Il disturbo della quiete pubblica, disciplinato dall'articolo 659 del Codice Penale, rappresenta una fattispecie criminosa volta a tutelare la serenità e la tranquillità della collettività da rumori e schiamazzi eccessivi. La sua interpretazione e applicazione hanno subito significative evoluzioni, soprattutto a seguito delle recenti modifiche legislative introdotte dal Decreto Legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, comunemente noto come "legge Cartabia". Questo articolo si propone di analizzare in profondità la norma, le sue modifiche, le problematiche interpretative emerse e il quadro giurisprudenziale che ne delinea i contorni.
L'Articolo 659 del Codice Penale: Genesi e Modifiche
L'articolo 659 del Codice Penale, nella sua formulazione originaria, recitava: "Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309." Questa norma prevedeva la procedibilità d'ufficio per tutte le ipotesi contemplate.
La legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, ha introdotto la possibilità di estendere il regime di procedibilità a querela di parte a specifici reati. In attuazione di tale delega, il D. Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (legge Cartabia) ha modificato l'articolo 659 c.p., introducendo un importante cambiamento nella procedibilità.
Il nuovo comma 2 dell'articolo 659 c.p. stabilisce che: "Nell'ipotesi prevista dal primo comma, la contravvenzione è punibile a querela della persona offesa, salvo che il fatto abbia ad oggetto spettacoli, ritrovi o trattenimenti pubblici, ovvero sia commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità."
Questa modifica ha reso necessario un'attenta disamina dell'ambito di applicazione dell'eccezione al nuovo regime di procedibilità a querela, in particolare per quanto concerne spettacoli, ritrovi o trattenimenti pubblici, e la sua relazione con le altre fattispecie.

L'Interpretazione Giurisprudenziale Post-Cartabia: Divergenze e Orientamenti
L'introduzione della procedibilità a querela ha generato un dibattito interpretativo, come emerge dalle sentenze della Corte di Cassazione.
Una prima pronuncia, subito dopo l'entrata in vigore della legge Cartabia, ha affrontato il caso di un locale da cui provenivano emissioni sonore e schiamazzi di avventori, disturbando la quiete notturna. La Cassazione ha precisato che tale fattispecie, in quanto legata a "ritrovi" (intesi come luoghi aperti alla frequentazione di una pluralità di persone per intrattenimento o attività condivisa), rientrava nell'eccezione prevista dalla legge, mantenendo la procedibilità d'ufficio.
Successivamente, un'altra sentenza ha riguardato la condanna del gestore di un bar-caffetteria per schiamazzi della clientela e rumori di apparecchiature, che disturbavano il riposo di un residente. In questo contesto, si è posta la questione del regime del "favor rei", applicabile ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della legge modificatrice.
Una terza sentenza, più recente, ha ribadito la procedibilità a querela per un gestore di bar-caffetteria, oggetto di segnalazioni per rumori molesti. La Corte ha sottolineato che il fatto non rientrava nelle eccezioni previste dalla legge Cartabia, poiché non si trattava di "spettacoli, ritrovi o trattenimenti pubblici" nel senso inteso dal legislatore per mantenere la procedibilità d'ufficio.
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La Ratio della Modifica Legislativa e il Benessere Collettivo
La relazione illustrativa al decreto legislativo n. 150/2022 fornisce un chiarimento sulla volontà del legislatore. L'intervento mira a rendere procedibile a querela la contravvenzione di disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone nelle ipotesi in cui essa costituisca un reato contro la persona, con un'offesa diretta a beni personali di individui determinati, quali le loro occupazioni e il loro riposo. Gli obiettivi di efficienza del sistema processuale hanno spinto a condizionare l'azione penale alla presentazione di una querela nei casi, come quello del disturbo arrecato da un condizionatore rumoroso o da rumori provenienti da un appartamento occupato da studenti in un condominio, che sono ricorrenti nella prassi.
Tuttavia, è fondamentale ricordare che la relazione illustrativa non ha efficacia cogente e non è fonte del diritto. La sua interpretazione deve essere coerente con il testo normativo.
L'Ambito di Applicazione dell'Art. 659 c.p. e la Tutela della Pubblica Quiete
Prima ancora della modifica introdotta dalla legge Cartabia, la giurisprudenza della Suprema Corte aveva già delineato i contorni del reato di cui all'art. 659 c.p. L'elemento centrale per la configurabilità del reato è sempre stato il disturbo arrecato a un numero indeterminato di persone, e non solo a un singolo individuo. I rumori devono avere una tale diffusività da essere potenzialmente idonei a essere risentiti da una pluralità di soggetti, anche se raccolti in un ambito ristretto come un condominio.

