Il Bambino e lo Scarabocchio: Un Viaggio nella Mente Attraverso il Gioco con Donald Winnicott

La psicoanalisi, nel suo continuo sforzo di comprendere le profondità della psiche umana, ha spesso trovato nei concetti di Donald Winnicott un faro di luce, specialmente quando si tratta di infanzia e sviluppo. Il suo approccio, radicato nell'osservazione clinica e in una profonda empatia, ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo alla relazione madre-bambino, al gioco e alla costruzione del sé. Tra le sue molteplici innovazioni, il "gioco dello scarabocchio" (Squiggle Game) emerge come uno strumento particolarmente potente e accessibile per esplorare il mondo interiore di un bambino, offrendo un ponte tra il mondo interno del paziente e la realtà esterna dell'analisi.

L'Origine della Provocazione: "Non Esiste il Bambino"

Donald Winnicott che parla con un bambino

La carriera di Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, è costellata di intuizioni che hanno scosso le fondamenta del pensiero psicologico del suo tempo. Una delle sue affermazioni più celebri e apparentemente paradossali, pronunciata nel 1942, fu: "There's no such thing as a baby" (Non esiste il bambino). Questa dichiarazione, lontana dal negare l'esistenza fisica dei neonati, mirava a mettere in discussione la concezione individualistica dell'essere umano, dominante nella cultura occidentale. Winnicott sosteneva che un bambino non può essere compreso o esistere come entità isolata; egli è intrinsecamente legato a chi si prende cura di lui, formando un'unità indissolubile. Come affermava: "Se mi mostrate un bambino, mi mostrate certamente anche qualcuno che se ne prende cura, o almeno una carrozzina con gli occhi e le orecchie di qualcuno appiccicati ad essa." Questa prospettiva enfatizza l'importanza del "set-up ambiente-individuo" come unità di base dell'esistenza, spostando il "centro di gravità" dell'essere dalla singola persona all'intero sistema relazionale in cui è immersa.

La Tecnica dello Scarabocchio: Un Ponte verso la Comunicazione

Il "gioco dello scarabocchio" è una delle manifestazioni più note dell'approccio di Winnicott, descritto in opere fondamentali come "Gioco e realtà". Lungi dall'essere una rigida tecnica, Winnicott lo considerava un modo per stabilire un contatto autentico con un piccolo paziente, un invito a giocare che stimolasse la creatività e permettesse l'espressione del "vero sé". Il processo è sorprendentemente semplice e si basa sulla reciprocità.

Il terapeuta inizia proponendo un gioco al bambino: "Facciamo un gioco… Io lo so cosa vorrei giocare e adesso te lo faccio vedere." Su un tavolo, carta e matite attendono la loro trasformazione. Winnicott divideva i fogli a metà per minimizzare l'importanza formale dell'attività e spiegava: "Il gioco che vorrei fare non ha nessuna regola. Prendo la matita e faccio così… e tu mi fai vedere se ti sembra che assomigli a qualcosa o se lo puoi far diventare qualcosa, puoi farlo diventare ciò che vuoi … poi ne fai uno tu e io vedrò se posso fare qualcosa con il tuo."

Questo scambio, in cui terapeuta e bambino si alternano nel creare scarabocchi e nel trasformarli in immagini, diventa la comunicazione principale della seduta. Attraverso questo processo ludico, si crea uno spazio condiviso di significati, un'area transizionale dove pensieri, sentimenti e disegni possono essere presentati, esplorati e accettati, anche nella loro potenziale confusione.

Dallo Scarabocchio all'Insight: Il Caso di Mark

Il saggio di Winnicott "La pazzia della madre che appare nel materiale clinico come fattore ego-alieno", analizzato da Vincenzo Bonaminio, offre un esempio illuminante di come questa tecnica possa condurre a profonde comprensioni. Nel caso di un piccolo paziente di nome Mark, uno scarabocchio apparentemente insignificante si trasforma in una chiave interpretativa.

Dopo che Mark disegna un piccolo segno incomprensibile a lato di uno scarabocchio, Winnicott, guidato dalla sua intuizione clinica, gli chiede cosa sia. Mark risponde che si tratta di un segno (mark) e quindi di un niente. Questa prima ipotesi interpretativa, che il bambino Mark si senta un niente, viene tenuta in sospeso da Winnicott, che attende ulteriori sviluppi clinici. La sua capacità di attendere che il materiale clinico porti conferma alle sue ipotesi è una delle sue qualità distintive.

Successivamente, Mark inizia a parlare di un treno che deve fermarsi su un binario laterale per far passare un treno più veloce, rimanendo bloccato in attesa. È in queste parole che Winnicott individua il materiale "alieno" che preme dall'inconscio. Il treno bloccato porta a un ulteriore insight: "c’era caos e non ordine nelle sue esperienze immediate". Con i successivi scarabocchi, emerge qualcosa di caotico, non ancora pienamente rappresentabile per Mark.

