La creatività è contagiosa, trasmettila anche agli altri. È con questo consiglio del grande fisico che vogliamo aprire questo nuovo articolo del blog L’angolo del Terapista: uno spazio multidisciplinario in cui i professionisti possono trovare idee e spunti interessanti da mettere in pratica durante le sedute. Oggi parliamo di neuro psicomotricità per bambini e di come raggiungere l’obiettivo di conoscere il mondo e relazionarsi con l’ambiente, attraverso giochi e idee creative. Quali sono gli obiettivi della psicomotricità? La neuro psicomotricità è una pratica che coinvolge più discipline e ha l’obiettivo di sviluppare le abilità del soggetto affinché si esprima, conosca il mondo e interagisca all’interno di un contesto sociale. E molto altro ancora. Qual è l’approccio terapeutico vincente? Quali strumenti possono essere adottati sul campo? E con quali benefici? Di tutto questo parleremo in questo articolo.
Comprendere la Psicomotricità: Un Ponte tra Mente e Corpo
La psicomotricità integra elementi di psicologia, pedagogia, medicina, scienze dell’educazione e neuroscienze per sviluppare interventi durante l’intero ciclo di vita, nello sviluppo tipico e atipico. Si tratta di una disciplina che supporta i processi di sviluppo di un individuo, considerandolo in una prospettiva olistica basata sull’unità di corpo e mente. Non a caso, il termine psicomotricità è composto dalla parola “psico”, che si riferisce alle aree di cognizione ed emozione, e “motricità”, focalizzata sugli aspetti fisici e motori. Negli ultimi decenni, la psicomotricità è stata sottoposta a vari tentativi di definizione e concettualizzazione, con lo scopo di sviluppare relative cornici concettuali e giuridiche. Diversi autori hanno evidenziato quanto una definizione univoca di psicomotricità possa rivelarsi complessa. La psicomotricità, infatti, può essere intesa sia come un campo di studi e ricerca con una propria identità, sia come un insieme di tecniche terapeutiche che utilizzano l’azione corporea, sia come un corpus di procedure educative o rieducative derivanti da altre discipline. Tali prospettive pongono la professione di psicomotricista a un crocevia tra diversi contesti educativi, sociali e di prevenzione, evolvendosi in maniera disomogenea a livello internazionale: mentre in alcuni Paesi non è ufficialmente regolamentata, in altri la professione può essere esercitata soltanto a seguito di specifici percorsi di formazione. 14 Paesi Europei - tra cui l’Italia - fanno attualmente parte del Forum Europeo di Psicomotricità, che dal 1996 sostiene la diffusione della psicomotricità in Europa. In Italia, la professione di psicomotricista non rientra tra le professioni sanitarie ed è disciplinata dalla legge n. 4/2013. A tal fine, lo psicomotricista esegue un’osservazione psicomotoria e un bilancio psicomotorio. In tali fasi, si osservano, descrivono e sintetizzano le capacità e le difficoltà psicomotorie di un individuo in una situazione statica e dinamica, spontanea o guidata. Il professionista identifica le capacità psicomotorie, i problemi psicomotori e le caratteristiche dello sviluppo mostrate dal paziente rispetto al relativo stadio di sviluppo. Lo psicomotricista tiene in considerazione l’ambiente di vita e gli aspetti delle relazioni che possono interferire potenzialmente con lo sviluppo psicomotorio del soggetto. Successivamente, formula indicazioni per un lavoro psicomotorio, tenendo conto di obiettivi, frequenza, durata, contesto, metodologia e aspetti economici.
La psicomotricità può essere intesa come una pratica educativa, preventiva e terapeutica che si rivolge prevalentemente a bambini in età prescolare e scolare, ma che può essere applicata anche ad adulti e anziani. L’educazione psicomotoria mira quindi a una migliore utilizzazione del potenziale tonico, come ad esempio muoversi quando è necessario e sapersi fermare al momento giusto. Come scritto, le attività psicomotorie hanno un impatto molto positivo in quella che è l’educazione scolastica. Nel primo campo, l’individualità psichica si costruirà progressivamente grazie alle esperienze che hanno sede nel corpo. Nel secondo campo, si punterà a perfezionare il coordinamento delle varie parti del corpo, dissociare i movimenti, esercitare la motricità fine ecc. Nel terzo campo, invece, ogni azione e pensiero si svolgono in un determinato spazio e a un determinato momento.

