Quando un genitore si trova ad affrontare sintomi preoccupanti nel proprio bambino, è naturale sentirsi ansiosi e cercare le migliori vie per garantire il benessere del proprio figlio. La complessità dei disturbi infantili richiede un approccio sfaccettato, che integri la comprensione delle cause sottostanti con l'identificazione di rimedi efficaci. Questo articolo si propone di esplorare il panorama dei disturbi comportamentali e della regolazione emotiva nell'infanzia, offrendo una guida per genitori e caregiver.

La Valutazione Iniziale: Il Ruolo Cruciale del Pediatra
Il primo passo basilare è quello di consultare il pediatra di fiducia del bambino. Il pediatra svolge un ruolo fondamentale nella valutazione iniziale dei sintomi e nell’esclusione di possibili cause mediche sottostanti. Durante questa fase, il pediatra potrebbe eseguire esami fisici, analisi del sangue o altri test diagnostici per escludere condizioni fisiche che potrebbero contribuire ai sintomi. Se i sintomi persistono o se emergono complessità che richiedono una valutazione più approfondita, il pediatra potrebbe consigliare di consultare uno specialista.
Identificare i Disturbi del Comportamento: Oltre i Capricci
Cosa sono e in che modo si possono riconoscere i disturbi del comportamento nei bambini? Sala d’attesa del pediatra. Marco, 8 anni, si butta a terra e inizia a urlare perché Laura e Andrea, i genitori, non lo hanno portato al parco. Non è la prima volta che i genitori di Marco si chiedono se il suo comportamento sia normale. Fin da piccolo è stato un bambino “difficile”, che andava sempre convinto a fare le cose - anche le più semplici, come mettersi le scarpe per uscire o sedersi a tavola per mangiare. Anche alla materna si opponeva alle maestre e non partecipava alle attività proposte, o lo faceva solo parzialmente. Laura e Andrea speravano che col tempo questi comportamenti migliorassero, ma con l’ingresso alla scuola primaria sono invece aumentati. Le insegnanti riportano che in classe Marco ha difficoltà a gestire i momenti in cui qualcosa non va come dice lui, manifesta frequenti episodi di rabbia e tentativi di sabotare le attività proposte. «Abbiamo sbagliato qualcosa noi?», si chiedono mortificati Laura e Andrea. «Siamo dei cattivi genitori?».
La questione potrebbe riguardare altro. Non sempre opposizione, collera improvvisa, urla e reazioni inaspettate sono sintomo di disturbi del comportamento. «Dal giorno alla notte Giacomo è diventato tutto un “no”, “io”, “mio” - spiega il papà di un altro bambino - e quando io e sua mamma lo contraddiciamo lui inizia con i pianti, le urla e tanta, tanta rabbia. È come se volesse sfidarci in continuazione. Ma Giacomo ha da poco compiuto 2 anni, e dobbiamo ricordarci che esistono fasi evolutive in cui comportamenti come i suoi sono la normale affermazione della propria personalità: non “capricci“, dunque, ma le prime modalità per iniziare ad affermare la propria autonomia.
Ma dunque come riconoscere i disturbi del comportamento nei bambini?
- Da quanto tempo si verificano questi episodi? I disturbi di comportamento sono reiterati nel tempo, quindi ripetuti e non occasionali. Dunque nel caso del bambino che un giorno si butta a terra piangendo perché non vuole andare via dal parco, non parliamo di disturbo del comportamento, ma semplicemente di un modo di comunicarci che, in quel momento, è difficile smettere di fare qualcosa di piacevole.
- Con che frequenza si ripetono questi comportamenti? Nel caso dei bambini con un disturbo del comportamento si ripetono con una frequenza elevatissima. Dunque dobbiamo cercare di capire quante volte in un giorno, in una settimana, in un mese si manifestano questi episodi.
