Il desiderio, nel suo manifestarsi più autentico, si dice come desiderio di essere. Questa affermazione, apparentemente semplice, apre le porte a una complessa indagine sulla natura stessa della soggettività e del suo incessante movimento verso l'oggetto. Lontano da una visione stereotipata che contrappone l'archetipo alla copia, Lacan ci invita a considerare le dinamiche del desiderio attraverso l'opposizione tra il diviso e l'indiviso, un terreno fertile per comprendere le intricate relazioni tra soggetto e oggetto.
Il Soggetto Diviso: Oltre la Mereologia
La psicoanalisi freudiana e lacaniana postula un soggetto diviso che desidera, in modo ambivalente, un oggetto altrettanto diviso. Tuttavia, la divisione del soggetto non va intesa meramente in senso quantitativo o "mereologico", come se fosse semplicemente composto da parti distinte. Le prime interpretazioni di Freud, che suddividevano la psiche in Es, Io e Super-io, o in coscienza, preconscio e inconscio, tendono a una visione particellare che Lacan supera. La concezione freudiana dell'identità, delineata in opere come "Psicologia delle masse e analisi dell'Io", è intrinsecamente relazionale: l'identità si costituisce attraverso l'insieme dei processi di identificazione.
Lacan eleva questa concezione relazionale a una dimensione "modale", dove l'identità di un soggetto è definita dai registri dell'esperienza: l'Immaginario, il Simbolico e, infine, il Reale. Questi registri non sono solo modi di essere, ma anche modi di pensare e di guardare il mondo. Il processo di formazione della soggettività è intrinsecamente segnato dalla divisione. La prima divisione avviene con il distacco dal corpo materno; in questo momento di massima "indivisione", il soggetto è una massa pulsionale priva di legge.
Con l'articolazione e la differenziazione, l'individuo diventa un "divisum", un soggetto diviso. Questo processo, esaminato non solo in relazione alla realtà esterna ma come interazione tra "idem" (il sé) e "alter" (l'altro), porta al passaggio da S ad a, attraverso a'. Questo non si esaurisce nella fase dello specchio, ma rivela un desiderio fondamentale: il desiderio di essere il simile, l'immagine narcisistica. La relazione con questa immagine perfetta, l'Io ideale, appartiene al registro dell'Immaginario. Pertanto, l'Io può essere inteso sia come un sistema, sia come una relazione.
La formazione dell'Io porta alla distinzione tra Io ed Es. L'emergere di un terzo sistema, l'Ideale dell'Io (o Super-io), comporta costi psichici che il soggetto può scegliere di sospendere. La festa, per Freud, rappresenta questa sospensione temporanea, generata dall'identificazione non con il simile (alter con la minuscola), ma con l'Altro con la maiuscola, il registro del Simbolico. Il Simbolico, per Lacan, non è solo il registro della Legge, ma anche della complessità intellettuale, ospitando una vasta gamma di stili di pensiero. Mentre nell'Immaginario domina la logica confusiva, nel Simbolico si manifesta il conflitto tra logiche confusiva, separativa e distintiva.
Il soggetto può accedere ai modelli di identità offerti dal Grande Altro in modi diversi: confusivamente, come Don Chisciotte rispetto ad Amadigi di Gaula, o distintivamente, come Julien Sorel rispetto a Napoleone. L'identificazione è un processo congiuntivo: identificandosi con l'alter, l'idem si divide da sé, e la sua identità assume il modo della non-coincidenza. Dunque, l'identificazione può essere descritta come "non-coincidenza con se stesso" o "coincidenza con alter", mantenendo sempre la differenza cruciale tra processi confusivi e distintivi.

Il Reale e gli Oggetti Parziali: Un Terreno Enigmatico
E il Reale? Che ne è del desiderio in rapporto a questo terzo registro? Esistono identificazioni nel Reale, con un'alterità assoluta che non è né del simile né dei modelli del Grande Altro? Lacan insiste sulla pluralità delle versioni di ogni registro. Il Reale può essere inteso in almeno due versioni: noumenica e pulsionale.