La Centralità della Creatività e del Gioco nel Percorso Psicomotorio
Se, da un lato, è molto complesso trattare la tematica della psicomotricità con un approccio generalista, dall’altro lato c’è una visione che accomuna tutte le discipline: la creatività. La capacità di immaginazione è una leva strategica indispensabile nel trattamento terapeutico, tanto da essere considerata al pari di un vero e proprio sistema riabilitativo. La fantasia è una forma di comunicazione non verbale che può essere utilizzata per dare voce alle emozioni e potenziare l’espressività individuale. Non esiste una tecnica univoca per impiegare la creatività, così come non ne esiste un’unica forma; l’immaginazione può infatti assumere molteplici sfumature, linguaggi, declinazioni e portare, così, a risultati diversi a seconda dell’utilizzo che se ne fa. L’espressione creativa può altresì manifestarsi attraverso diversi canali artistici, coinvolgere quindi il corpo - con la danza o la manualità, con la pittura e la scultura, oppure i sensi - come l’ascolto e quindi la musica. Il professionista che sceglie un approccio terapeutico creativo non segue linee guida precise, ma sviluppa i percorsi adattando e declinando i sussidi a seconda dell’esigenza dei pazienti. L’obiettivo è sviluppare immaginazione e fantasia per risolvere una dinamica complessa. In questo processo, è fondamentale disporre di strumenti e ausili che stimolino la creatività e aiutino il soggetto a prendere le misure dei limiti, ma soprattutto delle proprie potenzialità. Nella psicomotricità, la creatività è il mezzo funzionale ed efficace con cui lavorare all’obiettivo terapeutico.
La pratica si fonda sul concetto di movimento che, oggetto di molti anni di studio, è risultato non essere mai fine a sé stesso. Il movimento è sempre associato a uno scopo e a un obiettivo e si lega quindi ad aspetti emotivi, cognitivi, sociali e relazionali. L’esempio più chiaro e lampante di come esistano integrazione e interazione tra funzioni motorie, sensoriali e cognitive è quello di un neonato che durante i primi mesi della sua vita si esprime attraverso i gesti; quindi, afferra il viso dei genitori per instaurare un contatto e, quando cresce, compie i primi passi per avvicinarsi e interagire. Attraverso la funzione motoria, il bambino conosce sé stesso, ma anche il mondo che lo circonda; il movimento è necessario per collocarsi all’interno di un ambiente, familiarizzare con il contesto, esplorare scenari e acquisire consapevolezza del corpo. Per tutte queste ragioni, non possiamo pensare al movimento come a una mera azione funzionale, ma come un aspetto evolutivo che convoglia aree emotive e, quindi, psicologiche. La psicomotricità favorisce l’espressione del proprio corpo in relazione allo spazio e agli altri; tuttavia, non si limita ad essere una pratica finalizzata al miglioramento dei movimenti e della coordinazione. Con attività mirate e dedicate al singolo bambino, può incrementare l’autostima, l’abilità di comunicazione, così come il suo rapporto con altre persone. Nell’ambito neuro-psicomotorio non esistono regole e approcci validi per tutti, ma condizioni, abilità, disturbi e obiettivi diversi. L’obiettivo di questo articolo non è quello di fornire approcci, ma spunti e idee creative per rendere più stimolanti le attività proposte. Gli strumenti utilizzati durante le sessioni possono fare la differenza nello sviluppo di abilità motorie, cognitive e sociali e nel trattamento delle disprassie. Impiegare gli ausili giusti può essere la chiave per sbloccare alcuni meccanismi e raggiungere risultati straordinari. Come abbiamo anticipato, la creatività è l’approccio giusto per creare le condizioni affinché le sessioni siano proficue ma, allo stesso tempo, piacevoli per chi le vive. Se, da un lato, è vero che i professionisti possono scegliere di interagire con i bambini attraverso diverse modalità, dall’altro lato non bisogna dimenticare l’aspetto della centralità del gioco negli incontri. Attraverso l’attività ludica, il professionista instaura una relazione con il soggetto, lo coinvolge e stimola, catturando il suo interesse. A seconda dell’età e delle peculiarità del bambino, il gioco ha una valenza terapeutica. Cosa può rientrare all’interno del cappello “gioco”? Qualunque oggetto e attrezzo che ha finalità ludica può essere determinante nello sviluppo di abilità motorie, cognitive e sociali. I giochi possono essere tangibili, quindi essere veri e propri attrezzi: palloni, funi, teli, cerchi, costruzioni, mattoni. Ma non solo; anche le forme d’arte possono essere considerate giochi utili alla finalità psicomotoria: musica, danza e disegno rappresentano validi canali per l’acquisizione di competenze indispensabili alla vita quotidiana. Il valore del gioco si concretizza nella sua capacità di veicolare creatività, immaginazione e senso di cura, senza che sia percepito come una forzatura, né tantomeno come una noia. L’esperienza giocosa diventa la modalità con cui imparare a esprimere il proprio corpo e a gestire la quotidianità in modo equilibrato e funzionale con il mondo esterno. Attraverso l’attività creativa, si offre al bambino l’opportunità di sviluppare un’autonomia che, a causa dello specifico disturbo, non potrebbe conoscere altrimenti - il tutto con un approccio umanistico-affettivo unico che lo rende autosufficiente e pronto ad affrontare le sfide che lo attendono.
"Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi, e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo." - Charles E.
La centralità del gioco nello sviluppo cognitivo del bambino - learning world
Strumenti e Attività Creative per la Psicomotricità
Fin qui abbiamo parlato di creatività, intesa sia come approccio vincente del professionista al trattamento di un disturbo, sia come valore aggiunto per lo sviluppo delle abilità del bambino. La creatività prende vita attraverso i giochi e le attività proposte durante le sedute, permettendo di sperimentare, imparare e crescere. Ecco cosa si può realizzare, attraverso semplici sussidi e ausili più o meno comuni. Integrare queste tipologie di ausili in una sessione di neuro psicomotricità non richiede grandi investimenti, ma è necessario mettersi in gioco per stimolare al massimo la creatività.
Attività Manuali e Manipolative:Possono essere utilizzati con l’obiettivo di migliorare l’abilità manuale e, in questo caso, dopo aver selezionato la carta e la stoffa, il professionista può suggerire al bambino come creare opere d’arte, esortandolo a seguire una libera interpretazione oppure guidandolo con alcuni consigli. Forbici e colle possono anche essere impiegate per lavorare sull’aspetto della concentrazione e dell’attenzione, con l’obiettivo di incanalare l’impegno del piccolo in una precisa attività. Le attività manuali che comportano l’uso ripetuto di forbici e colle possono essere utili anche per il controllo dell’aggressività, per scaricare stress e tensioni. Nei casi in cui l’obiettivo sia il miglioramento degli automatismi, un’idea creativa può essere quella di stimolare la capacità di associazione del bambino aiutandolo, ad esempio, a comporre una propria lista della spesa. Come? Proprio con kit psicomotricità come forbici e colle, a partire da inserti pubblicitari, riviste e giornali.
L’Uso delle Corde:Proprio come per colle e forbici, anche le corde sono strumenti molto semplici che possono essere impiegate in molteplici modi e per obiettivi diversi. Nel trattamento della manualità fine e nei disturbi di organizzazione spaziale, la corda può essere utilizzata nella seduta per richiamare il significato di legame e giocare al tema dell’attaccamento, per migliorare la fiducia e la capacità di affidarsi al terapista. Un’estremità della corda può essere lasciata al bambino, mentre l’altra estremità è tenuta dalla professionista: il gioco di distendere la corda e accorciare le distanze tra le estremità risulta funzionale all’ambientamento. Allo stesso modo, la corda può essere impiegata a fini motori, per migliorare la capacità di impugnatura o le disprassie; in ottica di maggior coinvolgimento del bambino, la corda può anche essere allacciata a una spalliera ed essere utilizzata per il dondolamento.
Cartone e Materiali Riciclati:Da carte e cartoni si possono generare tantissime idee che, senza nemmeno doverlo sottolineare, coinvolgono proprio la creatività. Una strategia per allenare la manualità fine può essere quella di costruire da zero una scatola personalizzata, invitando il bambino ad adoperare materiali diversi per renderla davvero unica; ed è così che la scatola può avere due occhi profondi fatti di bottone, una bocca sorridente fatta di carta e un naso a forma di pallina. La prassia e motricità fine sono solo alcune delle abilità allenate in questo caso, dal momento che qui entrano in gioco anche la capacità di riconoscimento e la catalogazione, così come lo sviluppo della fantasia.
Cubetti di Legno e Materiali da Costruzione:I bambini con disturbi di organizzazione spaziale e di coordinazione oculo manuale possono trarre beneficio dall’uso di semplici cubi di legno. Si tratta di supporti, normalmente contenuti in secchi contenenti più dimensioni e forme, ideali per l’attività di costruzione, classificazione e categorizzazione. A partire da un secchio ricco di cubi, si possono realizzare infinite costruzioni e il bambino può essere invitato a lasciarsi ispirare o a seguire indicazioni precise del professionista.
