Lo sviluppo cognitivo del bambino è un processo dinamico che coinvolge percezione, memoria, linguaggio e ragionamento, realizzandosi grazie all'interazione continua con l'ambiente e con gli adulti di riferimento. Fin dalla nascita, il neonato acquisisce capacità di interazione, movimento e linguaggio. È frequente che l'attenzione degli adulti, precedentemente rivolta solo alla crescita "fisica", si sposti sullo sviluppo cognitivo del bambino. Ma come avviene esattamente lo sviluppo cognitivo dei bambini? Il bambino non è un soggetto passivo, bensì è in grado di costruire attivamente le proprie conoscenze grazie allo scambio con l'ambiente, sia fisico che relazionale: i dati che raccoglie attraverso l'esperienza vengono assimilati dai suoi schemi mentali preesistenti, che a loro volta si modificano per adattarsi alle nuove informazioni ricevute. Studiosi successivi a Piaget hanno riconosciuto l'importanza del contesto sociale e culturale nello sviluppo cognitivo del bambino, in particolare l'interazione precoce con gli adulti di riferimento. Altri studi hanno poi sottolineato l'importanza delle relazioni affettive per lo sviluppo cognitivo del bambino. I fattori affettivi e cognitivi interagiscono e si influenzano reciprocamente: lo sviluppo è un processo relazionale in cui le cure prossimali e le interazioni tra il bambino e chi si prende cura di lui hanno un ruolo fondamentale.

Parlare di "tappe dello sviluppo cognitivo" come traguardi obbligatori che il bambino deve raggiungere entro determinati periodi di tempo non è un approccio corretto. È importante considerare che lo sviluppo non è un processo lineare, ma discontinuo, caratterizzato da balzi evolutivi, apparenti regressioni, conquiste e assestamenti.
Le Fasi dello Sviluppo Cognitivo: Un Percorso di Costruzione della Conoscenza
In base alla teoria sullo sviluppo cognitivo di Piaget, è possibile identificare degli "stadi di sviluppo".
Stadio Sensomotorio (dalla nascita ai 2 anni)
In questa fase, la conoscenza del mondo avviene attraverso l'azione. Nel bambino, lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo motorio sono strettamente interconnessi. Fin dalla nascita, il neonato possiede le capacità percettive che gli consentono di recepire i primi messaggi sensoriali e riconoscere alcuni oggetti. In pochi mesi passa dall'applicazione inconsapevole di riflessi innati alla ripetizione volontaria di gesti e azioni, riproducendo ciò che ha scoperto per caso sul proprio corpo (1-4 mesi), nell'ambiente circostante (4-8 mesi), applicando schemi noti a situazioni nuove (8-12 mesi) e, infine, variando volutamente le azioni per sperimentare attivamente gli effetti (12-18 mesi). Solo alla fine di questo stadio il bambino non procede più per prove ed errori ma inizia ad anticipare l'effetto delle sue azioni: si costruisce una prima rappresentazione della realtà. Per comprendere, possiamo pensare a cosa succede quando un oggetto viene nascosto: intorno ai 6-7 mesi il bambino cerca con lo sguardo l'oggetto che ha lanciato, ma ciò non accade se l'oggetto, in seguito, risulta completamente nascosto. La situazione cambia intorno all'anno di età, quando il bambino riesce a seguire gli spostamenti di un oggetto da un nascondiglio all'altro e cerca con lo sguardo dietro a quest'ultimo (ciò si verifica solo se ha avuto modo di osservare la sequenza).
Stadio Preoperatorio (dai 2 ai 6 anni)
In questo stadio, il bambino passa dalle azioni manifeste alle azioni interiorizzate. La presenza della capacità rappresentativa è segnalata dalla permanenza dell'oggetto, dall'imitazione, dal gioco simbolico e dal linguaggio, che evocano una realtà non percepita nel presente, ma conosciuta in precedenza. Dagli "schemi di azione" dello stadio precedente si passa agli "schemi mentali". Caratteristico di questo stadio è l'egocentrismo infantile: il bambino guarda le cose dalla sua prospettiva, non rendendosi conto che esistono molteplici punti di vista. Questo aspetto è molto evidente nel linguaggio o nella conversazione, dove il piccolo non tiene conto dell'interlocutore, come se l'altro conoscesse il suo pensiero.
