La distinzione tra nevrosi, organizzazione di personalità borderline e psicosi rappresenta un pilastro fondamentale nella comprensione della psicopatologia. Sebbene questi termini siano spesso utilizzati nel linguaggio comune con significati talvolta imprecisi, in ambito psichiatrico e psicologico definiscono livelli di organizzazione psichica e modalità di funzionamento della personalità che differiscono significativamente per gravità, manifestazioni sintomatologiche e approcci terapeutici. Comprendere queste differenze è cruciale non solo per la diagnosi e il trattamento, ma anche per una più profonda comprensione della complessità della mente umana e delle sue potenziali fragilità.
La Personalità: Struttura Dinamica e Funzionamento
Prima di addentrarsi nelle specifiche categorie diagnostiche, è essenziale definire cosa si intende per personalità. La personalità può essere definita come una struttura dinamica con la quale ogni individuo si relaziona al mondo, agli altri e fa fronte quotidianamente alle sue esperienze di vita. Essa non è una entità statica, ma un complesso intreccio di elementi che comprende i conflitti inconsci, gli aspetti economici e dinamici dei meccanismi di difesa, la qualità delle relazioni interpersonali e i derivati strutturali delle relazioni oggettuali nel tempo interiorizzate. A questo si aggiunge il carattere, che include le modalità di interazione tipiche del nucleo familiare in cui la personalità si inserisce e sviluppa, le difese organizzate dalla persona per gestire le sue esperienze di vita e i suoi fenomeni interni ed esterni, e il tipo di esperienze personali vissute nel corso dell’età evolutiva.

L'iniziale teoria pulsionale, focalizzata sul concetto di pulsione e sullo sviluppo psicosessuale, ha posto le basi per la comprensione delle dinamiche psichiche. Le difese, in questo contesto, sono operazioni dell'Io volte a proteggere la psiche da conflitti interni o minacce esterne.
Prima dell'avvento della psichiatria descrittiva nel XIX secolo, la distinzione tra sanità e malattia mentale era più rudimentale. La persona "sana" era considerata quella che "più o meno" era d'accordo con ciò che costituiva la realtà, si ancorava in maniera coerente all'esperienza condivisa e ai codici del contesto sociale, mentre il malato di mente, l'alienato o il "pazzo" si distaccava da tale consenso o condivisione. Fu Kraepelin lo psichiatra e psicoanalista che venne solitamente considerato il padre della classificazione diagnostica contemporanea. Classificare è un'esigenza fondamentale per la conoscenza, offrendo un importante spartiacque tra ciò che conosciamo e possiamo in qualche misura "vedere", quindi rappresentare all'interno di una categoria, e ciò che non è ancora possibile rappresentare, organizzare o inserire in una categoria. Le teorizzazioni di Freud, in seguito, enunciarono complesse spiegazioni sullo sviluppo della mente e delle patologie mentali, preferibili alle semplici descrizioni di Kraepelin legate alla distinzione tra una causalità interna o esterna.
L'Organizzazione Nevrotica della Personalità
Con un paziente con un'organizzazione della personalità a livello nevrotico si lavora in un modo specifico, dando importanza ad alcuni aspetti chiave.
Nevrosi Sintomatica e Nevrosi di Carattere
Si distingue tra:
- Nevrosi sintomatica: si intende qualcosa nella vita "attuale" del paziente che ha attivato un conflitto infantile inconscio. Il paziente utilizza meccanismi disadattivi per fronteggiarlo, metodi che potevano rappresentare una soluzione valida nell'infanzia ma che ora creano più problemi di quanti ne risolvano. Il compito della terapia è quindi individuare il conflitto ed aiutare il paziente ad elaborare le emozioni che vi sono connesse, sviluppando nuovi modi per fronteggiarlo.
- Nevrosi di carattere: il disagio è espressione di un problema caratteriale o di personalità (ci si riferisce alla struttura). Il compito terapeutico è più difficile e lungo, con una prognosi più cauta. Questo perché il compito di modificare la personalità è ovviamente più arduo rispetto ad aiutare una persona ad eliminare una risposta disadattiva.

Caratteristiche della Personalità Nevrotica
Al tempo di Freud, erano considerate nevrotiche tutte le manifestazioni sintomatologiche che non presentavano una base organica, che non erano però schizofreniche, maniaco-depressive o psicopatiche. Dunque, comprendevano tutti i disturbi emotivi non psicotici. In realtà, molte persone che Freud avrebbe trattato come nevrotici oggi sarebbero considerate borderline, attraversando periodi di compensazione psicotica.
