Borderline: L'Anima al Limite tra Caos e Ricerca di Senso

La musica, nelle sue forme più evocative, possiede la straordinaria capacità di dare voce alle sfumature più recondite dell'animo umano. Il nuovo singolo di Tove Lo, "Borderline", pubblicato nel 2023, si inserisce in questa scia, offrendo un'esplorazione profonda e intensa di una relazione complessa e delle fragilità emotive che essa può scatenare. Ma "Borderline" non è solo un brano musicale; è un invito a riflettere su concetti che vanno ben oltre la sfera personale, toccando corde filosofiche ed esistenziali.

L'Intensità di una Relazione ai Confini

"Borderline" narra di un amore che sfida la razionalità, un sentimento così profondo da accettare e persino valorizzare i difetti dell'altro e gli aspetti potenzialmente tossici della relazione. Tove Lo esprime una determinazione incrollabile a persistere, a sopportare ogni difficoltà pur di mantenere questo legame, anche quando la sua salubrità è messa in discussione. Questa dinamica rispecchia una condizione umana universale: la lotta tra la ricerca di stabilità e l'attrazione verso ciò che è intenso, seppur potenzialmente destabilizzante.

Coppia che si abbraccia in un paesaggio drammatico

La canzone, attraverso le sue liriche, dipinge un quadro di "vetta e abisso", un'oscillazione emotiva che cattura l'essenza di un'esistenza vissuta sul filo del rasoio. In un'epoca definita "post-postmoderna", dove ogni comportamento umano può essere analizzato attraverso molteplici lenti interpretative, il concetto di "anima borderline" emerge come un viaggio interiore, un percorso di pensiero che trascende i confini del conosciuto. Testi, memorie e citazioni diventano indizi di un cammino "fuori confine", un richiamo seducente verso un "oltre" che attinge alle nostre potenzialità di esseri transeunti. Questo ci spinge a convertirci in "viaggiatori del nulla", abbracciando la filosofia di Max Stirner, che nel suo libro "L'Unico" affermava: "Io ho riposto la mia causa nel nulla".

Il Viaggio come Metafora Esistenziale

Il viaggio, in questo contesto, assume una valenza simbolica profonda. Può rappresentare un pellegrinaggio, una ricerca di purificazione o una prova di forza interiore, un attraversamento di mondi e culture. Ma può anche essere sinonimo di avventura e sfida, un desiderio di varcare i confini del visibile per svelare i segreti della vita. Il viaggio diventa così una creazione, un percorso-pensiero che si trasforma in un processo di auto-guarigione e presa di coscienza.

Arte e Filosofia - Filosofia nell'Arte | parte 1

Questa ricerca del divino interiore ci porta all'immagine dello sciamano, che esplora foreste, deserti e luoghi iniziatici per decifrare i segreti dell'anima. Lo sciamano, maestro del volo magico e del percorso iniziatico, è creatore di linguaggi e guaritore di corpi e anime. Nietzsche, parlando dell'essere creatore, lo descrive non come un viaggiatore con una meta definita, ma come un viandante smarrito, trasportato dal caso. Il suo continuo interrogarsi sulla natura del movimento diventa una necessità vitale, un'inquietudine incontrollata: "Debbo dunque sempre essere in cammino? Preso in ogni vortice di vento, senza posare mai, spinto eternamente di qua e di là?".

L'Anomalia Creativa e il Vagabondaggio

L'anomalia dell'essere creativo si manifesta spesso nel vagabondaggio, sia esso fisico, interiore o esistenziale. Sollecitato da un'intima inquietudine, questo individuo è tentato di vagare da un luogo all'altro, da un amore all'altro, da un linguaggio all'altro, percorrendo spesso la vita da "errante". Il vagabondaggio "a tutto campo" diventa un'esigenza di evasione, talvolta ricercata in maniera ossessiva. Il desiderio di libertà può trasformarsi in un'integrazione delle varie componenti del sé, magari attraverso la scrittura autobiografica.

Bruce Chatwin, figura emblematica del nomadismo creativo, dichiarava di voler essere un nomade fino alla fine dei suoi giorni. Ha costruito la sua fama e il suo mito di "viaggiatore dell'anima" attraverso un'esistenza concepita come un continuo viaggio senza tappe stabilite. Pur esprimendo le sue evasioni, "non lasciava mai scivolare la maschera per mostrare l’angoscia che lo spingeva al suo moto perpetuo e che, restando a casa, gli provocava il blocco dello scrittore", come nota R. Newbury. Per Chatwin, l'arte dell'erranza è portatile, discordante, inquieta, incorporea e intuitiva: solo chi viaggia può conoscere la felicità.

