L'autismo, una complessa condizione del neurosviluppo, si manifesta attraverso un'ampia gamma di disturbi rientranti nella classificazione dei Disturbi dello Spettro Autistico (ASD). La diagnosi precoce riveste un ruolo fondamentale nel migliorare l'efficacia degli interventi terapeutici e, di conseguenza, la qualità di vita del bambino e della sua famiglia. Negli ultimi anni, l'inserimento dell'autismo nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ha rappresentato un passo avanti significativo in termini di accesso alle cure e programmazione degli interventi, grazie anche all'art. 60 della Legge 134/2015, la prima normativa nazionale sull'autismo.
Le Fondamenta dell'Interazione: Intersoggettività Primaria e Secondaria
Lo sviluppo dell'intersoggettività, ovvero la capacità di comprendere e condividere stati mentali ed emotivi con gli altri, è un pilastro fondamentale per la crescita socio-comunicativa. Nei bambini con disturbo dello spettro autistico, questo sviluppo appare compromesso, ma è possibile, comunque, sviluppare e potenziare queste abilità attraverso specifici interventi.
Intersoggettività Primaria (0-8 mesi): I Primi Scambi
L'intersoggettività primaria si sviluppa tra i 0 e gli 8 mesi. In questo periodo, il bambino sperimenta situazioni di scambio che si svolgono all'interno della coppia madre-bambino. Le abilità che entrano in gioco a questo livello sono molteplici:
- L'interesse e l'attenzione per il viso umano: Il neonato è naturalmente attratto dai volti, in particolare da quelli dei caregiver primari. Osservare e interagire con i volti è una delle prime forme di connessione sociale.
- L'alternanza di turni: Si manifesta attraverso lo scambio di sguardi, sorrisi, suoni e movimenti. Questa rudimentale "conversazione" è la base per le future interazioni dialogiche. Sono moltissime le situazioni sociali che funzionano con l’applicazione spontanea e generalizzata dell’idea del turno.
- L'integrazione di diverse modalità sensoriali per interagire con l'ambiente: Il bambino utilizza la vista, l'udito, il tatto e altri sensi per esplorare e comprendere il mondo circostante e le persone che lo abitano.

Intersoggettività Secondaria (9-18 mesi): Ampliare gli Orizzonti
L'intersoggettività secondaria ha inizio tra i 9 e i 18 mesi, quando il bambino inizia a spostarsi e utilizza ciò che aveva sperimentato nell’intersoggettività primaria come base per interagire con altre persone, per scambiare con loro esperienze relative a quello che accade nell’ambiente. In questa fase cruciale si sviluppano abilità fondamentali:
- L'attenzione congiunta: Questo è un precursore fondamentale dello sviluppo delle abilità di comunicazione, sia non verbali che verbali. Si manifesta attraverso l'alternare del proprio sguardo tra ciò che si sta osservando e l'altra persona, il seguire con lo sguardo l’indicazione dell’altro, o ancora il controllare dove l’altro sta guardando e guardare nella stessa direzione. Un esempio concreto è portare una cosa all’altro per mostrargliela.
- L'intenzione congiunta: La capacità di condividere obiettivi e scopi con un'altra persona, lavorando insieme per raggiungerli.
- L'emozione congiunta: La capacità di condividere e comprendere le emozioni altrui, rispondendo in modo appropriato a manifestazioni emotive.
- L'imitazione: Questa è un'abilità cardine nello sviluppo sociale, cognitivo e linguistico in quanto permette di provare ed interiorizzare esperienze ed emozioni dal punto di vista dell’altro. Una abilità che é alla base dell’educazione e del bambino socializzato.
- Il linguaggio: L'acquisizione delle prime parole e la comprensione del loro significato segnano un salto qualitativo nella capacità di interazione.
- Il gioco simbolico: La capacità di utilizzare oggetti o azioni per rappresentare qualcos'altro, dimostrando un pensiero astratto e la capacità di mettersi nei panni altrui.

Segnali Precoci di Autismo: Uno Sguardo Attento fin dai Primi Mesi
Riconoscere i sintomi di autismo nel neonato fin dai primi mesi di vita, sebbene possa sembrare sorprendente, è oggi supportato da un numero crescente di evidenze scientifiche. Studi longitudinali condotti su popolazioni a rischio (come fratelli di bambini autistici) e su neonati successivamente diagnosticati con ASD mostrano che alcuni segnali osservabili già tra i 2 e i 6 mesi possono indicare una traiettoria atipica di sviluppo.
