L'Ambito Cognitivo Trasversale nella Scuola: Comprendere e Valorizzare gli Stili di Apprendimento

Ogni individuo possiede un modo unico di apprendere, basato sull'utilizzo di specifici canali sensoriali e strategie cognitive. Riconoscere e valorizzare queste differenze è fondamentale per una didattica efficace che miri al raggiungimento degli obiettivi educativi prefissati. L'accesso all'informazione, prerequisito indispensabile per ogni forma di apprendimento, avviene attraverso modalità preferenziali che influenzano profondamente gli stili di apprendimento.

Canali Sensoriali e Stili di Apprendimento

La modalità sensoriale attraverso cui percepiamo le informazioni determina il nostro canale sensoriale preferenziale. Questo canale guida il modo in cui assimiliamo gli stimoli esterni e, di conseguenza, modella il nostro stile di apprendimento.

  • Canale Visivo-Verbale: Predilige la letto-scrittura e il codice linguistico. Le informazioni presentate in forma scritta vengono ricordate con maggiore facilità.
  • Canale Visivo Non Verbale: Si avvale di strumenti che potenziano la memoria visiva, come immagini, schemi, mappe concettuali e fotografie.
  • Canale Uditivo: Si concentra sull'ascolto e sulla partecipazione attiva a discussioni e lavori di gruppo.
  • Canale Cinestetico: Favorisce l'apprendimento attraverso esperienze concrete e sperimentazioni pratiche, privilegiando l'interiorizzazione attraverso il movimento e il tatto.

Diagramma che illustra i quattro canali sensoriali di apprendimento (visivo-verbale, visivo non verbale, uditivo, cinestetico)

Stili Cognitivi: Modalità di Elaborazione dell'Informazione

Gli stili cognitivi rappresentano la modalità prevalente di elaborazione dell'informazione adottata da un individuo. Queste modalità tendono a permanere nel tempo e a generalizzarsi a compiti diversi, influenzando le strategie di apprendimento preferenziali. Il successo derivante dall'uso di uno specifico stile cognitivo ne rafforza la perseveranza, spingendo lo studente a riutilizzarlo in futuro.

Tra gli stili cognitivi più significativi si annoverano:

  • Sistematico-Intuitivo: Riguardano le modalità di classificazione e formulazione di ipotesi. L'individuo sistematico affronta i problemi analizzando meticolosamente tutte le variabili e procedendo per passi graduali verso la soluzione. L'individuo intuitivo, invece, tende a procedere per salti, basandosi su intuizioni e connessioni rapide.
  • Globale-Analitico: Concernono la preferenza percettiva per la visione d'insieme o per l'analisi dei dettagli. Chi adotta uno stile globale predilige una comprensione generale del materiale, passando dal generale al particolare. Chi predilige lo stile analitico parte dai dettagli per costruire progressivamente il quadro generale.
  • Impulsivo-Riflessivo: Si riferiscono al modo in cui viene affrontato un problema a livello decisionale. L'individuo impulsivo tende ad agire rapidamente, mentre quello riflessivo dedica più tempo all'analisi prima di prendere una decisione.
  • Verbale-Visuale: Questi stili sono trasversali ai diversi compiti cognitivi e riguardano la percezione, la memoria e le preferenze di risposta. Si focalizzano sui tipi di informazione a cui si presta attenzione, sui tipi di informazione meglio registrati e sulle modalità di immagazzinamento.
  • Convergente-Divergente: Valorizzano l'autonomia e l'approccio personale allo studio. Il soggetto con uno stile convergente adotta una logica lineare, privilegiando soluzioni condivise e routinarie. Al contrario, il soggetto divergente tende a esplorare molteplici possibilità e soluzioni creative.

DSA e Stili Cognitivi: Un Legame Evidente

La ricerca ha evidenziato una correlazione significativa tra i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e particolari stili cognitivi. Gli studenti con DSA tendono spesso a manifestare uno stile cognitivo globale piuttosto che analitico. Questo significa che sono più portati a focalizzarsi sull'aspetto generale di un argomento, organizzando un'idea complessiva, creando associazioni tra concetti e ragionando in modo parallelo.