Inteso noumenicamente, il Reale è "la realtà meno il Simbolico", ciò che sfugge alla nominazione e alla semantizzazione. La teoria delle pulsioni, una delle innovazioni freudiane, allarga e rende meno ovvia la nozione di desiderio, sviluppando un punto di vista quantitativo e affermando il conflitto tra rigidità e flessibilità. La pulsione è una forza plastica, ma suscettibile di fissazione. Freud, in "Pulsioni e loro destini", ne scompone la struttura in quattro fattori, tra cui l'oggetto e la meta sono i più importanti per la loro plasticità. La pulsione è imperiosa, trasformabile (come nella sublimazione), e l'oggetto è l'elemento più variabile.

La Differenza tra Pulsione e Desiderio
Non sembra sensato parlare di una "pulsione di essere", poiché il desiderio umano è propriamente desiderio di essere, non di avere. Il desiderio di essere è il motore delle identificazioni, l'esigenza di non-coincidere con se stessi che governa la soggettività complessa. Sebbene "pulsione di essere" suoni discordante, l'espressione "pulsione di non-coincidenza" potrebbe avvicinarsi alle affinità tra pulsione e desiderio. Sul versante della pulsione, si possono indagare l'energia, il dirigersi verso oggetti parziali e il lato anonimo del desiderio.
Lacan arricchisce l'elenco freudiano di oggetti parziali (seno, feci, fallo) con la voce e lo sguardo. Per comprendere lo statuto teorico dell'oggetto parziale, è necessaria una concezione non mereologica della parte. Il seno, come oggetto parziale, non è semplicemente una parte del corpo, ma un oggetto "non integrabile" al tutto, misteriosamente congiunto e diviso. È una falla che si apre dove si rivela non disponibile, esercitando l'attrazione di un "pieno-vuoto".
Gli Oggetti: Dal Fenomenico al Reale
Gli oggetti empirici o fenomenici, come quelli presenti in una stanza, sono paradossali nella loro coincidenza con se stessi; non sono oggetti divisi. Anche gli oggetti divisi appartengono, in parte, alla quotidianità, essendo "enti intramondani" secondo Heidegger. L'oggetto diviso è descrivibile mediante il conflitto tra diviso e indiviso. Le spinte all'articolazione sono contrastate da una pulsione verso l'indiviso.
La pulsione di morte, definita da Freud come la spinta a ripristinare uno stato precedente, tende alla coincidenza assoluta. Nel passo di "Al di là del principio di piacere", la vita sorge misteriosamente dalla "Cosa" (das Ding) e tende a riannullarsi. Essere indivisi era facile: la Cosa si opponeva alla separazione. Poi avvenne una scissione, e il soggetto cercò di renderla stabile. La logica disgiuntiva si separò da quella congiuntiva, e la morte come meta della pulsione appare "logica": non solo il ritorno all'inorganico, ma la spinta al collasso di ogni distinzione.

L'Oggetto del Desiderio e la Causa del Desiderio
Lo smontaggio della pulsione in Freud, con particolare attenzione all'oggetto e alla meta, si collega alla teoria dei registri. L'oggetto si scinde in oggetto fenomenico (accessibile tramite Immaginario e Simbolico) e oggetto inaccessibile, noumenico: das Ding, il Reale. Le medesime divisioni sono costitutive del soggetto. Dunque, das Ding abita il soggetto prima di essere il punto verso cui mira la pulsione di morte.
L'oggetto del desiderio non si pone di fronte al soggetto come comunemente si pensa. L'Immaginario conferisce forma alla causa che attrae il soggetto, e il Simbolico costruisce la realtà. La distinzione tra oggetto del desiderio e causa del desiderio è complessa, spesso oscurata dalla convinzione che la causa sia l'oggetto stesso. Le proprietà che determinano il desiderio tendono a svanire nell'atto della nominazione. L'oggetto del desiderio ha a che fare con la Cosa, è inseparabile da essa e ne proviene. Per questo, non può esistere in una modalità archetipica.
