Le persone trascorrono una parte importante della loro vita al lavoro, pertanto, è inevitabile che si crei un forte legame tra l’ambiente lavorativo e la salute mentale. Fenomeni come assenteismo, turn-over del personale o great resignation sono conseguenze dirette di un malessere vissuto sui luoghi di lavoro. Al contrario, una condizione di benessere mentale ha effetti benefici sulle capacità cognitive, abilita le persone ad affrontare lo stress della vita, a contribuire allo sviluppo della società e a lavorare bene. Il 50% del costo sociale totale delle condizioni di salute mentale è determinato da costi indiretti come la ridotta produttività. La complessità di diagnosi e di riconoscimento è uno dei punti critici del fenomeno delle malattie psichiche sul lavoro. L’Inail evidenzia che, nel periodo 2019-2023, sono state denunciate 2.047 malattie psichiche (codici F00-F99 della classificazione ICD10, definita dall'Organizzazione mondiale della sanità) connesse all’attività lavorativa. Anche la pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto importante, in quanto gli anni 2020 e 2021 hanno registrato un picco di riconoscimenti (oltre il 10%) a causa del disagio psichico riscontrato in tutti i settori (in particolare in quello della Sanità).
Comprendere il Disagio Psichico e la sua Manifestazione Lavorativa
La disabilità psichica è conseguenza di un disturbo mentale, classificato dall’OMS nell’ambito dell’International Classification of Diseases (ICD), sebbene maggiormente utilizzato ed adottato secondo le linee guida del cosiddetto DSM (Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association. Sussiste chiaramente anche un grande problema di stigmatizzazione della persona e del lavoratore a cui venga fatta una diagnosi di disordine mentale. Le persone con disturbi mentali presentano tassi di disabilità e di mortalità notevolmente più elevati rispetto alla media. Un disturbo mentale, secondo il “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” dell’American Psychiatric Association (2013), è una sindrome che influenza in modo significativo il pensiero, i sentimenti, l’umore e il comportamento individuale.
Il soggetto con disabilità psichica appare incapace, in parte o totalmente, di svolgere il ruolo sociale che gli viene richiesto dalla famiglia e in generale dal contesto nel quale vive. Si parla di disabilità primaria per definire il danno intrinseco indotto dalla malattia psichiatrica, che determina i problemi ed i conflitti con la famiglia e l’ambiente sociale. La disabilità secondaria è, invece, costituita dalle reazioni personali avverse. Gli effetti di una grave crisi psichica possono, per esempio, essere la perdita totale di autostima oppure, viceversa, la negazione del disturbo stesso. La disabilità terziaria è costituita dagli handicap sociali conseguenti alla malattia: povertà, solitudine, mancanza di lavoro e di una abitazione sono fattori che amplificano la malattia di base portando il paziente ad una condizione di insicurezza e di progressivo isolamento. Dal punto di vista della società, la persona con disabilità psichica viene presa in considerazione in funzione della sua patologia e quindi reputata oggetto di terapia ed assistenza, sembra esistere in quanto “malato” e non come persona con proprie capacità e potenzialità residue. Questo ne mina l’identità e la dignità personale.
Le malattie psichiche sul lavoro comprendono una serie di disturbi che possono avere origini e manifestazioni diverse. Le condizioni di lavoro precarie caratterizzate da forte stress, ma anche da pregiudizi, discriminazioni e molestie, possono comportare gravi rischi per la salute mentale. Malattie professionali causate da condizioni stressanti nel luogo di lavoro, anche nei casi di rischio specifico improprio, rientrano nella categoria delle cosiddette patologie psichiche. Il sistema di sorveglianza MalProf rivela che, negli anni 2019-2023, sono state 782 le segnalazioni di malattie psichiche, e per 424 di esse è stato riconosciuto il nesso positivo con la storia lavorativa (percentuale del 54%, mentre per le malattie non psichiche la percentuale è dell'89%). In generale, i disturbi dell'adattamento rappresentano circa il 60% dei casi segnalati, seguiti dalle reazioni a grave stress e disturbi dell’adattamento (25,5%) e dal disturbo traumatico da stress (8,7%). Le fasce d’età più coinvolte sono quelle 35-49 e 50-64 anni, che insieme costituiscono oltre il 90% dei casi. A livello settoriale, ai primi posti troviamo l'assistenza sanitaria (11,8%), il commercio al dettaglio (9,8%) e la pubblica amministrazione (6,3%). Nel 41% dei casi, gli agenti di esposizione coinvolti nello sviluppo di queste patologie riguardano i “rapporti interpersonali sul lavoro”, seguiti dal “ruolo nell’ambito dell’organizzazione” (22%).