La ratio del reato risiede nella tutela dell'ordine pubblico nella specifica accezione della pubblica quiete. Pertanto, anche in presenza di un numero limitato di persone effettivamente disturbate, il reato può configurarsi se i rumori sono idonei a turbare la quiete di un gruppo indeterminato di persone.
La Distinzione Fondamentale: Reato contro la Persona vs. Reato contro la Pubblica Tranquillità
A nostro avviso, la chiave di volta per interpretare la modifica introdotta dalla legge Cartabia risiede nella distinzione tra il disturbo arrecato a persone determinate (reato contro la persona) e il disturbo alla pubblica quiete, intesa come tranquillità collettiva (reato contro l'ordine pubblico).
È presumibile che il legislatore della Cartabia, vincolato dalla legge delega a introdurre la querela solo per reati contro la persona, abbia inteso distinguere queste due sfere. Di conseguenza, si ritiene preferibile l'interpretazione secondo cui l'ipotesi del primo comma dell'art. 659 c.p. sia oggi perseguibile a querela quando il rumore sia causato da fonte "privata" e sia potenzialmente idoneo ad arrecare disturbo solo a un numero ristretto di persone, anche se non determinate ma determinabili. Solo in tal modo si può parlare, seppur impropriamente, di "reato contro la persona".
Al contrario, il reato dovrebbe continuare ad essere perseguibile d'ufficio qualora, provenendo da attività pubbliche o aperte al pubblico, sia idoneo, per la sua entità e diffusività, ad arrecare disturbo alla quiete pubblica, ovvero a un numero indeterminato di persone.
L'Inquinamento Acustico: Un Problema di Salute Pubblica e un Deterrente Necessario
Il reato di cui all'art. 659 c.p. si inserisce in un quadro più ampio di tutela contro l'inquinamento acustico. Sebbene esista una normativa specifica in materia, essa spesso si limita a sanzioni amministrative. Il reato penale rappresenta, in questo contesto, l'unico vero deterrente contro condotte particolarmente lesive della tranquillità pubblica.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato come l'inquinamento acustico costituisca la seconda maggiore concausa ambientale di danni alla salute, dopo l'inquinamento atmosferico, con gravi conseguenze, soprattutto nelle aree urbane. La tutela della salute e dell'ambiente, sancita dall'articolo 9 della Costituzione italiana, impone un'interpretazione delle norme che massimizzi la protezione di tali beni fondamentali.
La Soglia di Tollerabilità e la Diffusività del Rumore
La giurisprudenza ha costantemente ribadito che, ai fini della configurabilità del reato di disturbo della quiete pubblica, è necessario che i rumori superino la "normale tollerabilità" e abbiano l'attitudine a propagarsi e a disturbare un numero indeterminato di persone. Non è indispensabile la vastità dell'area interessata o il disturbo effettivo di un numero elevato di persone, ma la potenziale idoneità a turbare la quiete di una collettività.

Orari e Regolamentazioni: Un Quadro Frammentato
La questione degli orari in cui deve essere garantito il silenzio per tutelare la quiete pubblica è complessa e non univoca. Non esiste una norma di legge generale che fissi rigidamente tali limiti. Invece, le disposizioni specifiche intervengono attraverso regolamenti, principalmente quelli condominiali e quelli comunali.
- Regolamenti Condominiali: Ogni condominio può stabilire autonomamente gli orari di silenzio, definendo le fasce orarie in cui è possibile effettuare rumori e quelle in cui è necessario il rispetto della quiete. Le lamentele per schiamazzi intollerabili negli orari non consentiti possono essere portate all'attenzione dell'assemblea condominiale.
- Regolamenti Comunali: I Comuni hanno il dovere di assicurare ai cittadini la tranquillità e il rispetto della quiete pubblica, elaborando propri "Regolamenti per la disciplina delle attività rumorose". Questi regolamenti disciplinano le competenze comunali in materia di inquinamento acustico e stabiliscono gli orari in cui deve essere garantito il silenzio. Le fasce orarie generalmente tutelate includono periodi diurni e notturni, con differenze tra giorni feriali e festivi.
È importante notare che, al di là delle disposizioni richiamate e degli orari prestabiliti, il reato di disturbo alla quiete pubblica scatta comunque se i rumori e gli schiamazzi arrecano disturbo a un numero indefinito di persone, indipendentemente dall'orario.
L'Intervento delle Forze dell'Ordine e le Azioni Civili
In caso di disturbo della quiete pubblica, è possibile contattare le Forze dell'Ordine (Polizia o Carabinieri). Il loro intervento può portare alla stesura di un verbale, che potrà essere utilizzato come prova durante un eventuale processo penale.
Nel caso in cui il disturbo riguardi un singolo individuo o un nucleo familiare ristretto, non si configurerà il reato penale, ma sarà possibile esperire un'azione civile per ottenere il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative, ai sensi degli articoli 844 e 2043 del Codice Civile. In questi casi, si parla di "immissioni" che superano la normale tollerabilità.
La Soglia di Tollerabilità e i Decibel
Sebbene la legge non fissi una soglia di decibel universale per il disturbo alla quiete pubblica, la giurisprudenza e la dottrina fanno spesso riferimento a parametri di "normale tollerabilità". Alcune fonti indicano una soglia di 3,5 decibel come riferimento per i rumori provocati da servizi pubblici e commerciali, ma è fondamentale sottolineare che la valutazione della tollerabilità è complessa e dipende da vari fattori, tra cui l'orario, la persistenza del rumore e la sensibilità media della collettività.
Rumori Molesti: Una Definizione Ampia
Per rumori molesti si intendono quelli provenienti da apparecchi elettronici (radio, TV), schiamazzi di gruppi di persone, musica ad alto volume, rumori di strumenti (trapano), l'abbaiare di un cane, quando percepiti negli orari in cui dovrebbe essere mantenuta la quiete pubblica. Anche i comportamenti omissivi, ovvero l'inerzia nel limitare o correggere rumori molesti (come nel caso di un cane che abbaia eccessivamente), possono integrare il reato.
Sanzioni Penali e Civili
Le sanzioni penali per il reato di disturbo della quiete pubblica prevedono l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino a 309 euro. Nel processo penale, la persona offesa può costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Inoltre, è possibile ottenere un risarcimento del danno e l'eliminazione della causa che genera il rumore attraverso un'azione civile, soprattutto nei casi di "immissioni" che superano la normale tollerabilità.
In conclusione, il disturbo della quiete pubblica rimane un reato di rilevante importanza per la tutela della qualità della vita e della salute dei cittadini. Le modifiche legislative introdotte dalla legge Cartabia hanno reso necessaria una rilettura attenta della norma, con un crescente orientamento giurisprudenziale volto a bilanciare l'efficienza del sistema processuale con la necessaria tutela della collettività dall'inquinamento acustico.
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