Stadio Operatorio Concreto (dai 6 agli 11 anni)
In questa fase, il bambino inizia a ragionare in modo logico su eventi concreti. Acquisisce la capacità di conservazione (quantità, numero, massa) e di classificazione.
Stadio Operatorio Formale (dai 10-11 anni in poi)
In questo stadio, emerge la capacità di pensiero astratto e ipotetico-deduttivo. L'adolescente è in grado di ragionare su concetti astratti, formulare ipotesi e verificarle sistematicamente.
La Metacognizione: "Pensare il Pensiero" Fin dalla Scuola dell'Infanzia
La ricerca sugli atteggiamenti metacognitivi e gli studi sui processi mentali hanno permesso di comprendere le modalità di sviluppo dell'apprendimento e come questo sia strettamente connesso con le componenti emotivo-motivazionali della personalità infantile. Gli studi più recenti sui problemi di apprendimento in presenza di disturbi specifici di apprendimento hanno guardato ai processi metacognitivi come a un'efficace possibilità di compensazione, grazie alla messa in atto di comportamenti strategici che consentono di raggiungere buoni risultati nelle prestazioni scolastiche. Grazie ai processi metacognitivi, gli alunni riescono a elaborare un metodo di studio personale.
L'American Psychological Association definisce la metacognizione come «la consapevolezza dei propri processi cognitivi, che spesso implica un tentativo conscio di controllarli». Il bambino di quattro o cinque anni che pensa di essere o di non essere bravo a saltare utilizza una conoscenza metacognitiva. Il modello di Flavell e Wellman evidenzia la necessità di padroneggiare quattro tipologie di informazioni: gli attributi personali, le caratteristiche del compito, le strategie per affrontarlo, le condizioni nelle quali si affronta il compito. Brown propone un modello basato sul concetto di metacognizione come controllo dei processi e analisi dei meccanismi di base. Cornoldi e collaboratori distinguono le conoscenze metacognitive di base e i processi cognitivi di controllo. Tra le conoscenze metacognitive si riconoscono quelle sulle persone, sui compiti e sulle strategie. Le conoscenze sulle persone consentono di cogliere gli atteggiamenti metacognitivi nelle persone, tra le persone e in riferimento agli universali cognitivi. In merito ai compiti, si possono evidenziare due sottoinsiemi: la natura delle informazioni e quella delle richieste. Tra l’atteggiamento metacognitivo e il controllo dei meccanismi cognitivi esiste un continuum, in quanto le conoscenze di una persona influenzano il controllo dei meccanismi cognitivi e possono altresì orientare un apprendimento strategico.
La ricerca psicopedagogica ha evidenziato come il successo in un compito di apprendimento sia legato alla consapevolezza della persona riguardo alla propria cognizione e regolazione della mente in uno specifico compito. La capacità di «pensare il pensiero» è un’abilità evolutiva e richiede uno sviluppo graduale e continuo sin dall’età pre-scolare. I bambini possono realizzare le loro attività con successo se sono educati a controllare l’efficacia del procedimento, le azioni messe in atto e a verificare le conoscenze circa l’esatta esecuzione del compito. L’uso «vincente» di una strategia di progettazione o di azione sviluppa, inoltre, il piacere di fare e di apprendere, nonché un positivo senso di autoefficacia, che agisce come catalizzatore per determinare forme sempre più raffinate di controllo, con benefici effetti anche sul piano dell’apprendimento. Si è notato che l’autostima degli alunni influenza la prestazione nelle varie aree di apprendimento e che alunni con un alto livello di stima nelle proprie abilità guardano con fiducia alle nuove sfide cognitive.

