I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) sono una realtà che interessa un numero crescente di studenti nelle nostre scuole. Comprendere appieno la natura di questi disturbi, le normative che li riguardano e le strategie didattiche più efficaci è fondamentale per garantire un percorso formativo equo e di successo a tutti gli alunni. Questo articolo si propone di fornire ai docenti delle scuole medie una panoramica chiara e completa sui DSA, affrontando le domande più frequenti e offrendo indicazioni pratiche per un approccio didattico inclusivo e personalizzato.

Cosa sono i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA)?
La legge 170 dell'8 ottobre 2010 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento (DSA). Questi disturbi si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.
In termini più precisi, i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) sono disturbi del neuro-sviluppo che riguardano la capacità di leggere, comprendere un testo, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente.
- Dislessia: Si tratta del disturbo specifico della lettura, che si manifesta con una difficoltà nella lettura accurata e fluente di un testo in termini di velocità e correttezza.
- Disgrafia: Questo disturbo riguarda la scrittura e si manifesta con difficoltà nella grafia, nella leggibilità e nell'ortografia.
- Disortografia: Si caratterizza per una difficoltà nell'automatizzare le regole ortografiche della lingua scritta, portando a errori frequenti e persistenti.
- Discalculia: È il disturbo specifico dell'apprendimento che riguarda la capacità di calcolo e l'elaborazione dei numeri. Si manifesta con difficoltà nell'eseguire operazioni aritmetiche, nel comprendere concetti matematici e nel risolvere problemi.
È importante sottolineare che è possibile che si verifichino situazioni nelle quali i disturbi descritti si presentino associati tra di loro o associati ad altri disturbi, pur all'interno di questa categoria diagnostica.
La Diagnosi e il Piano Didattico Personalizzato (PDP)
Per poter intervenire efficacemente, è necessaria una diagnosi di DSA. La famiglia dello studente può richiedere una valutazione diagnostica presso i servizi specialistici di neuropsichiatria infantile e/o psicologia clinica dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari o presso gli enti accreditati e abilitati dalla provincia autonoma di Trento, secondo quanto previsto dalla deliberazione della Giunta provinciale n. 1944 del 27 novembre 2020. I servizi specialistici o gli enti accreditati/abilitati prendono in carico lo studente/tessa e al termine dell’iter valutativo rilasciano l’eventuale certificazione di disturbo specifico dell’apprendimento.

Fatta salva diversa indicazione del medico specialista, la certificazione DSA ha valore per il ciclo scolastico di frequenza che si intende come l’intero percorso dalla scuola primaria alla classe terza della scuola secondaria di primo grado. La certificazione DSA deve essere aggiornata nel momento di passaggio al secondo ciclo di istruzione.
Una volta ottenuta la diagnosi, è necessario consegnarla subito alla segreteria della scuola, farla protocollare e richiedere la redazione del PDP. Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è un documento obbligatorio previsto dalla legge 170/2010 e dal suo decreto attuativo 5669/2011. Serve a garantire il diritto allo studio di alunni e studenti con DSA. Il PDP è un documento obbligatorio che la scuola deve redigere in seguito a certificazione di DSA per individuare e organizzare un percorso personalizzato e individualizzato dello studente con disturbo specifico dell’apprendimento.
All'interno del PDP devono essere definiti tutti i supporti e gli accorgimenti necessari a realizzare il successo scolastico degli alunni e delle alunne con DSA. Il documento deve essere redatto dal Consiglio di Classe entro la fine del primo trimestre, coinvolgendo la famiglia e, se possibile, il tecnico che ha rilasciato la diagnosi.
La diagnosi deve rispettare alcuni criteri per risultare utile alla scuola e alla famiglia. Il documento dovrà contenere l’esatta dicitura dei disturbi caratterizzanti l’apprendimento del ragazzo o della ragazza (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), i punteggi ottenuti ai test, gli strumenti compensativi e le misure dispensative di cui ha bisogno per essere messo o messa nelle medesime condizioni di apprendimento dei compagni e delle compagne.