Perle e Mosaici:Associazioni e assonanze possono essere stimolate dai professionisti anche attraverso pratiche corde e perle; in particolare, esistono sul mercato oggetti molto completi che permettono di ricreare sequenze di perle rispettando le indicazioni di schede incluse. Per adattare la sessione funzionale alla classificazione e allo sviluppo della coordinazione motoria, si può anche giocare ad associare le perline a oggetti reali, sulla base della forma o del colore. E se la perlina gialla diventasse un limone con cui comporre un invitante spiedino? Le funzioni prassiche sono abilità cognitive che ci consentono di compiere gesti finalizzati a uno scopo; in molti disturbi questo legame non è scontato e prodotti come mosaici e tangram possono essere utili per lavorare sulle prassie e sulla pianificazione e programmazione dello spazio. Determinante, in questo caso, è la presenza all’interno del prodotto di immagini tipo, che i bambini possono riproporre attraverso i mosaici. L’idea di creare un modello sulla base di un’immagine pronta può migliorare molto il coinvolgimento e la soddisfazione rispetto all’attività appena eseguita.
Lavagne di Sabbia e Chiodini:L’espressione del corpo può essere allenata anche attraverso strumenti più completi, come le lavagne di sabbia. Si presentano con un vassoio in legno robusto con all’interno sabbia finissima, ideale per gli esercizi di motricità fine e nel trattamento delle disprassie. I professionisti possono scegliere di intercambiarla a esercizi di grafismo sul quaderno - che ripropongono quanto appreso rispetto agli input percettibili sulla lavagna di sabbia - rendendo così l’attività più interessante e dinamica. Strumenti molto utili quanto versatili, i chiodini costituiscono un validissimo supporto alla motricità fine, alla prassia e alla creatività; oltre a raggiungere l’obiettivo di migliorare il controllo dei gesti e la coordinazione oculo manuale, si attiva la prensione pollice/indice, fondamentale per acquisire le basi di impugnatura di una penna. Anche in questo caso, l’immaginazione messa in campo dal professionista è l’arma segreta per stimolare creatività e alimentare la curiosità.
Strumenti Musicali:La possibilità di produrre un suono e generare un ritmo è uno stimolo molto importante all’espressione motoria; permette, infatti, di sviluppare la gestualità, prima, e la manualità in un secondo momento. Gli strumenti musicali sono tra i giochi psicomotricità più utili e allo stesso tempo interessanti per chi li pratica, perché permettono di alzare il livello di attenzione e coinvolgimento, migliorando anche lo stimolo alla ripetitività. È con quest’ottica che un’idea creativa con i giochi musicali potrebbe essere quella di proporre uno scambio di ruoli durante la seduta: il bambino può suonare uno strumento, invitando il professionista a non guardare quale strumento viene adoperato e a indovinare di quale suono si tratta. La possibilità di poter correggere mette il soggetto nelle condizioni di credere nelle proprie capacità, di incrementare l’autostima e la sicurezza nelle sue abilità.

La Psicomotricità Oltre l'Infanzia: Un Percorso per Tutte le Età
Come abbiamo visto, le idee di giochi psicomotricità infanzia sono infinite e possono essere declinate ad hoc per supportare in modo concreto le sessioni di trattamento. Sebbene questo articolo si sia focalizzato sulle attività psicomotorie per bambini, non bisogna dimenticare che questa pratica si applica - e in modo efficace - all’età evolutiva, coinvolgendo anche quella adulta. La psicomotricità adulti ha l’obiettivo di promuovere esperienze che, a partire dalla riscoperta del corpo, migliorino la relazione con sé stessi e con gli altri; nell’adulto, queste sensazioni sono fondamentali per contrastare l’invecchiamento, anche emotivo, riscoprendo abilità motorie e cognitive perdute. Riagganciandoci al tema della creatività che, come abbiamo detto, è indispensabile per perseguire percorsi terapeutici orientati all’obiettivo, come può questa visione declinarsi all’età evolutiva? Fantasia e immaginazione sono peculiarità che non dovrebbero mai essere dimenticate; non appartengono, infatti, solo al bambino, ma dovrebbero arricchire tutta la vita di ciascun individuo. La creatività ha una valenza terapeutica, ragion per cui l’arteterapia viene considerata uno strumento riabilitativo a tutti gli effetti. Applicare questo concetto all’adulto è molto più semplice di quanto si creda e i risultati che si possono raggiungere sono sorprendenti. Immaginiamo un anziano che vive la terza età con una sensazione di bassa autostima, dovuta all’idea sbagliata di non aver più nulla di concreto da offrire, né a sé stesso né tantomeno agli altri. In questo caso, la creatività può stimolare nuove forme di espressione e di partecipazione, contrastando l’isolamento e promuovendo un senso di benessere e di realizzazione.
L'Impatto della Psicomotricità nell'Ambito Educativo e Riabilitativo
La psicomotricità educativa costituisce un’opportunità in più per il bambino di consolidare le proprie abilità e sperimentare sé stesso. In assenza di fragilità specifiche, a fare la differenza rispetto all’opportunità di una crescita armonica e globale è l’ambiente. Troppe volte durante l’infanzia i bisogni connessi al corpo e all’azione vengono trascurati o messi in secondo piano, rischiando così di non dare la possibilità al piccolo di vivere le esperienze necessarie per un sano sviluppo. Gli esercizi di psicomotricità proposti ai bambini vengono pensati dallo specialista sulla base dell’età, del profilo di sviluppo, delle caratteristiche personali e delle difficoltà specifiche del bambino o del gruppo. Una stessa attività può essere proposta con obiettivi e significati diversi, adattata o modificata in base allo scopo che lo specialista vuole raggiungere. La “semplicità” dei materiali e dei giochi svolti in psicomotricità consente ai bambini di approcciarsi alle attività con interesse, di fare esperienze in continuità con quelle vissute quotidianamente e di acquisire nuove competenze. Questo metodo infatti, attraverso il gioco e il movimento, migliora la fiducia, la comunicazione e la concentrazione, ed è particolarmente indicato per i piccoli di età tra i 2 e i 4 anni, in quanto questo rappresenta il periodo di sviluppo di determinati comportamenti legati al movimento e al linguaggio.
La neuropsicomotricità, invece, è un’area di intervento più specialistica che riguarda la riabilitazione di bambini con disturbi del neurosviluppo. La neuropsicomotricità viene svolta in strutture ospedaliere, in centri sanitari o in studi privati. L’intervento riabilitativo ha lo scopo di accompagnare e supportare il bambino nella sua evoluzione, attivando le sue risorse e abilità specifiche e favorendo l’emergere di nuove competenze. La seduta di terapia psicomotoria si svolge individualmente o in un piccolo gruppo, in un percorso caratterizzato solitamente da incontri a cadenza prefissata fino al raggiungimento degli obiettivi. Lo specialista in psicomotricità è in grado di cogliere attraverso un’attenta e competente osservazione quali sono le competenze e le abilità del bambino per poi sostenerne la maturazione attraverso adeguate proposte.
Struttura delle Sessioni e Metodologia
Ogni incontro prevede un’organizzazione temporale che scandisce le fasi di questo percorso:
- Un momento iniziale di accoglienza: In cui il gruppo si ritrova, si ricordano le regole (poche) per poter giocare insieme e i nomi dei bambini presenti e assenti, dove si ricordano le parti del proprio corpo e dove i bambini possono portare le loro esperienze e condividere desideri di gioco, ripercorrendo magari le attività svolte l’incontro precedente. Durante questo momento è possibile cominciare a pensare o a proporre il gioco che si vorrebbe fare successivamente, magari ricordando quello che è accaduto l’incontro precedente.
- Un momento di gioco corporeo: Che favorisce lo sviluppo della motricità e della sensorialità, attraverso il coinvolgimento di tutto il corpo nello spingere, tirare, arrampicarsi, scivolare, distruggere, costruire, intrufolarsi, saltare, scivolare, sprofondare, cadere, ecc. e successivamente attraverso il gioco simbolico e di identificazione. Vi sarà uno spazio senso-motorio dove verranno messi a disposizione: materassini e cubi di gommapiuma morbidi e colorati, palle, piani per saltare e scivolare, corde, cerchi, bastoni di gommapiuma, … . Vi sarà inoltre uno spazio per il gioco di rassicurazione, con tappeti, teli, coperte, giornali, scatoloni, peluches ecc..
- Un momento dedicato al gioco di rappresentazione: (attraverso il disegno, o le costruzioni o la plastilina) il cui obiettivo è di aiutare il bambino a prendere distanza dall’emozione corporea, vissuta nel primo momento di gioco, e di attivare le proprie potenzialità cognitive.
- Un momento conclusivo: In cui il gruppo di bambini si ritrova e si possono raccontare i giochi che si sono sviluppati durante l’incontro, per poi salutarsi e darsi l’appuntamento per la settimana successiva.