La Scuola dell'Infanzia come Palcoscenico per lo Sviluppo Metacognitivo
Fin dalla scuola dell’infanzia si possono «far esercitare» gli alunni a prendere coscienza delle emozioni che accompagnano le esperienze scolastiche ed extra-scolastiche. La premessa delle Indicazioni alla sezione sulla scuola dell’infanzia richiama le principali finalità dell’agire pedagogico e didattico proprio di questa scuola: il consolidamento dell’identità, lo sviluppo dell’autonomia, l’acquisto di specifiche competenze e le prime esperienze di cittadinanza. Per il consolidamento dell’identità personale si suggerisce, infatti, tra le caratterizzazioni di un’identità matura, quella di «imparare a conoscersi e ad essere riconosciuti come persona unica e irripetibile», in cui si nota un processo di progressiva consapevolezza di sé che rappresenta l’avvio verso lo sviluppo di conoscenze metacognitive, incentivato dalla didattica che il docente metterà in atto.
Le Indicazioni nazionali suggeriscono di far «imparare a riflettere sull’esperienza», «ascoltare e comprendere», «raccontare e rievocare azioni e esperienze», compiti che hanno in sé un aspetto metacognitivo che riguarda sia le conoscenze che i processi metacognitivi. Nel campo denominato «Il sé e l’altro» confluiscono le esperienze e le attività preordinate a comprendere la necessità di una convivenza umanamente valida. Nei campi di esperienza dedicati all’espressione e alla narrazione quali «Immagini, suoni, colori» e «I discorsi e le parole», il bambino viene guidato a scoprire una varietà di linguaggi: iconico, cromatico, sonoro, verbale; questa scoperta potrebbe essere accompagnata dalla consapevolezza delle modalità di comunicazione di esperienze, di emozioni, dei mezzi utilizzati per comunicare nelle situazioni in cui gli altri siano riusciti a comprendere meglio quello che si voleva esprimere. Il bambino, inoltre, «ascolta e comprende narrazioni, racconta e inventa storie, chiede e offre spiegazioni, usa il linguaggio per progettare attività […]». Questi traguardi si possono tradurre in una serie di esperienze di scoperta e di presa di coscienza, unitamente a percorsi per i quali il bambino diviene consapevole del linguaggio scelto per comunicare un vissuto e può intuire che scrivere e leggere sono abilità importanti per comunicare con gli altri.
Anche nei campi di esperienza di natura più scientifica si rilevano stimoli che ben si prestano alla progettazione di percorsi basati sulla metacognizione. Tutte queste attività si prestano a una riflessione metacognitiva che aiuti i bambini a diventare coscienti di ciò che imparano, di come lo imparano e di come possano rielaborare quanto appreso. Imparare presto ad avere padronanza di strategie diverse per apprendere consente, infatti, di contenere le conseguenze di disturbi come la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia. L’approccio metacognitivo si propone di sviluppare nel soggetto la consapevolezza di quello che sta facendo, del perché lo fa, di quando è opportuno farlo e in quali condizioni. Incoraggiare e valutare la prestazione anche in riferimento all’impegno profuso, sostenere il bambino che si cimenta con una sfida sono, dunque, azioni che predispongono a divenire metacognitivamente maturi.

Strategie Didattiche per Promuovere la Metacognizione nell'Infanzia
Il primo accorgimento consiste nel concepire l’apprendimento come un processo di costruzione della conoscenza. L’apprendimento è un processo attivo, costruttivo, cumulativo e diretto verso un obiettivo; chi apprende compie certe operazioni mentali mentre elabora le informazioni in arrivo al fine di apprendere il materiale in modo significativo. L’insegnante dovrebbe organizzare l’ambiente di apprendimento in modo che il bambino possa muoversi, cercare, sperimentare e, crescendo, divenire più capace di controllo e di pianificazione dei propri comportamenti. È anche possibile promuovere la consapevolezza di come ragioniamo, di come usiamo il pensiero e di come possiamo programmare azioni con l’uso della fiaba. Il pensiero narrativo utilizza una serie di processi cognitivi e prepara quelli di previsione, inferenza e pianificazione che si tradurranno più avanti in specifiche competenze metacognitive.