L'Importanza della Diagnosi Precoce: Una Finestra di Opportunità
Riconoscere con tempestività i sintomi di autismo nei neonati non significa "etichettare" un bambino, ma creare le condizioni per osservarlo in modo più mirato, consapevole e strutturato. La conoscenza di questi indicatori può fare una profonda differenza nel percorso di sviluppo del bambino. Individuare precocemente un profilo a rischio permette di:
- Attivare una presa in carico evolutiva precoce: Consentire ai genitori e ai pediatri di richiedere una valutazione specialistica già nel primo anno di vita, anticipando di molti mesi il momento della diagnosi formale e iniziando un percorso di osservazione clinica e supporto personalizzato fin da subito.
- Sfruttare la finestra di neuroplasticità massima: I primi anni di vita, e in particolare i primi 1000 giorni, rappresentano un periodo critico per lo sviluppo delle connessioni cerebrali. Intervenire precocemente consente di sostenere in modo mirato le reti neurali coinvolte nella comunicazione, nell’intersoggettività e nella regolazione sensoriale ed emotiva.
- Prevenire lo sviluppo secondario di difficoltà associate: Senza un adeguato supporto, alcuni bambini a rischio di autismo possono sviluppare nel tempo comportamenti disfunzionali secondari, come evitamento sociale, crisi comportamentali o ritiro. Un intervento precoce può aiutare a modulare queste risposte, favorendo l’adattamento e il benessere globale.
- Guidare i genitori nell’interazione quotidiana: Conoscere i segnali di autismo nel neonato e ricevere supporto precoce permette alla famiglia di imparare modalità comunicative più efficaci con il proprio bambino. Il parent training precoce, ad esempio, insegna come amplificare ogni minimo segnale sociale del bambino e trasformarlo in una esperienza comunicativa significativa, aumentando così le probabilità di apprendimento.
- Ridurre il tempo tra il sospetto e l’intervento: In Italia, l’età media della diagnosi di autismo è ancora superiore ai 36 mesi, mentre la sintomatologia in molti casi è osservabile già entro il primo anno. Riconoscere precocemente consente di colmare questo ritardo, garantendo al bambino maggiori opportunità di sviluppo in aree fondamentali come il linguaggio, l’imitazione, la reciprocità sociale.
- Pianificare percorsi educativi e terapeutici più individualizzati: Una segnalazione precoce consente di monitorare l’evoluzione del profilo di sviluppo del bambino nel tempo, adattando progressivamente gli interventi in base alle sue specifiche caratteristiche, potenzialità e fragilità.
I segnali precoci dell'autismo
Cosa Osservare: Indicatori Chiave nei Primi Mesi di Vita
È fondamentale sottolineare che la presenza di uno o più di questi segnali non equivale a una diagnosi, ma suggerisce la necessità di un approfondimento.
2-3 Mesi: I Primi Indizi
In questa fase precoce, l'attenzione è rivolta a:
- Assenza di sorriso sociale: Il sorriso, risposta spontanea e intenzionale al volto dell'adulto, è un indicatore cruciale.
- Contatto visivo ridotto: Il neonato evita o mantiene uno sguardo molto breve con il genitore.
- Scarsa reattività: Minima risposta a stimoli visivi e uditivi, inclusa la voce dei genitori.
4-6 Mesi: Sviluppi Relazionali
Tra i 4 e i 6 mesi, i segnali di allarme possono includere:
- Mancata risposta alla voce: Il bambino non si volta o non mostra interesse quando viene chiamato per nome.
- Ipo-reattività sensoriale: Scarso interesse per ciò che lo circonda, o al contrario, reazioni eccessive a stimoli che per altri bambini sarebbero normali.
- Mimica assente: Il volto del bambino appare poco espressivo, con scarsa imitazione di smorfie o espressioni facciali dell'adulto.
6-12 Mesi: Comunicazione e Interazione
Nel secondo semestre di vita, i segnali più preoccupanti sono:
- Assenza di gesti comunicativi: Mancanza di indicare oggetti, salutare con la mano, o mostrare altri gesti volti a comunicare intenzioni o desideri.
- Vocalizzazioni limitate: Scarsa produzione di suoni o sillabe, assenza di lallazione canonica strutturata.