- Siamo certi che questi comportamenti vengano messi in atto in almeno due contesti (ad esempio a casa e a scuola)? Nelle fasi evolutive i bambini possono incontrare dei momenti faticosi, ad esempio nella gestione delle relazioni a scuola. In questi casi il comportamento aggressivo potrebbe essere isolato e manifestarsi solo in un contesto (la scuola appunto) e in momenti specifici.
Fortunatamente non tutti i comportamenti inopportuni dipendono da veri e propri disturbi. Come abbiamo accennato, per riconoscere i disturbi del comportamento lo specialista valuterà l’intensità, la frequenza e la durata degli episodi.
Distinguere tra Fisiologico e Patologico: DOP e ADHD
I bambini con disturbo oppositivo provocatorio (DOP) manifestano atteggiamenti oppositivi e provocatori molto più elevati, più intensi e più ricorrenti dei loro coetanei. Sottolineiamo ciò perché un certo grado di oppositività è tipico dei bambini nelle diverse fasi della crescita ed è dunque fisiologico (fa parte dello sviluppo!). Diversamente, nelle situazioni di disturbo oppositivo provocatorio vi è una ricorrenza molto alta e con tendenza alla cronicizzazione di alcuni comportamenti: in particolare, il mancato rispetto delle regole e la sfida rispetto alle richieste dell’adulto.
I bambini con disturbo da deficit di attenzione e di iperattività (ADHD), che rientrano nei disturbi del neurosviluppo e non propriamente nei disturbi del comportamento, si caratterizzano per una difficoltà di attenzione e per un’impulsività che li portano a non pensare alle conseguenze delle proprie azioni; hanno bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà a modificare il loro comportamento sulla base dei loro errori e - come indica la dicitura stessa - iperattività.
La seguente figura illustra le differenze chiave tra comportamenti tipici dell'età evolutiva e quelli che potrebbero indicare un disturbo.

Le Molteplici Cause dei Disturbi Comportamentali
Una specifica causa dell’ADHD non è ancora nota. Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l’ADHD. Per questi bambini, provocare qualcuno è intenzionale e indica un tentativo di dialogo, una ricerca (disfunzionale) di comunicazione.
Tutti i bambini possono attraversare periodi “oppositivi”, ma circa il 5% presentano una franca patologia. Crescendo, i bambini acquisiscono diverse capacità. Alcune, come il controllo delle urine e delle feci, dipendono soprattutto dal livello di maturazione del sistema nervoso. Altre, come il comportamento appropriato da tenere in casa e a scuola, sono il risultato della complicata interazione tra lo sviluppo fisico e intellettivo (cognitivo) del bambino, la salute, il temperamento e il rapporto con i genitori, le persone che si occupano di lui e gli insegnanti (vedere anche Sviluppo infantile). Altri comportamenti, come succhiarsi il pollice, si sviluppano quando i bambini cercano modi per affrontare lo stress. Altri comportamenti ancora si sviluppano in risposta allo stile genitoriale.
I problemi comportamentali e dello sviluppo possono diventare talmente gravi da minare i rapporti normali fra il bambino e gli altri o interferire con lo sviluppo emotivo, sociale e intellettivo. Alcuni problemi comportamentali includono i seguenti:
- Problemi comportamentali alimentari
- Episodi di apnea
- Evitamento scolastico
- Problemi del sonno
- Accessi d’ira
- Comportamento violento
La maggior parte di questi problemi deriva dalle normali abitudini comportamentali. Alcuni problemi comportamentali, come fare pipì a letto, possono essere lievi e risolversi rapidamente e spontaneamente nell’ambito del normale sviluppo. Altri problemi, come quelli che insorgono nei bambini con disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHD), possono richiedere un trattamento continuativo.
Comportamenti Legati allo Stress e Stile Genitoriale
Ogni bambino affronta lo stress in modo diverso. Alcuni comportamenti che aiutano i bambini ad affrontare lo stress comprendono: succhiare il pollice, mangiarsi le unghie e, talvolta, sbattere la testa.