Le esperienze di "Child Initiated Learning" sono particolarmente interessanti. Dopo l’osservazione compiuta dall’insegnante, i bambini sono stimolati a fornire motivazioni sulla scelta dell’attività svolta, oppure spiegazioni di come sia stata svolta. Questa fase precede l’attività di progettazione del percorso curricolare e si iscrive nel quadro dell’esercizio di attività metacognitive per i bambini. Consente, inoltre, l’impostazione di una didattica centrata sugli atteggiamenti di scoperta e di meraviglia, propri dei bambini della scuola dell’infanzia e prodromi di qualsiasi atteggiamento metacognitivo.
La scuola dell’infanzia è l’ambiente più adatto per iniziare alla consapevolezza di come pensiamo, di come agiamo, di come pianifichiamo; quindi si può sostenere l’ipotesi che il profilo dell’allievo «metacognitivamente maturo» si inizi a delineare fin dall’età pre-scolare. In un’esperienza sperimentale condotta in alcune scuole dell’infanzia di Roma, è stato adattato un percorso previsto per la scuola primaria, prevedendo fasi di intervento come: riflettere sulla mente; la mente in azione; controllare la mente; credere nella mente. I primi risultati incoraggiano l’ipotesi che un approccio metacognitivo precoce possa favorire uno sviluppo più consapevole delle proprie capacità cognitive e possa accrescere una positiva immagine di sé come alunno che apprende, aumentando il livello di autoefficacia e di motivazione al lavoro scolastico.
Le Strategie Metacognitive Fondamentali
Nel processo di apprendimento è importante imparare a riflettere sulla propria mente e sulle conoscenze che possediamo. Questo ci permette di capire come affrontare un compito nel migliore dei modi aiutandoci nella scelta delle strategie più adeguate da utilizzare in quel momento. L’ultimo step è quello dell’autovalutazione che ci consente di valutare come abbiamo affrontato quel compito.
Gli aspetti metacognitivi si riferiscono alla comprensione del compito e della sua difficoltà, all’analisi delle vie per affrontarlo, alla scelta e pianificazione della linea da seguire e all’utilizzo coordinato delle strategie adottate. Tali processi possono verificarsi solo perché l’individuo possiede già delle conoscenze relative al compito proposto che gli permettono proprio di capire il compito e di affrontarlo nel modo più corretto e adeguato. Convivono dunque due aspetti: la conoscenza metacognitiva (ovvero l’insieme delle conoscenze che riguardano il funzionamento della mente e che sono potenzialmente in grado di influire su di essa) e i processi metacognitivi di controllo (ovvero l’insieme dei processi che presiedono ai processi cognitivi durante la loro esecuzione).
In particolare, si evidenziano alcune tra le principali strategie di controllo metacognitivo:
- Previsione: Consiste nella capacità di saper anticipare il livello della propria prestazione in relazione alla tipologia, alla difficoltà e alla finalità del compito. In questo caso entra in gioco anche la memoria in quanto è necessario attivare le conoscenze pregresse, le informazioni che già si possiedono e metterle in relazione con le “nuove” (ovvero quelle richieste dal compito). Un esempio di tale attivazione è la lettura del titolo o la visione delle immagini (ovviamente se presenti nel testo). La previsione attiva dunque la memoria, sviluppa la formulazione di ipotesi e attiva l’attenzione, permette di collegare il particolare al generale e stimola l’attenzione sostenuta che favorisce la comprensione del testo.
