Erich Fromm, figura di spicco della Scuola di Francoforte e profondamente radicato nella sociologia e nella psicologia, ha esplorato le dinamiche fondamentali dell'esistenza umana attraverso la lente della dicotomia "essere" e "avere". Questa distinzione non si limita a una mera enumerazione di qualità, ma rappresenta due modalità esistenziali radicalmente diverse che plasmano la nostra relazione con noi stessi e con il mondo circostante. Il suo celebre saggio, edito per la prima volta in Italia nel 1977 da Arnoldo Mondadori Editore e tradotto da Francesco Saba Sardi, offre una disamina acuta e, per molti versi, profetica della condizione umana contemporanea, invitando a una profonda riflessione sui valori che guidano le nostre vite.

La Genesi del Pensiero di Erich Fromm
Nato a Francoforte nel 1900, Erich Fromm fu un pensatore eclettico e impegnato. Dopo aver studiato sociologia e psicologia presso le università di Heidelberg, Francoforte e Monaco, si formò alla psicoanalisi presso l'Istituto Psicoanalitico di Berlino. La sua carriera, iniziata come consulente psicologico e ricercatore teorico dal 1926, lo portò a rifugiarsi negli Stati Uniti nel 1934, diventandone cittadino americano nel 1940. Successivamente, si trasferì in Messico nel 1950 e infine in Svizzera nel 1974, dove morì nel 1980. Fromm è stato definito un socialista umanista, critico nei confronti delle alienazioni insite sia nei regimi comunisti che capitalisti, e un pacifista attivista fin dagli anni '50. Le sue analisi, profondamente critiche nei confronti delle deviazioni del pensiero marxista nelle università occidentali, miravano a definire una nuova "scienza dell'uomo", capace di promuovere una personalità equilibrata di fronte al caos culturale, alla violenza e alla solitudine che caratterizzano la società contemporanea. La sua opera "Avere o essere?" si inserisce in questo contesto, proponendo un'alternativa radicale ai modelli dominanti.
Essere: L'Esistenza Autentica
La modalità dell'"essere", secondo Fromm, rappresenta un'esistenza autentica, un radicarsi nel presente e nell'esperienza vissuta. "Essere" significa esistere in quanto individuo, persona, organismo biologico immerso in un contesto più ampio: il Mondo, il pianeta, il cosmo. È una modalità di esistenza che si contrappone al mero possesso materiale o all'identificazione con ruoli imposti. Essere se stessi, piuttosto che conformarsi alle aspettative altrui o a un ideale irraggiungibile, diviene la chiave per una gioia profonda e duratura. Fromm osserva come, nonostante la straordinaria lotteria della vita che ci ha resi possibili, molti sprechino questa esistenza nell'apprensione, nel senso di colpa o nell'ansia competitiva, spesso per mancanza di consapevolezza del proprio "io".
Lezioni di filosofia: Heidegger concetti chiave
Il concetto di "essere" implica un'attività intrinsecamente produttiva e creativa. Non si tratta di accumulare beni o di raggiungere status, ma di partecipare attivamente alla vita, di sviluppare le proprie potenzialità e di instaurare relazioni autentiche. È una modalità che valorizza la crescita personale, la comprensione profonda e la connessione con il mondo naturale e umano. L'autore sottolinea come la società contemporanea, dominata dalla logica dell'"avere", tenda a soffocare questa modalità esistenziale, riducendo l'individuo a un mero ingranaggio burocratico, manipolato nei suoi gusti, nelle sue opinioni e nei suoi sentimenti.
Avere: La Spirale del Possesso
La modalità dell'"avere", al contrario, è caratterizzata dal sentimento del possesso. Fromm riconosce che questa modalità può essere a volte indispensabile, come nel caso di oggetti necessari alla vita quotidiana (i propri occhiali, un libro da possedere e studiare), ma la sua prevalenza è vista come profondamente negativa. Possedere una persona, in particolare, è considerato odioso, poiché l'amore e la partecipazione richiedono libertà e reciprocità, non dominio. L'espressione "avere per avere" descrive una pulsione insaziabile, una ricerca continua di accumulazione che svuota l'esistenza di significato.
Il libro evidenzia come la logica dell'"avere" si manifesti in una smania di potere, alimentata dalla paura. Il violento, secondo Fromm, non agisce per aggressività intrinseca, ma per una profonda paura di essere sopraffatto, una paura che affonda le radici nella solitudine primordiale e nella consapevolezza della finitezza. Questa paura, tuttavia, può essere vinta attraverso la conoscenza, un mezzo per liberare l'umanità dal suo potere distruttivo.