- Isolamento: Il bambino appare poco interessato all'interazione con gli altri, preferendo attività solitarie.
Sintomi e Segnali Precoci Specifici: Un Approfondimento
Alterazioni del Contatto Visivo e dell’Attenzione Condivisa:
- Assenza o brevità del contatto visivo: Il neonato non fissa il volto del genitore, oppure lo guarda solo per un attimo e poi distoglie lo sguardo.
- Non segue con lo sguardo il volto che si muove: Ad esempio, se la madre si sposta lateralmente mentre lo guarda in braccio.
- Non inizia episodi di “scambio di sguardi”: Tipici già dai 2-3 mesi. Un esempio: a 4 mesi, un neonato potrebbe non mostrare alcuna reazione facciale quando il genitore lo guarda e sorride. Non ricambia il sorriso, non fissa lo sguardo dell’altro.
Comunicazione Sociale Ridotta o Assente:
- Assenza del sorriso sociale (atteso tra 6 e 8 settimane).
- Scarsa imitazione precoce: Il neonato non imita le espressioni facciali o i suoni vocalici dell’adulto.
- Non vocalizza per attirare l’attenzione: Il pianto non varia a seconda della necessità (es. fame, dolore, noia).
- Assenza di lallazione canonicamente strutturata entro i 6-8 mesi. Un esempio: un bambino di 7 mesi emette suoni gutturali in modo ripetitivo, senza variazione né in risposta alla voce della madre né come tentativo di dialogo.
Risposte Atipiche agli Stimoli Uditivi:
- Non si volta alla voce di chi lo chiama (dopo i 4-5 mesi).
- Non riconosce la voce materna come fonte di conforto.
- Reagisce in modo eccessivo o assente a suoni forti (ipo- o iper-reattività uditiva). Un esempio: durante una visita, il medico usa uno strumento sonoro vicino all’orecchio del bambino. Il neonato non si volta né mostra sorpresa.
Scarso Interesse per le Persone:
- Il neonato non mostra piacere nel contatto fisico affettuoso.
- Non allunga le braccia per essere preso in braccio.
- Non si orienta spontaneamente verso il volto umano.
- Assenza di manifestazioni di disagio quando il genitore si allontana. Un esempio: il bambino non protesta se lasciato solo nella culla, né cerca attivamente la presenza dell’altro, apparendo autosufficiente.
Atipie Motorie e Stereotipie Precoci:
- Movimenti ripetitivi di mani, dita o gambe (es. dondolio, flapping).
- Posture rigide o insolite, ad esempio irrigidimento durante la manipolazione.
- Scarso interesse per le mani dell’adulto, uso funzionale limitato delle proprie mani.
- Rotazioni dello sguardo o del corpo non finalizzate. Un esempio: il neonato agita ripetutamente le mani davanti agli occhi fissandole, in modo ripetitivo, apparentemente senza scopo.
Risposte Sensoriali Atipiche:
- Iperreattività a luci, suoni o texture (es. si irrigidisce al tatto).
- Ipo-reattività (es. non si accorge di odori o contatto freddo/caldo).
- Difficoltà nell’allattamento (rifiuto del seno o biberon senza causa medica).
- Problemi nel consolidamento del ritmo sonno-veglia. Un esempio: un neonato di 5 mesi si irrigidisce e piange quando viene accarezzato sulle braccia, ma non manifesta disagio se il pannolino è bagnato.
Regolazione Emotiva e Comportamentale Alterata:
- Crisi di pianto inconsolabili.
- Tendenza a “chiudersi” su di sé.
- Scarsa variabilità espressiva del volto.
- Reazioni emotive non congruenti con le situazioni. Un esempio: il neonato resta completamente neutro davanti al padre che lo solletica o canta, senza alcuna reazione di piacere o fastidio.
Rallentamenti nello Sviluppo Evolutivo Globale:
- Ritardo nell’acquisizione delle abilità motorie grossolane (es. tenere la testa eretta, rotolare, sedersi).
- Assenza di gioco esplorativo con le mani, oggetti o il proprio corpo.
- Scarso apprendimento associativo (non ripete esperienze che lo fanno sorridere).

Sintomi di Autismo nel Neonato di 3 Mesi: Cosa Osservare con Attenzione
Il terzo mese di vita rappresenta un momento cruciale nello sviluppo della comunicazione precoce, della reciprocità sociale e della regolazione corporea.