Lo psicomotricista pensa e prepara il setting in funzione degli obiettivi che vuole raggiungere con una visione trasversale che va dal singolo al gruppo, per il gruppo, consapevole che ogni modifica o novità inserita da parte dei bambini permette nuove esperienze. La sala di psicomotricità è un ambiente caldo, piacevole, accogliente, dotato di materiali morbidi e colorati. Gli oggetti vengono utilizzati come mediatori di comunicazione, come oggetti d’esplorazione, come stimolo alla creatività e come scarica di aggressività.
Esercizi e Attività Pratiche
Il percorso di psicomotricità è quell’insieme di esercizi volti al raggiungimento di determinati obiettivi di sviluppo psicomotorio del bambino. Il bambino comunica i propri bisogni e il suo stato emozionale attraverso la spontaneità corporea che è determinata dal piacere di “fare”, di vivere il proprio corpo in relazione con il mondo, lo spazio, gli oggetti e gli altri. Il bambino in questo modo crea sé stesso, evolve, con l’aiuto dell’adulto, dalla ricerca dei piaceri più primitivi verso quelli sempre più astratti. La psicomotricità favorisce il passaggio dal piacere d’agire al piacere di pensare, basando il suo intervento sulla spontaneità del bambino, riservandogli uno “spazio privilegiato” per manifestare il suo essere persona; proponendo attività ludiche fondate sulla ricerca-scoperta dei vari concetti di tempo, spazio, percettivi, motori e topologici. Lo psicomotricista, attraverso la “non direttività”, la sospensione del giudizio, l’attesa e una partecipazione attiva si mette in ascolto del bambino, si focalizza sui sentimenti, sui bisogni e le possibilità dello stesso. Creando un clima di fiducia e un ambiente non richiestivo come il Setting psicomotorio, si adegua ai ritmi del bambino, facilitando l’emergere delle potenzialità e delle problematiche che si evidenziano spontaneamente. Lo psicomotricista si concentra su quello che c’è di positivo nel soggetto, su ciò che il bambino sa fare, piuttosto che su ciò che egli non sa fare. Propone situazioni di gioco con l’obiettivo primario di creare delle condizioni esperienziali il più possibile vicine alla sua realtà esistenziale proponendo al bambino degli oggetti semplici, uno spazio e tempo adeguati per giocare spontaneamente; partecipando lui stesso alle attività ludiche, offrendo al bambino un’ampia disponibilità alla relazione corporea. Queste condizioni favoriscono lo sviluppo del movimento e della comunicazione non verbale, grazie alla quale il bambino apre il suo mondo interiore e lo rende condivisibile. Ciò vale sia in Pratica Psicomotoria educativo - preventiva che nell’aiuto psicomotorio individuale o di piccolo gruppo rivolto ai bambini che presentano ritardi o difficoltà nel loro processo di crescita. Nel percorso di psicomotricità viene data la possibilità al bambino di esprimere il proprio corpo, così da poter imparare a gestire il proprio vissuto e acquisire strategie che potranno aiutarlo nella quotidianità e potrà instaurare relazioni positive, funzionali ed equilibrate con il mondo esterno e con gli altri. Permette inoltre di intervenire su alcune difficoltà a livello motorio, che hanno ripercussioni sul processo di apprendimento, sui tempi di attenzione e sull’elaborazione dei dati percettivi.
Lo psicomotricista si fa tramite tra genitore e bambino, accoglie le richieste e le preoccupazioni genitoriali, senza giudizio. Non fornisce soluzioni ma aiuta l’adulto a guardare il proprio figlio partendo dalle sue potenzialità e non dalle sue mancanze, a dare una lettura globale della situazione del bambino aiutandoli a cogliere il suo punto di vista. Inserendosi all’interno di un lavoro in rete per promuovere il benessere della famiglia.
Esercizi per lo Schema Corporeo e la Consapevolezza Spaziale:Posizioni da assumere col corpo (in piedi - seduto - disteso ecc.) a ognuna delle quali deve corrispondere una immagine verbalmente chiara con esempi tratti dalla vita corrente e la cui integrazione deve essere facilitata con l’introduzione di varianti e di nuove precisazioni. Studio dei rapporti spaziali per permettere al ragazzo di differenziare le posizioni e i movimenti dei singoli arti. Presa di coscienza dello spazio gestuale attraverso diverse posizioni segmentarie realizzate in diverse posture. Parallelamente ad esso infatti si inizia con azioni globali e spontanee per giungere in seguito ad aspetti più analitici.