Una personalità nevrotica si caratterizza per il ricorso a difese più mature ed evolute. Sebbene vengano utilizzate anche difese primitive, esse non hanno una grande rilevanza nel funzionamento globale. La presenza di difese primitive non elimina la diagnosi di carattere nevrotico, come invece può fare la mancanza di difese mature. La persona nevrotica ha un senso integrato della propria identità, manifestando coerenza e continuità del sé, con narrazioni particolareggiate della propria esperienza e delle proprie relazioni. Possiede inoltre un solido contatto con la realtà.
Le nevrosi, in termini freudiani, sono considerabili come modalità difensive contro minacce psichiche inconsce che non si riesce a riconoscere e ad elaborare. In termini psicomitici, il conflitto tra ipercontrollo e decontrollo può essere visto come una lotta tra le componenti archetipiche apollinee e dionisiache nell'anima-psiche. La sfera psicoaffettiva e sessuale, data la sua complessità, i suoi tabù e la sua interdipendenza con gli altri, è sempre connessa a disfunzioni psichiche più o meno importanti e manifeste. Le relazioni amorose distruttive possono derivare da conflitti nevrotici di uno o entrambi i partner, oppure esacerbare tali conflitti, ingenerando nevrosi in entrambi o in uno dei due. Lo stesso tipo di "contagio nevrotico" può verificarsi in una famiglia, in un gruppo di amici, in un ambito lavorativo. Una nevrosi reattiva può emergere anche in conseguenza di relazioni psicoaffettive o di coinvolgimento amicale o lavorativo con persone aventi problematiche di tipo borderline e/o psicotico. In ogni caso, una nevrosi non può mai considerarsi solo reattiva, in quanto ogni avversità o relazione negativa può suscitarla solo facendo leva su un proprio interno complesso nevrotico, più o meno inconscio.
Si pensi alle nevrosi fobichedove un complesso interno che non si riesce a riconoscere viene spostato su un oggetto esterno (come certi insetti, animali, situazioni o ambienti chiusi). Le patofobie (simili alle ipocondrie) o le dismorfobie spostano l'angoscia di un complesso inconscio sul proprio corpo, considerato più suscettibile alle malattie o afflitto da inestetismi. Nello stesso modo, le nevrosi da transfert spostano il complesso interno (che può riguardare la madre, il padre, una vergogna o paura concepita come complesso di inferiorità) sul partner, i familiari, le amicizie o lo psicoterapeuta, vissuti come ostili. In pratica, si sfruttano inconsciamente equivoci o piccoli dissensi per proiettare sull'altro rabbie e pregiudizi nevrotici legati a propri complessi personali.
Jung, per primo, aveva usato la parola "Complesso" e più precisamente "Complessi autonomi a tonalità affettiva" per indicare un "combinato energetico" nella psiche che condiziona ad essere e a reagire secondo modalità che possono risultare disfunzionali. Tuttavia, questi stessi complessi, nonostante la loro componente nevrotizzante negativa, sono anche fondamenti della propria personalità che, se elaborati e compresi, possono dare una spinta evolutiva, di conoscenza di sé e avvicinamento alla propria autenticità ("Processo di individuazione" secondo Jung). Quanto più si diventa consci di tale complesso, tanto più la nevrosi si depotenzia.
L'ansia e la depressione, a vario livello di intensità e durata, in relazione a specifiche interpretazioni della realtà, sono i sintomi tipici del conflitto nevrotico. La nevrosi non pregiudica il rapporto con la realtà, se non per il fatto che la si interpreta in modo negativo, anche quando la si potrebbe interpretare e affrontare in modo più funzionale ed armonioso. Sebbene il quadro nevrotico sia meno grave rispetto a quello borderline e poi a quello psicotico, può recare gravi sofferenze, soprattutto a se stessi, inducendo comportamenti autolesivi a base di alcol e droghe, promiscuità, aggressività, atti pericolosi, scelte di vita imponderate. Le nevrosi possono essere di basso livello, quando restano più gravemente ancorate all'inconscio (quindi alla condizione borderline), e di alto livello quando hanno una natura più coscienziale, con maggiori capacità di adattarsi alla realtà e quindi di condurre un buon "esame di realtà".
