La psicoanalisi, e in particolare il pensiero di Jacques Lacan, offre una prospettiva radicalmente diversa sulla natura del desiderio umano, allontanandosi dalle concezioni comuni che lo associano al capriccio o alla mera volontà. Lungi dall'essere una forza controllabile dall'Io, il desiderio lacaniano è una spinta intrinseca, un'eco dell'inconscio che definisce la struttura stessa dell'essere umano, trasformandosi in una vocazione che, se ignorata, può condurre alla sofferenza e al sintomo. Questa complessa dialettica tra desiderio e legge, tra l'io e l'inconscio, è stata al centro di una conferenza tenuta da Giuseppe De Vita, docente di Storia e Filosofia del Liceo Carducci di Ferrara, il 24 settembre 2021.
L'Io non è Padrone a Casa Sua: La Sovversione Lacaniana
Il mantra della modernità, ereditato dal pensiero cartesiano, postula l'uomo come sovrano dei propri pensieri, con l'Io che coincide con la coscienza. Tre secoli dopo, Jacques Lacan, ispirato da Freud, rovescia questa prospettiva affermando che "l'io non è padrone a casa sua". Questa affermazione segna il tramonto di un'epoca in cui l'Io era considerato il centro indiscusso dell'esistenza. Lacan non solo destituisce l'Io dal suo trono, ma lo relega a un ruolo servile. L'uomo, secondo Lacan, non è un soggetto autonomo, ma è assoggettato fin dal primo vagito, in balia del desiderio dell'Altro.
Il desiderio, infatti, non nasce nell'Io cosciente, ma emerge e si agita alle sue spalle, in una "altra scena", quella dell'inconscio. Lacan descrive questo spazio come un luogo dove "ça parle", dove qualcosa parla attraverso un linguaggio-rebus composto da sogni, sintomi e lapsus. In questa ottica, l'Io stesso viene definito "follia", un "sintomo privilegiato all'interno del soggetto", la "malattia mentale dell'uomo per eccellenza".

Il Desiderio come "Voto" e Vocazione
La parola "desiderio" in tedesco si dice Wunsch, un termine che Lacan traduce con voeu, intendendo il desiderio non come una mera aspirazione, ma come una vera e propria vocazione. Questa vocazione è la forza vitale che anima ciascun uomo, la spinta più intima e al contempo più sconosciuta a sé stessi. È una forza che non si placa con la soddisfazione, che "è condizione assoluta". Il desiderio, in questa accezione, è personale, singolare, ciò che ci rende unici e interessanti.
Quando il soggetto si allontana dalla propria vocazione, può sviluppare sintomi di sofferenza. L'incapacità di desiderare, l'eclissi del desiderio, diventa la "malattia principale" del nostro tempo. I giovani, in particolare, sembrano faticare a desiderare, a essere attraversati da una passione, confondendo il desiderio con il capriccio e sottraendosi alla vera scelta che esso implica, una scelta che riguarda l'intera esistenza.
La Legge e il Desiderio: Una Relazione Dialettica
Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano di spicco, nel suo lavoro "La legge del desiderio", propone una tesi che scardina uno degli assiomi fondamentali della cultura moderna: il rapporto tra legge e desiderio non è di contrapposizione inevitabile. Al contrario, la Legge autentica, intesa non come forza repressiva ma come struttura portante, costituisce il fondamento che rende possibile il desiderio stesso.
Questa "rivoluzione copernicana" nel campo psicoanalitico sposta il centro di gravità del pensiero: il desiderio cessa di essere concepito come una forza oscura da contenere o liberare, per rivelarsi invece come una "chiamata vocazionale", una Legge interiore che convoca il soggetto alla realizzazione della propria singolarità irripetibile. La Legge autentica, distinta dalla legge repressiva del Super-io freudiano, si manifesta come una voce interiore che chiama ciascuno a diventare ciò che è, a portare a frutto i propri talenti.
Jacques Lacan spiegato in 30 minuti
L'Edipo e la Struttura Familiare: Matrice della Soggettività
Il complesso di Edipo, nella teorizzazione lacaniana, assume un ruolo centrale nella formazione della soggettività. La proibizione dell'incesto e la minaccia di castrazione diventano i pilastri della legge primordiale che sovrappone il regno della cultura a quello della natura. La trasgressione di queste norme fondamentali è sempre soggetta a riprovazione, portando il bambino a introiettare questi divieti sotto forma di Super-io o Ideale dell'Io.
Identificandosi con il padre, il soggetto trova un punto di riferimento stabile, un'immagine idealizzata del proprio Io. In questo senso, il complesso edipico non è solo una dinamica familiare, ma un principio normativo universale che struttura i rapporti sociali e determina la presenza stessa dell'inconscio. La tragedia di Edipo e Amleto, analizzate da Lacan, evidenziano come il desiderio, quando fatto croce, possa condurre alla rovina, con l'altro materno che si rivela mortifero.
Amleto: Paralisi del Desiderio e Perdita del Fallo
La figura di Amleto, resa celebre da Shakespeare e interpretata da Lacan, incarna la paralisi del desiderio. Amleto "non sa cosa vuole", è sospeso nella sua azione a causa della sua "opprimente attività mentale". Nonostante la conoscenza dell'omicidio del padre, procrastina la vendetta, turbato da un'inquietudine interiore che lo porta a sentirsi colpevole della propria esistenza, come magistralmente espresso nel celebre monologo "Essere o non essere".
La morte di Ofelia rappresenta per Amleto una perdita intollerabile, un "buco nel reale" che nessun significante può ricucire. In questa tragedia, Lacan individua la perdita del fallo, simbolo del desiderio, incarnato da Claudio. La perdita del fallo, inteso come significante che dà ragione al desiderio, porta a un declino che, secondo Lacan, è necessario per la "normalizzazione" del soggetto.
Il Fallo come Significante e la Costruzione della Realtà
Nel seminario "La significazione del fallo", Lacan definisce il fallo come un significante la cui funzione analitica solleva il velo dei misteri. È il significante destinato a designare gli effetti del significato, condizionandoli con la sua stessa presenza. Nella tragedia di Amleto, il fallo è incarnato da Claudio, il quale colma la mancanza della Regina. Questo fallo "reale" arresta l'azione di Amleto, poiché "non si può colpire il fallo perché anche quando è lì, reale, il fallo è un'ombra".
La realtà, secondo Lacan, è una costruzione simbolica del soggetto come difesa dal reale, operata attraverso la Legge della Parola, ovvero il Linguaggio. La realtà è come il sonno che, attraverso i sogni, ripara l'Io dagli incubi dell'Id, il reale. Il nostro rapporto con la realtà è filtrato da un' "allucinazione fondamentale", generata dalla traccia del primo soddisfacimento che tendiamo a reinvestire, strutturando la realtà stessa sulla forza ripetitiva di questo reinvestimento fantasmatico.
Desiderio e Godimento: Due Facce dell'Inconscio
Lacan contrappone esplicitamente la nozione di desiderio a quella di godimento. "Il desiderio viene dall'Altro, mentre il godimento viene dalla Cosa", scrive Lacan. Il godimento, a differenza del desiderio, "non manca di nulla", e in esso troviamo la forza costante della pulsione freudiana come "esigenza di godere, come moto perpetuo che gode di se stesso".
Recalcati individua in Lacan due diversi Freud: quello dell'inconscio come soggetto del desiderio e quello dell'Es come espressione della dimensione compulsivamente ripetitiva della pulsione di morte. Lacan distingue due inconsci: uno attivo, del desiderio (Ego), e uno passivo, del godimento (Id). Il desiderio, quando è puro, è desiderio di morte, desiderio del reale, e il reale è mortifero. Reale e Godimento si coniugano negativamente, mentre Realtà e Desiderio si coniugano positivamente.
L'inconscio freudiano è un contenitore di "tracce mnestiche". Il godimento si ricerca compulsivamente nella modalità della pulsione di morte quando la traccia diventa causa della ripetizione. Il desiderio dell'inconscio "buono" si contrappone alla cupidigia del subconscio (inconscio "cattivo").
La Mancanza come Motore del Desiderio
Il desiderio, per Lacan, è una metonimia, uno spostamento continuo che si colloca nello scarto tra domanda e bisogni, tra il simbolico e il corpo. Corre sotto le parole ma non si esprime mai chiaramente, essendo una "scala di linguaggio articolato anche se non è articolabile". Il desiderio inconscio non dipende dalla volontà del soggetto né dal riconoscimento dell'Altro, ma si colloca nel posto vuoto del linguaggio, nella mancanza.
Per questo motivo, il desiderio è sempre, per definizione, desiderio insoddisfatto, sempre alla ricerca di "altro", di "Altra cosa". È il motore della creazione artistica, che spinge l'artista al suo lavoro infinito, mai soddisfatto del risultato ottenuto. Il soggetto si difende dal desiderio perché la sua realizzazione implica l'abolizione del soggetto stesso come oggetto a del desiderio dell'Altro.
La Vocazione alla Realizzazione di Sé
Rispondere alla chiamata del desiderio significa prestare ascolto alla forza della propria vocazione, a ciò che ci caratterizza più profondamente, al talento che dovremmo onorare. Dire sì al desiderio significa sottrarsi alla morsa degli altri, alle loro aspettative, per affermare se stessi. La realizzazione del proprio desiderio è una questione etica, un imperativo categorico da osservare, una Legge che chiede di essere onorata.
Le forme di patologia contemporanea, come l'anoressia, la bulimia, la tossicomania, sono accomunate dalla difficoltà di desiderare, da un desiderio senza più forza, abulico, sfibrato. I giovani, pur avendo accesso a una libertà senza precedenti, faticano a desiderare, ad avere una vocazione. L'esperienza analitica permette di passare dai sintomi "prêt-à-porter" a un sintomo su misura, al desiderio soggettivo che lo abita, un desiderio sempre eccentrico, che resiste, inestinguibile e incurabile, manifestandosi come enigma, stranezza incomprensibile, divisione soggettiva tra la soddisfazione del corpo e l'insoddisfazione costitutiva del desiderio umano.
Lacan ci invita a prendere sul serio il nostro desiderio, ad affrontarlo con onestà e coraggio nella sua radicale impossibilità, distinguendolo dai bisogni che possono essere soddisfatti. Essere umani, nella prospettiva lacaniana, significa essere angosciosamente limitati dal linguaggio, ma è proprio in questa limitazione che si apre lo spazio per la singolarità e la realizzazione del proprio desiderio come vocazione.
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