- Suzione del pollice o uso del ciuccio: Succhiare il pollice (o altre dita) o il ciuccio costituisce un comportamento normale nella prima infanzia; la maggior parte dei bambini interrompe tale abitudine entro 1-2 anni, ma alcuni la mantengono in età scolare. Succhiare occasionalmente il pollice o il ciuccio è normale nei momenti di stress, ma farlo abitualmente dopo i 5 anni può alterare la forma del palato, causare disallineamento dei denti e prese in giro da parte degli altri bambini. Talvolta i bambini che succhiano persistentemente il pollice o il ciuccio possono dover essere esaminati da un operatore sanitario specializzato nel comportamento. Alla fine tutti i bambini smettono di succhiarsi il pollice o di usare il ciuccio. I genitori devono intervenire solo se consigliati dal dentista o se ritengano che la suzione del pollice determini problemi a livello sociale. I genitori devono incoraggiare dolcemente il bambino e fargli capire perché è giusto interrompere questa abitudine. Quando il bambino mostra di voler smettere, come primo passo è utile ricordargli con calma il suo proposito. Successivamente, si possono mettere direttamente sul pollice del bambino alcune ricompense simboliche, come un cerotto colorato o disegnando una stella sul dito con un pennarello non tossico. Si possono adottare ulteriori misure, come usare una protezione di plastica sul pollice oppure applicare sull’unghia una sostanza amara non tossica. Tuttavia, nessuna di queste misure deve essere usata contro la volontà del bambino.
- Mangiarsi o strapparsi le unghie: Mangiarsi o strapparsi le unghie sono comportamenti comuni nei bambini piccoli. Questa abitudine scompare generalmente crescendo, ma può essere correlata a stress e ansia. Ai bambini motivati si può insegnare a sostituire questa abitudine con altre (ad esempio, roteare una matita). Il comportamento desiderato può essere rafforzato dando al bambino maggiori ricompense se riesce a evitare il comportamento sbagliato.
- Battere il capo e dondolare ritmicamente: Battere il capo e dondolare ritmicamente sono gesti comuni nei bambini sani. Pur allarmando i genitori, i bambini non sembrano manifestare un senso di angoscia e in realtà sembrano trarre conforto da tali movimenti. Solitamente, i bambini smettono di dondolarsi, ruotare e battere il capo tra i 18 mesi e i 2 anni, ma le stesse azioni ripetitive si osservano talvolta anche in bambini più grandi e negli adolescenti. Anche i bambini con disturbo dello spettro autistico e altri problemi di neurosviluppo possono battere la testa o compiere altri movimenti ripetitivi. Tuttavia, tali condizioni sono associate a sintomi aggiuntivi che riflettono una diagnosi precisa. Sebbene i bambini non si feriscano quasi mai nell’assumere tali comportamenti, questo rischio (e il rumore) può essere ridotto tenendo il lettino lontano dal muro, applicando un’imbottitura al suo interno, togliendo le rotelle o ponendo sotto di esse dei tappeti di protezione.

Problemi comportamentali e stile genitoriale: Lodi e ricompense possono favorire un comportamento positivo. Talvolta i genitori finiscono per prestare attenzione ai propri figli solo in caso di comportamenti inappropriati, con conseguenze negative se si tratta dell’unica attenzione rivolta loro. Poiché la maggior parte dei bambini preferisce attirare l’attenzione con un comportamento inadeguato piuttosto che non ricevere alcuna attenzione, i genitori devono creare ogni giorno momenti dedicati alle interazioni positive con il bambino per evitare aumenti dei comportamenti inappropriati.