Perfezionamento degli Automatismi e Coordinazione:Attraverso la marcia e la corsa, esercizi peraltro già eseguiti per lo schema corporeo. Ora si richiede un’esecuzione più precisa, facendo porre l’attenzione sulle singole situazioni corporee nella corsa e nella marcia. Utili sempre a questo scopo, la marcia quadrupedale, lo striscio, esercizi già noti, il cui movimento viene scomposto in un ritmo lento, in modo da attirare l’attenzione del ragazzo sulle diverse fasi dell’esercizio con automatizzazione progressiva e presa di coscienza delle variazioni possibili. Col salto, si richiede al ragazzo un’esecuzione qualitativamente più attenta di esercizi sempre più complessi.
Equilibrio e Destrezza:L’equilibrio dinamico spontaneo che si realizza utilizzando gli esercizi or ora descritti (marcia, salti, ecc.). Giochi ed esercizi di destrezza. Contribuiscono all’educazione dei riflessi, dei controlli, e dell’economia dello sforzo, inducono un aggiustamento dinamico continuo del corpo durante l’azione e portano il ragazzo a pensare al suo corpo come un’entità inserita non solo nello spazio, ma anche nel tempo, perché attraverso l’acquisizione di questo ultimo dato il gioco riesce senza errori e quindi senza sconfitte psicologiche. Abbiamo fatto eseguire ad esempio giochi con palla e cerchi. Materiale diverso per volume, peso, consistenza ecc. permette un progressivo adattamento degli esercizi alle possibilità reali del ragazzo; questa progressività è, però, anche determinata dalla complessità dell’esercizio, dalla variabilità dei fattori temporali, spaziali e dinamici (velocità, distanza, forza, ecc.). L’adattamento allo spazio e al movimento (es: tirarsi la palla mentre si gira in cerchio, ecc.), la coordinazione dei movimenti. Oltre ai giochi con palle e cerchi, insegniamo il gioco del salto con la corda. All’inizio è l’educatore che fa girare la corda, fissata ad una estremità, adattandosi alle possibilità del ragazzo, in seguito è il ragazzo stesso che previene il passaggio della corda con spostamenti del corpo. Raggiunto un certo grado di padronanza del proprio corpo anche attraverso le diverse tecniche di rilassamento, l’interpretazione del ritmo (altra tappa molto importante) avviene spontaneamente. Ma, occorre procedere ugualmente gradatamente per evitare disorganizzazioni e sconfitte.
Gioco Simbolico e Relazionale:Ogni esercizio deve essere presentato in forma verbale e codificata. È infatti proprio attraverso il contatto personale e cosciente con la realtà, che il ragazzo si svincola dal suo egocentrismo e giunge a considerare quelli degli altri. È di fondamentale importanza curare proprio l’aspetto relazionale favorendo l’inserimento del ragazzo all’interno del gruppo cercando di conquistare la fiducia già dal primo incontro, premesse queste ultime indispensabili per ottenere risultati concreti e collaborazione. Questa strutturazione progressiva del gruppo e il suo funzionamento sono strettamente legati alla presenza di un valido istruttore che sappia contemporaneamente interessare ed ascoltare il ragazzo e il gruppo, ma anche mettersi da parte per permettere a ciascuno di vivere pienamente la sua azione nel corso delle differenti situazioni educative. Il judo offre la possibilità di costruire sia momenti di lavoro a corpo libero, che attività di stretto contatto fisico con gli altri, permettendo di graduare attentamente le difficoltà che possono nascere da un contatto ravvicinato in cui sia in gioco quello spazio di rispetto e di difesa che normalmente è presente in tutti, ma che in certe persone può assumere una dimensione talmente ampia da inibire la relazione. Nel judo il gruppo è fondamentale, non è più il semplice tollerare altre presenze, ma vi è un rapporto attivo di identificazioni, di aiuto e partecipazione ad una funzione collettiva. Riesce a lavorare con i suoni, le forme, i colori, lo spazio, il tempo, l'organizzazione grafica.
Attività Specifiche:Un’altra tecnica è legata alla scrittura fatta sulla sabbia, utile soprattutto ai bambini che hanno la cattiva abitudine di calcare sul foglio; in questo modo si cerca di migliorare la manualità del bambino e il movimento fine. Non ci sono regole precise e tutto dipende dalla psicomotricista. Per fare un esempio pratico: si è evidenziato come il materiale più gradito dai bambini affetti da autismo siano i cerchi piuttosto della palla. Nella semplice “Conta am bim bom. Cambia musica, il ritmo incalza. Avviene la distribuzione del materiale, per esempio, grossi cerchi, ognuno prende possesso con il proprio ci si alza, si cammina, si va avanti, indietro, fino a quando il gruppo si amalgama e si arriva a fare tutti la stessa cosa. Ogni bambino impara attraverso il movimento.

