I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) rappresentano una categoria diagnostica complessa che incide profondamente sul percorso educativo e sul benessere psicologico degli individui. Questi disturbi, che coinvolgono specifici domini di abilità pur lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale, richiedono una comprensione approfondita per poter essere affrontati efficacemente. In questo articolo, ci concentreremo in particolare sulle difficoltà legate allo spelling, ovvero all'accuratezza ortografica, analizzando le loro manifestazioni, le implicazioni e le strategie di intervento, con un focus sulle definizioni e le evoluzioni presenti nel DSM-5 e nelle classificazioni internazionali.
Comprendere i Disturbi Specifici dell'Apprendimento: Definizioni e Caratteristiche
La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (Cc-ISS, 2011) definisce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento come disturbi che "coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale". Questa premessa è fondamentale: i DSA non sono legati a un deficit intellettivo, ma a difficoltà specifiche nell'acquisizione di determinate competenze. Le persone con DSA apprendono spesso dall'esperienza, memorizzando più facilmente fatti e concetti attraverso racconti, esempi e immagini, piuttosto che in modo astratto. La loro modalità di pensiero è spesso visuale e tridimensionale, il che li rende particolarmente ricettivi all'apprendimento per immagini.
La diagnosi di un disturbo dell'apprendimento viene solitamente effettuata al termine del secondo anno di scuola primaria, momento in cui le difficoltà legate alla letto-scrittura diventano più evidenti. Sono spesso gli insegnanti a cogliere i primi segnali di disagio e a informare i genitori, che a loro volta dovrebbero contattare uno specialista. La diagnosi è solitamente formulata da un Neuropsichiatra Infantile o da un'équipe multidisciplinare, che include professionisti come psicologi e logopedisti.

È importante sottolineare che i DSA si presentano frequentemente associati a disturbi emotivi e comportamentali. Se sottovalutati, questi aspetti possono rappresentare un fattore di rischio per il benessere psicologico futuro dell'individuo.
Le Fasi della Difficoltà: Prima e Dopo la Diagnosi
Un primo ostacolo si presenta quando la diagnosi non è ancora stata formulata. In questa fase, bambini, famiglie e scuola si trovano in una situazione di confusione, con un rendimento scolastico basso di cui non si comprende la causa. Gli insegnanti possono interrogarsi sull'impegno del bambino, sulle sue condizioni familiari, lamentando scarso interesse e talvolta problemi comportamentali. I genitori possono oscillare tra comportamenti severi e l'attesa che la situazione migliori spontaneamente. In questo frangente, il bambino si sente incompreso, dubita delle proprie capacità, sviluppando un abbassamento dell'autostima, disagio psicoaffettivo e senso di colpa, soprattutto se percepito come pigro o svogliato.
Una volta effettuata la diagnosi, se il disturbo non viene trattato adeguatamente, le manifestazioni psicologiche della sofferenza possono variare. Alcuni bambini tendono a ritirarsi, a evitare il confronto, mostrando comportamenti di tipo depressivo o inibitorio. Altri, invece, manifestano rabbia, comportamenti disturbanti, opposizione verso gli insegnanti e aggressività verso i compagni, creando un circolo vizioso. Talvolta, lo stesso bambino può alternare queste due modalità di reazione.
Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione) evidenzia le "conseguenze funzionali negative lungo l’arco di vita", che includono "alti livelli di distress psicologico e inferiore salute mentale generale". L'abbandono scolastico e i sintomi depressivi aumentano il rischio di esiti negativi per la salute mentale, mentre un forte supporto emotivo e sociale predice migliori risultati. Diventa quindi cruciale che scuola e famiglia agiscano congiuntamente, considerando non solo il disturbo e il miglioramento del profitto scolastico, ma anche gli aspetti emotivi del bambino.
Dislessia: La Difficoltà nella Decodifica della Parola
Il termine dislessia deriva dal greco "Dys" (mancante, inadeguato) e "lexis" (parola, linguaggio), traducendosi quindi come "linguaggio mancante o inadeguato". Questa patologia, relativamente giovane in ambito medico, è stata descritta per la prima volta nel secolo scorso.
Segnali precoci possono comparire già durante la scuola materna, con difficoltà a riprodurre suoni in rime e filastrocche. La sfida fondamentale per il bambino dislessico risiede nella capacità di associare lettere a suoni (fonetica). In questi individui, queste abilità sono spesso carenti, portando a enormi difficoltà nella riproduzione verbale delle parole.