Il registro della seduta cambia improvvisamente: il bambino si comporta in modo radicalmente diverso, un cambio improvviso in cui Winnicott riconosce l'arrivo di un agente traumatico. Bonaminio si interroga se questo non fosse il risultato della pre-formulazione dell'analista che ha dato a Mark la sensazione che ci fosse lo spazio per far emergere il "buffo" e lo "strano", la dimensione del bizzarro che era stata notata, capita e accolta.

Winnicott tenta un'interpretazione sulla scena primaria, alla quale Mark risponde compiacente, permettendo all'analista di rintracciare il falso Sé del bambino in azione. Abbandonando il percorso inautentico, il bambino si disorganizza nuovamente, rappresentando la "follia" che irrompe nella stanza. Rimandando la sua interpretazione, Winnicott sottolinea la distinzione tra interpretare e fare interpretazioni: è al paziente che bisogna tornare per essere sufficientemente sicuri che ciò che si dirà è pregnante e verosimile.

Alla fine, Winnicott interpreta a Mark che, come il treno veloce mette da parte il treno più piccolo, così sua madre a volte impazzisce e lui deve farsi da parte, diventando un niente. Il processo di trasformazione avviene attraverso la riconquistata capacità di giocare, poiché Mark, da un "niente", è diventato "qualcosa".

L'Importanza dello "Spazio Transizionale" e della "Madre Sufficientemente Buona"

Il gioco dello scarabocchio non è solo uno strumento diagnostico, ma anche un mezzo per costruire uno "spazio transizionale". Questo concetto, centrale nella teoria di Winnicott, descrive un'area intermedia tra la realtà interna e quella esterna, uno spazio di gioco e creatività che l'individuo non abbandona mai completamente. Lo scarabocchio, con la sua materia cedevole che si sottomette alla fantasia, diventa un veicolo espressivo che facilita la comunicazione e la creazione di significati condivisi.

Un bambino che gioca con un oggetto transizionale (orsacchiotto)

La figura materna gioca un ruolo cruciale in questo processo. La "madre sufficientemente buona" è quella in grado di rispondere in modo adeguato ai bisogni psicologici del bambino, offrendo un ambiente di contenimento e di "specchiatura" emotiva. Quando la madre riflette positivamente il bambino, questo impara a riconoscersi come soggetto, acquisendo un senso di sé stabile e sicuro. Al contrario, una madre non sufficientemente disponibile può ostacolare lo sviluppo di un'immagine positiva di sé, lasciando il bambino con un senso di identità frammentato.

L'Eredità di Winnicott: Creatività, Gioco e Interdipendenza

L'eredità di Donald Winnicott si estende ben oltre il gioco dello scarabocchio. La sua enfasi sulla creatività, sull'importanza del gioco per lo sviluppo autentico del sé e sulla natura intrinsecamente interdipendente dell'esistenza umana continua a ispirare psicologi, educatori e genitori.

Winnicott ci insegna che "è nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé." Questa visione sottolinea come il gioco non sia un mero passatempo, ma un'attività fondamentale per la scoperta e l'affermazione del proprio essere.

Inoltre, la sua critica al mito dell'autosufficienza adulta ci invita a riconoscere che l'interdipendenza non è un segno di immaturità, ma una caratteristica fondamentale della condizione umana. La psicoterapia, vista come una replica dell'ambiente primario, offre uno spazio in cui questa interdipendenza può essere esplorata e compresa, permettendo la costruzione di un sé più autentico e integrato.

L'introduzione di aspetti come il silenzio, l'immaginazione e l'immagine nel processo terapeutico, valorizzati da Winnicott, evidenzia l'importanza di un approccio olistico alla cura psichica. L'ascolto attento dei silenzi, l'accoglienza delle immagini che emergono spontaneamente e la valorizzazione della comunicazione non verbale sono elementi chiave per comprendere le dinamiche più profonde che guidano il nostro essere nel mondo.

Le varianti e gli adattamenti dello "Squiggle Game", come quelli proposti da Paola Chieffi e Giuseppe Pellizzari, dimostrano la vitalità e la flessibilità del suo approccio, che continua a evolversi per rispondere alle esigenze di diverse fasce d'età e contesti clinici. Che si tratti di bambini, adolescenti o adulti, il gioco dello scarabocchio rimane uno strumento prezioso per favorire l'auto-scoperta, rafforzare la relazione terapeutica e, in ultima analisi, per aiutare gli individui a trovare e a esprimere il proprio sé più autentico. L'idea che "tutto è pieno di segni, e sapiente è colui che da una cosa ne conosce un’altra", citando Plotino, riassume perfettamente la potenza evocativa e trasformativa di questo semplice, ma profondo, gioco.

tags: #bambino #con #la #corda #winnicott

Post popolari: