Il rapporto con l'alimentazione può essere un percorso complesso per le persone con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). Questa complessità deriva da una varietà di fattori interconnessi, che spaziano dalle sensibilità sensoriali innate alle abitudini comportamentali profondamente radicate e alla difficoltà intrinseca nell'accettare nuovi cibi. È innegabile che sia sempre più evidente la correlazione fra Spettro Autistico e Disturbi del Comportamento Alimentare.

Comportamenti Alimentari Particolari nei Soggetti con ASD
Gli individui con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) manifestano frequentemente comportamenti alimentari che si discostano dalla norma. Studi recenti indicano che circa il 70% dei bambini con autismo sperimenta significative difficoltà legate all'alimentazione (Mayes & Zickgraf, 2019). Queste sfide includono, ma non si limitano a, una marcata selettività alimentare, una spiccata sensibilità verso specifiche consistenze, odori, suoni o colori associati al cibo, e notevoli difficoltà nella gestione dei pasti in contesti sociali. È importante notare come molti di questi aspetti condividano caratteristiche con i sintomi osservati nei disturbi alimentari più generalizzati.
La Selettività Alimentare: Un Quadro Clinico Frequente
La selettività alimentare è una situazione comune nei bambini con ASD, contraddistinta da una forte preferenza per un numero limitato di alimenti e un costante rifiuto di altri. Questo comportamento, sebbene possa apparire come una semplice preferenza, può causare carenze nutrizionali rilevanti, incidendo negativamente sullo sviluppo e sulla crescita del bambino. La selettività alimentare consiste in un’anomalia nel comportamento alimentare, che si evidenzia in una forte rigidità nelle scelte alimentari, ossia l’assunzione di un numero limitato di alimenti, spesso meno di cinque, accompagnata da una scarsa accettazione di cibi nuovi.

Nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico è piuttosto comune osservare una forte rigidità nelle scelte alimentari accompagnata da comportamenti disfunzionali al momento dei pasti. Da uno studio sulle abitudini alimentari di 100 bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), condotto nel 2000 attraverso interviste ai genitori, è emerso che il 67% dei soggetti era «schizzinoso» nella scelta del cibo, nonostante il fatto che il 73% avesse un buon appetito per i cibi di cui gradimento. In particolare, gli autori di questa ricerca avevano indagato anche quali fossero le caratteristiche secondo le quali il bambino effettuava la scelta del cibo. I bambini con disturbi dello spettro autistico che presentano una selettività alimentare molto intensa manifestano durante i momenti dei pasti problematiche comportamentali difficilmente gestibili, che causano ulteriore stress per i genitori con ripercussioni negative sulla qualità di vita di tutto il nucleo familiare. Il termine “Selettività alimentare” (food selectivity) è utilizzato per descrivere situazioni e comportamenti alimentari abbastanza diversi tra loro. La selettività alimentare è molto frequente nei bambini con spettro autistico. Si stima, infatti, che il 60-70% di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico presentino problemi di selettività. I bambini selettivi possono rifiutarsi di provare nuovi cibi o limitare le loro scelte alimentari a causa di diversi fattori, quali: consistenza, gusto, olfatto, temperatura, aspetto, presentazione (come il cibo è posto nel piatto), marca del cibo (Ranjan, S., & Nasser, J. Oltre alle preoccupazioni nutrizionali nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico, è importante porre attenzione anche ai comportamenti evocati dai bambini durante i pasti e il correlato stress del caregiver. Gli studi hanno rivelato che l’aumento di comportamenti negativi durante i pasti è direttamente proporzionale all’aumento dello stress delle famiglie i cui sono presenti bambini con ASD, rispetto a famiglie con bambini a sviluppo tipico. È bene, dunque, effettuare degli interventi efficaci e tempestivi.