Comportamenti attesi intorno ai 3 mesi di vita:
Un neonato a sviluppo tipico, intorno ai 90 giorni di vita, tende a:
- Cercare attivamente il volto umano, in particolare quello dei genitori e dei caregiver primari. Il volto è l’oggetto visivo preferito, più degli oggetti statici o inanimati.
- Mantenere un contatto oculare prolungato, non solo occasionale. Durante l’allattamento o l’interazione, il bambino fissa gli occhi del genitore, spesso sorridendo o vocalizzando.
- Mostrare il sorriso sociale: un’espressione di gioia diretta intenzionalmente verso l’altro, diversa dal semplice sorriso riflesso. Compare intorno alle 6-8 settimane e diventa più frequente al terzo mese.
- Emettere vocalizzazioni “dialogiche”: suoni semplici come “ah”, “uh”, “ghè”, prodotti in risposta a stimoli sociali (es. voce della madre, sorriso, carezze). È il primo segnale di inizio del turn-taking conversazionale.
- Mostrare reattività alla voce della madre o del padre, girando il capo o modificando l’espressione del volto quando chiamato.
- Adottare un tono corporeo flessibile, che consenta movimenti armonici, ricerca del contatto e imitazione posturale (es. alzare le sopracciglia, imitare una smorfia semplice).
Esempio pratico: durante un momento di gioco faccia a faccia, la madre sorride e dice dolcemente “Ciao!”. Il neonato la guarda negli occhi, emette un suono simile a “aah”, accenna un sorriso e muove le mani. Questo è un tipico scambio affettivo intersoggettivo primario.
Comportamenti atipici o assenti che possono rappresentare segnali precoci di rischio:
- Mancanza assoluta di sorriso sociale: Il bambino non sorride mai in risposta al volto dell’adulto, neanche in situazioni stimolanti. Il volto appare neutro, senza variazioni espressive anche in momenti di gioco o affetto.
- Assenza di contatto oculare: Il neonato evita sistematicamente lo sguardo diretto, anche durante l’allattamento o il cambio. Gli occhi sembrano “vagare” senza focalizzarsi su volti umani. Il neonato può sembrare interessato solo a luci, ombre o oggetti, senza riconoscere l’altro come interlocutore.
- Rigidità muscolare o postura anomala: Il bambino presenta un’eccessiva ipertonia (rigidità degli arti) oppure, al contrario, ipotonia generalizzata (scarso tono muscolare). Reazioni poco differenziate al sollevamento, alla manipolazione o all’abbraccio.
- Assenza o povertà di vocalizzazioni sociali: Il neonato non emette alcun suono durante l’interazione. Le vocalizzazioni - se presenti - sono monotone, isolate, non dirette verso l’altro. Non si osserva alternanza dialogica, né tentativi di “rispondere” ai suoni dell’adulto.
- Mancata reattività alla voce umana: Il bambino non si orienta al suono della voce materna o paterna, né cambia espressione al richiamo. Apparente indifferenza ai suoni ambientali o, al contrario, reazioni esagerate a rumori lievi.
Sintomi di Autismo neonato a 6 Mesi: I Segnali da Non Ignorare
A sei mesi di età, un bambino sta attraversando una fase cruciale dello sviluppo relazionale e comunicativo.
Comportamenti attesi nello sviluppo tipico a 6 mesi:
Intorno ai 6 mesi, un bambino con sviluppo nella norma:
- Risponde al nome (con attenzione, rotazione del capo o vocalizzazione).
- Mostra un interesse marcato per le persone, specialmente quelle familiari.
- Sorride e vocalizza in modo spontaneo e reattivo durante le interazioni.
- Inizia ad imitare le espressioni facciali dell’altro (es. linguaccia, sopracciglia alzate).
- Prova piacere nel gioco relazionale semplice (es. cucù, solletico, canzoncine).
- Dimostra preferenze sociali: si calma più facilmente con la madre, sorride più spesso a volti familiari rispetto a quelli sconosciuti.
Esempio pratico: durante il bagnetto, la madre canta una canzoncina. Il bambino la guarda intensamente, vocalizza “aaah”, sorride e cerca di toccare l’acqua con le mani. Alla fine, si gira quando viene chiamato per nome.
Segnali “allarmanti” a 6 mesi: quando osservare con attenzione:
- Il neonato non risponde al proprio nome: Nessuna rotazione del capo o segno di attenzione quando viene chiamato. Persistente assenza di reazione, nonostante la presenza uditiva sia confermata.