Inoltre, il pensiero globale è frequentemente associato a uno stile cognitivo visivo piuttosto che verbale. Studi avvalorano l'ipotesi che i bambini con DSA possano avere anche uno stile cognitivo divergente più sviluppato rispetto alla popolazione normativa. Questa caratteristica li renderebbe più creativi, capaci di sviluppare facilmente nuove idee e soluzioni, di trovare connessioni insolite e di approcciare le materie scolastiche in modi innovativi, osservando i fenomeni da molteplici prospettive.

Infografica che confronta le caratteristiche degli stili di apprendimento globale/analitico e divergente/convergente

Didattica Inclusiva e Strumenti Compensativi

L'apprendimento è il risultato di un processo dinamico che coinvolge l'interazione tra la persona e la situazione, influenzato sia dai metodi di insegnamento che dalle differenze individuali. È pertanto cruciale impostare una didattica che sia il più possibile funzionale allo stile di apprendimento di ciascuno studente, utilizzando strumenti compensativi adeguati per garantire il miglior adattamento scolastico.

Per favorire il canale visivo non verbale, è essenziale supportare lo studio con mappe concettuali ricche di parole chiave e immagini evocative che rappresentino i concetti chiave. Una mappa visivamente stimolante, con elementi grafici pertinenti, facilita il recupero delle informazioni e agevola la memoria visiva. La selezione condivisa delle immagini con lo studente è fondamentale, poiché devono essere rappresentative e significative per il recupero mnemonico.

Per stimolare il canale cinestetico, considerato un punto di forza in molti bambini con DSA, è importante integrare le spiegazioni teoriche con esempi pratici e concreti, utilizzando materiali che lo studente possa vedere, toccare e manipolare.

Per supportare il canale uditivo, si dovrebbero prediligere spiegazioni orali con riferimenti limitati al testo scritto. È utile allenare all'uso di libri digitali con sintesi vocale, audiolibri per la lettura di testi narrativi, e incoraggiare la registrazione delle lezioni per un riascolto differito o l'auto-registrazione durante lo studio.

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Il Caso di Sara: Un Esempio Pratico

Consideriamo il caso di Sara, una bambina di 8 anni che frequenta la terza elementare. Sara si impegna nelle attività proposte e utilizza concetti che non richiedono particolari doti astrattive. Tuttavia, il suo linguaggio appare un po' povero per la sua età e, di fronte ad attività più complesse, manifesta insofferenza, sbuffa e abbandona rapidamente il compito, perdendo il suo consueto sorriso. Questo scenario suggerisce la necessità di indagare più a fondo le sue modalità di apprendimento e di fornire un supporto mirato.

Misurazione dell'Intelligenza e Funzionamento Adattivo

Nella pratica clinica, vengono impiegati diversi strumenti per la misurazione dell'intelligenza. Questi test, validati su ampi campioni di popolazione, includono prove eterogenee (verbali, di ragionamento, di problem solving pratico, di memoria) per cogliere le molteplici sfaccettature dell'intelligenza. Le Scale di Wechsler sono tra i test più comunemente utilizzati.

Il funzionamento intellettivo limite non si identifica solo con un punteggio numerico, ma anche con una limitazione più o meno significativa del funzionamento adattivo. Quest'ultimo si riferisce ai comportamenti che consentono a un individuo di adattarsi al proprio contesto e di rispondere alle esigenze ambientali, elaborando, analizzando e scegliendo la risposta comportamentale più adeguata. L'intelligenza gioca un ruolo determinante in questo processo.

In alcuni casi, si osserva un'ipoevoluzione nell'organizzazione cognitiva, immaturità psicoaffettiva e difficoltà nell'acquisire un pensiero flessibile, essenziale per risolvere operazioni mentali complesse, sia a scuola che nella vita. La tendenza a sottovalutare queste situazioni, pensando che i bambini crescano spontaneamente, può essere dannosa. Sebbene si tratti di lievi disturbi dell'intelligenza, la loro lieve entità può portarli ad essere trascurati, nonostante la frequenza con cui si presentano e il bisogno di supporto che questi bambini potrebbero avere. Un rischio concreto è l'abbassamento dell'autostima, poiché questi bambini percepiscono di non riuscire a fare le cose bene come gli altri.