I problemi dell’interazione tra genitore e bambino sono difficoltà nei rapporti tra un bambino e i suoi genitori, che possono insorgere nei primi mesi di vita. Il rapporto può essere teso a causa di:
- Gravidanza o parto difficili o difficoltà nell’allattamento
- Depressione post-partum che interessa uno dei genitori
- Problemi di coppia tra i genitori
- Inadeguato sostegno sociale o emotivo ai genitori da parte di familiari o amici
- Il lavoro, l’alloggio o altre difficoltà finanziarie dei genitori
- Stile genitoriale che non favorisce una relazione positiva tra genitore e bambino
I primi giorni da genitori sono stressanti per la maggioranza delle persone, a causa degli orari imprevedibili a cui il bambino mangia o dorme. La maggior parte dei bambini non dorme per tutta la notte fino a 3-4 mesi. Rapporti tra genitore e figlio non buoni possono rallentare lo sviluppo delle capacità mentali e sociali del bambino e causare un rallentamento della crescita e dell’aumento di peso (ritardo della crescita). Un medico o un infermiere può valutare il temperamento individuale di un bambino e offrire ai genitori delle informazioni sul suo sviluppo e dei consigli utili per favorire una migliore crescita. I genitori possono quindi essere in grado di maturare aspettative più realistiche, accettare i propri sensi di colpa e le situazioni di conflitto e tentare di ricostruire una relazione sana. Se la relazione non viene ricucita, il bambino può continuare ad avere problemi.
Le aspettative non realistiche contribuiscono alla percezione di problemi comportamentali. Ad esempio, i genitori che si aspettano che un bambino di 2 anni metta in ordine da solo i propri giocattoli potrebbero erroneamente interpretare il fatto che non lo faccia come un problema comportamentale. I genitori possono mal interpretare altri comportamenti normali, correlati all’età, di un bambino di 2 anni, come il rifiuto di rispettare le richieste o le regole di un adulto.
Un circolo vizioso o schema comportamentale circolare è un ciclo nel quale una risposta negativa (collera) a un comportamento negativo (inappropriato) del bambino da parte di un genitore o di chi si occupa del bambino provoca ulteriore comportamento negativo da parte del bambino, che porta a continue risposte negative da parte del genitore o della persona che si occupa del bambino. L’attenzione ricevuta dal bambino da parte del genitore o di chi si occupa di lui spesso rafforza il suo comportamento inappropriato. Nei circoli viziosi, il bambino risponde allo stress e al disagio emotivo con testardaggine, insolenza, aggressività e resistenza invece di piangere. I genitori o le persone che si occupano di lui reagiscono rimproverandolo, sgridandolo e sculacciandolo. I circoli viziosi possono anche derivare dalla reazione di eccessiva protezione o permissività dei genitori nei confronti di un figlio timoroso, troppo dipendente o che tende a ingannarli.
Per rompere il circolo vizioso, i genitori dovrebbero imparare a ignorare il comportamento inappropriato quando non ha un influsso negativo sugli altri, come nel caso di accessi d’ira o del rifiuto di mangiare. Reindirizzare l’attenzione del bambino su attività interessanti consente di premiarne il comportamento desiderato, trasmettendo un senso di soddisfazione al bambino e ai genitori o a chi se ne prende cura. Se un comportamento non può essere ignorato, si può tentare una procedura di distrazione o la tecnica del time-out.
La Regolazione Emotiva e Comportamentale
La capacità di agire in maniera appropriata rispetto alle norme sociali e di regolare autonomamente il proprio comportamento costituiscono due aspetti basilari dello sviluppo del bambino. La regolazione emotiva aiuta il bambino a modulare anche il proprio comportamento. Questo processo inizia già nel periodo neonatale (primi tre anni di vita) e si sviluppa gradualmente nel corso degli anni, tra l’infanzia e l’adolescenza. La presenza dell’adulto nella regolazione delle emozioni e del comportamento è fondamentale. Infatti, quando un bambino è agitato o arrabbiato, mostra paura o piange, sarà l’adulto a calmarlo e a fornirgli le migliori strategie per risolvere il proprio conflitto interno, attraverso comportamenti affettuosi e adeguate spiegazioni. I genitori, quindi, possono essere dei buoni co-regolatori se insegnano al bambino a riconoscere le proprie emozioni e a validarle.
I disturbi del comportamento nei bambini possono quindi manifestarsi in diverse fasce d’età: alcune caratteristiche del disturbo oppositivo provocatorio (DOP) possono iniziare a presentarsi già nell’età prescolare, intorno ai 3-5 anni; altri disturbi, come il disturbo della condotta, possono manifestarsi anche più tardi, intorno ai 6-12 anni. A volte gli stimoli esterni possono provocare nel bambino una reazione eccessiva o disfunzionale e quando il problema si presenta con una certa frequenza, si parla di disturbi della regolazione.
Bassa tolleranza alle frustrazioni, irritabilità e reazioni eccessive o quasi assenti, sono segnali che il bambino potrebbe avere delle difficoltà nella regolazione emotiva, infatti possono rappresentare una risposta atipica agli stimoli ambientali.
Rabbia, tristezza, paura: come gestire le emozioni negative dei bambini
Cosa Sono i Disturbi della Regolazione?
Parliamo di disturbo della regolazione quando di fronte ad uno stimolo ambientale, un bambino adotta dei comportamenti anomali, disfunzionali o eccessivi. Attraverso le esperienze e l’imitazione, ogni bambino impara come gestire le emozioni, adattando il proprio comportamento rispetto agli stimoli esterni. A volte però la risposta agli input esterni si manifesta con una reattività limitata o eccessiva e mostra una certa difficoltà nell’organizzare risposte comportamentali adeguate alle situazioni ambientali. Inoltre i disturbi della regolazione si manifestano anche come una difficoltà del bambino di regolare i propri processi fisiologici, sensoriali, attentivi, motori o affettivi. Sono comportamenti che possono inficiare anche le relazioni interpersonali, generando ulteriori frustrazioni. In alcuni casi la disregolazione comportamentale nei bambini si presenta in concomitanza con altri disturbi. Ad esempio ci può essere comorbilità con il disturbo dello spettro autistico, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, disturbi del sonno o ADHD.
Sintomi della Disregolazione Emotiva e Comportamentale
I disturbi della regolazione nei bambini possono manifestarsi attraverso una varietà di sintomi che influenzano sia il comportamento che le emozioni. Tra i segnali più comuni vi sono difficoltà nel gestire la frustrazione e l’irritabilità, che possono portare a scoppi di rabbia o pianti inconsolabili. I bambini con queste difficoltà possono mostrare reazioni eccessive a situazioni quotidiane, come un’incapacità di calmarsi dopo una delusione o un’irrequietezza persistente. Altri sintomi includono difficoltà nel mantenere l’attenzione e concentrarsi, insieme a un comportamento impulsivo che può manifestarsi in azioni avventate e scelte sbagliate senza considerare le conseguenze. Inoltre, possono essere presenti problemi nel regolare l’umore, con episodi di tristezza profonda o ansia sintomatica sproporzionata rispetto agli stimoli ambientali. Periodi di forte tristezza sono del tutto comprensibili durante le fasi del lutto, ma se non c’è una ragione, bisogna capire la natura del problema.
È importante notare che questi sintomi non sono solo espressione di maleducazione, ma riflettono una vera difficoltà nel gestire e modulare le proprie risposte emotive e comportamentali. Si tratta di una condizione che richiede un’attenzione e un intervento mirato per aiutare il bambino a sviluppare strategie di autoregolazione più efficaci.
Cause dei Disturbi della Regolazione
La gestione delle emozioni è una competenza che si acquista attraverso un processo continuo che inizia fin dai primi giorni di vita. Si tratta di un processo fortemente influenzato da fattori sociali e ambientali. I disturbi della regolazione possono manifestarsi con una maggiore frequenza in presenza di un ambiente familiare instabile, traumi, esperienze difficili o stress cronico. In altri casi il bambino ha una naturale predisposizione al problema a causa di fattori caratteriali, genetici o neurobiologici. Qualunque sia la causa del disturbo della regolazione, oggi le famiglie possono contare sul supporto di terapisti specializzati in grado di accompagnare il bambino nell’apprendimento di nuove competenze emotive e comportamentali.

