Antonio Narciso, un nome che per molti evoca le cronache sportive, ha visto la sua traiettoria personale intrecciarsi con vicende giudiziarie complesse, sollevando interrogativi sulla sua figura al di là dei campi da gioco. La sua carriera, iniziata tra le fila giovanili del Soccer Trani, sua città natale, ha visto un'escalation con il passaggio nel 1997 alle giovanili del Bari. L'esordio in Serie A, avvenuto il 22 aprile 2001 in un combattuto Bologna-Bari terminato 4-2, segna un momento cruciale, subentrando al 23' al posto dell'infortunato Attilio Gregori. Quell'annata, conclusasi con la retrocessione dei "galletti", lo vide collezionare 6 presenze con 11 reti al passivo, un bottino che non rifletteva appieno le sue potenzialità.

La stagione successiva, la Triestina ne acquisì il cartellino in prestito, un passaggio che si rivelò transitorio, dato che a gennaio dello stesso anno si trasferì nuovamente in prestito, questa volta al Gubbio. Fu con gli eugubini, il 28 aprile 2002, che fece il suo esordio contro il San Marino, segnando un'altra tappa nel suo percorso professionale. Il 2003 lo vide approdare al Martina, squadra con cui militò per tre anni, prima di essere acquistato dal Modena. La sua carriera proseguì con un trasferimento a titolo definitivo al Grosseto, in Serie B, il 6 luglio 2010. Con i maremmani, l'esordio avvenne il 15 agosto in Grosseto-Gubbio (5-0), partita valida per il secondo turno di Coppa Italia. Tuttavia, un intervento chirurgico al ginocchio destro per un'artroscopia, avvenuto il 22 ottobre, pose un freno alla sua continuità. Nonostante partisse titolare anche nella stagione successiva, nel 2012 vide il suo ruolo ridimensionato a favore di Sergio Viotti.
Le Indagini e le Accuse
Le informazioni raccolte dipingono un quadro ben diverso da quello che ci si potrebbe aspettare da un ex calciatore. Antonio Narciso emerge infatti come una figura centrale in diverse indagini giudiziarie, principalmente legate al traffico di sostanze stupefacenti. In particolare, il suo nome compare in contesti che vanno dalla Liguria alla Calabria, suggerendo una rete di attività illecite di notevole portata.
L'Operazione "Praedictio" in Liguria
Nell'ambito dell'operazione antidroga denominata "Praedictio", condotta dalla squadra Mobile della polizia di Imperia sotto la direzione del commissario capo Giovanni Franco e il coordinamento del pm Antonella Politi, sono state emesse ventuno misure cautelari. L'indagine, durata un anno, è scaturita dall'arresto in flagranza di Mario Mandarano nel marzo del 2020. Durante tale arresto, venne rinvenuta una mole significativa di documentazione che, analizzata con approfondimenti investigativi, ha fatto emergere una vasta attività di cessione di sostanze stupefacenti, tra cui hashish, marijuana e cocaina, che si protraeva da diversi anni in tutta la provincia di Imperia. Questo meccanismo criminale, definito "collaudato", presentava ramificazioni non solo nel ponente ligure, ma anche nel basso Piemonte e a Genova.

In questa operazione, figura chiave è stata proprio Mario Mandarano, 63 anni, residente a Taggia. Dal suo arresto nel 2020, quando fu trovato in possesso di un ingente quantitativo di hashish e marijuana e di un vero e proprio arsenale, sono partite le indagini. Mandarano era considerato lo snodo principale dell'attività di spaccio e il "contabile", annotando meticolosamente costi, quantità e nomi di acquirenti, sia esplicitamente che tramite codici. Tra gli indagati figurano nomi come Flavio Ianni, Sergio Taverna, Daniele Narciso (figlio di Antonio Narciso, come specificato in un elenco di nomi), Gianfranco Bianco, Giuseppe Russo, Massimiliano Paletta, Giuseppe Stilo, Giacomo Masotina, Elice Bellanti, Ervin Bashmeta, Frederic Siorat, Walter Tropeano e Antonio Carbone, oltre a Mark Scaffini. Per quattordici di questi, tra cui Daniele Narciso, è stata disposta la custodia in carcere, mentre uno agli arresti domiciliari.