Il trattamento della dislessia si basa in gran parte sulla comprensione del funzionamento dei propri processi mentali (memoria, attenzione) e sull'esercizio di un controllo metacognitivo su di essi. Ad esempio, un bambino potrebbe imparare a utilizzare la tavola pitagorica se ha difficoltà a memorizzare le tabelline, o spegnere il cellulare durante lo studio se si distrae facilmente. Le ricerche evidenziano l'importanza degli aspetti metacognitivi e di un approccio autoregolato allo studio, che permette allo studente di pianificare e organizzare le attività, riconoscere le proprie criticità e i propri punti di forza, e autovalutarsi.
Un importante studio sul trattamento della dislessia, finanziato dal Ministero della Salute Italiano e condotto presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha indagato gli effetti della stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) sulla capacità di lettura. Questa tecnica non invasiva, già utilizzata per la depressione e l'epilessia, stimola i circuiti cerebrali alterati attraverso una bassa corrente, aumentando la velocità e l'accuratezza della lettura. I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo nel gruppo sottoposto a procedura attiva rispetto al gruppo placebo.
Tra le applicazioni mediche, WinABC si distingue come programma di lettura temporizzata per la riabilitazione della dislessia. Basato su un trattamento sub-lessicale, mira a supportare i bambini con difficoltà di decifrazione attraverso l'automatizzazione del riconoscimento sub-lessicale.
Disortografia: L'Accuratezza nello Spelling e la Scrittura
La disortografia è un Disturbo Specifico della Scrittura che riguarda uno scarso controllo ortografico. È inclusa nel "Disturbo Specifico dell’Apprendimento con compromissione dell’espressione scritta", che comprende difficoltà ortografiche (accuratezza dello spelling), grammaticali, di punteggiatura e di organizzazione del testo.
Gli studenti con disortografia spesso presentano problemi nella gestione delle regole grammaticali, rendendo difficile la comprensione di quanto scritto. La scrittura può essere estremamente lenta, con evidenti difficoltà nella copiatura e in tutti i compiti scritti. Questi problemi solitamente insorgono durante la seconda elementare.

La Consensus Conference raccomanda di valutare diverse componenti in base alle fasi evolutive: i processi di conversione fonema-grafema all'inizio dell'alfabetizzazione, e le parole intere e gli errori di conversione grafema-fonema durante la scuola primaria. I bambini con disortografia possono manifestare disagio psicologico, evitamento e difficoltà sociali.
Accanto ai trattamenti riabilitativi, è consigliato l'uso di strumenti compensativi, come il computer, per ridurre il carico di lavoro e favorire l'autonomia, purché non vengano percepiti come uno stigma.
Disgrafia: La Difficoltà nella Produzione Grafica
La disgrafia è un deficit esclusivamente grafico, legato alla riproduzione di segni alfabetici e numerici. I bambini disgrafici hanno spesso un'impugnatura scorretta della penna, faticano a organizzare lo spazio sul foglio, lasciano spazi irregolari, scrivono in salita o in discesa, non regolano la pressione della mano e invertono la direzione del gesto.
Inizialmente definita "agrafia", il termine è stato poi modificato per descrivere non una totale incapacità, ma carenze nell'ambito della scrittura. Spesso, i bambini disgrafici presentano problemi nella memoria di lavoro, che è fondamentale per codificare le nuove parole scritte. Possono lamentare dolore durante la scrittura, che si diffonde dal braccio al corpo.

I sintomi variano con l'età: i bambini in età prescolare possono essere restii a scrivere e disegnare, mentre quelli in età scolare mostrano una grafia illeggibile e necessitano di pronunciare le parole ad alta voce durante la scrittura. La lentezza nella scrittura e nella presa di appunti può portare a scoraggiamento e evitamento dei compiti scritti. Alcuni bambini disgrafici presentano inoltre deboli capacità motorie, faticando in attività quotidiane come abbottonarsi o allacciarsi le scarpe.
La scrittura spontanea di un bambino dislessico è illeggibile, mentre quella copiata è accettabile, con un'ortografia spesso pessima. La disgrafia motoria, dovuta a deficit nelle capacità motorie, scarsa destrezza o tono muscolare, rende la scrittura povera e illeggibile anche in copia.
Il trattamento per la disgrafia può includere esercizi motori per rafforzare il tono muscolare, migliorare la destrezza e la coordinazione occhio-mano, oltre a trattamenti per la memoria o neuropsicologici. L'uso del computer è generalmente consigliabile rispetto alla carta.
Discalculia: Le Difficoltà nell'Elaborazione Numerica
La discalculia si manifesta con difficoltà nell'elaborazione delle informazioni numeriche, nell'apprendimento di formule aritmetiche e nell'esecuzione accurata e fluente dei calcoli. I bambini con discalculia lavorano duramente per apprendere e memorizzare i processi matematici, ma spesso applicano le procedure senza comprenderne il motivo.
I bambini piccoli possono avere difficoltà nel contare, nell'attribuire numeri a oggetti e nel riconoscere i simboli numerici. Durante la scuola primaria, faticano a riconoscere numeri e simboli, riprodurre calcoli di base, utilizzano spesso le dita per contare invece di strategie mentali e hanno difficoltà a pianificare la soluzione di problemi matematici. Possono inoltre avere problemi di orientamento spaziale (distinguere destra e sinistra).