La selettività alimentare rientra tra i comportamenti disfunzionali, attivi durante i pasti, che potrebbero avere conseguenze sul piano nutrizionale e relazionale. Le difficoltà di alimentazione per i bambini con disturbi dello spettro autistico si manifestano sotto forma di selettività alimentare e problematiche associate a comportamenti disfunzionali durante il pasto (Ledford & Gast, 2006). Anche se alcuni considerano la selettività alimentare, in età prescolare, come una fase transitoria (Kleinman, 2004), essa, per alcuni, può essere molto più grave (Timimi, Douglas, Tsiftsopoulou, 1997). In particolare, i bambini con disturbi dello spettro autistico possono avere delle forti preferenze per determinati tipi di cibi in virtù della loro consistenza (ad esempio frullato), temperatura, forma, quantità, del loro odore, colore o gusto, inoltre potrebbero accettare un numero limitato di pasti in base a come vengono preparati o impiattati (Ledford & Gast, 2006) e attuare una serie di rituali riferiti al cibo stesso. Sia i fattori fisiologici che quelli ambientali potrebbero contribuire al mantenimento della selettività alimentare (Ahearn, 2001). I fattori fisici e biologici possono includere anomalie anatomiche, sensoriali e percettive, disfunzione motoria-orale, disturbi metabolici, allergie alimentari e respiratorie e problemi gastrointestinali (Babbitt et al., 1994; Luiselli & Luiselli, 1995). Per esempio, possono verificarsi anomalie strutturali del cavo orale o scarsa coordinazione delle strutture orali che possono portare a un deficit delle capacità di succhiare, mordere, sgranocchiare, masticare o deglutire.
Autismo e Disturbi Alimentari Specifici
Anoressia Nervosa e Autismo: Un Legame Complesso
La relazione tra autismo e anoressia nervosa è stata evidenziata per la prima volta all’inizio degli anni Ottanta da Gillberg. Ricerche successive indicano che tra il 20% e il 35% delle donne con anoressia nervosa potrebbe rientrare nei criteri diagnostici del disturbo dello spettro autistico (Brede et al., 2020; Westwood & Tchanturia, 2017). Questo legame appare complesso: spesso gli individui con autismo utilizzano le restrizioni alimentari come strategia di coping, piuttosto che per preoccupazioni legate all’aspetto corporeo. La relazione tra autismo e anoressia nervosa è stata oggetto di crescente interesse nella ricerca scientifica. Le persone con ASD, in particolare le donne, sono significativamente più inclini a sviluppare anoressia nervosa rispetto alla popolazione generale. Uno studio del 2015 ha scoperto che circa il 20% delle donne con anoressia nervosa soddisfa anche i criteri diagnostici per l’autismo. Gillberg, professore di psichiatria infantile e adolescenziale all’Università di Göteborg in Svezia, ha inizialmente sostenuto che l’anoressia è la “forma femminile dell’autismo”. Gli studi dimostrano che le persone affette da anoressia hanno una probabilità maggiore di presentare problemi di autismo rispetto a quelle che non ne soffrono. Cosa sanno i ricercatori sulla sovrapposizione tra le due condizioni e su cosa stanno ancora lavorando per scoprirlo, indagando il rapporto tra autismo e alimentazione? L’autismo è un fenomeno neuroevolutivo che incide su diversi aspetti dell’esistenza umana. Gli individui autistici spesso mostrano comportamenti alimentari atipici. Il collegamento tra anoressia nervosa e autismo è stato osservato per la prima volta nei primi anni ’80 (Gillberg). I disturbi alimentari di solito si manifestano nell’adolescenza, quando la vita sociale delle persone tende a diventare più complessa. Ma quanto spesso anoressia e autismo si sovrappongono? Le stime di prevalenza dell’anoressia variano a seconda di metodo e periodo (punto vs. Può essere difficile diagnosticare accuratamente l’autismo nelle persone affette da anoressia grave, dice William Mandy, professore di psicologia clinica all’University College London.