Come Supportare un Bambino nella Regolazione Emotiva
Quando per il bambino risulta difficile controllare le emozioni, con risposte eccessive rispetto agli stimoli ambientali, i genitori possono rivolgersi al neuropsichiatra infantile, allo scopo di diagnosticare il disturbo del comportamento e predisporre un intervento mirato. Il percorso diagnostico passa attraverso una fase di anamnesi e osservazione che tiene conto delle caratteristiche specifiche del bambino. Solo così è possibile costruire un progetto riabilitativo personalizzato.
Il terapista fin dai primi incontri col bambino farà il possibile per instaurare col bambino un rapporto di fiducia, ascolto e complicità, dove il gioco è parte integrante del processo. In questo percorso il bambino ha modo di sperimentare la sua autoefficacia nelle interazioni con gli altri e dare un nuovo significato ai suoi comportamenti. Il percorso terapeutico mira a passare da una regolazione comportamentale ed emotiva guidata dal terapista all’autoregolazione. In questo processo il bambino impara quindi a gestire e valutare in autonomia la risposta emotiva più adeguata e individuare i comportamenti funzionali da attuare.
Anche la famiglia è chiamata a partecipare attivamente nel processo di riabilitazione, grazie alla condivisione di strategie relazionali ed educative da parte degli specialisti. Questo non significa che il contesto familiare deve trasformarsi in un contesto terapeutico, ma solo la famiglia diventa più consapevole delle difficoltà del bambino e può supportarlo in modo più efficace.
La Finestra di Tolleranza nella Disregolazione Emotiva
Lo psicologo statunitense Dan Siegel ha ideato il concetto di “finestra di tolleranza”, che rappresenta un range di attivazione emotiva in cui una persona è in grado di funzionare e rispondere in modo ottimale agli stimoli esterni.
All’interno della finestra di tolleranza il bambino è in grado di:
- regolare le proprie emozioni senza sentirsi sopraffatto, grazie a risposte emotive proporzionate e appropriate alla situazione;
- mantenere relazioni sane e comunicare in modo efficace, costruendo interazioni sociali positive;
- gestire situazioni stressanti con delle strategie di coping e senza perdere il controllo, risolvere problemi e prendere decisioni.
Lavorare alla creazione di una finestra di tolleranza per il bambino è di cruciale importanza, perché lo aiuta a costruire delle soft skill che saranno preziose per un sano sviluppo personale. Invece, in assenza di una finestra di tolleranza si verifica una sovrastimolazione o sotto-stimolazione che non sono funzionali. Nel primo caso il bambino vive emozioni troppo intense che non sa controllare e produce una reazione eccessiva agli stimoli. Nel caso della sotto-stimolazione le emozioni sono troppo basse e lo stato del bambino è caratterizzato da disconnessione, apatia, depressione o difficoltà nel rispondere agli stimoli esterni (in questi casi si parla anche di appiattimento emotivo).
Il Trattamento: Un Approccio Multidisciplinare
Il trattamento dei disturbi comportamentali e della regolazione emotiva nei bambini richiede un approccio olistico e multidisciplinare. La collaborazione con professionisti qualificati è essenziale per garantire una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato.