La letteratura, secondo Freud, offre conferme a questa tesi. In "La coscienza di Zeno" di Svevo, l'attrazione del protagonista per le quattro figlie di Guido Spina, accomunate dall'iniziale "A", rivela che non è una qualità generica a dominarlo, ma la seduzione di un significante. L'oggetto del desiderio è legato alla "Cosa", a un'origine che non è archetipica ma che sfugge alla piena significazione.
Desiderio o Godimento? Lacan ti spiega cosa ti muove davvero
L'Oggetto 'a': La Mancanza come Motore del Desiderio
Il concetto di "oggetto 'a'" è una delle teorizzazioni più note di Jacques Lacan, derivante dalla necessità di specificare l'oggetto originario della psicoanalisi. Influenzato dall'"oggetto perduto" di Freud, dall'"oggetto transizionale" di Winnicott e dall'"oggetto parziale" di Klein, Lacan concepisce l'oggetto 'a' come la mancanza del desiderio di qualcosa di permanente. Ogni soddisfazione dell'oggetto porta a rivolgersi ad altro.
L'oggetto 'a' si riferisce all' "Autre" (l'altro in francese) e all'altro del desiderio. Utilizzando la lettera 'a' come valore logico, Lacan la impiega per metaforizzare la perdita. Il soggetto è coinvolto tra desiderio, altro, godimento, amore e angoscia. Lasciare l'oggetto 'a' implica pagare il prezzo della perdita. Non si tratta di qualcosa di perduto, ma di una costante sensazione di assenza che maschera la mancanza del soggetto.
L'oggetto 'a' è stato definito da Lacan in vari modi: "extimo", "libbra di carne", "l'insensato", "l'aleph dell'angoscia", "l'abominevole". È solidale con la funzione del godimento e con la causa del desiderio, rispondendo alla domanda su come un soggetto gode. Riguarda la soddisfazione pulsionale, che comporta sia piacere che sofferenza. L'angoscia appare quando vi è assenza della mancanza. L'oggetto 'a' si costituisce come un'immagine che rivela parzialmente la vera mancanza del soggetto. Il fantasma, con la sua struttura simbolica, discorsiva e significante, si oppone alla realtà.
La teoria lacaniana, con il suo linguaggio complesso e l'eredità dello strutturalismo e della matematica, richiede meditazione. È fondamentale esplorare il pensiero di Freud prima di addentrarsi nelle formulazioni di Lacan, strettamente interconnesse.
La Voce come Oggetto Pulsionale
La voce, come oggetto pulsionale, è un elemento chiave per comprendere il godimento nel canto. Tradizionalmente celata dall'idea di essere un veicolo trasparente del significato, la voce acquisisce, invece, lo statuto di "corpo" e, in quanto tale, è capace di generare piacere. La voce lacaniana non è assimilabile al discorso, ma è in relazione con il corpo e il godimento.
Il canto è un'esperienza di piacere profondo, associata a una soddisfazione che va oltre il piano intellettuale, avendo una connotazione "fisica". La voce, nel canto, si unifica con il corpo, creando un senso di pienezza. Roland Barthes ha definito questo nesso tra materia acustica e piacere come "grana" della voce, che emerge quando questa perde la sua valenza semantica e diventa corpo.
Mentre il sonoro e il semantico sono tradizionalmente considerati un'unità, la componente acustica della voce è stata ritenuta al servizio di quella semantica. Tuttavia, anche nell'errore e nell'inciampo, la voce può rivelare significati nascosti nell'inconscio. La ricerca psicoanalitica ha mostrato che la voce, pur nell'imperfezione, può farsi segno di un significato inconscio.

La Critica al Fonocentrismo e la Voce come Presenza
Jacques Derrida ha criticato la supremazia della voce sulla scrittura, sostenendo che essa ha fondato la metafisica garantendo l'essere come presenza, un significato autonomo rispetto al segno. Per Derrida, anche la fenomenologia di Husserl presuppone una voce che precede il linguaggio, una voce che consente il monologo solitario della coscienza, libera dalla necessità di significare. Questa voce fenomenologica è una "carne spirituale" che si intende mentre parla, un'auto-trasparenza.