L'ansia per la matematica, spesso legata alla preoccupazione per l'esecuzione delle procedure, può portare a paura eccessiva durante le prove, scarse prestazioni, abbassamento dell'autostima e del tono dell'umore. Questo può avere ripercussioni nel gruppo dei pari, portando all'evitamento e al ritiro sociale. Butterworth e Yeo suggeriscono l'utilizzo di materiali specifici per favorire un miglior approccio all'apprendimento numerico.
Disturbi del Linguaggio: Comunicazione e Sviluppo
La classificazione dei disturbi del linguaggio ha subito significative modifiche nel tempo. L'ICD-10, ancora ampiamente utilizzato, e l'ICD-11, in vigore dal 2022, offrono quadri diagnostici in evoluzione. Il DSM-5 ha ampliato le definizioni, includendo quelle di eloquio, linguaggio e comunicazione.
I Disturbi della Comunicazione, all'interno dei quali è incluso il Disturbo del Linguaggio, insorgono durante il periodo dello sviluppo e sono caratterizzati da difficoltà nella produzione, comprensione o uso del linguaggio. Queste difficoltà vanno oltre la normale variazione attesa per età e funzionamento cognitivo e non sono attribuibili a variazioni linguistiche o ad anomalie anatomiche/neurologiche.
I disturbi specifici del linguaggio globalmente considerati interessano il 3-7% dei bambini tra i 3 e i 6 anni. È fondamentale conoscere lo sviluppo tipico del linguaggio per distinguere i problemi veramente specifici da quelli legati a fattori ambientali, emotivi, sociali o motivazionali.
Il linguaggio è una funzione cognitiva complessa, il cui sviluppo tipico avviene con apparente facilità, ma è strettamente legato allo sviluppo neurobiologico, senso-motorio, relazionale-affettivo e cognitivo del bambino. Le reti neurali implicate nell'elaborazione fonologica e prosodica sono attive fin dal periodo prenatale, e la memoria di lavoro gioca un ruolo cruciale nella costruzione delle rappresentazioni fonologiche e semantiche.

