Olanda: L'Arte di Sottrarre Terre al Mare, Tra Ingegneria Idraulica e Sfide Climatiche

Paesaggio di polder olandesi con dighe e canali

L'Olanda, un paese la cui stessa esistenza sembra sfidare la gravità, è un esempio monumentale di come l'ingegno umano possa plasmare il paesaggio e domare le forze della natura. Gran parte del suo territorio, infatti, è costituito da polder, terre strappate al mare attraverso un'audace e secolare opera di bonifica. Questa conquista territoriale, tuttavia, non è un evento statico, ma un processo dinamico che continua a evolversi, soprattutto di fronte alle crescenti sfide poste dal cambiamento climatico.

La Genesi dei Polder: Una Storia di Lotta Contro l'Acqua

Il concetto di polder, un tratto di mare prosciugato artificialmente attraverso la costruzione di dighe, affonda le sue radici in un passato lontano. I primi esperimenti di prosciugamento di tratti di paludi costiere e di mare aperto furono realizzati già nel XII secolo, con particolare riferimento alle aree circostanti la città di Bruges. Tuttavia, fu con il perfezionamento della tecnica ad opera degli olandesi nei secoli successivi che questa pratica assunse una scala e un'importanza senza precedenti. Oggi, oltre la metà della superficie di terreno ottenuta con questa tecnica si trova nei Paesi Bassi, testimoniando la profonda connessione tra la nazione e la sua lotta contro l'acqua.

Mulini a vento olandesi storici utilizzati per il prosciugamento dei polder

La logica alla base della creazione di un polder è complessa e richiede una comprensione approfondita delle dinamiche idrauliche. Si inizia con la costruzione di una diga che isola una superficie di terreno costiero. Successivamente, questo terreno viene suddiviso, per mezzo di argini e sbarramenti, in bacini minori. L'acqua viene poi eliminata da questi bacini attraverso un complesso sistema di chiuse e, in passato, con l'ausilio di mulini a vento. L'opera di bonifica del Lago di Beemster, completata nel 1612 e oggi patrimonio dell'UNESCO, rappresenta uno dei più significativi esempi di questa ingegneria, celebre per la sua accurata pianificazione secondo criteri rinascimentali e la sua quasi integrale conservazione dello stato originario.

È fondamentale considerare che il livello del suolo all'interno di questi acquitrini prosciugati, con il tempo, tende a diminuire. Questo fenomeno fa sì che tutti i polder si ritrovino ad essere al di sotto del livello dell'acqua nelle zone circostanti per un periodo più o meno lungo. In questi casi, il polder si ritrova a contenere acqua in eccesso, la quale deve essere rimossa. Ciò avviene solitamente attraverso l'estrazione con pompe o il drenaggio tramite l'apertura delle chiuse, approfittando della bassa marea.

L'evoluzione tecnologica ha giocato un ruolo cruciale nel rendere questa impresa sempre più efficiente. Se nel XVI e XVII secolo si faceva affidamento sui mulini a vento, la tecnica mise a disposizione degli Olandesi il motore a vapore, impiegato per la prima volta nel 1787, con il quale era possibile far funzionare pompe molto più potenti. Nel 1852 fu completato il prosciugamento dell'Haarlemmermeer, uno specchio d'acqua di 19.000 ettari che, nel 1836, durante una tempesta, aveva minacciato addirittura di sommergere Amsterdam. L'ulteriore potenziamento dei sistemi di pompaggio, con l'introduzione dei motori elettrici e Diesel, ha consentito di intraprendere un'imponente azione di recupero delle terre progressivamente sommerse dal mare, a causa del pur lentissimo abbassamento del suolo, nel cuore stesso del paese.

La Guerra dell'Acqua: Un Adagio Olandese

Il detto "Dio ha creato il mondo, ma gli olandesi hanno creato l'Olanda" racchiude l'essenza di questa nazione. La lotta contro l'acqua non è stata solo una questione di ingegneria, ma una vera e propria "guerra dell'acqua", iniziata duemila anni fa e mai veramente finita. Il 65% del territorio olandese si troverebbe sommerso se la coabitazione tra uomo e natura non avesse permesso di costruire un meraviglioso sistema di dighe, chiuse e canali che attira l'attenzione di tutto il mondo, da San Francisco a Miami, e che avrebbe potuto essere un modello per Venezia.