Il PDP è lo strumento di programmazione che riporta il progetto educativo dedicato allo studente con difficoltà di apprendimento: è un documento dettagliato preparato dagli insegnanti che ricevono una diagnosi di DSA. È il documento obbligatorio di programmazione con il quale la scuola definisce gli interventi che adotterà nei confronti dell’alunno con DSA per garantirne il successo formativo.
I genitori devono poter leggere con calma e attenzione il PDP del proprio figlio o figlia, prima di approvarlo, quindi avendo a disposizione un discreto margine di tempo. In alcuni casi è possibile richiedere la dispensa dalle valutazioni scritte, sia durante l'anno scolastico che durante gli esami di Stato, nel caso questa richiesta sia stata indicata dallo specialista nella diagnosi.
3 consigli PDP per DSA
Il Ruolo della Scuola e degli Insegnanti
Le istituzioni scolastiche e formative di ogni ordine e grado hanno il compito di specificare all'interno del Progetto di Istituto le modalità e gli strumenti adottati per la rilevazione precoce dei disturbi specifici di apprendimento e gli interventi compensativi e dispensativi a favore del successo scolastico e formativo degli studenti e delle studentesse con DSA. È inoltre compito della scuola attivare una didattica individualizzata e personalizzata adeguata ai diversi stili di apprendimento dei singoli studenti.
Per ogni studente e studentessa con disturbi specifici dell’apprendimento le istituzioni scolastiche e formative predispongono un Progetto Educativo Personalizzato (PEP), definito dal consiglio di classe in accordo con la famiglia e lo specialista di riferimento. Nel PEP sono messe in evidenza le metodologie e le attività didattiche, le misure dispensative e gli strumenti compensativi da adottare. In alcuni casi possono essere sufficienti solamente alcune indicazioni a carattere trasversale per tutte le discipline; in altri può essere necessaria una definizione precisa all'interno di ciascuna disciplina.
Fondamentale è la continua ricerca di collaborazione tra la famiglia dello studente/tessa, la scuola e gli specialisti per la messa a punto delle strategie d’apprendimento più efficaci e l’utilizzo degli strumenti compensativi a scuola e a casa. L’adozione delle misure è collegiale. È compito del Consiglio di classe adottare modalità di verifica che consentano all'alunno di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento conseguito. Ciascun docente, per la propria disciplina, individua modalità idonee per strutturare le prove, scritte e orali, in coerenza con il PEP. Particolare attenzione deve essere riservata alle modalità e ai criteri di valutazione degli apprendimenti relativi alle lingue straniere. La verifica orale va privilegiata e considerata come compensativa della prestazione scritta.
No, secondo la legge 170 i ragazzi e le ragazze con DSA vengono seguiti dagli stessi insegnanti della classe. L’insegnante oggi, quindi, non si configura solo come dispensatore di conoscenze ma, rappresenta per il gruppo classe in cui sono inseriti uno o più casi di DSA, una guida, un facilitatore, un supporto nella costruzione attiva della conoscenza da parte degli allievi.
La scuola rappresenta l’osservatorio per eccellenza in cui individuare precocemente la presenza di un DSA. Tuttavia, nella scuola dell’infanzia non è previsto effettuare invii al servizio specialistico per un sospetto di DSA. Fondamentale è notare che molti alunni, soprattutto nel primo biennio della scuola primaria, manifestano difficoltà nelle abilità di base coinvolte dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento; dei quali tuttavia, solo una percentuale presenterà un DSA. Ciò vuol dire che la presenza di un indicatore atipico non sempre corrisponde alla presenza di un disturbo.
Qualora per l’alunno/a si presentino difficoltà scolastiche, la scuola, in accordo con la famiglia, definisce le necessarie azioni di recupero e potenziamento delle abilità scolastiche strumentali. La Regione Piemonte e l’Ufficio Scolastico Regionale hanno predisposto una scheda di collaborazione scuola-famiglia. Se, nonostante le azioni di recupero e potenziamento (indicate dalle Linee Guida sui DSA del MIUR) persistono significative difficoltà nell’apprendimento delle abilità scolastiche strumentali, gli insegnanti, a partire dal secondo quadrimestre del secondo anno della scuola primaria in poi, in accordo con la famiglia, compileranno la parte B della scheda di collaborazione.