- Pianificazione: Consiste nella capacità di ordinare le varie fasi necessarie per la risoluzione di un compito. Una strategia di pianificazione prevede l’utilizzo di una sequenza di attività: osservazione, esecuzione e controllo. L’osservazione è una vera e propria esplorazione visiva del materiale che si ha a disposizione per risolvere il compito e deve essere attiva per tutta la durata dello stesso; l’esecuzione si riferisce invece all’utilizzo di specifiche abilità (ad esempio l’individuazione di parole chiave o di concetti rilevanti); il controllo riguarda il monitoraggio e l’autovalutazione.
- Monitoraggio: Consiste nella capacità di controllare ciò che si sta facendo e che si è fatto ed è in questa fase che entra in gioco l’attenzione. Nel momento in cui il processo di controllo attentivo è finalizzato al compito e costante nel tempo, si può affermare di aver raggiunto l’automatismo delle strategie ed un loro veloce utilizzo.
- Autovalutazione: L’autovalutazione è un aspetto molto importante relativo all’efficacia e all’efficienza delle strategie messe in atto.
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L'Influenza di Fattori Esterni sul Comportamento Infantile
È fondamentale comprendere che i comportamenti dei bambini non sono determinati esclusivamente dallo stile educativo dell'adulto. Numerosi fattori, interni ed esterni, concorrono a plasmare l'atteggiamento e la regolazione emotiva dei più piccoli.
Sonno, Alimentazione e Stimolazione Sensoriale
La qualità del sonno, la sua capacità di essere ristoratore e il numero di ore dormite influiscono profondamente sui comportamenti. La privazione del sonno può manifestarsi con comportamenti diversi dal solito, anche nei bambini piccoli. Allo stesso modo, fame e sete incidono sul modo di essere e funzionare dei bambini, potendo causare momenti di stress, soprattutto durante le transizioni. Uno snack sano può fornire l'energia necessaria per affrontare le sfide della giornata.
La sovra-stimolazione o la sotto-stimolazione sensoriale possono anch'esse condizionare il funzionamento dei bambini. Un sovraccarico di informazioni sensoriali può portare a disregolazione, emozioni intense, esplosive, o al contrario, a chiusura e isolamento. È importante prestare attenzione all'ambiente e, se possibile, fornire stimoli differenti o modificare la quantità di input sensoriali.
Cambiamenti, Relazioni e Fattori Biologici
Grandi cambiamenti nella vita di un bambino, come un trasloco, l'inizio di una nuova scuola, la nascita di un fratellino, la separazione dei genitori, una malattia familiare o un lutto, possono incidere significativamente sul loro comportamento e sul loro stato emotivo. Anche i passaggi di crescita possono comportare apparenti regressioni temporanee.
Le problematiche legate alla vista e all'udito possono influenzare il comportamento dei bambini, portando a manifestazioni che potrebbero essere interpretate erroneamente come "cattiva volontà". Vista e udito sono sensi fondamentali per l'orientamento e la comprensione del mondo circostante.
Il temperamento innato del bambino ha un'incidenza notevole sul modo in cui affronta le situazioni quotidiane, influenzando aspetti emotivi e comportamentali. Man mano che cresce, il temperamento si fonde con l'ambiente per strutturare il carattere.
Dispositivi Digitali e Comportamento
L'eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi (time screen) è un fattore che incide sulla disregolazione, soprattutto in un'epoca in cui i bambini entrano in contatto con i dispositivi tecnologici sempre più precocemente. I bambini, in particolare nei primi anni di vita, necessitano di esperienze concrete e sensoriali, piuttosto che virtuali. Un uso prolungato dei dispositivi può condizionare il corretto percorso di crescita e, di conseguenza, il comportamento.
Affrontare i Disturbi Comportamentali: Un Approccio Integrato
Quando un bambino manifesta disturbi comportamentali, è importante un'analisi approfondita che consideri molteplici fattori. L'iperattività, ad esempio, viene definita come l'incapacità di aderire alle regole, l'irrequietezza, il disturbare in classe e l'inconstanza nelle attività.