L'essere creativo può affidarsi al caso e ai moti della propria anomalia, esprimendo la propria erranza, anche interiore. Questa instabilità è alimentata dalle emozioni impreviste del momento. Il camminatore, come scrive il poeta indiano Tagore, porta con sé la maledizione di dover sempre lasciare tutto e non possedere nulla. Il suo mondo è continuamente disperso, lontano dalla propria casa e origine, eppure proteso verso un assoluto o un segreto dalla significazione sfuggente, "de-scritto" attraverso frammenti di realtà diverse.

Il Dolore come Motore Inventivo e la Follia dell'Indipendenza

Il dolore, in molti autori "maledetti", diventa la molla inventiva per il proprio errare, sia esso linguistico o esistenziale. La "follia d'indipendenza", come la definisce Céline, attraversa i palpiti del delirio con una lucida follia. Céline stesso si maledice nella propria vocazione luciferina all'erranza, rinunciando volontariamente a ogni possibilità di salvezza, per percorrere da solo il tormentato "Viaggio al termine della notte". Egli scrive: "La verità della vita è la morte. Mi sento bene soltanto in presenza del nulla, del vuoto".

Un viaggiatore dell'anima è anche un "traghettatore" della follia, oltre che di se stesso e delle realtà, ricorrendo talvolta a una maschera di protezione. Questo essere è indotto a delirare in un continuo vagare senza tregua. Chi si abbandona al viaggio come anomalia può divenire un "nomade del vento", simile agli erranti del deserto, sempre pronti a muoversi seguendo il soffio della natura. Allo stesso modo, chi scopre un feticcio sacro, guardandolo, si vota alla dispersione errante della follia, in senso materiale e interiore. Ciò implica la perdita di un luogo stabile e di un gruppo di appartenenza: "Costretti all’erranza e alla marginalità, passando di esilio in esilio senza mai riuscire a integrarsi pienamente con gli altri, durante i viaggi trascinano al proprio seguito, senza mai abbandonarlo, quel vecchio xoanon che li rende folli gettandoli nel panico" (Jean Pierre Vernant).

L'Erranza come Autoguarigione e Meditazione

Tuttavia, l'erranza si configura anche come un processo di autoguarigione, un modo per pregare e meditare. La meditazione, intesa come viaggio, trasforma gli esseri in "Vagabondi del Dharma", come gli ultimi sufi erranti, sciamani di Allah, fedeli al Corano ma ribelli a ogni dogma. Questi praticano la peregrinazione nei deserti senza confini, camminando per svuotare la mente e perdersi in Dio. I sadhu indiani, ritiratisi nelle foreste o erranti intorno ai monti sacri, insegnano ai loro discepoli che non c'è felicità per l'uomo che non viaggia.

L'essere che sa suonare e danzare con il proprio corpo viaggia nel mondo con la leggerezza dell'uomo dalle "suole di vento", come Verlaine definiva l'erranza di Rimbaud. Il cammino stesso diviene per lui pensiero e meditazione, un processo in cui disperde la propria origine per ritrovarla "purificata". Piedi e gambe hanno sempre "sorretto" i sogni e i deliri dell'essere visionario e folle. Ogni viaggio è una porta per altri viaggi. Il fine del viaggio, inteso come arte e meditazione, è il viaggio stesso: la meta è il viaggiatore e il suo perdersi. Nessuno può suggerire la meta, poiché essa risiede in ognuno di noi. Come afferma il maestro spirituale indiano Osho Rajneesch, la vita non è un viaggio né ha una meta, ma un processo, poiché "Una volta che conosci il cammino, sai che è dentro di te".

Il viaggiatore dell'anima è colui che non cerca risposte ma pone nuovi interrogativi, come Ulisse, Lord Byron, Chatwin. L'erranza diventa così una metamorfosi continua, una sorta di morte da cui si ritorna trasformati. La mistica dell'erranza interiore è presente nell'inquietudine di Siddharta, protagonista dell'omonimo romanzo di Hermann Hesse, che cerca di vivere appieno la propria esistenza attraverso esperienze diverse. "Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un’altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n’è alcuna, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri e raggiungere da solo la mia meta o morire (…). Non vado in nessun posto. Sono soltanto in cammino. Vado errando" (H. Hesse).