Le difese più usate nella nevrosi sono la rimozione, la formazione reattiva, l’isolamento, la repressione, l’annullamento retroattivo. Si tratta di una serie di "correttivi" che possono essere apportati ai vissuti affettivi, affinché non entrino in conflitto tra loro, in modo da preservare la pace psichica. Per esempio, se si odia e si desidera il male per una persona e, allo stesso tempo, si ritiene grave e immorale manifestare sentimenti di questo genere, si può segregare l'odio nell'inconscio e poi tenerlo lontano dalla superficie (dalla coscienza) con un "correttivo", come la formazione reattiva, un meccanismo mentale che trasforma un sentimento nel suo opposto. L'uso di difese è una soluzione che però introduce elementi di rigidità e di distorsione nella personalità. I soggetti nevrotici usano le difese solo in alcune aree problematiche parziali, al contrario di quelli borderline che distorcono fortemente l'intero scenario delle rappresentazioni mentali.
L'Organizzazione Borderline della Personalità
Verso la fine del XIX secolo, alcuni osservatori clinici notarono che certi pazienti sembravano trovarsi in un territorio psicologico di confine tra nevrosi e psicosi, da cui il termine "border". Numerosi terapeuti cominciarono a lamentare la presenza di pazienti che sembravano affetti da disturbi del carattere ma in modo particolarmente caotico: raramente o mai riferivano di deliri ed allucinazioni e quindi non potevano essere considerati psicotici, ma erano anche privi della stabilità e prevedibilità dei nevrotici, sembrando soffrire in modo molto più globale e meno comprensibile di essi.

Caratteristiche della Personalità Borderline
Questa organizzazione di personalità impiega difese primitive. Per questo motivo, questi soggetti, quando si trovano in una fase regressiva, sono indistinguibili dagli psicotici, ma da essi si differenziano perché hanno una maggiore integrazione di personalità. Anche in questi soggetti le descrizioni che danno di sé e degli altri sono evasive e non differenziate, ma non lo sono mai al punto da divenire bizzarre come nel caso dell'organizzazione psicotica. Nell'incoerenza e discontinuità di questi tipi di personalità non si trova lo stesso livello di terrore esistenziale dello schizofrenico; cioè, possono avere confusione dell'identità ma sanno di esistere.
Il termine borderline deriva da un vecchio e ormai superato concetto di "linea di confine" tra la nevrosi e la psicosi. Il disturbo borderline di personalità (BPD) è un'entità diagnostica molto controversa e talvolta non viene neanche riconosciuto come un disturbo specifico. Il borderline è fondamentalmente un disturbo della relazione, che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo. Questi soggetti sperimentano emozioni devastanti e le manifestano in modo eclatante. Drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita o i loro sentimenti. Proiettano le loro inadempienze sugli altri, sembrando vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici.
Le persone con disturbo borderline vivono le emozioni più intensamente, con una generale tendenza alla perdita di controllo e alla difficoltà nella regolazione emotiva. Gli studi mostrano che, anche in stato di riposo, nelle persone borderline prevale il sistema nervoso simpatico (lotta e fuga) e il controllo del nervo vago è meno efficiente. Tra le emozioni che prevalgono vi sono rabbia, tristezza, paura, vergogna e senso di colpa. In uno studio, di fronte a scenari narrativi progettati per indurre emozioni di disgusto, senso di colpa e vergogna, nelle persone con diagnosi di BPD, l'amigdala si è abituata al disgusto ma è rimasta iperattiva per il senso di colpa e per la vergogna senza il processo normale di abituazione allo stimolo emotivo. La vergogna rimane cronica e risulta associata al senso di sé, percepito come inadeguato. Inoltre, le persone BPD sono più propense al contagio emotivo, quindi a un'ipersensibilità verso lo stato mentale dell'altro, che si manifesta come una reattività di fronte a stimoli percepiti come minacciosi o di rifiuto.
Per disregolazione emotiva si intende l'incapacità, nonostante gli sforzi del soggetto, di modificare o regolare i segnali che suscitano emotività, di modulare l'intensità dell'esperienza soggettiva, le azioni, le risposte verbali o non verbali emesse in situazioni di vita quotidiana. Si tratta di un funzionamento deficitario perlopiù automatico e incontrollato. Quando questa disregolazione diventa pervasiva, il soggetto presenta una propensione ad attivare l'emotività in maniera intensa anche a fronte di stimoli blandi. Questa condizione nel disturbo borderline rappresenta non solo una modalità di regolazione emotiva, ma anche e soprattutto una condizione di funzionamento. La disregolazione emotiva può essere intesa come una variazione frequente dell'umore, spesso imprevedibile, in genere come risposta a stimoli comunemente non ritenuti emotigeni (principalmente durante l'interazione diretta o indiretta con altre persone) ma ritenuti tali dal soggetto borderline. Può trattarsi di euforia e gioia incontenibile, ma più frequentemente si tratta di tristezza, di ansia oppure di paura. La rabbia costituisce un sintomo a sé, pertanto la disregolazione emotiva riferita alla sola rabbia esita in improvvisa aggressività nei confronti di qualcuno presente oppure assente e sempre determinata da uno stimolo.