Le Difficoltà Specifice dei Lavoratori con Disagio Psichico
La percentuale di persone con disturbi psichici inserite nel mercato del lavoro è molto limitata se paragonata a quella dei disabili con altre patologie, ma è anche limitato il numero di coloro che cercano lavoro. I lavoratori con disabilità psichica sperimentano una serie di difficoltà che ne limitano la capacità di svolgere specifiche mansioni: concentrarsi e mantenere l’attenzione, apprendere e ricordare informazioni, reagire rapidamente a stimoli esterni, pianificare le operazioni e riflettere sulla soluzione dei problemi.
Lo stigma è un atteggiamento pregiudiziale nei confronti delle capacità e dell’affidabilità del lavoratore, sia da parte dei datori di lavoro che dei colleghi, che produce una parziale esclusione dall’ambiente lavorativo e organizzativo. A lungo andare lo stigma può essere interiorizzato, trasformandosi in un’ulteriore leva di sfiducia nei propri confronti e conducendo all’idea di non essere adatti al lavoro. Conseguenza dello stigma è una propensione decisamente maggiore ad assumere eventualmente tra i disabili coloro che hanno patologie di natura unicamente fisica. Altro aspetto problematico è che addirittura meno del 25% dei manager riceve una formazione sulla salute mentale dei lavoratori.
Altre analisi hanno esaminato i disturbi della salute e i fenomeni associati come il presenteismo e l’assenteismo. Presenteismo significa essere al lavoro, nonostante uno stato di malattia, con prestazioni ridotte o con la sensazione di ottenere meno di quanto desiderato a causa di problemi di salute mentale. Poi si pongono le questioni dell’assenteismo e delle assenze per malattia. Il motivo principale della divulgazione della malattia è, al contrario, chiedere una riassegnazione o un adattamento del lavoro per ottenere risultati migliori sul lavoro.
Strategie e Modelli per l'Inclusione Lavorativa
Esistono modelli e strategie volti a favorire l'inserimento e il mantenimento nel mondo del lavoro per persone con disagio psichico. Il Supported Employment è un modello di intervento per l’inserimento lavorativo dei disabili psichici che si basa sull'idea della ricerca immediata di occasioni lavorative nel mercato del lavoro competitivo, con l'affiancamento di un job coach per supportare il lavoratore e il datore di lavoro, il quale favorisce il primo ambientamento e risolve eventuali criticità dell’esperienza lavorativa. Da valutazioni sperimentali effettuate tra il 2008 e il 2016 emerge che le probabilità di occupazione aumentano ove prevista una breve esperienza di affiancamento o tirocinio.
Il job coach è un operatore specializzato che prende in carico il partecipante all’intervento e lo accompagna nel suo percorso. Tra i compiti del coach vi sono quelli di definire un progetto di inserimento lavorativo individuale, di attivarsi per la ricerca di opportunità di lavoro idonee, di offrire sostegno al partecipante nel corso delle esperienze formative o propedeutiche al lavoro, nonché supportare lui e il datore durante l’esperienza lavorativa e gestire, insieme al medico curante di riferimento, gli eventuali momenti di crisi dovuti alla fragilità psichica.
Il Lavoro Protetto racchiude quelle forme di intervento che puntano su un accompagnamento e una preparazione al lavoro prolungati, e impiegano le persone in ambienti appositamente predisposti e un inserimento in contesti agevolati (ad esempio nelle cooperative sociali) per arrivare eventualmente a una successiva transizione nel mercato.

La Dislessia nel Contesto Lavorativo
La dislessia è una specifica difficoltà di apprendimento (Disturbi Specifici dell’Apprendimento - DSA) caratterizzata da difficoltà cognitive di elaborazione fonologica, memoria di lavoro, velocità di recupero delle informazioni dalla memoria a lungo termine che può causare difficoltà sia nello studio che nel contesto lavorativo. Le persone con dislessia non hanno un QI inferiore alla norma, non c’è correlazione tra intelligenza e DSA. Tutte le persone con dislessia sono diverse tra loro pur avendo in comune le difficoltà in lettura, ortografia e scrittura; talvolta si presentano casi di comorbollosità con discalculia e disturbi legati all’iperattività, impulsività e distrazione (ADHD), difficoltà cognitive e di elaborazione delle informazioni; tali difficoltà si manifestano con gradi differenti. La dislessia colpisce circa 1 persona su 10 e non può essere curata; tuttavia, si possono mettere in atto strategie specifiche per ogni persona dislessica per compensare le eventuali difficoltà. Pertanto, nella maggior parte dei Paesi Europei è riconosciuta dalla legge come una disabilità.
Il Decreto Legge 9 giugno 2021, n. 80, all'articolo 2, comma 1, lettera o), e all'articolo 18, comma 4, demanda la definizione delle modalità con le quali i bandi dei concorsi pubblici devono assicurare la possibilità di sostituire le prove scritte con un colloquio orale per i soggetti con DSA o di utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, nonché di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti per le prove. La mancata adozione delle misure in oggetto da parte del bando comporta la nullità del medesimo concorso. Tale normativa richiama le disposizioni di cui all'articolo 5, comma 2, lettera b), e comma 4, della L. 8 ottobre 2010, n. 170, legge che riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento. La lettera b) dell'articolo 5, comma 2, prevede l'introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché di misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali. Il successivo comma 4 prevede che agli studenti con DSA siano garantite adeguate forme di verifica e di valutazione durante il percorso di istruzione e di formazione.
È fondamentale fornire soluzioni per organizzare al meglio materiali e strumenti (es., scelta di formati e font adeguati per i documenti, incoraggiare l’uso di mappe, diagrammi, immagini evitando l’esclusività dei testi scritti e lunghi).
A portata di App: strumenti e strategie per studenti universitari e lavoratori con DSA
Il Ruolo delle Cooperative Sociali e il Modello "Panta Rei"
Il progetto di ricerca “L’inserimento lavorativo di soggetti con disagio psichiatrico - valutazione degli esiti, misurazione d’impatto, proposte organizzative per un modello riabilitativo innovativo”, finanziato dalla Fondazione Cattolica Assicurazioni, ha visto la cooperativa Panta Rei, specializzata nell’inserimento lavorativo di persone con disagio psichico, operare come "case study". Panta Rei, in quanto impresa sociale, si colloca all’interno del mercato con servizi principalmente in ambito turistico (un ristorante - casa per ferie, una lavanderia, servizi di piccola manutenzione del verde e delle pulizie) competitivi per qualità ed efficienza. Il 56% dei ricavi proviene da fonti private e solo il 43% da fonti pubbliche. Nel corso degli ultimi 5 anni, la cooperativa ha incrementato il proprio fatturato commerciale del 90% con una conseguente crescita dei salari per i soci lavoratori svantaggiati.
I concetti chiave promossi da Panta Rei includono: il concetto di "recovery", legato all’abbandono del «ruolo» di paziente psichiatrico e alla riappropriazione del senso di persona/cittadino; il "fare bene, assieme", sperimentando la relazione del fare insieme, «collega-collega», «socio-socio», creando un terreno comune, una relazione paritaria e una comunicazione reciproca; e la "ridefinizione soggetto-lavoro", che si concretizza in un contratto personalizzato.
Uno studio del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento - Sezione di Psichiatria dell’Università di Verona sull’impatto clinico dell’inserimento lavorativo ha confrontato persone con Disturbi Mentali Gravi (DMG) impiegate in progetti di riabilitazione attuati da Panta Rei con persone con DMG senza lavoro. I risultati preliminari indicano che i pazienti “lavoratori” del Gruppo “Panta Rei” funzionano meglio rispetto al Gruppo di Controllo nelle attività quotidiane (cura della casa, cura di sé, gestione del denaro), richiedendo meno interventi per lo sviluppo dell’autonomia. Nell’ambito sociale, presentano un migliore funzionamento e minori bisogni, ipotizzando che vengano messi nella condizione di sviluppare reti sociali più sviluppate, avendo maggiori possibilità di avere almeno un amico intimo e/o un partner. Panta Rei pone al centro la persona, valorizzandone le abilità e le qualità, non legando più la sua identità solamente alla malattia, ma alla sua soggettività come persona e cittadino.
L’analisi degli effetti economici della cooperazione sociale di tipo B sui budget pubblici, condotta tramite il metodo di valutazione costi-benefici “VALORIS”, ha evidenziato risultati positivi in termini di valore creato per la Pubblica Amministrazione tramite inserimento lavorativo, con un incremento di tale valore da un’annualità all’altra. Mediamente, un utente inserito a lavoro da Panta Rei garantiva un valore di € 1.523,04 per la P.A. per il biennio 2017-2018. Questi valori confermano come la Cooperativa Panta Rei abbia saputo valorizzare al meglio i contributi pubblici ricevuti per favorire l’inserimento di personale svantaggiato, producendo un valore che ha coperto e superato il costo pubblico di tale finanziamento.
I principali risultati in termini di impatto evidenziano che se i lavoratori svantaggiati non fossero inseriti in cooperativa, sarebbero alternativamente senza lavoro. La cooperativa di tipo B offre quindi un’opportunità importante alle persone con svantaggio ai fini dell’indipendenza economica e della crescita personale. Migliorare la propria condizione economica permette di integrarsi meglio nella società e di migliorare la propria qualità della vita in generale. La possibilità di avere un lavoro riconosciuto e retribuito ha un’influenza positiva anche sull’autostima, la percezione di autorealizzazione ed autodeterminazione.
L'Impatto della Digitalizzazione e le Prospettive Future
La digitalizzazione del mercato del lavoro ha portato a una maggiore flessibilità, autonomia e a un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Per quanto riguarda l’impatto della digitalizzazione in relazione al tema dei lavoratori con disturbi mentali, appare che essa possa appianare certi problemi relazionali come la rabbia, aspettative irrealistiche o frustrazioni, e le manipolazioni relazionali che sono presenti in quasi tutti i disturbi della personalità. In questi casi è importante fare un piano su misura in base alle esigenze del lavoratore con obiettivi realistici che possano essere raggiunti in tempo. Il medico del lavoro dovrebbe poter valutare disturbi mentali come disturbi della qualità del sonno, dipendenza da qualsiasi tipo di sostanza, segni di somatizzazione degli stati d’ansia.
Nonostante le sfide specifiche che individui neurodiversi possono incontrare sul posto di lavoro, essi possono diventare punti di forza preziosi e unici per un’azienda con adeguate competenze e adeguati adattamenti. Ad esempio, le persone con ASD (spettro dell’autismo) possono trarre beneficio da una comunicazione chiara ed esplicita, da ambienti di lavoro strutturati e sensoriali. Le persone con deficit di attenzione, iperattività o dislessia, possono trarre beneficio da orari di lavoro flessibili, aspettative chiare e rinforzo positivo. L’opportunità per i datori di lavoro è quella di sostenere l’occupazione delle persone con disturbi mentali con programmi adattati alle loro esigenze, aiutarli a ottenere, mantenere ed eccellere nei posti di lavoro. In questo modo, i datori di lavoro potrebbero supportare personale competente, capace e forza lavoro diversificata, ma produttiva.
Il concetto chiave è che sia gli aspetti positivi sia quelli negativi dovrebbero essere affrontati in relazione allo specifico disturbo mentale. L’opportunità per i datori di lavoro è quella di sostenere un impiego sicuro e sano delle persone con disturbo mentale, con programmi che li aiutino a ottenere, mantenere ed eccellere nei posti di lavoro, e quindi a sostenere una forza lavoro diversificata ma produttiva. La prevalenza dei disturbi mentali sta per superare quella delle patologie cardiovascolari. Depressione e altre patologie psichiche saranno le più diffuse nel mondo già prima del 2030. A livello globale, si stima che ogni anno si perdano circa 12 miliardi di giornate lavorative a causa di depressione e ansia, con un costo di 1 trilione di dollari all’anno in termini di perdita di produttività.
Servono programmi di inserimento per persone con problemi di salute mentale e azioni di supporto per i lavoratori che rientrano dopo un’assenza causata da un disturbo mentale. Accrescere la consapevolezza, creando maggiori opportunità di confronto per tutte le parti coinvolte: medici, Istituzioni, associazioni, è fondamentale.
tags: #disagio #psichico #e #lavoro