Tuttavia, Derrida finisce per intrappolare la voce nella stessa struttura metafisica che intendeva decostruire. La voce di cui si occupa non è la voce "sonora", ma un fenomeno concettuale. La filosofia, invece, ha riconosciuto l'ambiguità della voce, pensandola anche come contraria all'auto-affezione e al lògos.
La trattazione filosofica del canto, in particolare, rivela l'enigmaticità della voce come minaccia alla presenza e alla costanza del senso. Platone, nella "Repubblica" e nelle "Leggi", condanna la musica per la sua capacità di deteriorare le qualità individuali e le leggi della convivenza, sostenendo che il decadimento morale possa iniziare dalla musica, fonte di piacere puro. Egli cerca di combattere queste potenzialità stabilendo che musica e ritmo debbano sempre "seguire" le parole.
La Voce come Singolarità e Invocazione
Adriana Cavarero, criticando la posizione di Derrida, segnala come egli non riconosca la singolarità della voce come puro suono, rimanendo legato all'idea di una voce come pensiero. Cavarero riconosce, con Barthes, che la priorità del linguaggio limita la comprensione del mondo, ma sottolinea come la voce riveli la particolarità dell'esperienza incarnata, capace di sovvertire le determinazioni del linguaggio. La voce, come mera sostanza acustica, ha una forza che "precede, genera ed eccede la comunicazione verbale", identificando in modo univoco il soggetto.
Prima di assumere una funzione significante, la voce è espressione di "reciproca invocazione", uno scambio musicale che istituisce la relazione intersoggettiva. Questo accade nella relazione madre-infante, dove la lallazione del bambino e le risposte della madre creano un "duetto" che canta la loro reciproca dipendenza. Sebbene Derrida riconosca nella voce una "matrice della metafisica", la intrappola nella stessa struttura metafisica.
La voce umana, a differenza di quella animale, è un'istanza puramente negativa, non mero suono, ma non ancora parola significante. È un "non-più e un non-ancora", un elemento mediano tra l'insignificanza animale e la formalizzazione umana. Il "pensiero della voce sola" dischiude una dimensione straordinaria: l'aver luogo dell'istanza di linguaggio prima che sopraggiungano i significati. La voce, come intenzione di significare, deve sparire per far luogo all'apparizione del significato.

La Relazione Oggettuale: Tra Desiderio e Castrazione
Il Seminario IV di Lacan, "La relazione d'oggetto", tenuto tra il 1956 e il 1957, si pone in critica all'orientamento teorico della Société française de psychanalyse dell'epoca, focalizzato sulla modalità immaginaria della relazione analitica (domanda e controtransfert). Lacan introduce la questione del desiderio accanto alla domanda, interrogando il posto dell'oggetto nella psicoanalisi.
Inizialmente, il desiderio era considerato dal punto di vista dell'immaginario (narcisismo freudiano). Lacan cerca di conciliare il desiderio immaginario (asse a-a') con la sua dimensione simbolica (intersoggettività, riconoscimento del desiderio), attingendo al desiderio hegeliano di riconoscimento: "il desiderio umano deve riguardare un altro desiderio".
La questione centrale è "come l'oggetto entra nella catena simbolica" per costituire il mondo di ciascuno. L'oggetto, per essere tale, deve entrare in una catena significante. Il mondo che ci circonda non è dato oggettivamente, ma costruito soggettivamente. Come dice Freud, il nostro rapporto con il mondo è l'espressione della soddisfazione allucinata della pulsione.
L'Oggetto e la Castrazione Simbolica
Lacan si oppone alla concezione dell'oggetto come fonte di soddisfazione, che svia la psicoanalisi dalla dimensione simbolica del desiderio. Nella relazione d'oggetto, l'edipico trittico (madre, bambino, fallo, con il padre come quarto) slitta a un immaginario duale (madre, bambino). L'enfasi sulla diade madre-bambino perde di vista la mancanza della madre nei confronti del bambino. Il "terzo mancante" è il fallo.