20/09/2023 - Ore 19:00 - Disturbo borderline e disregolazione emotiva nei giovani adulti
Otto Kernberg, uno psicoanalista che ha ideato una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo nevrotico, borderline o psicotico, ha definito il suo approccio teorico come Psicologia dell’Io e delle Relazioni oggettuali. Kernberg, partendo dai limiti riscontrati nella teoria pulsionale di Freud, ha formulato una nuova teoria sui disturbi di personalità, basata sulla convinzione che la psicopatologia della personalità sia determinata dalle strutture psichiche derivanti da esperienze affettive con oggetti significativi primari. Le strutture mentali sono configurazioni relativamente stabili di processi psichici, derivanti da differenti relazioni oggettuali interiorizzate. Kernberg ha coniato il termine "diagnosi strutturale" per definire uno strumento di valutazione del funzionamento mentale basato sull'analisi di tre istanze: Io, Es e Super-Io, unitamente alla descrizione delle strutture mentali che si manifestano in seguito agli esiti delle relazioni oggettuali interiorizzate.
Secondo Kernberg, l'organizzazione di personalità borderline è caratterizzata da:
- Scarsa integrazione dell'identità: mancanza di continuità temporale e affettiva del sé e degli altri. Si manifesta con un comportamento contraddittorio, o attraverso percezioni superficiali, piatte e impoverite degli altri.
- Organizzazione difensiva centrata sull'uso massiccio di meccanismi di difesa primitivi: quali scissione, proiezione, idealizzazione e svalutazione, negazione, acting-out, identificazione proiettiva. Questi meccanismi hanno lo scopo di mantenere separate le rappresentazioni buone da quelle persecutorie, proteggendo l'Io dalla disintegrazione.
- Compromissione dell'esame di realtà: sebbene non vi sia una perdita totale come nella psicosi conclamata, in situazioni emotivamente intense, stressanti o conflittuali, il soggetto perde la capacità di percepire adeguatamente il mondo esterno e ne altera il rapporto sulla base di una sua visione soggettiva. Il funzionamento dell'Io è intermittente, discontinuo e caratterizzato da una notevole debolezza che si evince dall'incapacità di controllare l'angoscia e gli impulsi.
Il meccanismo di scissione, utilizzato dai pazienti con disturbo borderline, permette di tener separati stati contraddittori dell'Io. L'immagine di Sé e dell'oggetto nel paziente borderline sono sufficientemente differenziate, contrariamente a quanto avviene nelle psicosi, il che consente di mantenere l'integrità dei confini dell'Io in quasi tutte le aree esistenziali. Tuttavia, tali confini diventano più sfumati o assenti nel momento in cui il soggetto mette in atto l'identificazione proiettiva e la fusione con oggetti idealizzati.
Nancy McWilliams, nel suo testo "La diagnosi psicoanalitica", descrive i pazienti borderline come vittime di un dilemma: quando si sentono vicini a un'altra persona provano panico per paura di un eccessivo coinvolgimento e di un controllo totale; quando si sentono separati, vivono un abbandono traumatico. Questo conflitto centrale della loro esperienza emotiva si esprime nel loro continuo entrare e uscire dalle relazioni, compresa la relazione terapeutica, dove non è adeguata né la vicinanza né la distanza. Vivere con tale conflitto di base, che non risponde con immediatezza agli sforzi interpretativi, è estenuante per i pazienti borderline, per i loro amici, i loro familiari e i terapeuti.