I disturbi comportamentali possono manifestarsi con forme diverse, come irritabilità, aggressività, iperattività e impulsività. Comportamenti violenti, come mordere o colpire, possono emergere da disagi legati alla prima infanzia e all'età prescolare. Problemi di condotta e rabbia possono essere risposte a frustrazioni accumulate.
L'espressione del comportamento (aspetto esterno) deve essere valutata considerando anche le dinamiche relazionali. L'atteggiamento genitoriale, la capacità di stabilire limiti chiari e di fornire risposte appropriate allo stato d'animo del bambino sono cruciali. Risposte brusche, punitive o indifferenti possono trasmettere messaggi errati e ostacolare lo sviluppo di un'interazione emozionale equilibrata.
Fattori biologici, come l'indole comportamentale innata, e modalità psicopatologiche, come l'imposizione di ordini percepiti come ingiusti, possono influenzare negativamente il comportamento. L'instabilità e l'aggressività materna, ad esempio, possono accrescere l'irascibilità del bambino. Problemi nella mentalizzazione, ovvero la difficoltà del bambino ad assimilare e comprendere le espressioni, i sentimenti e le intenzioni altrui, possono anch'essi incidere.
La valutazione di eventuali problemi comportamentali nei bambini si verifica dopo un'accurata analisi che tenga conto di vari aspetti: l'interazione bambino-genitore, le attività quotidiane, le situazioni che anticipano e seguono l'atteggiamento inadatto. Eccessive aspettative genitoriali, relazioni insufficienti, regole educative troppo accondiscendenti o una ciclicità di atteggiamenti errati possono contribuire alla manifestazione di disturbi.
È fondamentale che lo specialista tranquillizzi i genitori sulla salute fisica del bambino, poiché i comportamenti disadattivi non sono generalmente segnali di patologie fisiche. L'empatia verso i genitori, la dedizione di tempo per attività ricreative con il bambino e l'apprezzamento per i comportamenti positivi sono essenziali. Aspri rimproveri e punizioni corporali vanno evitati, in quanto possono acuire l'insicurezza e ledere l'autostima del piccolo.
La Metacognizione come Strumento di Successo Scolastico e Personale
La didattica metacognitiva rappresenta un approccio fondamentale per aiutare gli studenti a imparare in modo più efficace. Consiste nell'aiutare gli alunni a sviluppare processi cognitivi utili a migliorare le proprie competenze, a elaborare un metodo di studio personale e a valutare quale sia il metodo di apprendimento più consono alle proprie attitudini. La didattica metacognitiva è un valido alleato per gli studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), guidandoli a concentrarsi sulle proprie abilità.
Le strategie metacognitive includono la selezione delle informazioni più utili, l'organizzazione degli argomenti per creare un discorso logico (utile anche la creazione di mappe concettuali), l'elaborazione per unire conoscenze acquisite e da acquisire, e la ripetizione per fissare i concetti a lungo termine.
L'autovalutazione, attraverso strumenti come un diario personale o schede di autovalutazione, permette allo studente di riflettere sul proprio percorso di apprendimento, identificare difficoltà e successi. La figura dell'insegnante si configura come mediatore e facilitatore della consapevolezza metacognitiva, utilizzando metodologie didattiche diversificate e ponendo domande stimolanti.
La valutazione formativa, intesa come dialogo e confronto sul percorso di apprendimento, è cruciale per favorire la metacognizione. Essa supporta il discente durante l'apprendimento, offrendo feedback e osservazione continua, piuttosto che concentrarsi unicamente sul risultato finale. Insegnare che la consapevolezza di come si apprende riguarda non solo le mura scolastiche, ma tutta l'esperienza di vita, in quanto l'apprendimento non passa solamente per la lezione da studiare o l’esercizio da svolgere, ma anche nel miglioramento continuo del sé.
La sfida è creare il contesto ottimale per favorire la metacognizione, promuovendo negli studenti la consapevolezza della propria individualità e del modo in cui apprendono, trasformando le valutazioni in occasioni di crescita e non di umiliazione.
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