- Non mostra interesse per il volto umano: Preferisce osservare oggetti, fonti di luce o superfici rispetto ai volti. Non fissa il volto del genitore durante l’allattamento o il cambio. Non cerca il volto altrui in situazioni emotivamente coinvolgenti.
- Non imita espressioni facciali semplici: Il bambino non riproduce smorfie, linguacce o espressioni gioiose. L’imitazione spontanea - che a questa età riguarda anche suoni e vocalizzazioni - è completamente assente. Il volto del bambino risulta poco espressivo o rigido.
- Scarso interesse per il gioco relazionale: Non partecipa attivamente a giochi come il "cucù" o il solletico, apparendo disinteressato o passivo.
- Vocalizzazioni limitate o assenti: Mancanza di babbling o di emissione di suoni in risposta agli stimoli sociali.
L'Autismo come "Spettro": Un Approccio Olistico e Individualizzato
È fondamentale considerare l'autismo non come una singola entità, ma come uno "spettro" di condizioni che influenzano primariamente lo sviluppo della comprensione interpersonale. Diverse ricerche hanno mostrato che il difetto nei comportamenti intersoggettivi è il miglior indice per il dépistage precoce dei bambini con autismo. Si può quindi ipotizzare che i comportamenti tipici dell'autismo dichiarato possano essere considerati le conseguenze di un disturbo dell'intersoggettività primaria e secondaria.
Secondo le nuove conoscenze sulla maturazione biologica del cervello dopo la nascita, si è persino proposto che queste difficoltà intersoggettive non permettano, in caso di autismo, la creazione di connessioni normali all'interno della complessa rete neuronale, il cui sviluppo dipende soprattutto dall'esperienza. Questo lavoro si fonda sullo studio delle sequenze interattive precoci che possono essere osservate su video familiari di bambini successivamente diagnosticati come autistici. Da tali osservazioni, emerge che i bambini con autismo mostrerebbero poche risposte contingenti verso le loro madri, e che gli episodi di contingenza sarebbero funzione di un approccio del caregiver caratterizzato da alta intensità e ricchezza di comportamenti non verbali come il "mamanais". Da qui l'ipotesi che questo tipo di approcci giochi un ruolo importante nel bambino, nella creazione di sequenze interattive contingenti che rifletterebbero la messa in opera cerebrale di nuove reti di connessioni neuronali.

Interventi e Terapie: Un Percorso Personalizzato
L'autismo è una condizione cronica che necessita di una presa in carico "life span". Data l'estrema eterogeneità della popolazione con autismo e la consapevolezza che i bambini con autismo possono essere molto diversi l’uno dall’altro, alcune strategie d'intervento e modelli di lavoro saranno più efficaci rispetto ad altri se vengono ricondotti all’interno di un piano terapeutico personalizzato.
Oggi abbiamo a disposizione un numero considerevole di possibili modelli d’intervento ed è per questo che è bene avvalersi di approcci evidence-based, ossia basati sull'evidenza scientifica e consigliati dalle linee guida. Attualmente sappiamo che gli interventi psicoeducativi basati su tecniche comportamentali in età precoce hanno dimostrato una certa efficacia nel migliorare le abilità intellettive, il linguaggio e i comportamenti adattivi.
Tuttavia, mantengono la loro importanza interventi peculiari della NPI (Neuropsichiatria Infantile) come la psicomotricità, la logopedia, la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) volti a sviluppare la comunicazione sociale, le competenze relazionali, le abilità funzionali e l'intersoggettività.
L'Approccio Integrato e Multiprofessionale
Il piano terapeutico per bambini con disturbo dello spettro autistico in età prescolare prevede un approccio integrato multiprofessionale di interventi abilitativi. Questi possono essere di tipo comportamentale, con supervisione di istituti specializzati, o basati sull'intersoggettività e la reciprocità emotiva. Il modello è finalizzato a sviluppare le abilità compromesse quali l'imitazione spontanea, la relazione, l'attenzione condivisa, la partecipazione ad attività di gioco congiunte, la comunicazione verbale e non verbale.