I sintomi chiave nel disturbo borderline includono instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'affettività, nonché marcata impulsività. Le persone con questa condizione sono caratterizzate da instabilità pervasiva del vissuto emotivo e delle relazioni interpersonali, fluttuazioni dell'umore rapide ed acute, e una generale instabilità dell'identità o dell'immagine di sé. Presentano spesso ipersensibilità nei rapporti interpersonali, una reattività elevata e imprevedibile, e forme di dipendenza dall'altro. Possono essere soggetti a episodi depressivi acuti, che possono avere durata anche molto breve, ad esempio poche ore; possono essere colpiti da episodi di micropsicosi similmente brevi. Gli individui con questa configurazione psicologica cadono frequentemente in forme di ideazione paranoide, così come nell'attivazione sbilanciata di alcuni meccanismi di difesa. Una modalità tipica è la paura dell'abbandono, che si manifesta come un'ipersensibilità al rifiuto nei legami interpersonali.

Il disturbo borderline di personalità (BPD) è stato spesso associato a eventi traumatici subiti nell'infanzia. L'aspetto più evidente e preoccupante della personalità borderline è che presenta sintomi potenzialmente dannosi per il soggetto (abbuffate, uso e abuso di sostanze, guida spericolata, sessualità promiscua, autolesionismo, condotte antisociali, tentativi di suicidio, ecc.).
L'Organizzazione Psicotica della Personalità
L'organizzazione psicotica di personalità è caratterizzata da una profonda alterazione del rapporto con la realtà. Se conclamata, non è difficile diagnosticarla, poiché sono presenti deliri, allucinazioni, pensiero illogico e discorso incoerente. Tuttavia, ci sono persone con carattere psicotico che non mostrano segni evidenti della propria confusione interiore a meno che non vengano sottoposte a una grande tensione.

Caratteristiche della Personalità Psicotica
Personalità organizzate a questo livello sono caratterizzate dall’uso di difese primitive, preverbali e prerazionali che proteggono l'Io dello psicotico dalla disintegrazione. Hanno difficoltà relative alla loro identità, fino a non essere sicuri di esistere o se la loro esistenza sia soddisfacente. La descrizione propria e degli altri è vaga, evasiva e visibilmente distorta.
Secondo Kernberg, l'organizzazione psicotica di personalità è caratterizzata dalla scarsa integrazione delle immagini di sé e dell’altro, da un uso massiccio di meccanismi di difesa centrati sulla scissione e dalla perdita dell’esame di realtà. Le difese immature utilizzate dall'organizzazione psicotica hanno come scopo quello di mantenere separate le rappresentazioni buone da quelle persecutorie, poiché queste ultime potrebbero annientare e distruggere le immagini interne idealizzate. Le difese messe in atto consentono di proteggere la persona da una parte buona dei propri oggetti interni.
La struttura psicotica è caratterizzata principalmente dalla presenza di deliri e di allucinazioni. La perdita dell'esame di realtà è la manifestazione della loro indifferenziazione interna tra rappresentazioni di sé e rappresentazioni dell'altro, in presenza di affetti ed emozioni particolarmente intensi. Il soggetto è caratterizzato da un'identità diffusa, rappresentata dal fatto che gli aspetti contraddittori del Sé e degli altri significativi sono tenuti separati; inoltre, l'immagine e la percezione di Sé appaiono instabili e soggetti a frequenti fluttuazioni. Si presenta un esame di realtà compromesso in alcune situazioni emotivamente intense, stressanti o conflittuali. Il funzionamento dell'Io è intermittente, discontinuo e caratterizzato da una notevole debolezza che si evince dall'incapacità di controllare l'angoscia e gli impulsi.
I meccanismi di difesa sono prevalentemente arcaici e includono: scissione, proiezione, idealizzazione e svalutazione, negazione, acting-out, identificazione proiettiva. Alla base del processo di identificazione proiettiva è presente il desiderio inconscio di sbarazzarsi di una parte di sé e di metterla dentro a qualcun altro, proiettando fuori di sé parti definite "cattive", che teme possano distruggere le altre parti "buone" del sé.
Le psicosi sono di molteplici natura e gravità. Possiamo dire che il problema è da riscontrare in una convinzione errata o abnorme circa la realtà e la relazione con gli altri. Le psicosi più gravi possono generare stati allucinatori, visioni e voci interni, aventi carattere demoniaco, oppure anche angelico, fino al punto da confondere realtà e fantasia, oppure facendo prevalere quest'ultima. Ma anche senza allucinazioni una psicosi sussiste quando una persona vive in funzione di convinzioni assurde. In caso di ipopsicosi, quindi di stati di alterazione lievi, la psicosi consente di ragionare secondo schemi sufficientemente lineari sul piano logico, tuttavia deformanti della realtà. Dietro la realtà si nascondono complotti, forze negative o positive invisibili eppure efficaci.
