo degli sviluppi più recenti nel trattamento psicoanalitico delle psicosi, orientando il lettore verso le dimensioni più profonde e significative per la crescita della personalità. La psicoanalisi delle psicosi, in particolare, fornisce una cornice relazionale essenziale per il rafforzamento dell'Io osservante e per facilitare l'integrazione delle differenti aree della personalità. Attraverso l'identificazione dei fattori di stress psicologico e la trasformazione dei pensieri caotici in occasioni determinanti di insight, si mira a restituire al soggetto la capacità di un rapporto creativo con la propria esistenza.

Illustrazione astratta di connessioni neurali e stati mentali

Le Psicosi: Una Complessità Etiologica e Tipologica

Le psicosi presentano un'eziologia complessa, multifattoriale, che intreccia dimensioni biologiche, psicologiche e sociali. Tradizionalmente, vengono distinte in due macro-categorie: le "psicosi idiopatiche non affettive", che comprendono disturbi appartenenti allo spettro schizofrenico, con un'incidenza dell'1% nella popolazione generale e un andamento tendenzialmente progressivo e difficile da arrestare; e le "psicosi affettive" o bipolari, caratterizzate principalmente da disturbi del tono dell'umore, tra cui spicca la psicosi maniaco-depressiva.

Ogni tentativo di comprensione delle psicosi affonda le sue radici nel pensiero di Sigmund Freud. Egli ipotizzava che i pazienti psicotici fossero caratterizzati da una regressione narcisistica, che li rendeva ripiegati su se stessi, impossibilitati a investire nella relazione con l'altro e, di conseguenza, incapaci di instaurare quella relazione di transfert fondamentale per la tecnica analitica. Tuttavia, fin dai suoi primi scritti, come "Le neuropsicosi da difesa" (1894), Freud aveva già squarciato il velo di incomprensibilità che avvolgeva le psicosi, individuando un meccanismo di difesa specifico messo in atto dal soggetto psicotico nei confronti della realtà esterna: il rigetto (Verwerfung).

Freud descriveva questo meccanismo come una forma di difesa più energica ed efficace della rimozione, in cui l'Io "rigetta" la rappresentazione incompatibile insieme al suo affetto, comportandosi come se tale rappresentazione non fosse mai giunta alla coscienza. "L'Io si strappa alla rappresentazione incompatibile, ma questa è inseparabilmente connessa con un pezzo di realtà; l'Io, strappandosi ad essa, si stacca dunque, in tutto o in parte anche dalla realtà." Questi temi, riguardanti le rappresentazioni o percezioni incompatibili con l'Io cosciente e i suoi ideali, il cui rigetto porta a un distacco dalla realtà, l'estrema compromissione dell'Io e il delirio come realizzazione allucinatoria del desiderio, sono stati ripresi e sviluppati da Freud in opere successive come "Nevrosi e psicosi" (1923), "La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi" (1924), "Feticismo" (1927) e "La scissione dell'Io nel processo di difesa" (1938).

Ritratto di Sigmund Freud

Manifestazioni Sottili e Nuclei Deficitarî

Accanto a forme caratterizzate da marcate efflorescenze sintomatiche, esistono numerose altre manifestazioni, spesso paucisintomatiche, definite con vari termini quali "psicosi bianca" (Green, 1973), "psicosi fredde" (Kestemberg, 2001), o la schizofrenia cenestopatica di Huber. Queste forme presentano un nucleo duro, le cui caratteristiche deficitarie - come apatia, abulia, piattezza emotiva - rivelano un'inconfondibile chiusura autistica.

Queste esperienze psicotiche, considerate da molti autori non solo come una malattia ma come un vero e proprio percorso di vita, evidenziano chiaramente come il problema centrale alla base di tutte le psicosi sia la marcata difficoltà nella costruzione del rapporto con gli altri, con il proprio corpo e con il mondo.

Le Radici dello Sviluppo: Intersoggettività Primaria e Fiducia di Base

La maggior parte degli psicoanalisti concorda sul fatto che non si nasce psicotici, ma lo si può diventare a causa di diverse concause che intervengono nel corso dello sviluppo. Queste possono originare da specifiche caratteristiche dell'intersoggettività primaria, che non hanno permesso all'infante di sviluppare un adeguato apparato parastimoli. Tale apparato è cruciale per modulare inizialmente le esperienze sensoriali-emotive e successivamente quelle affettive, percepite altrimenti come invasive e persecutorie, e quindi da rigettare.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla madre che lascia piangere il bambino per troppo tempo, o che ripetutamente non è in grado di distinguere le cause del pianto - fame, bisogno di essere cambiato, o necessità di essere tenuto in braccio - e non fornisce tempestivamente la risposta adeguata. Tale dinamica impedisce lo sviluppo nel bambino di una fiducia di base nella possibilità di ricevere risposte ai propri bisogni corporei e nell'esaudimento dei suoi desideri.

SVILUPPO EMOTIVO, RELAZIONALE ed AFFETTIVO del BAMBINO, dalla nascita ai primi anni di vita

Il Ritiro Psichico e la Creazione di Mondi Alternativi

Alla luce di queste considerazioni, si comprende perché il processo psicotico inizi spesso nell'infanzia attraverso il meccanismo del ritiro psichico (De Masi, 2018). Questo avviene in quei bambini che non hanno mai sviluppato una sufficiente fiducia in se stessi, necessaria per sentirsi "visti" e significativi per gli altri, e per legittimarsi ad avere un proprio posto nel mondo. Per sfuggire a questa realtà intollerabile, questi bambini e adolescenti tendono a isolarsi, creando spesso un mondo alternativo di fantasie dissociate in cui rifugiarsi (Steiner, 1993).

Il ritiro offre un'alternativa al mondo relazionale e ai conflitti ad esso legati (gelosia, invidia, competizione, ecc.). La mente, anziché essere uno strumento per produrre pensieri che aiutino a gestire la realtà interna ed esterna, si trasforma in un organo sensoriale capace di creare un mondo alternativo, dominato da un piacere speciale e regressivo cui è facile attingere.

La Violenza Primaria e Secondaria: Prospettive Aulagnierane

In linea con la considerazione che la psicosi affonda le sue radici in specifiche caratteristiche dell'intersoggettività primaria, si inserisce il complesso pensiero di Piera Aulagnier (1975). Quest'ultima collega l'origine della psicosi alla violenza che la madre esercita normalmente sul bambino per strutturare il suo senso di realtà. Secondo Aulagnier, quando a questa violenza primaria si aggiunge una violenza secondaria, si crea una potenziale predisposizione psicotica.

Transfert sul Corpo e Dissociazione Mente-Corpo

Nella pratica clinica, si osserva frequentemente un particolare tipo di transfert di base: il transfert sul corpo (Lombardi, 2016). Questo transfert rivela una profonda dissociazione mente-corpo, un vero e proprio "buco nero" nella rappresentazione affettiva e mentale del proprio corpo e della realtà. I pazienti in queste condizioni spesso riferiscono di non abitare il proprio corpo, assistendo a una vera e propria "eclissi del corpo" (Ferrari, 1992).

A ciò si accompagna inevitabilmente un'eclissi della rappresentazione. Questa è dovuta alla sfiducia, maturata nel corso della relazione primaria, nella possibilità di trasformare un dato traumatico (come uno stato di sofferenza corporea) in materiale psichico rappresentato, sufficientemente funzionale al contenimento dell'angoscia. Tale materiale, una volta acquisita la parola, potrebbe essere comunicato e condiviso (Rinaldi, 2003).

Diagramma che illustra la dissociazione mente-corpo

Il Transfert sul Contenitore e l'Analisi del Controtransfert

Un altro tipo di transfert rilevante è il "Transfert sul contenitore" (Houzel, 2016). Questo meccanismo porta a delimitare in maniera stabile i confini del Sé, attraverso il rovesciamento, nella situazione terapeutica, dei propri stati psichici. Ciò consente la scoperta della possibilità di metterli insieme, conservarli e ritrovarli.

Fondamentale in questi trattamenti è la continua analisi del controtransfert. Essa è necessaria per comprendere e gestire il fatto che le esperienze traumatiche hanno portato all'imposizione del "negativo" (Green, 1993) come modalità relazionale oggettuale organizzata, spesso indipendentemente dalla qualità dell'Altro. Questo può condurre a uno stato in cui è reale solo ciò che è negativo.

Ciò implica che, finché non si riesce a ridimensionare nel soggetto il modello del negativo - divenuto il marchio distintivo della sua esistenza - ogni esperienza può andare incontro a vicissitudini "negativiste", trasformandosi in sofferenza, rabbia, paranoia e impotenza. La rabbia si scatena nei confronti di tutti, incluso il terapeuta, ma soprattutto verso se stessi e il proprio corpo, primo oggetto della psiche.

Affinare le Potenzialità Recettive: Verso la Rilocazione della Follia

In definitiva, la psicoanalisi delle psicosi obbliga il terapeuta ad affinare le proprie potenzialità recettive, facendo appello alle proprie "antenne emotive". È necessario attivare una "rêverie sensoriale" (acustico-musicale, pittorica, ecc.) e immaginativa, capace di dare corpo anche alle più flebili risorse comunicative e di ampliare la gamma percettiva del non detto.

Privilegiare la propria capacità di sentire e di provare a stare all'unisono con il paziente può portare, infine, a migliorare nell'analizzando la sua capacità di "sognare i suoi sogni non sognati o interrotti" (Ogden, 2005). Questo processo permette di elaborare l'esperienza emotiva, renderla pensabile e mirare a una "rilocazione della follia" (Blechner, 2016). Tale obiettivo si realizza quando un materiale delirante comincia ad apparire in un sogno, segnalando il passaggio da un tentativo di risolvere i conflitti in modo psicotico a una modalità più fisiologica e universalmente accessibile: il sognare.

Illustrazione di una persona che sogna, con elementi fantastici che emergono

Il contributo di Luigi Rinaldi, analista di training della Società Psicoanalitica Italiana, è stato significativo in questo campo. Autore di opere quali "Quale psicoanalisi per le psicosi?" (con A. Correale, 1997), "Stati caotici della mente" (2003) e "Le figure del vuoto" (con M. Stanzione, 2012), il suo lavoro approfondisce le dinamiche complesse che caratterizzano la mente psicotica e le strategie terapeutiche più adeguate. La sua riflessione, insieme a quella di altri eminenti psicoanalisti come Riccardo Lombardi e Sarantis Thanopulos, curatori di volumi collettanei sull'argomento, contribuisce a delineare un quadro sempre più preciso e sfumato del trattamento delle psicosi in ottica psicoanalitica.

Le sfide poste dalla psicosi richiedono un approccio che integri la profondità dell'esplorazione intrapsichica con la ricchezza della relazione terapeutica. Si tratta di un percorso che, pur partendo dalle fondamenta poste da Freud, si arricchisce continuamente di nuove prospettive e metodologie, confermando la vitalità e la capacità di adattamento della psicoanalisi di fronte alle complessità della mente umana.

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