Il vero camminatore attraversa le tenebre, pur conoscendo la luce: è una sorta di santo e folle viandante alla ricerca di un'essenza. "Ho dovuto essere un pazzo, per sentire di nuovo in me l’Atman. Ho dovuto peccare per poter rivivere. Dove può ancora condurmi il mio cammino? (…) Oh, quanto bene mi fa quest’essere fuggito, quest’essere ridiventato libero!" (H. Hesse). L'ultimo viaggio visibile è quello di "entrare" nell'acqua, principio di vita, con l'estrema essenza di sé (attraverso la propria cenere o vibrazione), ricomponendosi in un armonico fluire senza mete prestabilite. "Non so perché sto viaggiando. Non so dove vado (..). Viaggio per sapere perché sono invisibile".

Il viaggio diviene per l'essere creativo: arte, poesia, labirinto, danza, la molteplice maschera, oltrepassando le dimensioni e le lingue rassicuranti. La follia può essere una compagna ispiratrice del percorso. L'invisibile e il vibrazionale esprimono messaggi per i sensi e per l'anima, non per la mente; l'assenza stessa produce seduzione. Il viaggiatore invisibile pratica il silenzio come forma suprema di comunicazione, ignorando il motivo del proprio viaggiare. "La vita è stato selvaggio. Quel che è più vivo è più selvaggio e quello che non è ancora soggetto all’uomo lo rinvigorisce (…). Praticando l’arte del viaggio diventeremo “econauti”, poi “psiconauti” e alla fine “entronauti”, esploratori del Grande Mistero (…)." L'artista errante si avventura nei mondi sempre più impalpabili dell'ombra e della luce, del demoniaco e dell'estatico, per trovare, nel percorso stesso, la comprensione del già conosciuto. Può emozionarsi per la scoperta imprevista, l'esplorazione inconsapevole di un mistero. L'incognita tende ad affinare le potenzialità di ricezione e ascolto, ma anche l'irrequietezza verso gli "stati non-vitali". Il viaggio, senza mete prestabilite dalla mente, compiuto accettando itinerari e imprevisti, diviene creazione continua che rianima il piacere della libertà selvaggia. Tutto il corpo può divenire arto e vibrazione danzante nell'incontro con le lingue della creazione. L'energia del viaggio è come quella del sogno: non può essere "delimitata" dalla rigidità dei concetti e dei limiti formali, ma può essere vissuta e respirata con tutti i sensi. Chi attraversa terre ricerca talvolta le chiavi e le alchimie per aprire gli invisibili congegni dei segreti: quelli interiori e quelli esterni. Entrambi costituiscono lo "specchio" del nostro sguardo errante. Il passato e gli archetipi "occultati" possono rivivere nelle tappe del viaggio e nelle sue seduzioni.

Il Concetto di Borderline nella Psichiatria e nella Psicologia

Il termine "borderline" emerge relativamente tardi nel contesto psichiatrico. Originariamente, designava uno stato di confine tra sanità mentale e follia (Hughes, 1984), descrivendo individui percepiti come troppo "sani" per essere considerati pazzi, ma troppo "instabili" per essere ritenuti pienamente equilibrati. Questo concetto delineava un territorio psicologico intermedio tra nevrosi e psicosi, definito da Rosse (1980) come una zona grigia del funzionamento mentale. Già nel 1938, Alfred Stein osservò che pazienti con tratti borderline reagivano negativamente alle terapie analitiche tradizionali, peggiorando anziché migliorare.

Con il declino dell'egemonia psicodinamica nel Novecento, il concetto di livello di funzionamento (nevrotico, borderline, psicotico) scomparve dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Nella IV edizione (1994), fu sostituito dalla categoria generica di disturbo di personalità, riducendo la complessità della precedente distinzione. Il "borderline", da dimensione transizionale, divenne una diagnosi specifica: il disturbo di personalità borderline (BPD), inserito tra i disturbi di Asse II. Questo passaggio generò non poca confusione, poiché il termine, un tempo riferito a un funzionamento globale, assunse una connotazione nosografica autonoma, caratterizzata da criteri clinici precisi.

Schema che illustra la distinzione tra nevrosi, borderline e psicosi

Il concetto clinico di borderline è tra i più dibattuti ed elastici della storia della psicopatologia, data la sua alta comorbilità con diversi disturbi psicopatologici e la sua definizione estremamente flessibile e nebulosa. Ad ogni modo, l'organizzazione borderline della personalità riguarda un'ampia gamma comportamentale caratterizzata da una limitata capacità di controllare emozioni e, di conseguenza, comportamenti relazionali spesso imprevedibili e talvolta straordinariamente intensi ed eccessivi. In questa condizione, Ivan Paterlini scorge, con una definizione tanto empatica quanto poetica, "un amore radicale per la vita" (Mimesis, 2022).