Le psicosi di tipo psicopatico, con le annesse manie di persecuzione (paranoia), possono condurre a commettere crimini senza un movente realistico, oppure giustificandoli in nome di un qualche presupposto di potere. Le manie sessuali (parafilie) possono essere mosse da psicosi, sebbene le ritroviamo anche nelle nevrosi e negli stati borderline; nell'ambito psicotico diventano totalizzanti e danno luogo a modi di agire francamente aberranti e perpetuati. Le manie di grandezza (megalomanie) possono dare luogo a comportamenti istrionici, di superiorità, fino a sfociare nei casi più gravi nella convinzione di essere personalità di grande fama oppure di avere a che fare con tali personalità vere o immaginarie. Le mitomanie fanno costruire narrazioni sulla propria esistenza iperboliche e fascinose.
Diagnosi Differenziale: Nevrosi, Borderline e Psicosi in Prospettiva
Nevrosi, Borderline e Psicosi sono quindi livelli di organizzazione della personalità, sono livelli di patologia non tipi di disturbi. Sebbene queste macroaree siano ben separate, possono sconfinare l'una nell'altra e sovrapporsi. Stati psichici alterati e disfunzionali di varia natura possono emergere per motivi di stress dovuti a una situazione ambientale avversa o a un evento doloroso, ma il manifestarsi di sintomi - nevrotici, borderline e psicotici - va osservato con specifico riferimento a una condizione interna, relativamente indipendente dal mondo esterno.
Fare la diagnosi differenziale non è sempre semplicissimo. Spesso si ha l'aspettativa di trovare nella realtà i "pazienti puri" che vengono descritti nei manuali: se c'è questo, è nevrotico; se manca questo, è borderline; se delira, è psicotico. Un modo molto semplicistico di ragionare. Ma il trovarsi a lavorare con pazienti in carne e ossa porta presto a rendersi conto che, quando si ha a che fare con individui tutti diversi, e ognuno con mille tratti di personalità, non è sempre facile osservare e dare la dovuta importanza alle "cose giuste". Questo si collega all'importanza di adattare la tecnica al paziente che si ha di fronte.
La letteratura sulla diagnosi differenziale si concentra spesso sul discernere i pazienti borderline da quelli psicotici, esaminando soprattutto lo spettro più grave dell'area borderline. Sembra apparentemente più immediato riuscire a fare una distinzione precisa tra nevrotici e border di più alto funzionamento. In realtà, a volte la difficoltà è proprio questa: alcuni pazienti sembrano infatti troppo "sani" per essere collocati in un'organizzazione di personalità di tipo borderline come descritta sui manuali. Al contempo, però, alcuni aspetti della loro personalità, soprattutto in una prima fase del trattamento, non paiono del tutto congruenti con lo spettro nevrotico.

Uno dei più importanti campanelli d'allarme consiste nel voler controllare la terapia attaccando il setting. Un paziente che viene ai colloqui quando vuole, che arriva prima o dopo l'orario convenuto, che non si pone assolutamente il problema di avere un tempo limitato per parlare con il terapeuta, è effettivamente poco compatibile con un quadro nevrotico.
Un altro campanello d'allarme da tenere in considerazione quando si cerca di capire se la persona che si ha davanti sia nevrotica o border, è un vissuto di esperienza personale estremamente frammentato. Il vissuto soggettivo è di non aver mai concluso nulla e di non avere dunque "niente in mano" che aiuti a definirsi.
Secondo il modello di Kernberg, l'organizzazione di personalità borderline varia lungo un continuum, da un livello superiore, meno patologico e più vicino al versante nevrotico, ad uno inferiore, più grave e prossimo alla psicosi. Il termine "borderline" identifica quindi un "regno di mezzo", un "terreno limite" tra gli altri due stati mentali. Kernberg afferma che nessun sintomo considerato singolarmente possa essere di per sé patognomonico, e che i soggetti borderline possono sembrare nevrotici o psicotici a seconda del grado con cui essi compromettono il benessere individuale e il contatto con la realtà.
In conclusione, la distinzione tra nevrosi, organizzazione di personalità borderline e psicosi è un quadro concettuale complesso ma essenziale per la pratica clinica. Ogni livello presenta caratteristiche uniche che influenzano profondamente l'esperienza soggettiva dell'individuo, le sue relazioni interpersonali e la sua capacità di affrontare la vita. La comprensione di queste differenze non solo guida gli interventi terapeutici, ma arricchisce anche la nostra visione della mente umana e delle sue innumerevoli sfaccettature.
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