Le Competenze Non Cognitive e il Loro Impatto Scolastico

Recentemente, è stata approvata alla Camera la legge sulle "competenze non cognitive" (non-cognitive skills), con l'obiettivo di introdurre un'innovazione significativa nel sistema scolastico italiano. È fondamentale chiarire il significato di questa locuzione, che spesso nasconde diverse sfumature.

Queste competenze, se intese nella loro dimensione educativa, richiedono l'identificazione di programmi, procedure e metodi di insegnamento coerenti, nonché strumenti adeguati per la valutazione del loro raggiungimento. Si allude alla necessità di possedere competenze che vadano oltre quelle strettamente tecnico-professionali, competenze "trasversali" che travalicano l'ambito disciplinare specifico, come ad esempio la capacità di affrontare un problema.

La ricerca cognitivista ha sottolineato la forte contestualizzazione delle abilità cognitive: saper risolvere un problema in un ambito non garantisce la capacità di risolvere problemi in generale. Inoltre, la capacità di risolvere problemi in un ambito specifico potrebbe derivare da una piena comprensione del materiale, legata alla metacognizione. La trasversalità, intesa come trasferibilità delle competenze, apre questioni complesse, come il passaggio tra scuola e mondo del lavoro.

Soft Skills, Life Skills e Competenze Chiave Europee

Le soft skills si riferiscono a competenze a-disciplinari fondamentali nel mondo del lavoro, quali la collaborazione, la comunicazione, il lavoro di gruppo, il mantenimento degli impegni e la negoziazione. Queste competenze relazionali sono cruciali per le comunità che perseguono obiettivi condivisi, comprese le classi scolastiche.

Le life skills, promosse dall'OMS, sono abilità necessarie per relazionarsi con gli altri e affrontare le sfide della vita quotidiana, come stress e pressioni. La mancanza di queste competenze socio-emotive può portare a comportamenti a rischio, specialmente nei giovani. L'individuazione di queste competenze e il loro sviluppo, anche attraverso l'uso dei pari, mira a rendere i giovani più consapevoli, indipendentemente dai curricula scolastici.

Le competenze chiave europee, derivanti dal progetto OCSE DeSeCo, si articolano in tre aree principali: usare strumenti in modo interattivo, interagire in gruppi eterogenei e agire autonomamente. Queste competenze sono interrelate e costituiscono la base per i progetti internazionali come PISA. La prospettiva concettuale di riferimento per queste competenze è quella dei tratti di personalità identificati dai "Big Five": apertura mentale, amicalità, coscienziosità, estroversione e stabilità emotiva.

Mappa concettuale che illustra le diverse tipologie di competenze trasversali: soft skills, life skills, competenze chiave europee

Sperimentazioni e Sfide nell'Implementazione

In diverse realtà, sono state sperimentate attività scolastiche legate allo sviluppo di queste competenze, con progetti che hanno coinvolto docenti e studenti. Tuttavia, eventi imprevisti, come la pandemia di COVID-19, hanno imposto limitazioni, sebbene alcune scuole abbiano potuto proseguire le attività tramite tecnologie.

Le riflessioni sul bilancio di queste sperimentazioni sottolineano la necessità di un forte allineamento a tutti i livelli istituzionali: supporto politico-amministrativo, infrastruttura tecnica, scuole e dipartimenti interni. Senza tale allineamento, il tema delle competenze non cognitive rischia di rimanere confinato in nicchie sperimentali, senza diventare un'azione di sistema.

È importante notare che queste sperimentazioni sono avvenute in contesti che già dimostrano un'attenzione e un investimento costante nell'ambito scolastico.

Riflessioni Educative e Sfide Culturali

Comune a tutte queste competenze è l'idea che la sola trasmissione di contenuti a scuola non sia sufficiente per l'inserimento nel mondo professionale e per l'esercizio pieno dei diritti di cittadinanza. Difficoltà nelle relazioni interpersonali, incapacità di cogliere il punto di vista altrui o di riconoscere le proprie emozioni possono compromettere la qualità della vita quotidiana.