Autismo, come la dieta può ridurre i sintomi
Disturbo da Alimentazione Evitante/Restrittiva (ARFID)
Il Disturbo da Alimentazione Evitante/Restrittiva (ARFID) è caratterizzato da modelli alimentari problematici che non derivano dalla volontà di controllare il peso corporeo ed è sempre più frequentemente riscontrato negli individui con disturbo dello spettro autistico. Nonostante i dati siano ancora limitati, la correlazione tra autismo e ARFID sembra essere significativa (Mayes & Zickgraf, 2019). Generalmente, l’ARFID si presenta più spesso nei bambini e negli adolescenti, ma può manifestarsi anche in età adulta. Attualmente non sono disponibili dati precisi sulla prevalenza dell’autismo tra le persone con ARFID, ma la relazione tra le due condizioni sembra comunque essere forte (Mayes & Zickgraf, 2019). L’ARFID, può essere la diagnosi più appropriata per alcune persone autistiche che sono sottopeso o hanno problemi a mangiare. L’ARFID è più comunemente osservato nei bambini e negli adolescenti (non è raro notare un bambino autistico che non vuole mangiare), ma può verificarsi anche negli adulti.
Fattori Sottostanti alle Difficoltà Alimentari
Diversi fattori contribuiscono alle complesse dinamiche alimentari osservate nelle persone con autismo. Comprendere questi elementi è fondamentale per sviluppare strategie di intervento efficaci.
Sensibilità Sensoriale e Sovraccarico
I soggetti autistici possono manifestare sensibilità sensoriale accentuata verso stimoli visivi, uditivi, olfattivi, tattili o gustativi. Rispetto agli individui non autistici, possono reagire in modo più intenso a texture, aspetto, odore e suoni associati al cibo. Questo sovraccarico sensoriale può rendere l'esperienza del pasto estremamente stressante e persino insopportabile. Studi come quello di Cermak, Curtin, e Bandini (2010) hanno ampiamente esplorato il legame tra selettività alimentare e sensibilità sensoriali nei bambini con ASD.
Routine, Rituali e Resistenza al Cambiamento
Gli individui con autismo tendono a manifestare comportamenti ripetitivi e preferiscono spesso seguire routine precise, mostrando resistenza ai cambiamenti. Questo vale anche per le abitudini alimentari, come gli orari dei pasti, i luoghi e le tipologie di cibo, che possono risultare particolarmente rigide e poco flessibili. Cambiamenti in queste routine, anche minimi, possono provocare ansia significativa o un rifiuto categorico del cibo.
Enterocezione: La Sfida della Percezione Corporea
L’enterocezione consiste nella capacità di percepire sensazioni provenienti dall’interno del corpo, come fame, sete, sazietà e dolore. Le persone autistiche possono sperimentare difficoltà nell’enterocezione, trovandosi spesso confuse rispetto ai segnali corporei, il che può rendere molto complicato seguire un’alimentazione intuitiva. Questa disconnessione dai segnali interni può portare a modelli alimentari irregolari, dove alcuni potrebbero mangiare solo quando viene loro offerto il cibo, mentre altri potrebbero mostrare comportamenti di alimentazione eccessiva.
Alessitimia: Difficoltà nell'Identificazione Emotiva
L’alessitimia può essere definita come “la difficoltà nell’identificare e descrivere le proprie emozioni”, una condizione frequentemente associata all’autismo. Chi soffre di alessitimia può incontrare ostacoli nel comprendere e comunicare le proprie emozioni, il che può complicare il raggiungimento di uno stato di calma o la ricerca di supporto emotivo. Tale condizione può aumentare la vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti alimentari problematici che vengono utilizzati come meccanismi di coping (Vuillier et al., 2020).

La Sovrapposizione tra Autismo e Disturbi Alimentari
La sovrapposizione tra autismo e disturbi alimentari è un'area di crescente interesse scientifico, poiché queste due condizioni, prese singolarmente, presentano già sfide significative. Quando si sovrappongono, la complessità aumenta esponenzialmente. Studi recenti hanno evidenziato una correlazione significativa tra autismo e disturbi alimentari. Infatti, una ricerca condotta dall’Università di Cambridge ha rivelato che le persone con disturbo dello spettro autistico (ASD) hanno una maggiore predisposizione a sviluppare disturbi alimentari rispetto alla popolazione generale. Un altro studio pubblicato nel Journal of Autism and Developmental Disorders ha riscontrato che i bambini con ASD hanno spesso comportamenti alimentari selettivi, che possono portare a carenze nutrizionali e complicazioni mediche.