In età prescolare è quindi possibile individuare, tramite l’osservazione da parte degli insegnanti, alcuni fattori di rischio associati alla presenza di DSA. Diverse scuole dell’infanzia somministrano per questa ragione dei test di screening standardizzati, che indagano la presenza di difficoltà specifiche a carico del linguaggio, della motricità, dell’organizzazione spazio-temporale, dell’attenzione e della memoria. Lo scopo di questi test è quello di individuare prestazioni atipiche rispetto ai prerequisiti scolastici, così da attivare percorsi di potenziamento basati su esercizi di rinforzo che possono essere svolti all’interno della didattica scolastica, ma anche a casa dai genitori.
All’articolo 3 la legge 170 si spinge oltre, specificando come “È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all’articolo 7, comma 1. Questi protocolli fanno sì che si instauri un circolo virtuoso con ricadute positive sull’intero gruppo classe. Da un lato lo studente in difficoltà ha modo di lavorare in maniera mirata e puntuale sulle sue aree di caduta, comprendendo da subito le caratteristiche del proprio profilo di funzionamento. Dall’altro anche chi non presenta difficoltà ha la possibilità di consolidare ulteriormente le proprie abilità ed acquisirne di nuove.

Strumenti Compensativi e Misure Dispensative
Gli strumenti compensativi sono quei supporti che permettono allo studente con DSA di superare le difficoltà legate al disturbo, senza però alterare la natura del compito. Esempi includono:
- Mappe concettuali e schemi: Utili per organizzare le informazioni e facilitare la memorizzazione.
- Software di sintesi vocale: Permettono di ascoltare testi scritti, compensando le difficoltà di lettura.
- Correttori ortografici e dizionari digitali: Aiutano a ridurre gli errori di scrittura.
- Calcolatrici: Per gli studenti con discalculia, possono facilitare l'esecuzione di calcoli complessi.
- Tabelle e formulari: Utili per richiamare formule o regole matematiche.
Le misure dispensative, invece, mirano a dispensare lo studente da alcune prestazioni che potrebbero risultare eccessivamente gravose e controproducenti a causa del disturbo. Esempi includono:
- Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe.
- Dispensa dalla scrittura veloce e sotto dettatura.
- Riduzione del carico di compiti a casa.
- Dispensa da alcune prove scritte o la loro sostituzione con prove orali.
- Tempi più lunghi per lo svolgimento delle verifiche.
La scelta degli strumenti compensativi e delle misure dispensative deve essere personalizzata e basata sulle specifiche esigenze dello studente, come indicato nel PDP. È fondamentale che i docenti comprendano che l'obiettivo non è facilitare il lavoro, ma garantire pari opportunità di apprendimento.
Il Passaggio dalla Scuola Primaria alla Scuola Secondaria di Primo Grado
Il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado è un momento critico e delicato nel quale possono presentarsi emozioni contrastanti relative al nuovo cammino che ci si accinge ad intraprendere. L'ansia per l'incongnito si può mescolare all'entusiasmo che precede le novità. Sia il bambino che la sua famiglia possono sperimentare un senso di smarrimento davanti ai nuovi insegnanti, alle nuove materie, ai nuovi libri (che hanno molte più pagine di quelli fino a quel momento studiati!), alla nuova mole di studio e compiti a casa, ai nuovi compagni di classe… tutto cambia ma è importante riconoscere al bambino le proprie capacità; lui possiede le risorse per far fronte a tali cambiamenti.

Il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado induce dunque emozioni molto complesse sia nelle famiglie, sia negli studenti, soprattutto in quelli con Bisogni Educativi Speciali. Capita spesso, infatti, che i genitori di questi ragazzi non vedano da subito l'applicazione, da parte degli insegnanti, degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dal PDP della scuola di provenienza. Ciò può suscitare tensione in quanto si osserva un inizio che può essere molto faticoso: dalla mole di compiti assegnati, spesso così ampia da costringere genitore e figlio a maratone notturne per terminarli, alle verifiche uguali a tutti gli altri, alle quali spesso consegue un voto non troppo soddisfacente.