Questa battaglia per la sopravvivenza ha plasmato la mentalità olandese, instillando un senso di calma, pragmatismo e un profondo rispetto per la natura. Gli olandesi hanno imparato, attraverso migliaia di morti annegati, dispersi o sfollati nel corso dei secoli, che l'avversario, se vuole, è sempre e clamorosamente più forte. Vivendo sotto il livello del mare, nei polder, queste terre di conquista, combattono la loro battaglia per la sopravvivenza senza ideologie né isterie, ma con idee concrete e investimenti mirati.

Flevoland: La Provincia Nata dal Mare

Un esempio emblematico di questa conquista territoriale è la provincia del Flevoland. L'1 gennaio 1986, Flevoland è diventata l'undicesima provincia dei Paesi Bassi, con 360.000 abitanti distribuiti in sei municipalità che vivono sul fondale dell'ex Zuiderzee (Mare del Sud). Lo Zuiderzee, esistito fino al 1932, anno di costruzione della diga Afsluitdijk che lo trasformò in un mare interno, l'Ijsselmeer, era un'entità che per secoli aveva tormentato villaggi e campi con tempeste e inondazioni.

La storia di Flevoland è intrinsecamente legata all'opera di ingegneria idraulica guidata dall'ingegnere Cornelis Lely, che pose fine all'avanzata dello Zuiderzee. Dopo la Prima Guerra Mondiale, tra l'Olanda settentrionale e la Frisia, venne costruita una diga lunga 32 chilometri, l'Afsluitdijk. Urk e Schokland esistevano prima della diga, mentre Almere è una "new town" fondata nel 1976. La creazione di Flevoland rappresenta una delle più grandi opere di bonifica mai realizzate al mondo, trasformando un vasto specchio d'acqua in terra fertile e abitabile.

Mappa dei Paesi Bassi che evidenzia l'estensione dei polder e delle aree bonificate

Rotterdam: Un Modello di Resilienza Urbana e Innovazione Sostenibile

Rotterdam, la seconda città più grande dei Paesi Bassi, affronta il cambiamento climatico con un singolare spirito di inventiva. Rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, la città si è ricostruita abbracciando un'architettura audace e soluzioni innovative per convivere con l'acqua. Affacciata sul Mare del Nord, attraversata da tre grandi fiumi e costellata di laghi e torrenti, la bassa pianura olandese è stata a lungo vulnerabile alle inondazioni. Dopo la devastante alluvione del 1953, che causò la morte di quasi 2.000 persone, il governo olandese ideò l'ambizioso Programma Delta, creando dighe, argini e sofisticate barriere contro le tempeste controllate da computer.

Negli anni successivi sono state adottate ulteriori tattiche per contenere le inondazioni, come i bacini di raccolta che imitano le pianure alluvionali naturali dei fiumi e le "dighe verdi" ricoperte di argilla ed erba che assorbono l'acqua per attutire le onde.

Un esempio concreto di questa resilienza è la "Floating Farm", una micro-fattoria galleggiante a tre piani ormeggiata nel porto di Rotterdam. Qui, circa 40 vacche trascorrono la maggior parte della giornata in una stalla ariosa, mentre robot si occupano della mungitura e della raccolta del letame. Una tettoia rivestita di pannelli solari fornisce ombra ai bovini e raccoglie l'acqua piovana, che viene poi purificata per essere bevuta. Il latte e i suoi derivati vengono lavorati al piano intermedio, mentre le forme di formaggio Gouda maturano al piano più basso, più fresco, sotto la superficie dell'acqua. La fattoria, alimentata a energia solare e realizzata in maniera sostenibile, offre anche un negozio a terra dove i visitatori possono acquistare i prodotti lattiero-caseari e visitare la struttura.

La Floating Farm di Rotterdam, una fattoria galleggiante innovativa

Un altro esempio di architettura sostenibile e integrata con l'ambiente acquatico sono le "wikkelboat", case galleggianti bilocali costruite con strati di cartone ondulato, che garantiscono isolamento acustico e termico. Queste abitazioni, disponibili in diverse dimensioni e servizi, si trovano nei porti di Rijnhaven e Wijnhaven, offrendo ai turisti la possibilità di noleggiare attrezzature per attività acquatiche e godersi il paesaggio urbano, alcune dotate anche di vasche idromassaggio all'aperto.

La passerella galleggiante che conduce al "Floating Office Rotterdam" (FOR), situato nel tranquillo Rijnhaven, è un'altra testimonianza dell'integrazione tra architettura e ambiente acquatico. Questo edificio di tre piani, costruito in legno, è a emissioni zero ed energia positiva, con un tetto verde che assorbe l'acqua piovana e fornisce un ecosistema per gli uccelli. "Combinare soluzioni high-tech e low-tech è un'idea innovativa di architettura sostenibile", afferma Albert Richters di Powerhouse Company, lo studio di architettura che ha realizzato il progetto. Tra gli inquilini del FOR si trova il ristorante di lusso Putaine, che propone un menu stagionale con particolare attenzione ai piatti vegetariani, operando nel modo più sostenibile possibile.