I Riferimenti alla 'Ndrangheta e il Traffico Internazionale
Le intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte durante le indagini hanno rivelato legami potenzialmente inquietanti. Mario Mandarano, intercettato il 30 dicembre 2019 mentre parlava con Flavio Ianni, avrebbe esaltato "l'importanza del gruppo nella trattazione degli affari criminosi", citando il suo "maestro Nino Gullace di Spotorno, boss della Liguria". Carmelo "Nino" Gullace era stato arrestato nel 2016 nell'ambito dell'operazione "Alchemia".
Ancora più significative sono le intercettazioni che delineano connessioni con esponenti di 'ndrangheta. Mario Mandarano avrebbe informato Flavio Ianni che Antonio Zito, un altro indagato, è imparentato con la 'ndrina Facchineri di Cittanova (RC), famiglia coinvolta in una faida sanguinosa. Mandarano avrebbe inoltre descritto un incontro con esponenti di una 'ndrina radicata nella zona di Milano, ammettendo di aver avuto per "maestro" Nino Gullace, definito "un boss della bassa Piemonte e di Liguria".
Il Capo Dei Capi della MAFIA Cinese (In Italia)
Mandarano, durante il suo arresto nel marzo 2020, era stato trovato in possesso di un arsenale. Per sollecitare il pagamento dei corrispettivi, non esitava a prospettare ai debitori l'intervento dell'organizzazione di cui evidentemente faceva parte, utilizzando sovente il termine "cugini". Questo emerge chiaramente da messaggi inviati a Giuseppe Russo ("Pino Castellaro") in data 2/02/2020, in cui Mandarano intimava: "Per questa data che scendono i cugini, mi raccomando di mantenere la tua parola data. Mi fai sapere con certezza al 100%!! Ti organizzi al meglio, in quanto: prevenire è meglio che curare, cosi è il detto…. Dammi subito conferma, senza parole di assenza, aspetto tua risposta immediata e io la confermo ai cugini. Ti saluto con amicizia: Se non ti vedo per quella data con scadenza, porto i cugini al tabacchino (evidentemente frequentato da Russo - n.d.r.) e se la vedono loro."
Il Linguaggio in Codice e le Incognite
Per eludere i sospetti delle forze dell'ordine, gli indagati utilizzavano un vero e proprio linguaggio in codice. Nei block notes di Mario Mandarano, gli agenti della Mobile di Imperia hanno trovato una miniera d'oro di informazioni. Nomi di note griffe come "Ferrari", "Louis Vuitton", "Rolex", "Lavazza", "Dubai", "Prada", "Amnesia", "Gorilla", "Lamborghini" venivano usati per designare la qualità dello stupefacente immesso sul mercato. Altre espressioni comuni, come "Una mano", "Una manovra", "Due birre", "Bere qualcosa", "Cinque bottiglie di vino", "Una damigiana", "Salutare la nonna", "Quella ragazza", "Panna", venivano impiegate per riferirsi alla droga. Talvolta, questo uso di codici generava incomprensioni tra gli stessi indagati, come emerge da alcune intercettazioni in cui non riuscivano a capirsi sul tipo di sostanza da trattare.
L'Operazione "Ossessione" e il Ruolo di Antonio Narciso
Il nome di Antonio Narciso riemerge con forza nell'ambito dell'operazione "Ossessione", un'indagine complessa contro il narcotraffico internazionale coordinata dalla DDA di Catanzaro. In questo contesto, Antonio Narciso, 60 anni, di Vibo Valentia, viene indicato dagli inquirenti come uno dei finanziatori del traffico di stupefacenti. Le accuse lo vedono coinvolto nel tratta di partite di hashish da far arrivare in Italia, curando anche l'importazione di cocaina.

Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, al termine del processo, pronunciò otto condanne e cinque assoluzioni. Per Antonio Narciso, la sentenza fu di 4 anni e 6 mesi di reclusione, a fronte di una richiesta di condanna di 15 anni da parte del pubblico ministero. La perdita di efficacia della custodia cautelare fu dichiarata per diversi indagati, tra cui Antonio Narciso, Gennaro Papaianni, Gaetano Muscia e Francesco Mancuso. Inoltre, Antonio Narciso, Gennaro Papaianni, Salvatore Papandrea e Luigi Mendolicchio furono interdetti dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Fu inoltre disposto un divieto di espatrio e la sospensione della patente di guida per la durata di un anno nei confronti di Antonio Narciso, Salvatore Papandrea e Luigi Mendolicchio. A pena espiata, ad Antonio Narciso, Salvatore Papandrea e Luigi Mendolicchio fu applicata la libertà vigilata per la durata di un anno.
Secondo l'impianto accusatorio, i fratelli Costantino (Salvatore, Giuseppe e Fabio) di Nicotera si sarebbero occupati dello scarico dello stupefacente in Italia, facendolo transitare attraverso porti e aeroporti. Le indagini registrarono affari tra i vibonesi e esponenti legati al clan dei Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica, trapiantati nel Milanese e nel Comasco, capaci di smistare ingenti quantità di narcotico in Lombardia. Un ruolo cruciale fu attribuito anche alle donne, impiegate come "teste di ponte" per le comunicazioni, co-finanziatrici e intermediarie con cartelli sudamericani. Nel marzo 2018, le forze dell'ordine penetrarono in un deposito a Milano, sequestrando oltre 430 chili di hashish giunti dal Marocco via Spagna, e una pistola rubata in uso a Salvatore Costantino. Gran parte della droga sequestrata era destinata a soddisfare le richieste dei finanziatori calabresi, tra cui compariva Antonio Narciso di Vibo Valentia. L'ingente quantitativo sequestrato rappresentava solo una quota parte del prodotto commissionato dai calabresi al cartello marocchino, che assicurava forniture costanti. I fratelli Costantino stavano trattando l'acquisto di 3.000 chili di hashish, con un introito stimato tra i quattro e i cinque milioni di euro, da reinvestire nel traffico di cocaina.
La Cassazione ha successivamente rigettato il ricorso presentato da Antonio Narciso, 58 anni, di Vibo Valentia, confermando le decisioni giudiziarie. Nell'ambito dell'operazione "Ossessione", coordinata dalla DDA di Catanzaro, Narciso era stato arrestato a gennaio. Gli inquirenti lo indicavano come uno dei finanziatori del traffico, trattando partite di hashish e curando l'importazione di cocaina. L'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa, in favore dell'autorità giudiziaria di Milano, fu disattesa. La Cassazione ha stabilito che, nei reati associativi, la competenza territoriale va determinata in base al luogo in cui si svolgono la programmazione, l'ideazione e la direzione delle attività criminose facenti capo alla consorteria.
Un Altro Antonio Narciso e un Possibile Confuso
È importante notare che, nel contesto delle indagini, emerge anche un altro Antonio Narciso, più giovane, Daniele Narciso (34 anni, residente ad Arma di Taggia), figlio di Antonio Narciso, anch'egli coinvolto nell'operazione "Praedictio" e destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Questa presenza di omonimie o legami familiari può talvolta creare confusione nelle cronache e nelle ricostruzioni dei fatti, rendendo necessaria un'attenta verifica delle fonti.
Un Arresto per Rapina
In un episodio distinto, ma che coinvolge un Antonio Narciso, gli agenti del commissariato di Aversa sono intervenuti presso un esercizio commerciale dove era stata consumata una rapina. Due giovani su uno scooter, con il volto coperto da caschi, si erano impossessati di una cassetta di ferro contenente 10mila euro. Le indagini emersero che lo scooter utilizzato apparteneva a una giovane donna con cui Narciso aveva una relazione sentimentale, e che lo aveva prestato a lui. Per quest'uomo, si sono aperte le porte del carcere. Sebbene le circostanze specifiche e l'età di questo Antonio Narciso non siano dettagliate con la stessa precisione degli altri casi, questo episodio suggerisce una possibile reiterazione di coinvolgimenti in attività illecite, seppur di natura differente.
Un Terrorista con lo Stesso Nome
Infine, la cronaca riporta anche la vicenda di Narciso Manenti, un terrorista latitante condannato all'ergastolo per essere stato alla guida del commando di Guerriglia Proletaria che nel 1979 uccise il carabiniere Giuseppe Gurreri. Manenti, riparato in Francia, era oggetto di un ordine d'arresto europeo. Sebbene questa figura appartenga a un contesto criminale e storico completamente diverso, la coincidenza del nome "Narciso" in vicende giudiziarie di tale gravità non può passare inosservata, sottolineando la necessità di distinguere attentamente i diversi individui coinvolti.
L'insieme di queste informazioni, provenienti da diverse operazioni e contesti, delinea un quadro complesso e preoccupante attorno alla figura di Antonio Narciso, che trascende ampiamente la sua carriera nel mondo del calcio, proiettandolo in un ambito giudiziario che solleva interrogativi sulla sua condotta e sui suoi legami.
tags: #antonio #narciso #arresto