Questa definizione, tutt'altro che ingenua, indaga approfonditamente i diversi orientamenti clinici rispetto a questo disturbo della personalità, partendo dalla narrazione di una biografia analitica di una paziente, fittiziamente chiamata Diana. Come afferma C. G. Jung: "Come medico devo costantemente chiedermi che specie di messaggio il paziente mi reca. Che cosa significa per me? Solo quando il medico è interessato, la sua azione è efficacie. Solo il medico ferito guarisce. Ma se il medico si richiude nell’abito professionale come in una corazza, non ha efficacia. Io prendo i miei pazienti sul serio: forse sono posto di fronte a un problema come loro".

Paterlini si muove lungo questo solco, abbracciando una prospettiva relazionale che fa tesoro degli insegnamenti di una vasta gamma di contributi psicodinamici, non solo analitici, che tentano di rendere conto della complessità della realtà, psichica e non, con vero spirito laico. In entrambi i casi emerge con chiarezza una particolare sensibilità estetica, ossia un'attenzione alle potenzialità di accesso a un'eccedenza di senso che tende oltre il sintomo, focalizzata non sulla bellezza fine a se stessa, ma sull'esperienza di vita nelle sue capacità creative, immaginative ed espressive, che vanno spesso ben al di là della consapevolezza cosciente ("e quello che non so, lo so cantare", scrive e canta Francesco De Gregori in "Battere e levare"). In questa dimensione, che Paterlini assimila a "una poetica dello spazio" definita da Gaston Bachelard, "una memoria implicita si attiva a partire dall'elemento sabbia e favorisce sul piano neuronale un'integrazione che connette le vie sensoriali neuronali che presiedono alle sensazioni del corpo (e che afferiscono ai nuclei sottocorticali della risonanza emotiva), la regione limbica (sede sottocorticale della risonanza emotiva), e la corteccia dell’emisfero destro del cervello" (propria del pensiero logico-concettuale). Il tutto, spiega l'autore, sotto la guida dello "spirito di Mercurio", simbolo di quell'opus alchemico che è la nostra vita, sempre alla ricerca di un senso che possa ricomporre i frammenti in cui sembra smembrarsi e smarrirsi, per assumere nuova forma, dopo essere stati in grado di immaginarla diversamente da come siamo abituati a pensarla.

L'Anima "Borderline" e la Ricerca di Senso

L'osservazione paziente dell'analista, che osserva gli oggetti posizionati nella sabbiera senza fretta di interpretarli, permette di familiarizzare con la possibilità di "straniarli", favorendo la nascita di "un nuovo sguardo e di un nuovo linguaggio che sa curare, ospitato da un mondo poetico", come accade con Giorgio Morandi, che ha svelato la vita segreta del mondo attraverso oggetti comuni, restituendoli "al mistero".

Il brano "Borderline" di Ely Oaks e LAVINIA, due artisti emergenti nel panorama alternativo pop italiano, si inserisce in questa riflessione. La traduzione del brano restituisce tutta la fragilità e l'intensità delle emozioni espresse, interpretandosi come un dialogo interiore di chi vive una relazione disfunzionale ma profondamente intensa. La parola "borderline" richiama sia la condizione psicologica (disturbo borderline di personalità) sia la metafora del confine, tra ciò che è sano e ciò che è distruttivo. "Borderline" non è soltanto una storia personale; molti ascoltatori si riconoscono nel testo, trovandovi una rappresentazione fedele delle proprie relazioni. Con "Borderline", Ely Oaks & LAVINIA consegnano al pubblico un pezzo che è confessione, richiesta d'aiuto e riflessione sull'instabilità emotiva.

A questo proposito, il dipinto "L'Angelo Caduto" di Alexandre Cabanel incarna una tensione drammatica tra bellezza sublime e disperazione. Lucifero, colto nell'attimo della caduta, non è ancora il demone delle tenebre, ma non è più l'arcangelo della luce. Cabanel gioca sul contrasto tra l'estetica classica e la turbolenza interiore. La sua posa è teatrale, ma non grottesca; la torsione del corpo ricorda un eroe greco sconfitto, non un mostro. Le corna, quasi nascoste tra i riccioli, sono un dettaglio sottile: non simbolo di malvagità, ma di una trasformazione incompiuta. È qui che risiede l'umanità del personaggio: la sua ribellione non nasce da crudeltà, ma da una fame di giustizia tradita. Nell'istante ritratto, tutto sembra ancora reversibile. La sua tragedia non è la caduta in sé, ma la consapevolezza di aver oltrepassato un limite per coerenza con se stesso. Lucifero in questa posa è l'archetipo di chi vive sul confine: troppo lucido per adagiarsi nell'obbedienza, troppo idealista per accettare il compromesso. La sua rabbia "brucia" perché è insieme fuoco creativo e distruttivo, energia che potrebbe redimere o annientare.