Comprendere i Meccanismi Comportamentali
Comprendere come mangiano i bambini autistici è fondamentale per affrontare e gestire i disturbi alimentari in questo gruppo. Molti bambini autistici mostrano una preferenza per cibi specifici e possono rifiutare categoricamente alimenti che non soddisfano determinati criteri di colore, consistenza o sapore. Questo comportamento alimentare selettivo può portare a una dieta limitata e, in alcuni casi, a carenze nutrizionali.
Vomito, Problemi di Deglutizione e Malnutrizione
Il vomito nei bambini autistici può essere correlato a vari fattori, tra cui problemi gastrointestinali, sensibilità alimentari e ansia. Alcuni bambini possono avere una maggiore propensione al reflusso gastroesofageo, mentre altri possono vomitare come risposta a consistenze alimentari sgradevoli o a situazioni stressanti. Problemi di deglutizione, noti anche come disfagia, sono relativamente comuni tra i bambini autistici. Questi problemi possono manifestarsi come difficoltà a masticare e deglutire cibi solidi, che possono portare a un aumento del rischio di soffocamento. La malnutrizione dovuta all’anoressia nervosa o all’ARFID può aumentare le difficoltà basate sui sensi delle persone autistiche, influenzando la reattività emotiva e l’umore. Per alcuni, i comportamenti possono risolversi o migliorare durante il recupero.
Prevenzione e Intervento: Un Approccio Multidisciplinare
L'Importanza della Diagnosi Precoce e dell'Intervento Personalizzato
Con l’aumento delle conoscenze sull’autismo e sui disturbi alimentari, e sulla base delle evidenze che i tratti autistici possono emergere già nell’infanzia, prima dell’insorgenza del disturbo alimentare (Solmi et al., 2020), diventa sempre più importante puntare sulla prevenzione e sull’intervento precoce. Affrontare tempestivamente i disturbi alimentari nelle persone autistiche e sviluppare strategie di supporto personalizzate, come approcci terapeutici attenti alla neurodiversità, è essenziale.
Inquadramento Diagnostico
La diagnosi di selettività alimentare nei bambini con ASD richiede una valutazione multidisciplinare che coinvolge pediatri, nutrizionisti e specialisti del comportamento. È essenziale distinguere tra una preferenza alimentare selettiva e un disturbo dell’alimentazione evitante/restrittivo (ARFID), quest’ultimo caratterizzato da un’eccessiva restrizione dietetica che può portare a gravi carenze nutrizionali.
Principi di Trattamento
L’approccio terapeutico alla selettività alimentare nei bambini con ASD dovrebbe essere individualizzato e può includere:
- Intervento Comportamentale: Tecniche di desensibilizzazione sistematica e rinforzo positivo possono aiutare ad ampliare la varietà alimentare accettata dal bambino. Procedure come lo "shaping" (rinforzare, per ciascun alimento target, le approssimazioni successive al consumo) e l'estinzione della fuga (es. "nonremoval of the spoon", che consiste nel tenere continuamente il cibo non-preferito sulle labbra del bambino, fino a quando non apre la bocca per accettarlo) si sono dimostrate efficaci. La presentazione simultanea di cibi preferiti e non preferiti, o la miscelazione di alimenti, sono altre strategie comportamentali utilizzate.
- Supporto Nutrizionale: La collaborazione con un dietista specializzato è fondamentale per garantire un apporto nutrizionale adeguato e per monitorare eventuali carenze. La metanalisi “Autism spectrum disorder: a systematic review about nutritional interventions” (2020) suggerisce che determinate diete e integrazioni alimentari possono essere efficaci nel ridurre alcuni sintomi dell'autismo, ma richiedono un'attenta supervisione professionale.