Un aspetto cruciale, e talvolta problematico, è la considerazione che queste competenze, anche quelle legate alla personalità, possano essere acquisite sia in età adulta tramite formazione, sia in età scolare attraverso interventi educativi mirati. Non si tratta quindi di tratti individuali immutabili, ma di competenze "miste" che coinvolgono aspetti cognitivi e non cognitivi in un continuum, toccando il modo di essere e di comportarsi.

I contesti di vita, i comportamenti delle figure di riferimento (docenti, adulti in posizione gerarchica), le relazioni tra pari e le aspettative sociali giocano un ruolo determinante nello sviluppo di queste competenze.

L'Approccio CASEL e la Comunità Educante

La "Dichiarazione di pubblico valore" del gruppo CASEL (Collaborative for Academic, Social and Emotional Learning) sottolinea come un approccio sistemico all'apprendimento sociale ed emozionale (SEL) crei condizioni eque di apprendimento, coinvolgendo studenti dallo sviluppo di competenze sociali, emozionali e accademiche. Decenni di ricerca dimostrano che queste competenze portano a esiti positivi a scuola e nella vita.

Questo approccio è fortemente influenzato dalla cultura americana, dove il coinvolgimento dei genitori nell'educazione scolastica è diffuso e il senso di comunità è una caratteristica identitaria. Sebbene gli aspetti culturali non siano direttamente trasferibili, le ricerche pluriennali del gruppo CASEL, focalizzate sul ruolo dell'apprendimento scolastico, indicano la necessità di riconoscere e affrontare la complessità di queste acquisizioni.

Strategie per la Promozione delle Competenze

Per promuovere efficacemente queste competenze, è necessario selezionare quelle più facilmente sviluppabili, come il lavoro di gruppo, il rispetto delle scadenze e l'assunzione di responsabilità. Un ruolo fondamentale spetta alle famiglie e al terzo settore. Quest'ultimo, in particolare, grazie al carattere informale delle relazioni che instaura, può rappresentare uno strumento efficace per coinvolgere le famiglie nell'educazione dei propri figli a queste competenze.

Inoltre, alcune competenze possono essere apprese, e forse meglio, in contesti informali. Nell'ambito di una prospettiva più ampia di "Comunità educante", le proposte di apprendimenti informali potrebbero persino ribaltare o compensare le gerarchie implicite tra gli alunni in classe rispetto agli apprendimenti accademici.

È fondamentale proporre ai docenti percorsi formativi credibili e sperimentati, evitando di attribuire loro ulteriori compiti senza adeguata preparazione. Se si ritiene fondamentale lo sviluppo di queste competenze, è necessario assumere tutti gli impegni politici, sociali ed economici correlati.

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Il Ruolo della Scuola nel Mondo del Lavoro Contemporaneo

La scuola riveste un ruolo centrale nello sviluppo e nell'esercizio delle competenze trasversali in modo costruttivo, graduale e "protetto". Le attività didattiche quotidiane, oltre a trasmettere conoscenza, offrono agli studenti l'opportunità di mettere alla prova queste competenze, acquisirne consapevolezza e migliorarle.

Per offrire una formazione completa sulle competenze trasversali e sulle nuove dinamiche del mondo del lavoro, sono stati ideati percorsi di apprendimento strutturati e interattivi, come il "Patentino delle competenze per il lavoro". Questo percorso, attraverso moduli dedicati e simulazioni, mira a preparare i giovani a comprendere il funzionamento delle aziende, a orientarsi nella ricerca di un impiego e a gestire colloqui di lavoro.

Un corso specifico è dedicato alla competenza digitale, sociale e personale nota come "Patentino Digital Smartness", volto a formare i giovani a un utilizzo consapevole dei social network per costruire e comunicare la propria identità digitale in modo autentico ed efficace.

L'intervista a Ezio Fregnan, Education Business Director di Comau Academy, evidenzia la crescente rilevanza di queste competenze nel mondo del lavoro e il ruolo strategico che la scuola può svolgere nella loro formazione. La ricerca "Professioni 2030" conferma la nascita di nuove professioni e la trasformazione di quelle esistenti, sottolineando l'importanza di preparare i giovani ad affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione.

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