La società attuale, incentrata sull'"avere", promuove un modello in cui "Usare è più importante di Essere". Questo si traduce in una corsa al profitto e al potere che trascura i valori umani fondamentali. L'introduzione della robotica nella catena di montaggio, ad esempio, avrebbe dovuto portare a una riduzione dell'orario di lavoro, ma invece ha spesso comportato la riduzione dei lavoratori, evidenziando come il potere economico e politico sia nelle mani di chi persegue il profitto a discapito del benessere umano.
La Critica al Progresso e alla Società Contemporanea
Fromm, attraverso il suo saggio, rivolge una critica serrata al concetto di progresso così come inteso dalla società moderna. Se le scoperte tecnologiche e scientifiche inizialmente lasciavano sperare in una distribuzione più democratica dei beni e in un miglioramento della condizione umana, l'ingordigia e la smania di potere hanno tradito queste promesse. L'autore intravede una "terza via" che va oltre la semplice dicotomia essere/avere: quella della sopraffazione, del "Potere".
La presunzione religiosa e culturale dell'uomo di essere il padrone del pianeta ha innescato un concetto culturale apocalittico, trasformato in "Progresso", che ha reso il genere umano una sorta di cellula cancerogena per l'organismo Terra. Ogni tentativo di modificare radicalmente il sistema naturale è destinato a essere distruttivo e catastrofico. La promessa religiosa di un "Uomo Nuovo" si rivela, in questa prospettiva, una forma di suicidio culturale, un rifiuto del proprio corpo, delle proprie passioni e persino dell'istinto di sopravvivenza in nome di un ideale trascendente.
Il senso di colpa per aver tradito le regole della Terra, attraverso la sua manipolazione, accompagna l'umanità fin dai tempi antichi, come dimostrano i miti di Adamo ed Eva o di Proteo. La pretesa dell'uomo di non essere un animale lo ha privato, paradossalmente, del diritto di vivere in armonia con il sistema naturale. Fromm sostiene che qualsiasi catastrofe ecologica innescata dal progresso non distruggerà il Mondo, ma solo la specie che l'ha causata.
La Prospettiva della "Scuola di Francoforte" e il Manifesto di Ruth Nanda Anshen
Il pensiero di Fromm è indissolubilmente legato al contesto della "Scuola di Francoforte", un gruppo di intellettuali che si proponeva di analizzare criticamente la società capitalistica avanzata. Il manifesto di Ruth Nanda Anshen, filosofa impegnata nel mondo della cultura, della politica e della scienza, che accompagna l'edizione italiana del libro, espone la visione di "Prospettive Mondiali". Questa iniziativa mira a dimostrare la superiorità del concetto di "totalità organismo" rispetto a quello di materia ed energia, promuovendo la preservazione delle divergenze culturali, linguistiche e artistiche.
Tuttavia, il manifesto presenta una contraddizione interna: mentre promuove il "sentimento di umana comunanza universale", questo sentimento, radicato nell'individualità, rischia di essere imposto, tradendo l'obiettivo di proteggere le divergenze. Si intravede una sorta di "dittatura mondialistica" mascherata da buone intenzioni, che potrebbe rivelarsi più pericolosa delle politiche totalitarie del passato. Fromm stesso, pur sostenendo l'internazionalizzazione commerciale e culturale nel rispetto delle regole nazionali, si oppone fermamente a un controllo politico globalizzato, considerato una minaccia alla libertà dei popoli.
Verso un Nuovo Umanesimo: Possibili Soluzioni
Nonostante la cupa analisi della condizione umana, "Avere o essere?" non è un testo privo di speranza. Fromm delinea le caratteristiche di un'esistenza incentrata sull'"essere", capace di offrire all'individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più profondo umanesimo. La sua opera è un invito a un cambiamento interiore radicale, a un'evoluzione che porti a una nuova umanità.
Tra le proposte avanzate, emerge la necessità di introdurre un reddito minimo annuo garantito per mitigare molti dei mali delle società capitalistiche e comuniste. Fromm suggerisce anche una riorganizzazione della vita politica e sociale, basata su piccoli gruppi di circa cinquecento membri che partecipino attivamente alla deliberazione e alla formulazione delle decisioni. Le funzioni governative dovrebbero essere delegate ad amministrazioni locali ridotte, dove gli individui possano conoscersi e giudicarsi a vicenda.
Fondamentale è anche la proposta di un organismo di controllo indipendente dall'industria, dal governo e dalla struttura militare, incaricato di autorizzare l'applicazione pratica di ogni nuova scoperta scientifica, impedendo che profitto e finalità militari ne determinino l'uso. La conoscenza, controllata e democratizzata, è vista come lo strumento principale per vincere la paura e promuovere la libertà individuale.

Il libro, pur essendo stato scritto decenni fa, mantiene una sconcertante attualità. La sua lettura non è solo un esercizio intellettuale, ma un invito a vivere in modo più consapevole, a riscoprire il valore dell'essere e a lavorare per la costruzione di un mondo più umano e sostenibile. È un classico da non perdere, un testo prezioso che stupisce per la sua capacità di illuminare le sfide del nostro tempo e di offrire spunti per un futuro migliore. La sua opera è una guida preziosa verso riflessioni profonde, un faro che indica la via per una vita basata su valori reali e un'autentica realizzazione di sé.
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