Un aspetto importante è la struttura della scuola: se il passaggio avviene all'interno di un Istituto Comprensivo, ci si può aspettare che ci sia una conoscenza del bambino e delle sue necessità educative e didattiche da parte del Dirigente Scolastico, del Referente per i DSA e, almeno in generale, dei docenti della Scuola secondaria nella cui classe sarà inserito. Se invece il bambino è iscritto in una scuola diversa, sarà necessario accertarsi che la diagnosi sia stata trasmessa, oppure portarla di persona. La diagnosi funzionale e il PDP del quinto anno della primaria costituiranno la base per il Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Questo passaggio, così delicato e determinante, dovrebbe essere agevolato da un “progetto di continuità”. La continuità scolastica fa riferimento al passaggio da una scuola all’altra ed è sancita dal decreto ministeriale del 3 giugno 1991 e dalla legge n. I progetti di continuità prevedono incontri tra dirigenti scolastici, insegnanti, genitori, operatori ASL (se necessario), che permettono loro di prendere in esame la situazione ambientale nella quale il bambino dovrà inserirsi, di fornire notizie sugli interventi realizzati sul piano dell’integrazione e delle attività didattiche e di valutare eventuali difficoltà, al fine di costruire un percorso scolastico quanto più sereno possibile.
Per alunni con Bisogni Educativi Speciali è possibile preparare progetti di continuità che possano consentire, nel primo periodo dell’anno scolastico un accompagnamento del bambino nella nuova scuola, a cura di una delle insegnanti che hanno lavorato con lui nell’anno precedente. Detto ciò, è importante ricordare che il nuovo PDP dovrà essere redatto dalla scuola entro il primo trimestre dell’anno scolastico di riferimento, secondo quanto specificato dalle “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento” allegate al Decreto 5669/2011.
Per tale ragione è di fondamentale importanza che la famiglia comprenda l’esigenza, da parte degli insegnanti, di dedicare le fasi iniziali dell’anno scolastico alla reciproca conoscenza dei ragazzi. Per non rendere frustranti e stressanti questi primi mesi di scuola è utile ricordare al proprio figlio che le possibili verifiche uguali per tutta la classe, lo studio non strutturato sulle specifiche peculiarità, i numerosi compiti a casa e, più in generale, la non differenziazione degli apprendimenti, non sono frutto di un disinteresse da parte degli insegnanti, quanto piuttosto della necessità di capire il livello di partenza di ogni alunno della classe, i punti di forza e le criticità.
La diagnosi può spiegare, in modo descrittivo le caratteristiche dello specifico disturbo dell’apprendimento ma difficilmente andrà a cogliere le peculiarità che caratterizzano le modalità di apprendimento di ognuno. È per tale ragione che anche in termini di legge il PDP, e quindi tutti gli strumenti compensativi e le misure dispensative previste per il ragazzo, può essere redatto entro 3 mesi dall’inizio dell’anno scolastico. In questo lasso di tempo è consigliabile non cadere nella tentazione di sostituirsi al proprio figlio nello svolgimento dei compiti a casa pur di farli tutti perché ciò implicherebbe un dato non reale relativo alle possibilità del ragazzo che andrebbe ad influire, probabilmente in modo non favorevole, sulla stesura del PDP. Dopo il primo mese e mezzo di lezioni potrebbe essere utile fissare degli incontri con i professori in modo da poterli conoscere e poter condividere con loro alcune informazioni sulle caratteristiche del proprio figlio; con una conoscenza minima di base, anche gli insegnanti sapranno indicare in modo più specifico quali strategie di apprendimento pensano possano essere utili per il ragazzo in questione.