Lacan sottolinea che "l'oggetto gioca sempre il suo ruolo in relazione alla castrazione", cioè alla mancanza, all'assenza. È la castrazione simbolica di un oggetto immaginario. L'oggetto non dipende solo dal nostro capriccio, ma solo più tardi, con l'introduzione dell'"objet 'a'", Lacan non attribuirà più alcuno status rappresentativo all'oggetto (non specularizzabile).
La dialettica tra soggetto e oggetto è dolorosa perché "l'oggetto c'è e non c'è mai". È una relazione di presenza su uno sfondo di assenza, legata al carattere fondamentalmente deludente dell'ordine simbolico. Il "symbolon" aristotelico, spezzato per commemorare un evento, è presente e assente allo stesso tempo.

Ripetizione, Reminiscenza e Principi
Lacan distingue tra ripetizione e reminiscenza. La ripetizione è impossibile da appagare, la corrispondenza tra oggetto ritrovato e perduto è irrealizzabile. La reminiscenza, invece, è un ricollegarsi a ciò che resta di una forma, un ricordare.
Riprendendo il rapporto tra principio di piacere e principio di realtà, Lacan mostra come il principio di piacere, sempre latente, tenda a realizzarsi in forma allucinata, attraverso una realizzazione irreale. Critica l'ordinamento dello sviluppo soggettivo come superamento del principio di piacere a favore del principio di realtà, come un adattamento di esigenze infantili a forme adulte.
Pregenitale, Genitale e la Realtà dell'Oggetto
Le relazioni pregenitali sono caratterizzate da una reciprocità speculare (vedere/essere visto, attaccare/essere attaccato), dove il soggetto si identifica con il partner. Il bambino, nello stadio dello specchio, scopre la distanza tra le sue tensioni interne e l'immagine speculare, la discordanza tra il suo vissuto e la rappresentazione immaginaria della sua identità.
Lacan non crede che il superamento della fase pregenitale avvenga attraverso un "oggetto ideale" e perfetto. L'oggetto genitale si configura come un miraggio speculare, un'immagine ideale che non soffre di discordanza. La genitalità, per Lacan, rimanda a una completezza immaginaria. Il rapporto tra soggetto e oggetto non è un'armonizzazione con l'ambiente.
Autori che si basano sul caso del Piccolo Hans sostengono che soggetti con un Io debole, non superando lo stadio pregenitale, dipendono dal mantenimento di relazioni oggettuali significative. La perdita di queste relazioni porta a disordini dell'Io. Nei soggetti genitali, invece, l'unità non è alla mercé della perdita di un contatto oggettuale.
Lacan distingue tra rapporto con la realtà e rapporto con l'oggetto. La realtà non è sovrapponibile all'oggettività. L'analisi introduce una nozione funzionale dell'oggetto, diverso da un puro corrispettivo del soggetto. L'oggetto è uno strumento per mascherare lo sfondo di angoscia che permea lo sviluppo del soggetto e il suo rapporto con il mondo.

Il pensiero di Jacques Lacan è costellato di "oggetti", sia concreti che teorici, linguistici e topologici. Questi non sono meri escamotage narrativi, ma veri e propri congegni di strutturazione del pensiero, che attingono a discipline eterogenee come il surrealismo, la filosofia, la linguistica e la matematica. L'objet petit 'a', in particolare, rappresenta la natura più profonda del desiderio umano: una "mancanza che non potrà mai essere ridotta ad alcuna forma di presenza", un desiderio mai estinguibile, non rappresentabile se non attraverso la metafora. La dottrina lacaniana, pur essendo "spiegabile" come macchina logica, presenta sempre una "zona di scarto" inassimilabile, irriducibile alla linearità del linguaggio, che riflette la precarietà strutturale del soggetto stesso.
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