Conclusioni sull'Importanza della Psicomotricità
Sin dai primi anni di vita, l’attività psicomotoria aiuta a sviluppare competenze motorie, cognitive ed emozionali, favorendo la consapevolezza del proprio corpo e delle relazioni con l’ambiente. Integrare la psicomotricità nella didattica significa offrire strumenti e spazi adeguati, progettati per favorire il movimento e la sperimentazione in sicurezza. La psicomotricità al nido non si limita al movimento fine a sé stesso, ma rappresenta un approccio educativo globale che coinvolge corpo e mente. I percorsi di psicomotricità devono essere strutturati in base all’età e alle capacità dei bambini, con giochi e strumenti che favoriscano un apprendimento esperienziale. Non tutti i bambini sviluppano le competenze motorie e cognitive con lo stesso ritmo. Alcuni possono avere difficoltà di coordinazione, equilibrio o gestione dello spazio, mentre altri possono mostrare segnali di insicurezza nei movimenti o difficoltà nell’interazione con gli altri. La psicomotricità ha un approccio educativo e preventivo, mirato a stimolare lo sviluppo motorio e cognitivo attraverso il gioco e l’esperienza corporea. Affinché le attività psicomotorie siano realmente efficaci, è fondamentale scegliere materiali sicuri, resistenti e adatti all’età dei bambini. Dare ai bambini l’opportunità di sperimentare il movimento in modo libero e sicuro è fondamentale per il loro sviluppo. Investire in strumenti di qualità per percorsi di psicomotricità significa offrire ai bambini un ambiente educativo stimolante e sicuro, in cui possano crescere esprimendo il proprio potenziale. Per comprendere appieno cos’è la psicomotricità, dobbiamo precisare che quando parliamo di movimento non si deve pensare solo alle abilità motorie, ma anche ad attività come il gioco e l’espressività corporea. Durante l’infanzia, inoltre, l’intreccio tra le singole abilità implica che lo sviluppo di una competenza venga facilitato o ostacolato dalla maturazione delle altre. Anche l’acquisizione e il consolidamento delle competenze motorie, dunque, concorre allo sviluppo armonico del bambino, sostenendo la nascita di nuove competenze. Da questi presupposti si sviluppa la psicomotricità per bambini, ossia una disciplina che favorisce lo sviluppo del piccolo in un contesto che privilegia il piacere del gioco, dell’azione, del movimento e della relazione. Il termine psicomotricità viene utilizzato per fare riferimento sia alla psicomotricità educativa sia alla terapia neuropsicomotoria. Le due differenti modalità hanno delle caratteristiche in comune che contraddistinguono entrambi gli ambiti in cui viene utilizzata: unicità di ciascun bambino e rispetto della sua individualità, approccio rivolto alla globalità del bambino e alla valorizzazione delle sue risorse, centralità del corpo, del movimento e del gioco, scelta del materiale utilizzato, setting definito da specifiche caratteristiche, centralità della relazione. Se ci affacciamo in una stanza in cui si sta svolgendo psicomotricità potremmo ritrovarci ad assistere al momento iniziale, in cui i bambini si preparano all’incontro mettendo le calze antiscivolo e parlano delle regole indispensabili per stare insieme nel rispetto reciproco o dei giochi svolti insieme. Tutti i bambini possono trarre beneficio dalla psicomotricità educativa, pratica che promuove le potenzialità individuali, permette di armonizzare lo sviluppo in presenza di lievi difficoltà o di intercettare precocemente disagi e fattori di rischio che potrebbero ostacolare il normale processo di crescita. L’ambiente psicomotorio si configura infatti come uno spazio in cui, grazie anche alla presenza dello psicomotricista, il bambino può scoprire e superare i propri limiti. Durante l’incontro può succedere, per esempio, che un bambino che si è sempre rifiutato di saltare da un piano rialzato si avvicini gradualmente a questa esperienza e sperimenti con i propri tempi la sensazione di lasciarsi andare, saltare nel vuoto, essere sospeso e ritrovare la stabilità atterrando al suolo. In questo modo, il piccolo ha appreso una nuova abilità e ha aumentato la fiducia in sé stesso. I bambini che mostrano temperamento o comportamenti particolarmente “impulsivi” o agitati, invece, in questo ambiente hanno la possibilità di riconoscere e sperimentare l’esistenza dell’altro e di trovare forme di comunicazione e relazione più adeguate.
tags: #finalita #degli #esercizi #psicomotricita