Strategie per la Modificazione del Comportamento per i Genitori:
L’obiettivo del trattamento è quello di cambiare il comportamento indesiderato inducendo il bambino a voler modificare il proprio comportamento. Per raggiungere tale obiettivo spesso è necessario un cambiamento coerente nelle azioni dei genitori, che si traduce a sua volta in un miglioramento dei comportamenti dei bambini. I problemi comportamentali devono essere affrontati precocemente, poiché certe condotte sono più difficili da modificare se radicate. Talvolta, i genitori devono essere solo rassicurati sulla normalità del comportamento in questione o ascoltare alcuni consigli basilari. Un semplice suggerimento per i genitori è dedicare almeno 15-20 minuti al giorno ad attività piacevoli con il proprio figlio o dare importanza ai comportamenti positivi del bambino (“notare che il bambino si comporta bene”). I genitori sono inoltre incoraggiati a trascorrere regolarmente del tempo lontano dal bambino per aiutarlo a imparare a essere sicuro e anche indipendente.
Ulteriori strategie che i genitori possono utilizzare per modificare il comportamento di un bambino includono le seguenti:
- identificare i fattori che scatenano il comportamento inappropriato del bambino e i fattori (come maggiore attenzione) che possono inavvertitamente rafforzarlo
- spiegare in modo chiaro al bambino quali comportamenti sono desiderati e quali no
- fissare regole e limiti coerenti
- prendere nota di come regole e limiti siano stati rispettati
- premiare adeguatamente i successi e punire i comportamenti inappropriati
- Concentrarsi sul comportamento stesso e non equipararlo al bambino (ad esempio dire “questo non è un comportamento accettabile” invece di “sei un bambino cattivo”)
- Ridurre al minimo la rabbia quando si fanno rispettare le regole
- Aumentare le interazioni positive con il bambino
Gli esperti di salute infantile raccomandano forme sane di disciplina, come il rafforzamento positivo dei comportamenti appropriati, l’imposizione di limiti, il reindirizzamento e la definizione delle aspettative future. Raccomandano ai genitori di non sculacciare, colpire, schiaffeggiare, minacciare, insultare, umiliare o denigrare il bambino. Se un problema comportamentale persiste dopo 3-4 mesi, i medici possono raccomandare una valutazione della salute comportamentale.
Tecnica del Time-Out:
Questa tecnica disciplinare è più efficace se i bambini sono consapevoli di aver compiuto azioni inappropriate e interpretano come punizione la negazione dell’attenzione. Di norma, prima dei 2 anni d’età i bambini non capiscono che negare loro l’attenzione è una punizione collegata a un comportamento sbagliato. Un time-out consiste nel far trascorrere al bambino alcuni minuti da solo in un luogo con poche fonti di stimolazione o distrazione (un angolo o una stanza [diversa dalla camera da letto del bambino] che non siano bui o spaventosi e senza televisore, dispositivi digitali o giocattoli). È necessario usare con cautela questa tecnica su un singolo bambino in situazioni di gruppo, ad esempio negli asili o a scuola, poiché può causare umiliazione dannosa. La tecnica può essere applicata quando un bambino si comporta male ed è consapevole che tale comportamento verrà punito con un time-out. Di solito, prima di applicare la tecnica del time-out il bambino deve ricevere ammonimenti e avvertimenti verbali:
- Al bambino viene spiegato brevemente il comportamento inappropriato e gli viene chiesto di sedersi nel luogo riservato al time-out o, se necessario, viene portato là.
- La durata del time-out dovrebbe essere di 1 minuto per ciascun anno di età (per un massimo di 5 minuti). Il bambino deve rimanere volontariamente nel luogo deputato al time-out e non devono essere utilizzati metodi fisici per mantenere il bambino lì (vale a dire, i bambini non devono essere trattenuti fisicamente). Il bambino che si alza dal luogo stabilito per il time-out prima del previsto viene ricondotto là e il time-out viene ricominciato. Non deve esserci contatto visivo né verbale.
- Quando arriva il momento di alzarsi dalla sedia, la persona che si occupa del bambino gli chiede il motivo del time-out, senza rabbia né insistenza. Al bambino che non lo ricorda, viene brevemente rammentato. Non serve che il bambino esprima rimorso per il comportamento inappropriato, purché egli dimostri di avere capito il motivo del time-out.