Il percorso di sviluppo linguistico segue tappe comuni, dalla produzione di pianto e vocalizzazioni nei primi mesi, alla lallazione, fino alla comparsa delle prime parole e delle prime frasi. La comprensione precede solitamente la produzione. Tra i 17 e i 20 mesi, si assiste a un'esplosione del vocabolario. Non tutti i bambini seguono queste tappe in modo lineare; alcuni presentano ritardi, altri uno sviluppo deviante.
Il DSM-5 include disturbi come il Disturbo dello Spettro Autistico e i Disturbi dell'Apprendimento all'interno della macro-categoria dei disturbi del neurosviluppo. Le abilità scolastiche compromesse, che causano un rendimento significativamente al di sotto di quanto atteso, non sono meglio giustificate da disabilità intellettive, deficit sensoriali, altri disturbi mentali o neurologici, o istruzione inadeguata.
L'idea che i disturbi linguistici siano "specifici" è stata messa in discussione, portando a nuove definizioni come "Disturbi Primari di Linguaggio" (DPL), che riconoscono la possibile associazione con altre difficoltà cognitive.
Tipologie di Disturbi del Linguaggio (secondo ICD-11 e DSM-5)
- Disturbo dello sviluppo fonatorio: Difficoltà nell'acquisizione, produzione e percezione del parlato, con errori di pronuncia che riducono l'intelligibilità e influenzano la comunicazione.
- Disturbo dello sviluppo della fluenza: Interruzione frequente o pervasiva del flusso ritmico e della velocità dell'eloquio (balbuzie), con ripetizioni, prolungamenti di suoni, sillabe, parole e frasi, blocchi ed evitamenti.
- Disturbo del linguaggio (generale): Deficit persistenti nell'acquisizione, comprensione, produzione o uso del linguaggio, che causano limitazioni significative nella capacità di comunicazione.
- Disturbo del linguaggio con compromissione recettiva ed espressiva: Difficoltà marcate nella comprensione e nell'uso del linguaggio in contesti sociali, con capacità pragmatiche al di sotto del livello atteso, ma altre componenti del linguaggio relativamente intatte.
- Disturbo del linguaggio con compromissione prevalentemente espressiva: Difficoltà persistenti nell'acquisizione, produzione e uso del linguaggio.
- Disturbo del linguaggio con compromissione pragmatica: Difficoltà persistenti e marcate nella comprensione e nell'uso del linguaggio in contesti sociali, come fare inferenze, comprendere l'umorismo verbale e risolvere significati ambigui.
- Disturbo del linguaggio con altre specificazioni: Altre difficoltà persistenti nell'acquisizione, comprensione, produzione o uso del linguaggio.
Il logopedista per curare i disturbi del linguaggio
Evoluzione Diagnostica e Strategie d'Intervento
Il DSM-5 introduce criteri diagnostici che richiedono la persistenza dei sintomi per almeno sei mesi, nonostante interventi mirati. La diagnosi è considerata neurobiologica, ma la sua espressività e le conseguenze sul piano accademico e sull'autostima dipendono in larga misura da fattori ambientali. La complessità della lingua scritta (ortografie trasparenti come l'italiano vs. opache come l'inglese) influenza la manifestazione del disturbo.
Fattori di rischio come familiarità, basso peso alla nascita, prematurità e fumo materno in gravidanza sono stati oggetto di numerosi studi. La dislessia, in particolare, è considerata un deficit funzionale dovuto ad alterazioni neurobiologiche di origine costituzionale, ereditabile e non modificabile, ma che non deve essere considerato una patologia, bensì una variante individuale dello sviluppo.
Le principali ipotesi eziologiche della dislessia evolutiva includono il deficit linguistico-fonologico (difficoltà nell'elaborare i suoni corrispondenti alle lettere), deficit nei meccanismi sensoriali non linguistici (problemi nella percezione uditiva di suoni brevi e rapidi, o deficit del sistema magnocellulare) e ipotesi di un deficit cerebellare dell'automatizzazione.
Il percorso diagnostico è regolamentato da linee operative ministeriali e linee guida di società scientifiche, e deve essere effettuato da Centri Specialistici Accreditati. I criteri diagnostici includono il livello intellettivo nella norma (esclusi ritardo mentale e borderline cognitivo) e un criterio di "discrepanza" tra le prestazioni nelle abilità scolastiche e quelle attese in base al livello intellettivo.
La diagnosi funzionale approfondisce il profilo del disturbo, analizzando sia le funzioni deficitarie che quelle integre. I segnali precoci possono essere aspecifici: lentezza, errori ortografici, breve capacità di attenzione, facile affaticamento, difficoltà di memorizzazione, vocabolario povero, scarsa motricità fine, disorganizzazione spaziale e temporale, e manifestazioni emotive e comportamentali.
L'età minima per la diagnosi è solitamente al completamento del secondo anno della scuola primaria. In età prescolare, si possono osservare disturbi del linguaggio, deficit attentivi e carenze socio-culturali.

La legge italiana (n. 170/2010) riconosce il diritto dei soggetti con DSA a usufruire di strategie educative specifiche, come provvedimenti compensativi (uso di strumenti informatici, audiolibri) e dispensativi (interrogazioni orali, dispensa dalla lettura ad alta voce).
Il DSM-5, rispetto alle classificazioni precedenti, permette di codificare separatamente le difficoltà in lettura, scrittura e calcolo, offrendo una maggiore flessibilità diagnostica e facilitando l'accesso a risorse specifiche. Tuttavia, questo introduce anche una maggiore soggettività nella descrizione e può rendere più complessa la coniugazione con la variabile sviluppo. Il concetto di discrepanza tra QI e prestazioni strumentali, precedentemente utilizzato, è stato in gran parte abbandonato in Italia a favore del criterio di esclusione del ritardo mentale.
La necessità di una descrizione dettagliata del profilo cognitivo e funzionale è fondamentale per una corretta diagnosi e per la pianificazione di interventi efficaci, garantendo che i ragazzi con DSA ricevano il supporto necessario per raggiungere il loro pieno potenziale.
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