- Coinvolgimento Familiare: Educare e coinvolgere i familiari nelle strategie alimentari può migliorare l’efficacia dell’intervento e promuovere un ambiente alimentare positivo.

Strategie Pratiche per Migliorare il Rapporto con il Cibo
Migliorare il rapporto con il cibo per le persone con disturbi dello spettro autistico (ASD) richiede un approccio graduale e personalizzato. Ecco alcuni consigli pratici:
- Esposizione Graduale: Cominciare con un’esposizione graduale e progressiva ai nuovi alimenti, iniziando con piccole quantità e aumentando lentamente la porzione. Se si è sensibili alle consistenze o agli odori, iniziare introducendo cibi simili per forma o colore a quelli già accettati.
- Routine Prevedibile: Costruire una routine prevedibile, con orari regolari per i pasti e un ambiente privo di distrazioni e stimoli eccessivi. Spegnere la TV e la radio per evitare rumori eccessivi e promuovere l’attenzione sul momento del pasto. Utilizzare piatti, posate o bicchieri piacevoli e familiari.
- Sperimentare con Ricompense: Sperimentare un sistema di ricompensa per motivare comportamenti positivi legati all’accettazione di nuovi cibi, ad esempio attraverso complimenti o piccole gratificazioni.
- Coinvolgimento nella Preparazione: Far partecipare la persona alla preparazione dei cibi, soprattutto se si tratta di bambini, può aumentare la curiosità e la predisposizione a provare nuovi piatti.
- Ambiente Sereno: Creare un ambiente sereno e conviviale, dove il momento del pasto venga associato a esperienze positive, ad esempio condividendo cibi semplici e gratificanti. Ridurre il tempo di attesa e assicurarsi che il cibo sia servito alla temperatura gradita dalla persona.
Considerazioni Finali e Ricerca Futura
Nonostante la tendenza generale sia quella di concentrarsi sulle difficoltà alimentari dei bambini con autismo, in realtà queste si manifestano anche in adolescenza e nell’età adulta, e spesso vengono sottostimate o erroneamente attribuite ad altre condizioni. Nello specifico, i problemi alimentari sono presenti nelle persone con autismo in misura di cinque volte maggiore rispetto alle persone neurotipiche, e questi dati rendono evidente l’impossibilità di trascurare tali fenomeni nell’intervento volto a migliorare la qualità di vita della persona. I microbi intestinali sono stati correlati a una serie di condizioni neurologiche, incluso l’autismo. Tuttavia, i risultati di un nuovo studio indicano che le differenze nella composizione microbica intestinale osservate nelle persone autistiche potrebbero essere dovute alle preferenze dietetiche, tendenzialmente ristrette, associate all’autismo. I risultati non confermano il ruolo causale del microbiota nell’autismo. Tuttavia, lo studio presenta alcune limitazioni: i ricercatori non hanno potuto analizzare il contributo del microbiota prima della diagnosi di autismo, né la possibilità che alterazioni del microbiota intestinale legate alla dieta possano avere un impatto sul comportamento dei bambini. «Speriamo che i nostri risultati incoraggino gli studiosi impegnati nella ricerca sull’autismo a raccogliere regolarmente metadati in studi “omici” per tenere conto di potenziali fattori confondenti importanti, ma spesso sottovalutati, come la dieta», afferma Jacob Gratten.
Attualmente, vi è molta ricerca in corso in quest’area e si spera che col tempo diventino disponibili protocolli di trattamento basati sull’evidenza. Comprendere l’autismo e altre condizioni neurodiverse (ad esempio, ADHD) non come un deficit, ma piuttosto come una differenza funzionale nel cervello, è cruciale. I trattamenti standard per i disturbi alimentari tendono a non adattarsi alle specifiche esigenze delle persone autistiche. Man mano che la nostra comprensione dell’autismo e dei disturbi alimentari cresce, c’è l’opportunità per una maggiore prevenzione e un intervento precoce.
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