L'Alleanza Fondamentale: Famiglia, Operatori e Scuola
Risulta fondamentale l'alleanza tra operatori sanitari, genitori, terapisti e scuola. In questo contesto la scuola si inserisce con proprie strategie e risorse nelle traiettorie di sviluppo individuali e nel progetto individuale, promuovendo l'integrazione tra tutte le aree. La presa in carico e il trattamento devono rispondere alle esigenze evolutive della persona con ASD (profilo funzionale evolutivo), alle traiettorie individuali secondo un principio bio-psico-sociale, e ai bisogni della famiglia. In questo ambito risulta essenziale valutare la sostenibilità familiare dei trattamenti e fornire un adeguato supporto ai genitori.
Strumenti di Screening e Valutazione Diagnostica
L'identificazione precoce dei bambini a rischio e una corretta diagnosi precoce sono cruciali per poter avviare tempestivamente interventi specifici. Sebbene un'accurata diagnosi di autismo appaia realizzabile non prima dei 2-3 anni, è possibile identificare profili di rischio già nel primo anno di vita attraverso strumenti di screening specifici.
Strumenti di Screening per la Prima Infanzia
Esistono diversi strumenti validati per lo screening dell'autismo nei primi anni di vita, tra cui:
- Checklist for Autism in Toddlers (CHAT) e le sue versioni modificate come la M-CHAT (Modified Checklist for Autism in Toddlers), la M-CHAT-R/F (Modified Checklist for Autism in Toddlers, Revised with Follow-Up). Questi strumenti valutano la presenza/assenza di competenze e comportamenti atipici specifici dello spettro.
- First Year Inventory (FYI): uno strumento di screening per bambini di 12 mesi.
- Early Screening for Autistic Trait (ESAT): utilizzabile con bambini di 14-15 mesi.
- Autism Observation Scale for Infants (AOSI): per bambini dai 6 ai 12 mesi.
- Communication and Symbolic Behavior Scales Developmental Profile, Infant-Toddler Checklist (CSBS DP): identifica bambini con ritardi nella comunicazione a 9 mesi e a rischio di autismo a 16 mesi.
- Screening Tool for Autism in Two-Year-Olds (STAT): un gioco strutturato interattivo per bambini tra i 24 e i 35 mesi.
Il Percorso Diagnostico Gold Standard
Una volta individuati indicatori di rischio, è opportuno inviare il bambino per una valutazione diagnostica approfondita. Il percorso diagnostico è un processo complesso, individualizzato ed effettuato da professionisti formati e competenti all'interno di equipe pluridisciplinari. Richiede l'integrazione di diverse fonti:
- Osservazioni cliniche: Valutazione diretta del comportamento del bambino in diversi contesti.
- Utilizzo di test diagnostici affidabili: Strumenti standardizzati che valutano aree specifiche dello sviluppo.
- Informazioni fornite dai genitori o altri caregiver: Raccolta anamnestica e osservazioni del comportamento quotidiano.
- Informazioni da insegnanti: Se applicabile, per valutare il comportamento in ambiente scolastico.
- Prove documentali: Storia dello sviluppo e comportamenti passati.
La valutazione Gold Standard per l'autismo prevede l'esame clinico basato sui criteri diagnostici del DSM-5 supportato da due strumenti standardizzati:
- Autism Diagnostic Observation Schedule 2 (ADOS 2): uno strumento di osservazione strutturata che valuta le competenze sociali, comunicative e comportamentali. Il Modulo Toddler dell'ADOS 2, adatto per bambini fino ai 31 mesi, è particolarmente utile per la diagnosi precoce.
- Autism Diagnostic Interview- Revised (ADI-R): un'intervista strutturata somministrata ai genitori che raccoglie informazioni dettagliate sulla storia dello sviluppo del bambino.
Altri strumenti che possono supportare la diagnosi includono la Childhood Autism Rating Scale - second edition (CARS 2) e la Checklist for Autism Spectrum Disorder (CASD).
Infine, è possibile utilizzare questionari da compilare ai genitori o direttamente alla persona con ASD, come la Social Responsiveness Scale-Second Edition (SRS-2), tenendo conto della loro utilità variabile in base all'età e alla presenza di altre condizioni.
La diagnosi deve sempre considerare il profilo neuropsicologico della persona con ASD, valutando aree essenziali come l'intelligenza, l'attenzione, le funzioni esecutive, la cognizione sociale e le abilità prassiche. Questo approccio permette di predisporre interventi differenziati e specifici, massimizzando il potenziale individuale e minimizzando le barriere per promuovere l'inclusione scolastica, lavorativa e sociale.
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