Le Prove INVALSI e gli Esami di Stato
L’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione) predispone ogni anno le prove nazionali standardizzate: prove di rilevazione sugli apprendimenti degli studenti e delle studentesse, effettuate in modo oggettivo e uguale per tutti. Queste rilevazioni nazionali hanno carattere censuario, cioè interessano l’intera popolazione degli studenti e costituiscono attività ordinaria d'istituto. Perché sono lo strumento ufficiale utilizzato per rilevare e misurare periodicamente i livelli di apprendimento degli studenti italiani, livelli definiti a partire dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida del Ministero per l’Istruzione, che descrivono i traguardi che gli allievi devono raggiungere e rappresentano quindi il punto di riferimento del lavoro di ogni insegnante.
L’INVALSI è nato proprio per misurare gli esiti di apprendimento di alcune competenze chiave, quindi per verificare e stimolare il necessario rinnovamento della scuola italiana. Questa misurazione può essere fatta solo attraverso prove oggettive uguali per tutti. Solo se tutti vengono misurati con lo stesso metro, i dati ottenuti permettono di leggere il fenomeno con la massima risoluzione, sono comparabili nello spazio e nel tempo, e sono veramente utili.

Attenzione: Lo svolgimento delle prove INVALSI costituisce requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione (art. 7, comma 1 del D. Lgs. n. 62/2017). Attenzione: Lo svolgimento delle prove INVALSI dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado costituisce requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo d’istruzione (art. 13, comma 2, lettera b del D. Lgs. n. 62/2017).
L’ordinanza del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 22 marzo 2024 n.55 esplicita le tutele previste per gli studenti e le studentesse con DSA. "Gli studenti con disturbo specifico di apprendimento (DSA), certificato ai sensi della legge 8 ottobre 2010, n. 170 sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto dall’articolo 3, sulla base del piano didattico personalizzato (PDP). La commissione/classe, sulla base del PDP e di tutti gli elementi conoscitivi forniti dal consiglio di classe, individua le modalità di svolgimento delle prove d’esame. Nello svolgimento delle prove d’esame, i candidati con DSA possono utilizzare, ove necessario, gli strumenti compensativi previsti dal PDP e possono utilizzare tempi più lunghi di quelli ordinari per l’effettuazione delle prove scritte. I candidati possono usufruire di dispositivi per l’ascolto dei testi delle prove scritte registrati in formato “mp3”. Per la piena comprensione del testo delle prove scritte, la commissione può prevedere, in conformità con quanto indicato dal capitolo 4.3.1 delle Linee guida allegate D.M. n 5669 del 2011, di individuare un proprio componente che legga i testi delle prove scritte. Per i candidati che utilizzano la sintesi vocale la commissione può provvedere alla trascrizione del testo su supporto informatico."
In sede di esame conclusivo del primo ciclo e del secondo ciclo la commissione adotta le misure dispensative e gli strumenti compensativi previsti dal PEP.
Gestire le Differenze e Collaborare
Cercate prima un confronto con i docenti e con il coordinatore di classe. In caso di un futuro contenzioso legale è bene che i genitori possano dimostrare, anche con prove scritte, di essere stati sempre presenti e puntuali nel rapporto con la scuola. Qualora l’incontro con il dirigente non portasse a nulla, conviene rivolgersi all’Ufficio scolastico regionale per chiedere un intervento di mediazione con la scuola. Se anche questo tentativo fallisse, non resterà che rivolgersi a un legale, sempre nello spirito di cercare una soluzione e solo in ultima istanza pensare a un ricorso al Tar.
È sempre opportuno avere un atteggiamento collaborativo e presentarsi frequentemente ai colloqui. Le linee guida del Decreto Attuativo 5669/2011 della legge 170/2010 prevedono incontri a cadenza mensile o bimestrale.
La collaborazione tra scuola, famiglia e specialisti è la chiave per un percorso scolastico di successo per gli studenti con DSA. Comprendere le loro esigenze, applicare le strategie didattiche appropriate e utilizzare gli strumenti compensativi e le misure dispensative previste dal PDP sono passi fondamentali per garantire un ambiente di apprendimento inclusivo ed equo per tutti.
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