In questa prospettiva, il disturbo di personalità borderline (BPD), con la sua tempesta emotiva e il senso cronico di vuoto, incarna forse questa tensione: un'anima in lotta tra il desiderio di stabilità e il richiamo dell'abisso. "Scrivo canzoni da quando ho undici anni. Il mio modo di scrivere canzoni è sempre stato prendi una chitarra, strimpella un accordo e scrivi la canzone. È sempre stato così che ho scritto, è sempre stato il modo in cui ho conosciuto altre persone che scrivevano, e poi ho incontrato Aaron [Dessner]. Mi ha inviato una cartella di brani strumentali, brani strumentali completamente realizzati con bellissimi paesaggi sonori. Era così liberatorio non dover pensare a niente, davvero, perché la musica era lì, e nella musica sentivo melodie, sentivo parole, e scrivevo le canzoni così velocemente. Sarebbero usciti e non ci sarebbe stato tipo, ‘perché lo dico, suona strano, cos’è questo?’ Ogni singola parola veniva fuori così facilmente. Questo è stato il primo lotto che mi ha inviato. Ho avuto alcune gravi complicazioni di salute con mia moglie Cherry Seaborn quando era incinta, e ho chiamato Aaron quando ho avuto la notizia. Ero tipo, ‘amico, ho bisogno che tu mi mandi degli strumentali. Ho un sacco di roba in testa e ho bisogno di mettere giù qualcosa.’ Mi ha mandato sette brani strumentali e io ho rispedito sette canzoni in circa due ore e mezza. Ricordo di essermi seduto a casa mia e avevo un laptop e una chitarra." Questo racconto, attribuito a un processo creativo simile, evidenzia come la musica possa essere un veicolo per esprimere e processare stati emotivi complessi.

"Borderline" raccoglie ancora una volta il messaggio di guarigione, ma questa volta è più introspettivo, affrontando quei momenti in cui si sente che non c’è un percorso per migliorare. Il video ufficiale del brano, diretto da Mia Barnes, è stato pubblicato sul canale YouTube di Ed Sheeran. Le sue liriche come "Sadness always finds an in - La tristezza trova sempre un modo / Sneaks its way past infecting everything - Si fa strada di soppiatto infettando tutto / And every chapter has an end - E ogni capitolo ha una fine / But this is one momentous sequel don’t you think?" riflettono questa lotta interiore.

"Tu devi dare tregua al tuo corpo! Da anni sta urlando la sua sofferenza, sta implorando una tregua rispetto ai tuoi pensieri distruttivi e suicidari. Fargli vivere una tregua è cosa urgente. L’aiuto primario può avvenire solo tra te e te stessa. Basta con i giochini, sempre uguali. Devi essere grata a questo tuo corpo che da anni accetta, cambia forma, per accogliere e contenere i tuoi attacchi continui. È l’amore più grande quello che ti ha mostrato e tu gli devi gratitudine." La bulimia, sottolinea Paterlini, non ruota, come spesso si è creduto, attorno a un vuoto da riempire, un’assenza da colmare, ma chiama piuttosto in causa il tema della regolazione, della dismisura, del limite emozionale-corporeo da riconoscere e tracciare. È qui che si gioca un amore radicale, illimitato, incontenibile per la vita. Per questa ricerca di senso che orienta diversamente, illumina, trasforma e rilancia la vita accartocciata su dinamiche compulsive e ossessive che si ripetono coattivamente, Paterlini sceglie, come strumento terapeutico, l'analisi biografica a orientamento filosofico. Lo "sguardo filosofico ha saputo ostinatamente posarsi sulla dimensione sana di Diana e sulla parte malata che, in una certa misura, è presente in ciascuno di noi. La bussola per orientarsi negli orizzonti di senso è dunque sempre la propria esperienza biografica, costantemente sottoposta a elaborazione e aperta a scenari che possano arricchirla di consapevolezza e significato.

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