Infine, a Nassauhaven, un porto in disuso, gli "Harbourlofts" sono 18 ville a zero emissioni, dotate di pannelli solari, sistemi di purificazione dell'acqua e impianti a biomassa o pompe di calore per il riscaldamento. I residenti hanno accesso a stazioni di ricarica e a veicoli elettrici condivisi. Queste ville, che poggiano su pontoni di cemento ancorati al fondo del porto, sono molto stabili e si affacciano su un parco naturale soggetto alle maree, sviluppato sia per l'estetica sia come adattamento alle inondazioni.

Perché e come hanno costruito Amsterdam sull'acqua?

Marken: Un Villaggio Sospeso nel Tempo

A pochi chilometri da Amsterdam, si trova il pittoresco villaggio di Marken, un luogo che sembra uscito da una cartolina d'altri tempi. Le sue strade silenziose, le case di legno dipinte con colori tenui che si affacciano su canali placidi, e l'aria che profuma di mare e tradizione, creano un'atmosfera di quiete e contemplazione. Marken, originariamente un'isola nel Zuiderzee, ha vissuto per secoli in perfetta simbiosi con il mare. I suoi abitanti, pescatori e contadini, hanno affrontato le dure condizioni climatiche e le frequenti inondazioni con ingegno e tenacia, sviluppando uno stile di vita unico, con abiti tradizionali, architettura in legno rialzata per proteggersi dalle acque, e una cultura profondamente legata alla pesca.

Le case venivano costruite su piccoli monticelli artificiali chiamati "werven", per evitare che le maree le sommergessero. Con la costruzione della Diga Afsluitdijk nel 1932, il Zuiderzee fu chiuso e trasformato in un lago d'acqua dolce, l'IJsselmeer, segnando la fine della pesca come attività principale ma aprendo la strada a una nuova era. Nel 1957, l'isola fu collegata alla terraferma tramite un istmo, perdendo la sua condizione insulare ma non la sua identità.

Oggi, Marken è un luogo dove il passato convive con il presente e le tradizioni sono ancora vive. I costumi folkloristici indossati nelle occasioni di festa, i musei che conservano la memoria di un passato antico, e l'atmosfera intima e poetica, rendono Marken un'esperienza che si insinua dolcemente nell'anima. Il faro solitario che veglia sul lago IJsselmeer, le barche ormeggiate nel porto, ogni angolo qui racconta una storia, invitando il visitatore a camminare, ascoltare e vivere.

Case tradizionali in legno a Marken con canali e barche

La Nuova Sfida del Cambiamento Climatico

I Paesi Bassi, che rischiano di diventare ancora più bassi, si trovano ad affrontare una nuova e pressante sfida: il cambiamento climatico. L'acqua salata e quella dolce sono state tenute a bada per secoli, imparando a conoscere e a domare maree e mareggiate, e fiumi imponenti come il Reno e la Mosa. Tuttavia, la natura, quando vuole, ricorda a tutti la sua supremazia.

Le strategie olandesi di gestione delle acque, basate su un mix di soluzioni high-tech e low-tech, sono diventate un punto di riferimento internazionale. La capacità di adattamento, l'investimento continuo in infrastrutture resilienti e un profondo rispetto per le forze naturali sono gli strumenti con cui l'Olanda continua la sua millenaria battaglia per la sopravvivenza, dimostrando al mondo intero come sia possibile non solo coesistere con l'acqua, ma persino trarne vantaggio, trasformando una potenziale minaccia in una risorsa. La visione a lungo termine, come quella dimostrata nella gestione del Waterloopbos e nella riqualificazione della diga Afsluitdijk, con l'integrazione di installazioni artistiche monumentali ed ecosostenibili, sottolinea come l'innovazione e la creatività siano essenziali per affrontare le sfide del futuro.

L'adagio "Dio ha creato la Terra, ma gli olandesi hanno creato l'Olanda" assume oggi un significato ancora più profondo, poiché la loro capacità di ingegneria idraulica e la loro resilienza di fronte alle avversità climatiche offrono preziose lezioni per un mondo sempre più alle prese con l'innalzamento del livello dei mari e gli eventi meteorologici estremi.

tags: #baesi #bassi #citta #in #depressione #dal

Post popolari: