La Topologia di Jacques Lacan: Un Ponte tra Matematica e Psicoanalisi per Comprendere l'Inconscio

Cosa accade quando la psicoanalisi incontra la matematica delle superfici, dei nodi e delle loro trasformazioni? Nasce uno strumento nuovo per confrontarsi con l’inconscio. Questo approccio è al centro del libro “L’impresa topologica di Jacques Lacan. Sulla scorta di un rinnovato interesse nelle ultime decadi per l’insegnamento dello psicoanalista francese Jacques Lacan, il volume colma un vuoto nella letteratura italiana specialistica degli studi lacaniani, presentando come le grandi questioni psicanalitiche (come il corpo, il linguaggio, il desiderio, la mancanza, il vuoto, la sessualità) vengono approcciate da Lacan mediante il supporto della topologia, ovvero quella branca della matematica che si interessa delle trasformazioni delle figure e delle relazioni tra le parti.

Superficie Topologica

Attingendo a piene mani a questa branca della matematica, la topologia lacaniana, spiega il prof. De Luca Picione, “offre spunti innovativi e originali per la clinica psicoanalitica. Per cui, prosegue, alcuni oggetti matematici, come buchi, il nastro di Moebius, le superfici e i nodi offrono degli spunti interessanti di riflessione e intuizioni formidabili. La topologia è infatti, secondo Jacques Lacan, una delle quattro discipline indispensabili per la pratica della psicoanalisi (insieme alla linguistica, alla logica e alla filosofia). La topologia, prosegue, “non serve a chiarire o a dimostrare ma offre supporto per ciò che concerne il sapere dello psicanalista: è in pratica uno strumento per confrontarsi con l’inconscio, con il buco dell’esperienza, la mancanza, il desiderio, la pulsione, la soggettività, la sessualità, e, soprattutto, con i tre registri dell’esperienza (Reale, Simbolico e Immaginario).

La topologia per uno psicanalista, secondo De Luca Picione, è innanzitutto un esercizio di pensiero, una lacerazione dei propri automatismi percettivi. L’esperienza dell’uomo, da quella della routine quotidiana a quella segnata da eventi eccezionali, scrive il professore, è continuamente confrontata con l’attraversamento di spazi e confini, dall’incontro con buchi e da strategie di annodamento. Noi, prosegue De Luca Picione, siamo segnati dalla mancanza e costruiamo tutt’intorno a questi buchi irrisolvibili. Noi attraversiamo e segniamo lo spazio (sia materiale sia in quanto scenario psichico) attraversando la continua costruzione e distruzione di confini e costruiamo e disfiamo legami attraverso opere complesse di annodamento e scioglimento. Basta pensare al primo evento che ci colpisce alla nostra nascita, che è segnata da un taglio, quello del cordone ombelicale, e del suo annodamento. La nostra prima esperienza di separazione e perdita della fusionalità con un altro essere vivente (la madre) è segnata da due operazioni topologiche fondamentali: il taglio e il nodo. Anche altre esperienze importanti per l’uomo, come la scrittura, sono ricche di riferimenti topologici. La scrittura è infatti una forma di annodamento e incatenamento di segni.

La Psicoanalisi Lacaniana: Un Ritorno alle Origini e una Nuova Prospettiva

Figura importante e controversa all'interno del movimento psicanalitico, Lacan fu una delle personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra la fine degli anni cinquanta ed i primissimi anni ottanta. Lacan studia medicina, si specializza poi in psichiatria. Si laurea nel 1932 con una tesi su "La psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità". Nel 1938, terminata un'analisi con Loewenstein, entra nella Société psychanalytique de Paris per poi abbandonarla nel giugno 1953, a causa di una mozione votata contro di lui per aver abbandonato la durata standard della seduta analitica (50 minuti) a favore di una a "durata variabile" (da pochi minuti ad alcune ore). Insieme a F. Dolto, D. Lagache e altri fonda la Société française de Paris che attese invano un riconoscimento ufficiale da parte dell'International Psychoanalytical Association (IPA). Dopo dieci anni viene praticamente scomunicato e per tutta risposta fonda una sua scuola, l'École Freudienne de Paris, poi la scioglie e adotta l'École de la Cause freudienne, di cui fu il primo presidente.

Il Lacan degli Altri Scritti mette in primo piano il rapporto tra l'inconscio e il godimento. Il godimento vuol dire che gli esseri umani sono attraversati dalla pulsione. Ma la pulsione è muta. Lacan ha tramutato in logica le modalità di funzionamento dell'inconscio. L'inconscio "è strutturato come un linguaggio" significa che l'inconscio è come una rete che funziona secondo una logica, anche se non è quella dell'io cosciente. Lacan riconosce a Marx di avere intuito meglio di Freud il sintomo analitico. Il soggetto della psicoanalisi è il soggetto della scienza. È solo grazie al metodo scientifico che è possibile una trasmissione della psicoanalisi. Il sapere è reso letterale attraverso la matematizzazione.

Lacan utilizza un metodo che è quello di ricorrere a due strategie. La prima è quella di ritornare ai testi di Freud, approfondire ostinatamente soprattutto i suoi casi clinici: Dora, L'uomo dei topi, Il piccolo Hans, L'uomo dei lupi e così via. Lacan prende, ogni volta, Freud "e poi gli manda un laser di traverso (…) che non viene mai dalla psicoanalisi", secondo le parole di Antonio Di Ciaccia. Il trauma per Lacan non è il sesso, ma il linguaggio. Il linguaggio manca di un significante. Gli esseri umani, tutti, anche quelli che non parlano, sono traumatizzati dall'incontro con il linguaggio. La struttura cattura l'uomo, lo divide, prende il corpo e il suo godimento. In questo modo si intende la pulsione freudiana, diversa dall'istinto.

Nella prima accezione, l'inconscio è un capitolo censurato del libro della storia del soggetto. Qui centrale è la funzione della parola, in particolare quella parola piena che si svolge in analisi che può permettere la trascrizione dell'inconscio, come capitolo censurato. La psicoanalisi, in questa prima concezione, è una pratica di parola che permette al soggetto di ricomporre il capitolo mancante e ristabilire la continuità del discorso cosciente. Nella seconda accezione l'inconscio è più direttamente correlato con il linguaggio e le leggi del linguaggio. La struttura di linguaggio emerge nelle formazioni dell'inconscio (sogno, lapsus, motto di spirito, sintomo) come vengono descritte da Freud nei saggi e nei suoi casi clinici. Il discorso inconscio si svolge lungo due assi: l'asse della sincronia, che è quello della metafora, e l'asse della diacronia, che è quello della metonimia. Il sogno è una metafora e il sintomo stesso è una metafora.

La terza accezione dell'inconscio strutturato come un linguaggio ha a che fare con la pulsione di morte di Freud. Nel 1956, ne Il seminario su 'La lettera rubata' commento al racconto di Edgar Allan Poe, Lacan elabora la tesi che collega l'elaborazione di Freud sulla pulsione di morte alla presa dell'ordine simbolico, responsabile dell'innegabile innaturalità dell'esistenza umana. Con la pulsione di morte Freud, secondo Lacan, incontra il linguaggio per la seconda volta, dopo il primo periodo delle decifrazioni dell'inconscio. A questo punto, l'inconscio è strutturato come un linguaggio, ma non tutto nell'inconscio è significante. Ciò che sfugge al livello del significante è un residuo del godimento. Questa mancanza è effetto della struttura, ma è inclusa nella struttura stessa. Questo specifica la struttura lacaniana e la distingue da quella degli altri strutturalisti.

Il soggetto è mancanza a essere, per questo tende a identificarsi. Tra i sei e i diciotto mesi il bambino, in braccio alla madre, davanti allo specchio reagisce dapprima all'immagine come se appartenesse a un altro reale, ma, nel momento in cui incrocia lo sguardo della madre nello specchio, l'immagine gli si rivela come sua. L'investimento del bambino si attua prima ancora che sul proprio corpo, percepito come frammentato, sull'immagine completa dello specchio, sull'altro riflesso nello specchio. L'immagine del corpo sostituisce la realtà del corpo. Ciò che è investito è l'altro nello specchio e nello stesso tempo il desiderio dell'altro, attraverso lo sguardo della madre. Già a partire dallo stadio dello specchio, Lacan va in una direzione diversa da quella della psicoanalisi dell'io. Mentre essa interpretava l'io come istanza centrale e sintesi della personalità, per Lacan l'io è alienato in modo primordiale. Per la psicoanalisi dell'io, e anche per le teorie cognitivo-comportamentali, l'io è l'elemento centrale della cura, alleato del terapeuta che ha il compito di rafforzarlo. La cura termina con un io completo e identificato a quello dell'analista. In Lacan, al contrario, e secondo lui anche in Freud, l'io viene decentrato, come in una rivoluzione copernicana, e la cura può essere definita anche una "paranoia controllata". Che senso avrebbe che l'io, peraltro mai completo, dal nucleo paranoico del paziente debba plasmarsi su quello dell'analista?

Jacques Lacan spiegato in 30 minuti

L'Etica della Psicoanalisi e la Struttura del Simbolico

Lo psicoanalista francese dedica il VII seminario all'approfondimento di un aspetto fondamentale: l'etica della psicanalisi. In primo luogo, certamente, per Lacan il problema dell'etica è il problema della posizione che lo psicoanalista deve assumere nella sua pratica, quindi riguarda la posizione e la postura dello psicoanalista. Tuttavia l'etica diviene un compito pratico che va ben oltre, e l'esempio della tragedia di Antigone, utilizzato nel seminario sull'etica, lo preannuncia con forza. L'analista dovrà anche testimoniare della posizione che si "deve" assumere nel reale, in bilico sull'assenza di un fondamento. Ogni atto, non solo quello legato alla pratica clinica, è un atto etico, un'assunzione di responsabilità che non può sostenersi su alcuna garanzia precostituita. Da qui scaturisce una posizione di Lacan indomabile dal "potere temporale della psicoanalisi", che ha reso inevitabile anche la sua cosiddetta "scomunica".

Molto tempo dopo l'introduzione dello Stadio dello specchio, nel 1953, Lacan introduce un'altra categoria distinta dall'immaginario: il simbolico. Il modo di concepire il simbolico in Lacan non coincide con la concezione junghiana che ha a che vedere con il ritrovare in qualcosa la rappresentazione di qualcos'altro. Il simbolico è in relazione stretta con il significante e riguarda non più l'io (moi) ma il soggetto (je). La realtà umana è intessuta di linguaggio e solo il significante è in grado di renderne conto. Significante e significato non coincidono e il primo domina sul secondo. Inoltre, un significante non può essere definito che da un altro significante che lo determina a posteriori.

Il bambino entra nel simbolico attraverso il rapporto con la madre, a causa dell'intermittenza della sua presenza. L'uomo ha l'illusione di averlo creato con la sua coscienza in quanto è a causa di una discrepanza specifica della relazione immaginaria con il suo simile, che egli è potuto entrare in quest'ordine come soggetto. L'Altro è anche luogo del codice, luogo dove opera l'inconscio. L'inconscio non resiste, semplicemente ripete. La peculiarità dell'essere umano è dovuta al suo inserimento nel linguaggio. Il soggetto è effetto di linguaggio. Ma al suo ingresso nella nuova dimensione di 'parlessere', l'uomo perde necessariamente qualcosa. La divisione, costitutiva della condizione umana, è la conseguenza dell'inevitabile immersione nella struttura. Vi è una mancanza strutturale di godimento che è alla base dell'essere uomo e parlante. Al posto di questo godimento perduto, irrecuperabile, c'è un nulla. Il significante di questo vuoto è il fallo, è un significante molto particolare perché il suo significato non c'è, ma è sempre un significante, non è né un fantasma, né un oggetto, né tantomeno un organo.

La conseguenza immediata di questo significante fallico è la deviazione dei bisogni dell'uomo. La domanda, in Lacan, riguarda non tanto le soddisfazioni che chiede, ma un'assenza o una presenza. Al bambino interessa che la madre sia presente. Ciò che lo aggancia all'Altro non è né l'assenza, né la presenza, ma l'oscillazione tra le due. Il soggetto interroga la condizione della presenza. La domanda costituisce l'Altro come colui che può privare il soggetto della propria presenza. La domanda è domanda d'amore. Le soddisfazioni che la domanda d'amore ottiene per il bisogno non fanno che schiacciarla. Tanto peggio se il genitore accudente, di solito la madre, invece che rispondere alla domanda d'amore, dando cioè ciò che non ha, rimpinza il bambino della pappa asfissiante di ciò che ha, cioè confonde le sue cure col dono del suo amore. Ecco perché può accadere che il bambino più accudito rifiuti il nutrimento, orchestrando il suo rifiuto come un desiderio. Il soggetto dell'inconscio trova nell'oggetto del fantasma, non nel significante, una certezza soggettiva. "…vuol dire che il linguaggio gli permette di considerarsi come il macchinista cioè come il regista di tutta la cattura immaginaria di cui altrimenti non sarebbe che la marionetta vivente."

La scelta si gioca nel rapporto con la madre, o con chi ne fa le veci. Lacan distingue tre dimensioni della madre. La madre immaginaria è capace di assecondare o meno il bambino. È il modello per la costruzione degli oggetti immaginari. La madre simbolica è mancante, per cui desidera altrove e si assenta dal bambino. Lacan, servendosi della scrittura di linguaggio, scrive la metafora dei genitori: Padre/Madre → Nome del Padre/Desiderio della Madre. Il padre e la madre sono due significanti e indicano due funzioni: la funzione del padre è il nome e la funzione della madre è il desiderio. La legge del padre si sostituisce al desiderio della madre. Quello che interessa al bambino è l'alternanza della presenza-assenza della madre. Nell'assenza, la madre diventa enigmatica per il bambino. La metafora paterna separa il bambino dalla madre e lo fa passare da una posizione di oggetto a quella di soggetto. Da qui, una separazione ulteriore: dal godimento.

Nella psicosi la funzione del padre non ha separato il bambino dalla madre, che è completata dal bambino, trova nel bambino l'oggetto del suo fantasma. Il fantasma è quella storiella che ognuno si racconta per illudersi di ritrovare la parte perduta di godimento, la libido primordiale. Nella psicosi non c'è separazione, il bambino rimane oggetto del godimento dell'Altro, è nel fantasma materno, il cui uso da parte della madre, non è regolato dalla funzione del padre. L'oggetto è lo scarto dell'operazione della metafora paterna. Esso è estratto dal campo della realtà, per cui gli fornisce il suo quadro, la sua cornice. Il vuoto lasciato nella realtà dall'oggetto a estratto è il posto del soggetto. In questo senso Lacan ribalta la questione della psicosi, così come è posta in Freud. Lo psicotico non ha estratto l'oggetto a, non necessita di decostruire, decodificare, quanto piuttosto di ordinare, inventare un'estrazione tutta sua, che gli dia uno spazio.

Schema dei Registri di Lacan: Reale, Simbolico, Immaginario

L'Insegnamento di Lacan: Seminari, Scritti e il Contributo di Jacques-Alain Miller

Le sue complesse tesi, più che essere organizzate in modo organico in libri, vennero esposte nei suoi famosi seminari del mercoledì, tenuti dal 1953 fino al 1980. Le sue opere principali comunque sono state pubblicate con il titolo Scritti nel 1966. Negli anni settanta cominciò la pubblicazione (in francese) dei seminari, a partire dalle copie stenografate esistenti in circolazione. Il testo per la pubblicazione viene stabilito da Jacques-Alain Miller, allievo, curatore testamentario e genero di Lacan. Alla versione francese seguì la relativa traduzione in italiano.

Nel Seminario I (1953/54) Lacan si riferisce soprattutto ai testi di Freud dal 1904 al 1919 e rielabora l'insegnamento alla luce della distinzione fra registro immaginario e simbolico. Contrariamente ai suoi contemporanei, Lacan scongiura l'uso del contro-transfert, nel rapporto tra i corpi, tra gli educatori, tra analista e analizzante, e invita ad affidarsi alla sola intermediazione della parola; e in particolare alla mediazione del linguaggio freudiano. Per la psicoanalisi dell'io l'unica fonte di conoscenza è l'io. L'io però, osserva Lacan, è strutturato esattamente come un sintomo. Il contro-transfert è la funzione dell'ego dello psicoanalista, cioè la somma dei suoi pregiudizi, non può essere utilizzato nella cura, mentre nella psicoanalisi dell'io viene costantemente usato per fare delle interpretazioni.

Secondo Lacan, per guardarsene, occorre che vi sia sempre un terzo termine. Lacan estrae dal complesso edipico il sistema triangolare, sdoganandolo dalla formula classica: amore per la madre, rivalità col padre. Ad esempio Dora (celebre caso di un'isterica, di Freud) si è identificata al padre e tramite questa identificazione ha strutturato il proprio io. Questo ha a che fare con la situazione del soggetto nell'ordine simbolico, non è una difesa. Nello stadio dello specchio il bambino per la prima volta si vede e si concepisce come altro da sé. L'immagine del corpo gli dà la prima forma per inquadrare quanto è dell'io o no. L'attivatore della meccanica sessuale non è la realtà del partner sessuale, ma un'immagine, un rapporto immaginario. Le istanze psichiche di Freud devono essere lette secondo uno schema ottico. Il narcisismo primitivo è il frutto dell'immagine corporea. Nell'uomo però c'è anche un secondo narcisismo, in cui l'identificazione narcisistica è con l'altro; l'altro si confonde con l'ideale dell'Io. Lo sviluppo dell'io consiste nel prendere le distanze dal narcisismo primario e, insieme, nello sforzo per recuperarlo. L'ideale dell'io comanda il soggetto, al di là dell'immaginario. Il passaggio è simbolico e introduce un terzo tra i due personaggi. La tecnica della psicoanalisi fa sì che il soggetto percepisca il miraggio del proprio io.

Jacques-Alain Miller, curatore delle pubblicazioni dei seminari di J. Lacan, ha svolto un ruolo cruciale nella diffusione e nell'interpretazione del suo insegnamento. Miller ha sottolineato l'importanza del seminario come luogo privilegiato per la trasmissione del pensiero lacaniano, evidenziando come questo strumento abbia permesso a Lacan di dialogare costantemente con i suoi allievi e con la cultura del suo tempo. La sua opera "Lacan e l'insegnamento della psicoanalisi" offre una prospettiva approfondita sulle dinamiche che hanno caratterizzato la trentennale attività seminariale di Lacan, dalla sua discrezione iniziale fino alla sua vasta influenza. Miller ha evidenziato come l'insegnamento di Lacan, pur nella sua marginalità accademica, abbia rappresentato una forza innovatrice, capace di ripensare i fondamenti della psicoanalisi attraverso un costante ritorno a Freud e un dialogo fecondo con discipline come la linguistica, la logica e la matematica. La sua lettura del rapporto tra significante e significato, e l'importanza attribuita al linguaggio come struttura dell'inconscio, sono elementi centrali per comprendere la specificità del pensiero lacaniano.

Lacan e la Cultura Contemporanea: Filosofia, Politica e Psicoterapia

Bruno Moroncini, intervistato sull'argomento, parla dello psicoanalista, psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan come di uno psichiatra che alla fine degli anni ‘40 si è avvicinato progressivamente alla psicoanalisi, imponendosi all’attenzione soprattutto attraverso il suo seminario di insegnamento per analisti. Lacan non fa solo un discorso interno al campo analitico, ma dialoga con la cultura della propria epoca, con la letteratura e la filosofia, per esempio il Surrealismo, allargando moltissimo il campo della psicoanalisi e rendendolo fruibile anche dai non addetti ai lavori. È un pensatore che fa incursioni di grande portata in ambito filosofico, dando contributi di comprensione degni dei grandi storici della filosofia ad aspetti della tradizione filosofica. Moroncini ha scritto il saggio Lacan politico, pubblicato da Cronopio, perché molti pensatori hanno incominciato a utilizzare Lacan per elaborare una nuova teoria politica: dopo la crisi dei due modelli prevalenti del XX secolo, comunista e liberaldemocratico, alcune categorie lacaniane elaborate nel campo della psicoanalisi sono apparse a molti utilizzabili anche in ambito politico. Si pensi a filosofi come Slavoj Žižek, Alain Badiou o Ernesto Laclau, autore di un libro intitolato La ragione populista, che ha utilizzato Lacan per dire che, rispetto al modello classico dell’antagonismo politico, alcuni concetti lacaniani, come quello di significante vuoto, permettevano di unificare le varie istanze antagonistiche al capitalismo senza necessità di ricorrere al modello autoritario del comunismo storico.

Lacan dedica un seminario alla questione del transfert, proponendo la lettura di un testo classico della tradizione filosofica, il Simposio di Platone, un dialogo sull’amore, analizzando in particolare il personaggio che incarna il desiderio allo stato puro, Alcibiade, che è affascinato da Socrate in quanto è agitato dal fatto che desidera ma senza sapere perché desidera e crede che Socrate possa aiutarlo. Si crea tra i due un rapporto simile a quello tra analista e paziente, con il paziente, Alcibiade, che cerca di sedurre l’analista, Socrate, che non si lascia sedurre ma tenta di interpretare il desiderio di Alcibiade. È la prima volta che uno psicoanalista, per spiegare un concetto tipico della psicoanalisi, ricorre ad un grande testo della tradizione occidentale, con la doppia conseguenza di costringere gli psicoanalisti a leggere i filosofi e di far emergere dal testo platonico una serie di aspetti che l’interpretazione filosofica tradizionale non era stata in grado di mostrare.

Ritratto di Jacques Lacan

La Psicoanalisi Lacaniana nella Pratica Clinica

La psicoanalisi di Jacques Lacan si contraddistingue per originalità e complessità. Negli scritti e nei seminari di Lacan troviamo una enorme quantità di riferimenti teorici e clinici che possono guidarci nella pratica psicoanalitica. La conduzione della cura psicoanalitica ad orientamento lacaniano è caratterizzata da una notevole flessibilità che rimane tuttavia ancorata a una rigorosa concettualizzazione della struttura del soggetto e dei principi terapeutici. Nonostante l'estrema particolarità dell'insegnamento di Lacan non bisogna però trascurare l'ambito generale di cui fa parte. Il panorama della psicoterapie psicodinamiche costituisce infatti lo sfondo su cui si staglia la forma singolare della psicoanalisi di Lacan.

Possiamo compiere una panoramica sui principi della psicoanalisi lacaniana riconducendola nell’alveo della psicoterapia psicodinamica. Si tratta ovviamente di un’operazione di riduzione che permette però di mettere in evidenza alcuni punti di sovrapposizione epistemologica e clinica tra la psicoanalisi lacaniana e l’insieme più ampio delle psicoterapie psicodinamiche.

Parlare è un’esperienza relazionale. Nell’introduzione al suo articolo Shedler mette in risalto sette caratteristiche distintive della psicoterapia psicodinamica: Focus sull’espressione degli affetti e dell’esperienza emotiva; Esplorazione dei meccanismi di evitamento dei pensieri e dei vissuti di disagio; Identificazione dei temi e dei patterns ricorrenti; Discussione sull’esperienza passata; Focus sulle relazioni interpersonali; Focus sulla relazione terapeutica; Focus sui desideri e sulle fantasie di vita. Queste sette caratteristiche sono comuni anche alla psicoanalisi lacaniana, anche se vengono espresse con altri termini.

L'inconscio è un'altra logica. L'essenza della terapia psicodinamica consiste nell’esplorare quegli aspetti del soggetto che non sono pienamente conosciuti o decifrati. Il sintomo è espressione di un’altra dimensione soggettiva che disabilita ciascuno di noi dalla possibilità di essere padrone di se stesso. La logica dell’inconscio non si riduce soltanto all’articolazione di una trama, ma contempla anche la presenza di una dimensione emotiva e pulsionale che anima e traumatizza ogni trama simbolico-relazionale.

Non è facile voler cambiare. Le persone fanno molte cose, in modo consapevole o inconsapevole, per evitare aspetti problematici della propria esperienza soggettiva. Queste strategie di evitamento (in termini teorici, difese e resistenze) possono realizzarsi anche nei confronti della cura, manifestandosi in forma velata, per esempio come sedute saltate, ritardi all’appuntamento e altri inciampi in apparenza accidentali.

Significante e significato non coincidono. Il significante, cioè l’immagine acustica di una parola, è in rapporto con il significato solo per il principio di arbitrarietà. Già Freud osservava che gli elementi del sogno vanno intesi nella loro dimensione significante, prima ancora cioè che venga attribuito loro alcun significato. Il significante non corrisponde mai in modo univoco al significato e da qui deriva la polisemia del significante. Lo stesso evento-significante può avere effetti e risonanze opposte in soggetti diversi.

Le catene significanti sono temi ricorrenti. I significanti acquistano significato nel loro inanellarsi, come se fossero anelli di una catena. Nella genesi del significato ciò che risulta determinante è la concatenazione dei singoli significanti. La catena dei significanti va intesa come una trama che raccoglie e ripropone i temi e le questioni che attraversano la vita di una persona. Dire che bisogna individuare nel discorso dei pazienti “i significanti maître” vuol dire che bisogna prestare attenzione ai temi ricorrenti e alle configurazioni tipiche che tali temi assumono. È un aspetto che diventa fondamentale sin dal primo colloquio e che consente al clinico di iniziare a formulare una prima ipotesi diagnostica.

Agganciarsi al passato verso l'avvenire. Insieme all’identificazione dei temi ricorrenti e dei patterns, va inserita la narrazione delle esperienze passate, con particolare riferimento alle esperienze infantili e alle vicissitudini legate alle figure di attaccamento che si presume mantengano un’influenza sulle esperienze del presente. Il discorso non viene centrato sul passato in quanto tale, ma piuttosto sulle vie attraverso le quali il passato tende a vivere nel presente e quindi sul modo in cui il passato può illuminare le difficoltà psicologiche attuali.

Non esiste un soggetto senza l'Altro. Senza il rapporto con l’Altro non esiste il rapporto con se stessi. I sintomi di cui ciascun paziente può patire vanno in primo luogo inseriti in una cornice relazionale. La comprensione del sintomo è possibile solo partendo dall’analisi del mondo relazionale dei pazienti.

Di cosa parlano i sintomi. I sintomi non sono disturbi da aggiustare o da eliminare, sono semmai degli indicatori preziosi per scoprire la dimensione più intima e soggettiva dei pazienti. Nel processo diagnostico e nel percorso di cura si tratterà di capire in che modo il sintomo sia il condensato da un lato del mondo relazionale del paziente e dall’altro delle sue modalità di soddisfazione. Va inoltre considerato il modo in cui ciascun soggetto, attraverso il sintomo, ha messo (e continua a mettere) in gioco la propria soddisfazione nella relazione con gli altri.

La prima fase della cura. Durante la prima fase di una cura psicoanalitica il paziente avrà modo per scoprirsi responsabile del proprio sintomo: non si lamenterà di un qualcosa che gli si impone, ma si accorgerà di un suo coinvolgimento attivo nella ripetizione del sintomo. La rettifica soggettiva è un aspetto del processo terapeutico che si riferisce all’implicazione del paziente nel proprio sintomo: il soggetto si riconosce coinvolto nella causa della propria sofferenza.

Il paziente è analizzante. Il paziente è attivamente impegnato nell’elaborazione e per questo viene chiamato analizzante e non analizzando. Si tratta di una precisazione semantica con cui in ambito lacaniano si vuole sottolineare che il paziente non è oggetto della cura ma soggetto della cura.

Le associazioni libere. Quando i pazienti si affidano alla “regola delle associazioni libere” (e molti pazienti richiedono un aiuto considerevole affinché possano giungere a parlare “libera-mente”), i loro pensieri si aprono e si dirigono verso molte aree della vita mentale, includendo desideri, paure, fantasie, sogni ecc. di cui, in molti casi, non hanno mai avuto occasione di poterne parlare con qualcun altro.

La psicoanalisi è una “clinica sotto transfert”. In ambito lacaniano la clinica psicoanalitica viene definita innanzitutto come una clinica sotto transfert. L’avvio del transfert indica quel processo in cui la domanda di cura si trasforma in una domanda di sapere. Il transfert indica sia il processo di elaborazione di un sapere che non si sa di sapere (“che vuol dire?”, “perché?”), sia una relazione dove si mette in gioco la questione relazionale da elaborare (“chi sono io per te?”, “cosa vuoi da me?”).

Elaborare un sapere non saputo. La cifra dell’inconscio è una trama che si costruisce innanzitutto in prima persona: il soggetto traccia con i propri significanti ciò che nella sua esperienza si presenta come l’eclissi del potere rappresentativo della parola. Nel movimento del transfert l’analista mette il soggetto al lavoro affinché possa separarsi dal già saputo e lo induce a elaborare quel sapere (e quel saperci-fare) non precostituito che tra le maglie del suo sintomo emerge come enigma, come paradosso soggettivo da cui può nascere il nuovo.

Il desiderio dell'analista è incluso nella cura. Il desiderio dell’analista è il desiderio che orienta l’intervento terapeutico verso la singolarità dell’analizzante, facendo in modo che questa singolarità possa emergere nonostante (e grazie) gli inevitabili condizionamenti della relazione intersoggettiva che si stabilisce tra analizzante e analista. Il desiderio dell’analista è un concetto chiave per sottolineare che l’analista è incluso con il proprio desiderio nella cura, però questo desiderio presuppone un lavoro sulla propria singolarità. Il desiderio dell’analista è l’elemento che non può ricevere nessuna garanzia anticipatoria sul piano metodologico. Entra in gioco piuttosto la posizione etica del terapeuta. La soggettività del clinico influenzerà notevolmente il percorso di cura sin dal primo colloquio.

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