- Il prima possibile dopo il time-out, la persona che si occupa del bambino dovrebbe sforzarsi di identificare il comportamento appropriato ed elogiarlo. Un comportamento appropriato può essere più facilmente conquistato se il bambino viene reindirizzato a una nuova attività, lontano dal luogo in cui aveva tenuto il comportamento sbagliato.
- Talvolta, il comportamento inappropriato peggiora durante il time-out. In tali casi è necessario ribadire il motivo per cui è stato assegnato il time-out prima di spiegare che si desidera prestare attenzione al bambino per un buon comportamento piuttosto che per uno cattivo e reindirizzare il bambino a un’altra attività più accettabile.
Il trattamento farmacologico può essere considerato in alcuni casi, soprattutto se sono presenti altri disturbi come ansia o depressione. Tuttavia, il trattamento farmacologico dovrebbe essere sempre combinato con la terapia psicologica e il supporto educativo per affrontare la disregolazione in modo completo ed efficace.
Dalla disregolazione emotiva si guarisce? Sì, è possibile migliorare significativamente la disregolazione emotiva con un intervento adeguato. La terapia, le tecniche di autoregolazione e il supporto familiare possono aiutare i bambini a sviluppare competenze emotive e comportamentali.
Nel bambino con un comportamento particolarmente dirompente ne risente sia il linguaggio, sia la negoziazione (il bambino “non sente” ragioni), sia il gioco (utilizzato di solito per esprimere bisogni e sentimenti o per elaborare le contraddizioni che il bambino vive osservando l’ambiente). Rabbia: è una reazione ai problemi e agli eventi frustranti quotidiani. Manifestazioni comportamentali (quello che si vede): quando il comportamento di un bambino è distruttivo il problema può essere legato ai genitori che non sanno porre dei limiti e un contenimento adeguato. Un bambino molto vivace può facilmente esaurire un genitore che passa molto tempo da solo con lui. Alcuni genitori comprendono i segnali di piacere o di paura del bambino e vi rispondono con gesti reciproci appropriati (al sorriso con un sorriso, alla paura con delle rassicurazioni e così via). Altri genitori mostrano un volto quasi inespressivo quando il bambino inizia ad arrabbiarsi, a spingere o a mordere, altri si irrigidiscono o diventano eccessivamente punitivi, lasciando così il piccolo senza “risposte di regolazione sensoriale reciproca” né limiti adeguati. Se il genitore non riesce a persuadere il bambino ad obbedire, rimane frustrato e lo punisce. Se il bambino a questo punto obbedisce, da una parte rafforza il genitore, dall’altra si riempie di risentimento. Modello evolutivo: le madri con comportamento incostante, imprevedibile, aggressivo, aumentano l’irritabilità del bambino con temperamento difficile. Difficoltà di mentalizzazione: il bambino legge la mente degli altri, ne coglie i sentimenti e i pensieri e anche le intenzioni, costruendosi un’immagine del comportamento umano. Egli esplora la mente altrui e in particolare della propria madre. La funzione riflessiva, che fa parte della mentalizzazione, consente al bambino di avere un’idea dei propri atteggiamenti, piani d’azione, intenzioni, bisogni, desideri, credenze. I problemi comportamentali dei bambini non possono essere risolti solo da genitori o insegnanti.
Un approccio bio-psico-sociale è fondamentale nella valutazione e nel trattamento dei sintomi preoccupanti nei bambini. Spesso, una combinazione di fattori può contribuire all’insorgenza di problemi psicologici nei bambini. Le condizioni pediatriche che richiedono ricovero ospedaliero o interventi medici invasivi possono essere traumatiche per il bambino e la sua famiglia, così come la presenza di patologie acute o croniche. Collaborare con professionisti qualificati e multidisciplinari è essenziale per garantire una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato.
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Quanto scritto non sostituisce una consulenza che potrà eventualmente essere concordata in un incontro dedicato.
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